ODE A SANT'ELENA.

«Pace a te, o isola dell'Oceano! Salute alle tue acque e ai tuoi

venticelli! Dove la marea con moto alterno agita i tuoi flutti

soavemente così, che paiono pennacchi di piume candidissime! Magnifica

sarà la ghirlanda della storia sopra la tua onda, e ti fiorirà

eternamente verde intorno alla fronte quando i popoli che adesso ti

abbandonano alla oscurità, con giusta vicenda giaceranno nell'oblio.

Immota nella tua gloria, incontaminata nella tua fama, la laude dei

secoli santificherà il tuo nome!

»Salute al Capitano che riposa dentro di te la mole della immensa sua

rinomanza! Quando egli avrà compito il suo tramite terreno, quando sarà

chiuso il libro della sua vita, la storia consacrerà le sue geste: le

sue prodezze si annovereranno fra le prime di tutti i tempi, e i re

della terra s'inchineranno dinanzi al suo valore. I canti dei poeti,

gl'insegnamenti dei sapienti, lo chiameranno maraviglia e grazia del

mondo. — Le meteore della storia impallidiranno al tuo cospetto —

ecclissate dal tuo splendore, — o fulgidissima meteora della Gallia.

»O isola luminosa di gloria! Te rinfreschino sempre salutifere le aure.

Pellegrini di remote nazioni e tribù libere come le tue onde, verranno a

salutarti. E il vagante pel mondo si fermerà sopra la tua sabbia

corrusca da lontano per contemplare una terra cotanto famosa. Ogni

gleba, ogni pietra, ogni dirupo santificato dalla orma dell'Esule, lo

tratterranno. Per lui tu acquistavi una luce divina, e il tramonto del

suo sole fu la levata del tuo.

»Dove sono le mani che lo hanno incatenato? mani che si affaticarono

invano di contendere con lui. I popoli gli resisterono qualche volta, ma

non lo superarono mai. I potenti, che spesso s'inchinarono alla sua

potenza, recuperarono le loro corone fra le sue prede di guerra! Il

vincitore è vinto; l'aquila giace adesso contristata, e tentano muovere

guerra di tenebre al raggio della tua stella. — Ma la tua gloria

apparisce scintillante di nuovo splendore, e percorre sublime il suo

ascendente come il pianeta degli anni.

»Lieti sieno gli arbuscelli delle tue montagne; copiosa la verdura dei

tuoi prati; limpidi e perenni i rivi delle tue fontane; incolumi i tuoi

annali da qualsivoglia sventura. Tu sorgi in mezzo all'ampio Oceano,

come un magnifico altare di cui le reliquie saranno salutate dalle

preghiere del genere umano. Le tue costiere respingano la rabbia delle

procelle, e le aperte sponde la contesa del mare e del vento. Superba

riposi l'aquila sopra i tuoi bastioni per ornare te, — che sei

l'orgoglio del mondo.

»Il giglio adesso fiorente rimarrà appassito. — Dov'è la mano che valga

a nudrirlo? I popoli che lo rilevarono lo contempleranno cadere:

infauste rugiade lo maladiranno. Allora la violetta che cresce nella

valle confiderà ai venti il suo redivivo profumo, e quando fie che lo

spirito della libertà imprechi anatema sopra i sepolcri della tirannide,

la vasta Europa tremerà di paura che la tua stella prorompa ad

ecclissare le funeste comete del Settentrione.»[21]

Il presagio del poeta fu legge del Fato, e la statua di Napoleone sorge

adesso di nuovo sopra la sua colonna, quinci guardando le Provincie di

Francia, ch'egli amò tanto, — _ch'egli amò troppo_, — come il patriarca

Giacobbe affacciato al balzo di un monte vedeva i suoi figliuoli padri

della tribù educare i greggi per le pianure della Giudea: e la sua

benedizione scendeva salutifera e perenne sopra di loro....!

Ma chi avrebbe mai potuto presagire che la statua di lui, supremo

cantore della Inghilterra, prodigio d'intelletto, e cuore nobilissimo,

donata dal Thorwaldsen al Capitolo di Westminster, perchè fosse

collocata fra le tombe dei re, sarebbe andata dispersa?

Gli esecutori testamentari del poeta hanno mosso lite contro i Doganieri

per lire trentamila di sterlini. Perderanno essi o vinceranno? Forse

vinceranno, dacchè Giudici, Avvocati e Doganieri insieme uniti

compongano una delle meglio potenti calcine con le quali apparisce

murato questo egregio monumento sociale. Ma vincano o perdano, la

vergogna è sicura; senonchè io dubito forte che i Doganieri di puro

sangue possano mai sentire vergogna. Basta, quello che io so di certo si

è questo, che trentamila anni basteranno appena al popolo inglese per

lavarsi della colpa della morte di Napoleone: cotesta è macchia uguale a

quella di Lady Macbeth: nè anche tutta l'acqua dell'Oceano ha virtù di

stingerla, e per istropicciarla che uomo faccia, sempre e più sempre

apparirà vermiglia, vivida e fumante. — Grave, e più di questo, io direi

quell'altro obbrobrio di sopportare che il vincitore fortuito di

Waterloo tenga nelle cantine del palazzo di Aspley-House la statua del

gran Capitano, opera del Canova e dono di Luigi XVIII; — e l'altro

infine, della prodigiosa codardia nel tollerare che un Collegio tristo

d'ipocriti mandi disperso l'omaggio che un genio ha reso all'altro

genio, diseredi il più sublime dei suoi poeti del retaggio di onore, e

contamini la fama di un popolo grande davanti Dio, e davanti le

generazioni degli uomini. Cotesto Collegio dava pur dianzi a Campbell

tomba in Westminster; la negava al Byron. E sì che la luce del Campbell,

a paragone di quella del Byron, pare fiammella di lucciola dirimpetto ai

raggi del sole: ma le nottole non temono le lucciole, e fuggono il sole.

— Forse è meglio così. Bruto e Cassio furono più amorevolmente

desiderati, e più onoratamente rammentati, quando il popolo romano non

vide comparire le loro immagini nei funerali di Tiberio!

Pensieri, Discorsi, Illustrazioni · 第 24 / 48 题