I.[434]

Tolomeo Aulete a Roma (58). Suo incontro con Catone (58). Decisioni del

senato in suo favore (57).

Se così infausti erano riesciti per l’Egitto i primi atti di

Roma dopo il riconoscimento di Tolomeo Aulete, non meno dolorose

si apparecchiavano allo stato romano le conseguenze di codesto

riconoscimento medesimo.

Ad Alessandria infatti il re si era tosto trovato in conflitto con

l’opinione pubblica a cagione delle violenze, cui aveva più volte

ricorso per riscuotere dagli Egizi quei proventi, che dovevano, tra

l’altro, servire a compensarlo del denaro a più riprese largito per

conciliarsi l’opinione pubblica e i principali uomini politici di

Roma[435]. I malumori crebbero a tal segno da far sì che Tolomeo

Aulete abbandonasse la capitale e s’avviasse alla volta del Lazio col

deliberato proposito di accasare il suo popolo nel cospetto del senato

medesimo (58)[436].

Per via, a Rodi, si era scontrato in M. Porcio Catone, già partito

per eseguire la legge Clodia concernente l’annessione dell’infelice

Cipro, ed ivi, ritenendo opportuno ingraziarsi un tanto personaggio,

il Tolomeo avea fatto annunziare il suo arrivo, sicuro che l’altro si

sarebbe affrettato a muovergli incontro. Ma il fiero aristocratico,

con la posa di romano antico a lui consueta, rispose che, se il re

aveva qualche cosa a riferirgli, venisse pure a trovarlo nella propria

dimora. E, quando il monarca egizio, meravigliato di tanta alterigia,

transasse con i diritti della sua posizione, accorrendo umilmente

all’udienza accordatagli, nè M. Porcio Catone si levò in piedi a

riceverlo, nè si scomodò più di quello che occorreva per additargli

alteramente una sedia.

Dopo che il Tolomeo gli ebbe esposto la sua situazione, il romano

credette di consolarlo, facendogli prevedere vano ogni tentativo,

stante le lotte intestine della sua patria e descrivendogli l’enorme

opera di corruzione, cui per riescirvi avrebbe dovuto dar mano. Che

quindi tornasse piuttosto in Egitto a rappaciarsi coi suoi sudditi,

al quale uopo egli non era alieno dal favorirlo come intermediario.

Parve che tali parole colpissero l’animo del principe, il quale uscì

da quel colloquio col fermo proposito di obbedire, ma bastarono i

posteriori, avversi eccitamenti degli amici, che l’accompagnavano, per

farlo rientrare nell’antico ordine di propositi ed indurlo a ripigliare

la via dell’Italia[437], che, di quali traversie gli sarebbe stata

cagione, non avrebbe durata gran fatica a sperimentare.

Con una strana celerità in affare di tanta delicatezza, il senato

incaricò P. Lentulo Sfintere, proconsole di Cipro e della Cilicia,

della restituzione del re nei suoi stati[438] (57). Tanta fretta, che

lo conduceva ad una decisa ingerenza negli affari d’Egitto, cozzava con

tutti quei motivi, che l’avevano sino a poco tempo addietro indotto

a disinteressarsi completamente dell’eredità egizia, e la nuova,

repentina decisione poteva, da ciò soltanto, prevedersi a quanti

contrasti non sarebbe andata incontro.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 94 / 118 题