IX.

Fine della guerra (168). Nuove delusioni della corte alessandrina.

Ambasceria di ringraziamento. Ambasceria di Antioco Epifane. L’Egitto e

l’Oriente rispetto a Roma nel 167 a. C.

Della questione della Celesiria, della Fenicia e delle città egiziane

della Siria, non si fece motto. Dal tacito contegno dei Romani l’Egitto

veniva evidentemente costretto a rassegnarsi un’altra volta alla

perdita di nuove province. Dopo quelle dell’Asia Minore e dell’Europa,

esso perdeva questa volta quei territori propriamente asiatici, che un

tempo erano stati sua faticosa conquista. Ma l’Egitto non patì soltanto

l’umiliazione, sibbene eziandio il disonore. Il rodiano Poliarato,

cittadino di una delle province più fedeli dell’impero egiziano, che

nella scorsa guerra macedonica aveva tenuto dalla parte di Perseo e

avea cercato di volgere a favore del medesimo gli animi dei Rodiani,

dovette, dietro ingiunzione di Popilio[232], subire l’estradizione

dal territorio, nel quale si era rifugiato, per essere trasportato

a Roma, ad attendervi la propria condanna. Al tempo stesso, veniva

qui condotto, liberato dalla prigionia[233], un Menalcida spartano,

che dei tristi frangenti, attraversati dai re d’Egitto, aveva cercato

di servirsi a vantaggio della propria ricchezza[234]. Di ciò furono

incaricati gli ambasciatori egiziani con a capo Numenio, spediti a

Roma per ringraziare l’assemblea senatoria del soccorso arrecato alla

loro patria[235]. Qui essi si scontrarono con i legati di Antioco, i

quali, da parte del loro re, venivano a riferire come egli avesse di

buon grado preposto la pace ad ogni vittoria, ragione per cui si era

affrettato ad ottemperare all’ingiunzione dell’ambasceria romana.

Più sinceri senza dubbio furono i calorosi ringraziamenti dei re di

Alessandria, i quali dichiararono di professarsi obbligati al governo

di Roma assai più che agli antenati od agli dei immortali. E quello,

probabilmente con fine ironia, dichiarò a sua volta di ritenere

giustificata tanta gratitudine, che era eziandio ragionevole il loro

popolo serbasse e moltiplicasse per l’avvenire[236].

Così il sogno di un dominio materiale e morale dell’Oriente, cui Roma

da gran tempo aspirava, veniva pienamente realizzato. Dispersa la

Macedonia, schiacciata la Siria, il senato poteva altresì vantarsi di

aver fatto retrocedere fra le potenze di quart’ordine quell’Egitto,

che, decimato di territori, giaceva, di fatto, se non di nome,

ubbidiente al suo alto patronato.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 47 / 118 题