I.

Vane pratiche dei pretendenti siri presso il senato. Ragioni del fatto.

Primi fra questi figurano i due nipoti di Evergete IIº, figli di

Antioco Pio e di Cleopatra Selene, allora regina di Siria. Essi

arrivarono a Roma al più tardi nel 72[331]; ma, pur troppo, non

potevano scegliere circostanze più difficili e meno opportune. Lo stato

romano traversava in quel momento una delle crisi più formidabili.

La reazione Sillana avea prodotto i suoi effetti naturali. Il dittatore

era ancora in vita, quando uno dei più abili e dei migliori fra i

democratici, esulato in Spagna, vi avea, fin dall’80, riacceso la

ribellione lusitana. Silla era morto prima ancora che avesse potuto

pensare a domarla, e, se tale compito, sarebbe stato abbastanza arduo

al vincitore di Mitridate, non poteva certo riescire agevole ai suoi

degeneri epigoni. Pompeo, recatosi in Spagna al 78, non potè infatti

terminare la guerra che al 71, e meno in grazia della propria abilità,

che dello strano favore, cui venne fatto segno dalla fortuna[332].

Mentre tali erano le vicende della Spagna, tornava a riaccendersi una

nuova guerra mitridatica. Sin dal 75, il re del Ponto aveva rivolto

formale dichiarazione di guerra ai Romani; le ostilità erano cominciate

l’anno immediatamente successivo, ed il biennio, che i re di Siria

passarono a Roma, venne tutto occupato dalle gravi operazioni militari

dei due eserciti e delle due armate belligeranti[333].

Ma, se l’uno e l’altro di questi pericoli non mettevano a repentaglio

l’esistenza dello stato romano, tutelato dalla lontananza del nemico,

non così può dirsi della contemporanea insurrezione di Spartaco, che

scoppiava contro Roma nel cuore stesso della penisola. Iniziata al 73,

investendo rapidamente mezza Italia, non aveva trovato generale che

potesse resistervi, e, nel 71, ultimo anno della dimora dei re di Siria

in Roma, incendiava la penisola senza più conoscere ostacoli[334].

Tanti frangenti erano molto più gravi della diplomatica richiesta di

un trono da parte di due giovani principi asiatici. E, benchè questi

avessero con ogni mezzo sollecitato un’udienza senatoria, il loro

desiderio non potè essere mai soddisfatto, e si videro costretti a

tornare nella loro patria dopo due anni di vana aspettativa.

Non dovettero però ridursi ai soli eventi esteri le cause determinanti

la eccessiva noncuranza del senato. È doveroso aggiungervi una

tal quale coperta ostilità alla richiesta dei nipoti di Evergete.

Coll’esaudizione della medesima si sarebbe realizzato il sogno

vicendevole degli imperatori siri ed egizi di una fusione in unico

stato dei loro separati dominî, alla cui ratifica non potevano piegarsi

le voglie autocratiche del senato. E, non trovandosi in condizioni

propizie per impedirlo colla forza, esso cercò di prolungarne

all’infinito la scadenza, nè mancò, anche questa volta, di riescire

all’intento.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 75 / 118 题