[260] _Pag._ 263. Notano i commentatori che la _Morgantina_ di cui qui

parla Tucidide, non può essere la città che sorge alla fine del Simeto.

Probabilmente debbe essere qualche città dello stesso nome posta sui

confini dei Siracusani e dei Camarinei, di cui s’è perduta notizia.

[261] _Pag._ 263. Soli i Locri non fermarono pace cogli Ateniesi. Vedi

Tucidide, lib. V, § 5.

[262] _Pag._ 263. Era un porto del golfo di Corinto.

[263] _Pag._ 264. Strabone dice diciotto stadii, il che sembra più

verosimile poichè, nota Zevort, presentemente non vi ha alcun luogo

della côsta che sia lontano da Megara molto più di otto stadii.

Bisognerebbe quindi ammettere o che la configurazione della côsta sia

mutata, o che vi ha un errore in Tucidide.

[264] _Pag._ 264. Strabone anzi che isola, la chiama promontorio di

Minoa, dal che Zevort induce che possa essersi l’isola convertita

in promontorio, mentre ai tempi di Tucidide non era separata dal

continente che per un braccio di mare sì angusto, da poterlo

far cavalcare da un ponte. Ma egli non avverte come esistesse

contemporaneamente il promontorio di Minoa, che Strabone dice aver

formato il porto di Nisea, e l’isola di Minoa, detta poi di Minosse,

che sorgeva nel golfo Saronico in pochissima distanza dal porto di

Nisea, e di cui parla anche Pausania nell’_Attica_, c. 44.

[265] _Pag._ 265. Quelli che Boni chiama qui _soldati della ronda_,

sono detti da Tucidide _peripoli_ (περίπολόι); erano questi una milizia

cui era commessa la guardia del territorio, e che d’ordinario non

usciva di paese. Entrava in questo servizio tutta la gioventù nell’età

dei diciotto ai vent’anni; erano armati alla leggera; erano qualche

cosa di non dissimile dalla nostra guardia nazionale, tranne che in

questa milizia i giovani faceano i primi esercizi della carriera

militare successiva.

[266] _Pag._ 266. Dalla parola άποῤῥήξαντες usata qui da Tucidide, si

potrebbe indurre che gli Ateniesi avessero solo demolita una parte

delle mura, e quanto bastava per isolare Nisea. Tucidide stesso dice

più oltre (§ 109), che i Megaresi le distrussero poi del tutto.

[267] _Pag._ 269. Circa questa deliberazione, vedi retro al § 52.

[268] _Pag._ 281. Questo passo _i Tebani con quelli del loro comune_ è

la traduzione del testo και οι ξυμμοροι αυτοις; questi ξυμμοροι fecero

sudar molti commentatori, i quali non sapeano che cosa fossero in Tebe.

In Atene chiamavasi ξυμμορια quella parte di abitanti dell’Attica che

avea ottenuto il diritto di cittadinanza; da ciò Ducker pel primo

suppose, e molto verosimilmente, che Tucidide trasferisse ai Tebani una

denominazione propria degli Ateniesi.

[269] _Pag._ 290. Canale di Serse. Vedi ERODOTO, lib. VII, 21 e 22.

[270] _Pag._ 295. Tutti questi luoghi sono ora affatto sconosciuti.

Consultisi POPPO, _suppl._, p. 214.

[271] _Pag._ 301. Altri tradussero: _il gigantesco loro aspetto_ in

luogo di _la vista di lor moltitudine_; prendendo il vocabolo οψις nel

senso di _apparenza, aspetto; sono terribili per molta apparenza_; e a

noi piacerebbe pure questa lezione.

[272] _Pag._ 305. La legge non permetteva fossero i cittadini investiti

di alcuna carica avanti l’età dei trent’anni.

[273] _Pag._ 306. Le guardie a certe ore di notte si trasmetteano

di mano in mano un campanello; era questo un mezzo d’accertarsi che

nessuna d’esse fosse presa dal sonno.

FINE DEL PRIMO VOLUME.

INDICE

AL LETTORE pag. V

VITA DI TUCIDIDE » VII

AI LETTORI — IL TRADUTTORE » XLIX

LIBRO PRIMO

Sommario

Proemio in cui si amplifica la grandezza della guerra

che si descrive. — Cagioni per cui ella fu mossa. —

Epidamno rifiutata dai Corfuotti ricorre a Corinto. —

I Corfuotti si volgono agli Ateniesi. — Battaglia

navale. — Potidea si ribella, ed è assediata. —

Lacedemone intima la guerra ad Atene. — Come Atene

ingrandisse. — Antico stato della Grecia. — Imprese di

Pericle. — Ambasciatori lacedemoni ad Atene. —

Pausania e Temistocle. — Risposta degli Ateniesi » 1

LIBRO SECONDO

Sommario

I Tebani che occupano Platea sono presi ed uccisi. —

Preparativi di guerra. — Arringa di Archidamo. —

Rancori della plebe ateniese contro Pericle. —

Orazione funebre. — Peste devastatrice. — Pericle

rianima gli Ateniesi. — Sua morte ed elogio. —

Uccisione dei legati lacedemoni. — I Peloponnesi a

Platea. — Battaglia fra gli Ateniesi e quei di Calcide.

— Gli Ambracioti ed i Caonii si ribellano. — Vittoria

navale degli Ateniesi. — I Traci nella Macedonia » 87

LIBRO TERZO

Sommario

Ribellione dei Lesbiani. — I Legati di Mitilene al

congresso del Peloponneso. — Preparativi di guerra. —

I Plateesi traversan le trincee e si salvano. — I

Peloponnesi invadono l’Attica. — Feroce arringa di

Cleone contra quei di Mitilene. — Diodoto perora in

loro favore. I Plateesi si arrendono, e son difesi

innanzi ai deputati Lacedemoni. — I Tebani si

oppongono, ed ottengono che sian tutti puniti di

morte. — Tumulti di Corfù. — Guerra dei Leontini, ed

occupazion di Messina. — Demostene è vinto dagli

Etolii. — Purificazione di Delo. — Gli Acarnani fan

la pace con quei di Ambracia » 157

LIBRO QUARTO

Sommario

Ribellione di Messina. — Gli Ateniesi vincono in mare i

Peloponnesi. — Legati Lacedemoni in Atene. — Affari

in Sicilia. — Nuova sconfitta dei Peloponnesi. — Nicia

conduce gli Ateniesi a Corinto. — I Lacedemoni prendon

l’isola di Citera. — La Sicilia si pacifica. —

Avvenimenti di Megara. — Brasida in Tracia. — I Beoti

vincon gli Ateniesi. — Conquiste di Brasida. — Tregua

di un anno. — Ribellione di Mende e di Scione. —

Brasida e Perdicca muovon contro Arribeo. — Gli

Ateniesi ricuperano Mende, ed assediano Scione » 227

Note dell’Editore » 307

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Delle guerre del Peloponneso, libri VIII, vol. 1/2 · 第 35 / 35 段