IL PANE.

Si deve mangiare per vivere, non

vivere per mangiare.

Il pane è un elemento di prima necessità, gustoso, salubre e che

mai non stanca. Occorre tuttavia ch’esso sia fatto con una qualità

di farina pura e cotto a dovere. Il pane si può cuocere anche nelle

tegghie sulla brace, ma questo non è che un sistema di ripiego. Chi

possiede un forno apposito, come certi contadini di montagna, viventi

in paesi isolati, ve lo allestisce con vantaggio, specie nella stagione

del raccolto del fieno, anche tutto in una volta per il soggiorno

alpestre. Per chi invece tiene a disposizione oltre il tempo necessario

un focolare col forno, arnese comune nell’alta Italia, il cuocere

il pane in casa può essere un’abitudine proficua di tutti i giorni.

L’economia vi troverebbe anch’essa il suo vantaggio, qualora al piccolo

ma continuo risparmio di spesa si aggiungesse la cura costante di

misurare la quantità del pane come quando lo si compera dal fornaio.

In ogni caso è sempre saggio consiglio che una buona massaia impari e

si eserciti a preparare il pane ella stessa. È un’abilità che qualche

volta potrà tornarle più che utile, necessaria. Ecco pertanto alcune

buone ricette.

A pane di quindici giorni fame di

tre settimane.

1. =Pane lungo di frumento.= — Per ogni chilogrammo di farina prendete

10 gr. di lievito di birra (di Vienna), mezzo litro d’acqua e 20-25 gr.

di sale.

In tempo d’inverno l’acqua dev’essere calda ma non tanto che non vi

reggano le mani; col migliorare della temperatura la prenderete di mano

in mano più tiepida.

Sciogliete con poc’acqua il lievito che dev’essere freschissimo,

diluitelo con tutta l’acqua occorrente, poi versate il liquido nella

farina che avrete posta sulla spianatoia, aggiungendovi il sale

sciolto anch’esso in un cucchiaio d’acqua. Maneggiate fortemente

il composto colle mani ora aperte, ora serrate in pugno, mettetelo

quindi in una catinella fonda, coprite questa con un tovagliolo di

bucato un po’ infarinato e con un tagliere e chiudetela entro un

armadio lasciandovela per alcune ore, p. e. dalla sera alla mattina.

Trascorso questo tempo, il pastone, fermentando, si sarà aumentato

circa il triplo del suo primitivo volume e apparirà spugnoso e

leggero. A questo punto lo collocherete di nuovo sulla spianatoia

e lo lavorerete lungamente, come prima, senz’aggiungervi nemmeno

una briciola di farina, lo sbatterete contro l’asse, lo straccerete

a pezzi e lo tornerete a ricomporre riducendolo alla fine come una

bella palla elastica e liscia. Dopo questo lavoro, che esige circa 20

minuti di tempo, non vi resta che a spianare i pani, cioè a dividere

la pasta in pezzi regolari e cilindrici. Con un chilogrammo di farina

ne farete due della lunghezza di due palmi scarsi. Questi pani si

dispongono nelle tegghie o sulle lamiere unte di burro e infarinate

quando s’intenda metterli sulla brace o nei piccoli forni dei focolari;

sulle assi, quando si abbia il destro di cuocerli nei forni appositi

dove s’introducono mediante una pala. Tuttavia, prima di passare alla

cottura, farete sempre fermentare i pani, ben coperti, ancora una volta

in una camera molto calda o accanto a qualche fornello finchè sono

abbondantemente raddoppiati di volume. La fermentazione esige qualche

cura: se il calore è troppo scarso essa procede lenta e stentata, se

eccessivo la pasta rischia di guastarsi e non si solleva regolarmente.

Conviene anche evitare che i pani, lievitando, piglino aria, nel

qual caso si rivestono d’una crosta inopportuna. Il forno dev’essere

piuttosto ardito. Prima d’infornarli e appena sfornati (il tempo

della cottura varia secondo la grossezza del pane e i gradi del calore

fra 40 e 60 minuti) bagnateli con acqua fredda a ciò prendano un po’

di lucido. La crosta di questo pane dev’essere sottile e la midolla

spugnosa e leggera.

Se intendeste fare del pane in abbondanza e giornalmente, vi

converrebbe procurarvi la _madia_ per intridere la farina, cioè una

cassa di legno su quattro piedi robusti. Siate cauti nell’acquisto

della farina che però non occorre sia sempre di primo velo. Il pane

bianco non è il più saporito.

Pan di un giorno, vin di un anno.

2. =Pane intrecciato.= — Fate il fermento la mattina per tempo con 30

gr. di lievito di birra, 285 gr. di farina e l’acqua necessaria per

allestire un pastone di media consistenza che lavorerete con le mani

entro una catinella e collocherete, ben coperto, in un armadio. In

tempo d’inverno è preferibile che la stanza sia calda o per lo meno

temperata. Se avete fretta, mettetelo addirittura in vicinanza del

fornello.

Quando il composto, fermentando, si sarà triplicato di volume, unitevi

750 gr. di farina, il sale necessario e l’acqua che occorre per

formarne sulla spianatoia una pasta piuttosto soda. Ben lavorata che

sia, la farete lievitare la seconda volta in una catinella infarinata

e ben coperta, tenendola in vicinanza del focolare e voltando di tratto

in tratto il recipiente. Quando sarà raddoppiata di volume impastatela

sulla spianatoia senza null’altro aggiungere, riducetela in forma di

grossi cordoni della lunghezza di due palmi circa, rivolgete ciascun

cordone intorno a se stesso in modo che le punte si tocchino, fate

lievitare l’ultima volta i pani (ben coperti e in luogo caldo) sulla

lamiera unta e infarinata e, quando sono raddoppiati nuovamente di

volume, cuoceteli a forno ardito, bagnandoli poi mentre sono ancora

caldi con l’acqua fresca. Se non v’aggrada il pane intrecciato potete

fare qualche piccia, cioè una fila di 4-6 pani uniti l’uno all’altro

per il lungo. Le piccie si preparano anche in questo modo:

Fate un fermento la sera con 20 gr. di lievito di birra, 750 gr. di

farina, alcuni cucchiai di latte, 15-20 gr. di sale, e l’acqua che

necessita per ottenere un pastone di media consistenza che lavorerete

fortemente colle mani entro una catinella e nella stessa lascerete

giacere ben coperto tutta la notte. Alla mattina, quando è triplicato

di volume, vi si aggiungono gr. 250 di farina o poco più e dopo averlo

bene maneggiato sulla spianatoia si formano le piccie di 4-6 pani, si

lasciano lievitare convenientemente e si cuociono al forno bagnandole

prima e dopo la cottura coll’acqua, col latte, o coll’albume d’ovo.

Pane di grano, saltami in mano.

Metti i pani spessi dove son le

barbe rade.

3. =Pane di segale.= — Procuratevi dal fornaio un pignattino di

lievito di pane forte, rammollitelo con un buon quartuccio d’acqua

tiepida, dimenandolo in modo che non vi restino bozzoli, e versatelo

su 2 chilogrammi di farina di segale, che avrete un pochino riscaldata

accanto al focolare in una catinella e in mezzo alla quale avrete

praticato una specie di fossetta. Amalgamate col cucchiaio tanta farina

al lievito quanta ne occorre per farne una pasta densa ma abbastanza

molle.

Di tutta questa operazione vi occuperete la sera mettendo anche la

catinella ben coperta entro un armadio. La mattina seguente, quando il

fermento sarà triplicato di volume, lo incorporerete colla rimanente

farina aggiungendovi il sale necessario (circa gr. 30), una manatina

scarsa di anici di Puglia, ben puliti entro un tovagliolo, e l’acqua

che necessita per ottenere un pastone piuttosto duro che lavorerete con

gran forza entro la catinella, coi pugni chiusi, finchè è molto liscio

ed elastico e si stacca dalle mani. Allora lo farete lievitare per la

seconda volta finch’è raddoppiato di volume, e messolo sulla spianatoia

lo tornerete a maneggiare con forza per formare poi i pani lunghi o

rotondi a vostro piacere. Prima di cuocerli conviene che li lasciate

lievitare la terza volta sulla lamiera. I tedeschi usano mettere

i pani in appositi panierini foderati di tela infarinata. Quando

sono fermentati li rovesciano su una piastra d’ardesia previamente

riscaldata al forno bagnandoli con acqua tiepida da tutte e due le

parti, e collocano l’ardesia sulla lamiera onde cuocerli nel medesimo

forno.

Se farete con questa pasta un panino e, impastatolo con un po’ di

farina asciutta, lo ridurrete in tanti bozzoletti da asciugarsi

all’aria, questi bozzoletti sciolti poi con gran cura entro un po’

d’acqua tiepida vi forniranno il lievito per la volta seguente. Potete

fare un pane simile col lievito di birra, calcolandone 12 gr. per ogni

chilogrammo di farina di segale.

Badate che l’impasto sia molto sodo e asciutto senza perdere la sua

elasticità.

Il forno deve avere un calore più forte di sotto che di sopra.

Invece di 2 chilogrammi di farina di segale potete prenderne uno di

segale e uno di frumento.

Il pane di casa è sempre buono.

Pane caldo e acqua fredda non furon

mai buon pasto.

4. =Pane di patate.= — Cuocete le patate nella cenere, mondatele e

schiacciatele fra un tovagliolo in modo che non vi restino bozzoli,

pesatene 500 gr., unitevi 500 gr. di farina di frumento, il sale

necessario e 20 gr. di buon lievito di birra sciolto in mezzo litro

d’acqua tiepida. Maneggiate la pasta in una catinella, unendovi,

se occorresse, un po’ di farina per darle una certa consistenza.

Lasciatela lievitare tutta la notte nella catinella coperta, entro un

armadio, procedete quindi come indica la ricetta N.º 1.

Pane, noci e fichi secchi, ne

mangerei parecchi.

5. =Pane di farina di granturco.= — Sciogliete 50 gr. di buon lievito

di birra con un quartuccio d’acqua tiepida, incorporatevi tanta

farina di frumento mista colla farina di granturco da farne una

densa pappa, che lascierete lievitare dopo avervi aggiunto il sale

necessario. Versate questa pappa bene lievitata sulla spianatoia dove

avrete disposto dell’altra farina bianca e gialla in parti eguali,

aggiungendo ancora un quartuccio d’acqua e un altro po’ di sale, e

formate un pastone sodo e ben maneggiato, che dividerete in due parti

e foggerete in forma di pani cilindrici. Messi i pani sulla lamiera

unta e infarinata, lasciateli fermentare in luogo tiepido e debitamente

coperti, cuoceteli poi a forno arditino, bagnandoli con acqua fredda o

con l’albume un momento prima di sfornarli.

Un pezzo di pane è un buon sigillo

allo stomaco.

6. =Pane di latte.= — Sciogliete 40 gr. di lievito di birra con un

piccolo bicchiere di latte crudo aggiungendovi 250 gr. di farina.

Fatelo fermentare in una pentola presso al focolare, e quando è

raddoppiato abbondantemente di volume, unitevi sulla spianatoia 750

gr. di farina tiepida, due tre pizzichi di sale, due tre cucchiai

di zucchero e un cucchiaio d’anici di Puglia ben puliti, con quella

quantità di latte crudo ma intiepidito che vi occorre per formare un

pastone piuttosto sodo, che lavorerete a lungo e sbatterete fortemente

col matterello finch’è molto elastico e liscio. Formate quindi un

bel pane lungo e cilindrico; se avete un paniere della stessa forma

foderatelo con un tovagliolo infarinato, involgete il pane in questo

tovagliolo per farvelo lievitare in luogo caldo e rovesciarlo poi sulla

lamiera unta e infarinata. Se non disponete del paniere, collocate il

pane direttamente sulla lamiera. Quando è raddoppiato di volume, prima

d’infornarlo, sfioratelo con una penna intinta nel latte caldo.

Pane e pace val più della torta.

Pane a piacere, vino con misura.

7. =Pane di burro.= — Fate un fermento, la sera presso il fornello, con

40 gr. di lievito di birra, 6 cucchiai di farina e poc’acqua tiepida.

Quando è abbondantemente raddoppiato di volume, unitevi un chilogrammo

di farina e un quartuccio d’acqua, in cui avrete sciolto 40 gr. di

burro e che sarà pure tiepida, più il sale necessario. Lavorate il

composto con le mani nella catinella finchè si stacca dalle dita, poi

lasciatelo riposare tutta la notte ben coperto entro un armadio. La

mattina, quando ha fermentato di bel nuovo, versatelo sulla spianatoia

e senza null’altro aggiungervi maneggiatelo con forza, riducetelo in

forma di pani di eguale dimensione, collocate questi sulla lamiera unta

e infarinata, e quando sono lievitati, cioè gonfi e leggeri, cuoceteli

a forno ardito, bagnandoli a metà cottura col latte.

Il piccolo focolare: Ricette di cucina per la massaia economa · 第 10 / 94 题