[10] La costruzione della barricata, e la costruzione dei
palloncini, erano state dirette, come seppi più tardi, da uno dei
chierici anziani, Antonio Stoppani, che aveva allora 23 anni. Lo
Stoppani diventò poi sacerdote, e fu il celebre geologo e scrittore
a tutti noto.
[11] Più tardi, quando alla verità si sovrappose la leggenda, molti
vollero attribuirsi il merito d’aver respinto l’armistizio; si
disse, tra l’altre cose, che il Governo Provvisorio lo accettasse,
e che il solo Cattaneo lo respingesse: la verità è più semplice.
Io mi atterrò a quanto ne scrisse Luigi Torelli, presente a quel
Consiglio, nei suoi _Ricordi delle Cinque Giornate_, cronaca
esattissima d’ogni fatto della Rivoluzione:
«Essendo presente anch’io a quel Consiglio, posso darne qualche
ragguaglio. Riuniti in numero non minore al certo di quattordici o
quindici, poichè, oltre il Governo Provvisorio, v’era il Comitato
di guerra ed il Comitato di difesa (del quale io faceva parte),
il presidente Casati espose la domanda di sospensione d’armi del
generale Radetzki. Chi prendesse primo la parola non rammento;
certo il signor Cattaneo fu uno di quelli che parlarono contro,
ma sul numero di presenti tre soli opinarono per l’accettazione;
gli altri, senza aver d’uopo di sforzi di rettorica di nessuno, la
ripudiarono risolutamente, perchè era evidente che, in ogni modo,
era più utile a Radetzki che a noi.
«Quando venne il mio turno, senza ripetere le ragioni degli altri,
aggiunsi solo: che nella mia qualità di capo delle pattuglie,
dovevo poi dire che si andava ben errati, se mai si credeva che
quand’anche si avesse accettata la sospensione, i combattenti
l’avrebbero rispettata; di disciplina non vi era nemmen l’ombra.
Inoltre potrei anche appellarmi ai molti che spero ancora esistano,
per rammentar loro come, durante il breve tragitto da casa
Vidiserti a casa Taverna, si gridasse ad alta voce, _no, no, non
accettiamo sospensione_; e questo fu ripetuto perfino nella sala
maggiore di casa Taverna, che precede quella dove si tenne in
Consiglio. Voi vedete dunque che senza nulla detrarre al merito
reale del signor Cattaneo, non è quella circostanza che si può
addurre come di gran servizio reso al paese.»
[12] Da principio si decise di tentare l’assalto della città
entrando dal bastione di Porta Comasina (oggi Porta Garibaldi).
Se ne incaricò Gerolamo Borgazzi alla testa di alcune centinaia di
persone ch’egli aveva condotte dalla campagna. Ma durante l’assalto
rimase morto.
Questo era fratello d’un Alessandro Borgazzi che, durante le
dimostrazioni, insultato da un ufficiale, nipote del Ficquelmont,
lo aveva bastonato. La _Gazzetta d’Augusta_ aveva stampato che un
nobile milanese aveva aggredito un Thurn, e ch’era stato arrestato.
Questi Borgazzi erano cugini di mia madre.