XIV.

Cronologia del dibattimento.

Rimane la questione della cronologia del dibattimento.

L’unico accenno alla medesima, contenuto nell’unica fonte rimastaci,

l’orazione ciceroniana, si è il richiamo ad uno dei più notevoli

eventi politici del tempo, la minacciata demolizione della potenza di

Giulio Cesare[544], in nome del quale il difensore ricerca le ultime

vie della coscienza dei giudici. Se non che, di minacciate demolizioni

del proconsole delle Gallie, per opera di avversari e di amici, se

ne ebbero a contare più d’una dall’anno ormai trascorso dell’ultimo

processo di Gabinio, cui, quello di Postumo si ricollega quale

appendice, all’altro della sua rottura finale con gli _optimates_ (49),

e, peggio ancora, alla di lui morte (44). Occorrono quindi ulteriori

considerazioni per poter fissare con approssimativa sicurezza la

cronologia del giudizio, che direttamente ci riguarda.

Esso, anzitutto, data l’intonazione della difesa, ci si rivela

vicinissimo all’altro di Gabinio; ma, quel che più importa, gli ultimi

capitoli dell’orazione accennano chiaramente a un periodo di intima

riconciliazione dell’oratore con Cesare[545]. Or bene, i periodi

di simpatia fra i due uomini sono molto meno numerosi degli altri

delle svariate ostilità contro il proconsole delle Gallie. Infatti

nè possiamo più trovarne traccia durante o dopo la guerra contro

Pompeo, nè fra il 53 e il 49, nel qual periodo di tempo Cicerone si

chiuse in una completa parsimonia di giudizi e di decisioni, pari alla

incertezza, che allora lo dominava. Gli anni, dunque, che ci rimangono,

vengono costituiti dal biennio 54-53, e nel 54, a noi ampiamente noto

come quello della luna di miele degli amori cesaro-ciceroniani,[546],

ci apparisce ragionevole collocare il giudizio, che, per sua mala

ventura, ebbe a subire Rabirio Postumo.

Così si chiudeva l’era più drammatica delle relazioni di Roma con

l’Egitto, che, per due anni, aveva in maniera anormale tempestato la

vita politica romana, provocandovi una crisi, che solo poteva stare

a fronte dell’altra, avvenuta in sugl’inizi della guerra giugurtina.

Gli uomini ed i partiti vi si erano buttati a capofitto, l’uno contro

l’altro, per sfruttare con interessi opposti la situazione, e, quando,

dopo tanto affacendarsi, Tolomeo Aulete potè credersi tranquillo sul

trono d’Alessandria, non ebbe certo l’intuito di prevedere ch’egli

avea concorso a sollevare una tempesta, di cui, tra non guari, la sua

dinastia ne avrebbe subito, e fatalmente, il contracolpo.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 107 / 118 题