I.

L’agricoltura in Egitto sotto i Tolomei; pastorizia; commercio.

L’industria, le classi sociali; la costituzione e l’indirizzo politico;

arti e scienze.

Il primo avvicinamento diplomatico di Roma con la monarchia egiziana,

fondata dai Tolomei, dopo il tragico sfasciarsi dell’impero di

Alessandro Magno, ebbe luogo nel 273 a. C. Prima di quel giorno, i due

popoli erano vissuti tanto remoti per vicendevoli relazioni, quanto

— come si mantennero — differentissimi per struttura economica e

politica. Due società affatto diverse abitavano le rive europee e le

africane del Mediterraneo.

Poche regioni erano state favorite dalla natura così come l’Egitto.

Al confluente di due mari, solcato da un fiume, che ne costituiva la

ricchezza agricola, e, insieme, quella peschereccia, con una città,

Alessandria, stazione centrale, scalo inevitabile fra l’Occidente e

l’Oriente, crogiuolo di tutte le industrie dell’antichità, esso non

aveva, dal punto di vista economico, rivali da temere.

Su tre milioni circa di ettare capaci di abitazione[9], il suolo

coltivabile, che adesso è ridotto a ⅔ della cifra succitata[10],

doveva nell’antichità varcarla di parecchio, giacchè la continua

invasione delle sabbie e dell’acqua marina costituiscono una notevole

differenza fra lo stato antico e moderno del paese, tutta a pregiudizio

del secondo. E tanta estensione di terreno coltivabile, aiutata dai

mezzi, adesso abbandonati, di una delle più perfette fra le culture

agricole, offriva annualmente una produzione ricchissima e svariata:

pane di spelta, grano di doppia specie, sylphium, trifoglio due volte

l’anno[11], loto, papiro, e molti altri generi di cereali e di piante

aquatiche. Fra gli alberi primeggiavano la palma e l’ulivo[12]; e la

maraviglia del lettore crescerà nel sentire che il prodotto del grano,

che nell’Egitto odierno rende in media solo 15 volte la semenza, la

rendeva nell’Egitto antico ben 100 volte[13], il che, in gran parte,

si doveva al fatto che l’agricoltura — per lo meno quanto al lavoro

delle semenze — veniva presso quel popolo, considerata come un pubblico

servizio[14].

Della carne degli animali da pascolo, che, a cagione della ricchezza

delle terre inondate e non coltivate, offrivano doppia tosatura e

doppio parto annuo, gli Egiziani, in mezzo a tante altre abbondanze,

non curavano di servirsi, se ne togli quel tanto che era richiesto

dalla religione. Per contro, larghissimo era il consumo del pesce, che,

vietato ai ministri del culto[15], formava parte considerevole della

pubblica alimentazione.

Il ricolto di tanti prodotti rendeva naturale il desiderio del

commercio e dell’esportazione, e questo era agevolato dalla situazione

dell’Egitto, specie della sua capitale, collocata fra il bacino del

Mediterraneo, la Siria, la Mesopotomia, l’Arabia, il Mar Rosso, la

Libia, l’Etiopia e persino l’India[16], situazione, che la politica

internazionale dei Tolomei, — politica eminentemente d’interessi[17],

similissima, al pari della cartaginese, a quella della moderna

Inghilterra[18] —, non aveva lasciato mai di sfruttare con le svariate

relazioni diplomatiche. E, quasi a colmo di tanto ben di Dio, l’Egitto

non era soltanto uno stato agricolo e commerciale, ma, al tempo stesso,

la prima nazione industriale del mondo antico, verso la quale mèta la

sospingeva, come sempre, quella razza indomita nella elaborazione degli

elementi materiali della civiltà, che è l’ebrea, e di cui l’Egitto

nudriva ospiti numerosi[19].

Vi si lavoravano in tal guisa, con una sapienza rara anche oggi, i

metalli più preziosi, si tessevano tele, lane, cotoni, e, fra le altre,

primeggiava un’industria, unica alla valle del Nilo, e, da sola, fonte

d’infinita ricchezza, la fabbricazione della carta di papiro[20].

Fioriva tra tanto benessere una popolazione densa ed agiata di ben

cinque o sei milioni di abitanti, superba di una fitta rete di più di

10000 città e grossi borghi, che comprendeva, da un lato una selva

di piccoli benestanti, proprietari ed affittuari[21], e dall’altro

una schiavitù, ch’era tale soltanto di nome, rispondente pei suoi

tratti specifici alla clientela romana[22], mentre capitalisti ed

operai cominciavano ad agitarsi nelle coalizioni e gli scioperi, segno

indeprecabile di maturi progressi industriali[23].

La monarchia era assoluta, ma, (ironia delle parole), essa, in

condizioni normali, strettamente legata al bene dei sudditi, cadeva in

tempi anormali nella necessità indeprecabile di cedere ai più sensibili

impulsi dell’opinione pubblica, accentrata nel cervello della nazione,

l’antica Parigi, come è stata denominata Alessandria, tanto più che

mancava un esercito numeroso e permanente[24], notevole concausa della

prosperità dell’Egitto e dell’indirizzo rimesso della sua politica

estera, sempre più affermantesi dai primi agli ultimi Tolomei.

A coronamento dell’opera, su tanta agiatezza materiale aleggiava, bella

e spensierata, tutta una rigogliosa fioritura scientifica e letteraria,

per cui pareva che l’africana Alessandria avesse, come in serra

aristocratica, ereditato i più bei fiori della civiltà ellenica[25].

Quanto diverse non apparivano invece, sin dal 273, le condizioni e

l’avvenire della capitale del Lazio!

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 7 / 118 题