VIII.

Prima e più largamente che altrove dall'Italia, che n'era stata la

culla, se ne diffuse la luce alla corte di Francesco I. Che se il

soffio della reazione, negli ultimi anni del regno di lui, preannunciò

il turbine delle guerre civili, quale trionfo non ottenne in Francia

sotto gli auspici del Re, lo spirito della Rinascenza! Giovanni

Battista Strozzi, che passò l'inverno del 1537, a Parigi, e frequentò

le sale del Louvre, quando ancora decoravano esternamente il severo

palazzo, nell'imitazione dell'arte nostra, Giovanni Goujon e Paolo

Ponce, scriveva a Filippo Strozzi: “Io mi trovo presentemente alla

corte, dove non si fa altro che giostre, balli, banchetti e maschere,

e pare il vivere d'Ottaviano.„ Fra le dame che la abbellivano: Caterina

de' Medici, le amanti del re e del Delfino, la figlia del re, vigilava,

pur sempre come angelo tutelare, Margherita di Navarra. Alle sue

rare virtù, al suo virgineo candore, alla sua ricca cultura rendevano

omaggio con eleganti epigrammi il Marot, il Ronsard, l'Alamanni, lo

scettico Rabelais. Margherita, che si piaceva d'intrattenere le dame

con la lettura dell'Amadigi, o del Boccaccio, quante volte non la

interruppe per la _Divina Commedia_ e per la Bibbia! Rivaleggiava con

lei nel commentar Dante Gabriele Cesano, lei vide spesso col séguito

delle sue damigelle nel laboratorio del _Petit-Nêsle_ Benvenuto

Cellini, corrispondevano con lei, animati dal suo stesso fervore

religioso, Erasmo, Marc'Antonio Flaminio, Olimpia Morato. — E quel

re bellissimo dall'occhio vivo e penetrante, che pur tanto amava le

caccie, i balli, la compagnia con le amabili dame, che viaggiava con

un traino di 10,000 cavalli, e vestiva sontuosamente, divideva i gusti

e le inclinazioni della sorella. Il Rosso fiorentino e il Primaticcio

gli decoravano il castello di Fontainebleau, il Cellini lo entusiasmava

colle sue mirabili fusioni in argento, e metteva a cimento coi suoi

capricci sovrani d'artista la sua pazienza, lui circondavano gli esuli

fiorentini, che dalle nostre corti e da Venezia, ricevitrice d'ogni

miseria, teatro meraviglioso del mondo, recavano in Francia le novità

della moda, le raffinatezze della vita, le meraviglie dell'arte. —

Contro le intemperanze dei teologi della Sorbona, che finirono per

forzare la mano al Re contro gli eretici, battagliavano gli umanisti,

amici di Erasmo, di Ulrico di Hutten, di Reuclin, e per opera del più

attivo tra essi sorgeva in Parigi una università nuova: il Collegio

di Francia. Gli studii severi del Budeo, del Dolet, dello Stefano non

escludevano le creazioni geniali e grottesche del Rabelais. Egli che

avea temprato ed educato in Italia, in mezzo ad una società più colta

e più scettica della francese, il sentimento dell'arte, ne tentava

proprio allora la felice caricatura. Raffigurasse o no Francesco I in

Gargantua, la satira rabelesiana non si arresta certo alla canzonatura

del re e della corte. Ricco teatro pe' tempi suoi di figure grottesche,

il più burlevole e pazzo poema d'ogni letteratura, preannuncia sotto il

velo allegorico le grandi riforme dell'avvenire.

La vita Italiana nel Cinquecento: Conferenze tenute a Firenze nel 1893 · 第 13 / 116 题