Il _Rinascimento_ ci stupisce per la varietà dei suoi impulsi, per la
moltiplicità dei suoi intenti, per la diversità dei suoi eroi. Epoca
di gioventù, di azione e di audacia. Pensate ai grandi nomi che la
illustrano — e che cosa vuol dire ciascuno di questi nomi! Brunellesco
e Copernico, il Magnifico e il Savonarola, Paracelso e Pico della
Mirandola, Colombo e Michelangelo, Rabelais e l'Ariosto, Raffaello
e il Machiavelli, Guttemberg e Leonardo da Vinci. Nel suo sforzo
titanico abbracciò l'infinito nello spazio e nel tempo — completò la
Terra, scuoprì il Cielo, creò le Scienze naturali, perfezionò le Arti,
e morendo ci lasciò un divino dono — la _Musica_. Il Palestrina e
il Tasso sono i due ultimi uomini del _Risorgimento_ — e i due primi
dell'Età moderna. Cantarono quando l'Italia agonizzava — e però la loro
musica e la loro poesia sono così spesso bagnate di pianto. Come dal
Tasso deriva tutta la letteratura lirica e personale, da Palestrina
emana tutta la musica emozionante. Lo ha detto divinamente bene il più
gran poeta di Francia:
Puissant Palestrina! vieux maître, vieux génie,
Je vous salue ici, père de l'harmonie:
Car ainsi qu'un grand fleuve où boivent les humains,
Toute cette musique a coulé de vos mains!
Car Gluck et Beethoven, rameaux sous qui l'on rêve.
Sont nés de votre souche et faits de votre sève!
Car Mozart, votre fils, a pris sur vos autels
Cette novelle lyre inconnue aux mortels,
Plus tremblante que l'herbe aux souffle des aurores
Née au seizième siècle entre vos doigts sonores!
Car, maître, c'est à vous que tous nos soupirs vont
Sitôt qu'une voix chante, et qu'une âme répond!
Che la nuova arte inaugurata dal Tasso tardasse tanto a dare degni
frutti in Europa — che al Tasso tenesser dietro e trionfassero
pei primi, gli imitatori ed esageratori dei suoi difetti, e alla
_Gerusalemme_ succedesse l'_Adone_, non è da farne carico a lui, vero
e grande poeta — nè è certo colpa del Tasso se si esagerarono anche
le sue qualità e al _Sentimento_ subentrò il _Sentimentalismo_, che
ne è la parodia e la negazione. Se si esagerò, specialmente dalle
varie scuole romantiche, nella emozione, nell'entusiasmo lirico, non
cessa per questo di essere _inumana_ e anche _antiestetica_ la barbara
teoria dell'_Arte per l'arte_. La decantata _calma olimpica_ di alcuni
poeti moderni ha dato frutti artificiali ed insipidi; nessuna opera
di prim'ordine. Nella stessa opera poetica di Goethe, la parte viva
e immortale è quella anteriore all'epoca in cui s'atteggiò a marmoreo
Giove dell'arte. Dal _Wallenstein_ a _Atalanta_, dal primo _Faust_ al
_Don Giovanni_, dal _Prometeo_ alle _Contemplations_, da _Atta Troll_
agli _Idilli del Re_, da _Aurora Leigh_ all'_Anello e il Libro_,
dalla _Basvilliana_ ai _Sepolcri_, dai _Canti_ di Burns ai _Canti_
del Leopardi — tutte le opere che hanno segnato un avvenimento nella
storia dell'arte moderna, sono calde di sentimento e di vita — la vita
trasfusa loro dall'anima dell'autore!
E poi che cos'è in sostanza questa calma olimpica? Prima di tutto,
come argutamente rispose un giorno Vittor Hugo, l'Olimpo è tempestoso
e non calmo. — Gli olimpici infatti son passionati, battaglieri, hanno
l'arco, la lancia, la clava, il fulmine.... tagliano teste, scuoiano
gli audaci competitori con le loro mani immortali, si fanno trascinare
dai Leopardi. L'_Iliade_ è un'immensa tempesta, un divino tumulto in
venti canti.
Nè vi è, in realtà, artista e poeta vero che nel momento della
creazione, nel momento della _divina visione interiore_, per usare la
bella espressione di Wordsworth, resti calmo ed indifferente. Accade
allora nell'uomo come una trasformazione psichica; la mente acquista
una lucidità, una rapidità di concezione fenomenale; si direbbe che il
poeta sta a dettatura di un altro _io_ che lo ispira. Ogni _creazione_
porta un disequilibrio, nel suo misterioso e sacro momento. L'artista
gelido farà sempre cose fredde e smorte: la vita nasce dalla vita; la
fiamma deriva dal calore. Se non sentite nulla, potrete fare dei versi
ben torniti e pittoreschi, della _chincaglieria_ poetica, che sarà di
moda per qualche mese, fors'anche per qualche anno, ma che è destinata
inevitabilmente e irreparabilmente a perire. Un poeta senza cuore e
tutto cervello, è un animale mostruoso — mi ricorda le oche ingrassate
artificialmente.... e almeno quelle ci danno i famosi _pasticci_.
Il predominio del sentimento sui sensi nella poesia di Torquato Tasso,
la sua spiritualità, la sua malinconia, le sue mistiche aspirazioni,
non si saprebbero spiegare, e ci parrebbero troppo fenomenali, nella
terra e nel secolo dell'Ariosto e del Machiavelli, se un gran fatto
storico contemporaneo non ce ne desse, almeno in parte, la chiave: dico
il Rinascimento Cristiano, e la Riforma Cattolica, confermati poi dal
Concilio di Trento. All'occhio spassionato degli stessi Protestanti,
come il Macaulay — e degli stessi Razionalisti, come il Proudhon —
quel gran movimento religioso ebbe immediate e durevoli conseguenze.
Dalle sale del Vaticano all'ultima povera parrocchia dell'Appennino,
la Riforma Cattolica fu sentita dovunque. Nella lotta terribile fra
Cattolici e Protestanti, che durò tre generazioni, e nella quale fu
adoprato ogni genere di armi, materiali e spirituali, ambe le parti
posson ricordare grandi ingegni e grandi eroismi, grandi virtù e grandi
delitti.
Il Macaulay osserva, nel suo bel saggio sul Ranke, che in cinquanta
anni, a datare dal giorno in cui Martino Lutero rinunziò alla
Comunione Cattolica, e bruciò la bolla di Leone innanzi alle porte di
Vittemberg, il Protestantismo raggiunse il suo più alto ascendente —
ma lo perdè presto, e non lo riacquistò mai. Gli è stato recentemente
risposto che il Protestantismo, essendo storicamente e sostanzialmente
_critico_ e _libero esaminatore_, è in realtà in continuo progresso
_evoluzionario_, e porta inevitabilmente al razionalismo, cioè alla
negazione di ogni soprannaturale. Confessione abbastanza significante!
Risposta più ingegnosa e sofistica, che convincente! Quando si oppone
il Protestantismo al Cattolicismo, s'intende sempre, e così intese lord
Macaulay, parlare di due Comunioni Cristiane, credenti ambedue nella
stessa _Rivelazione_. Altrimenti, si potrebbe dire che certi nostri
vecchi italiani erano _Luterani_ cent'anni prima che nascesse Martino
Lutero....
L'Italiano, per sua natura, quando non è Cattolico, è indifferente,
o razionalista: e perciò la Riforma in Italia non attecchì mai, nè
poteva attecchire. Chi nel _Rinascimento_ aveva conservato la sua fede
religiosa, desiderava, come il Savonarola, la riforma della morale e
della disciplina; ma non già del domma e della dottrina Cattolica —
mentre gli irreligiosi, come il Machiavelli, non credevano alla Chiesa,
ma senza odiarla. Guardavano alla religione cattolica con occhio di
_artisti_ o di _politici_.
A ogni modo, la Riforma Cattolica, nella seconda metà del secolo XVI,
fu di una indiscutibile efficacia — e non vale evocare i _Gesuiti_ e
l'_Inquisizione_ per scemarne la portata e i benefizi reali. Paragonate
Filippo Neri, e Carlo Borromeo, e Francesco Saverio, ai prelati e
cardinali del tempo del Borgia e di Leone X, e vedrete che abisso di
differenza! — Il _Paganesimo_, nelle idee e nella vita, ebbe allora
un colpo di grazia — e fu quindi possibile la ispirazione religiosa,
il raccoglimento spirituale, e l'entusiasmo lirico del Palestrina e di
Torquato Tasso.