TEMPIO D’AUGUSTO.

Contuttociò in Pompei v’era uno speciale tempio conservato a questo

Cesare divinizzato dalla adulazione romana e più ancora dalla tirannide

di Tiberio, ed esso venne rimesso alla luce interamente dal 1821 al

1822.

Al momento della sua scoperta venne denominato Panteon, qual tempio

sacro a tutti gli Dei Maggiori, perocchè in tale supposizione si

indusse per il ritrovamento di dodici piedistalli, che si reputò

avessero dovuto servire a sostenerne le statue. Bonucci affermò ch’esso

si potrebbe chiamare la galleria delle feste pompejane e giudicò

dedotto il suo piano da quello del tempio di Serapide in Pozzuoli.

Per siffatta somiglianza da taluni si pensò che pur a questa divinità

fosse dedicato; ma con migliori ragioni lo stesso Bonucci fissò la

denominazione in quella di Tempio d’Augusto. «Vitruvio, scrive egli,

che colloca questo nel _Forum_, e le innumerevoli iscrizioni trovate

a Pompei che fanno menzione dei sacerdoti d’Augusto (gli Augustali),

sembrano confermare la nostra opinione. Questi ultimi erano stati

eletti da due magistrati ai quali era confidato l’incarico di procurare

col mezzo dei voti publici l’esecuzione delle solennità consacrate

ad Augusto. E tutti i segni del banchetto sacro (_epulum_), e della

distribuzione delle viscere al popolo (_visceratio_), non altrimenti

che le immagini dei Ministri sì spesso ripetute in questo tempio, non

vogliono essi forse indicarci la storia di ciò che queste iscrizioni ci

spiegano brevemente?».

Si sa da Tacito che i _Sodales Augustales_ erano sacerdoti che

sagrificavano ad Augusto. Istituiti da Tiberio per soprantendere agli

onori divini prestati ad Augusto ed alla famiglia Giulia, erano in

numero di ventuno e venivano trascelti fra le principali famiglie

romane[226]. Vogliono quindi essere distinti i _Sodales Augustales_

dai semplici _Augustales_, che formavano un ordine di sacerdoti

istituiti da Augusto e scelti nella classe dei liberti; di cui

l’ufficio consisteva nel presiedere ai riti religiosi del culto dei

_Lares Compitales_, deità le quali, come più innanzi dirò, avevano

tabernacolo e culto nel posto ove le strade s’incrocicchiavano[227]. A

qualche passo dall’ingresso principale del nostro monumento, leggevasi

su d’un marmo il seguente frammento che parla precisamente di questi

confratelli (sodales), che dovevano avervi il loro collegio:

. . . . AMINI . AVGVSTALI . SODALI

AVGVSTALI . Q .

Ho già altrove ricordato l’esistenza degli Augustali in Pompei; erano

tali Calvenzio, Munazio Fausto, Arrio Diomede, Nistacidio, Olconio Rufo

e altri, che figurano nelle iscrizioni pompejane publicate.

Nell’interno del tempio, nel fondo della cella, fu trovato un podio:

esso doveva reggere la statua di Augusto; di questa non fu trovato

che un braccio sorreggente un globo; certo che la rovina doveva essere

avvenuta nel tremuoto del 63.

L’edificio ha una porta decorata da due ordini di colonne che formano

un portico e circondano un atrio scoperto, nel mezzo del quale sta

un’ara. Nel peristilio di esso atrio sulle pareti son dipinte le

imbandigioni d’una lauta mensa; poi Psiche colle ali di farfalla che

accompagna l’Amante al convito degli Amori.

Al destro lato sono distribuite dodici stanze decorate tutte di pitture

d’una uniforme tinta rossa per l’uso degli Augustali; quindi, evvi il

loro triclinio capace forse d’una trentina di banchettanti.

Nel santuario v’eran nicchie pei simulacri della famiglia imperiale,

di cui non vennero occupate che due, l’uno a Livia, ed era di buono

scalpello, l’altro a Druso, morto in Pompei, come già a suo luogo ho

mentovato.

Al sinistro lato vi è un sacello e grandi are di marmo. Per alcuni

pezzi di musicali istromenti rinvenuti, si corse a pensare da taluni

che quivi potesse essere stata una orchestra, altri invece immaginarono

poter essere un semplice ripostiglio di istromenti.

Molte pitture si trovarono su tutte le pareti del tempio; ricorderò

le principali: Etra che scopre a Teseo la spada nascosta da Egeo

sotto di un masso; Ulisse e Penelope; Io ed Epaso cui narra le

proprie avventure; Latona, Apollo e Diana; una suonatrice di lira;

una Baccante; l’offerta a Cerere delle sacerdotesse; Romolo e

Remo allattati dalla Lupa e per ultimo, sulla porta dell’ingresso

principale, Augusto seduto su d’un fascio d’armi coronato dalla

Vittoria e il naviglio che ricorda la battaglia navale d’Azio. Se non

l’ho detto altrove, sappia il lettore che pressochè tutte codeste

dipinture, come le altre scoperte in Pompei, vennero dal disegno

riprodotte nell’opera _Il Museo Borbonico_ e in altre parecchie colle

relative dichiarazioni storiche ed artistiche.

A fianco della minor porta fu trovata una cassetta colla sua serratura,

nella quale stavano 1036 monete di bronzo e 41 d’argento, prodotte

per avventura dalla vendita delle carni vittimate, un bell’anello

con pietra incisa ed un altro d’argento. Verso la porta maggiore

si raccolsero altre 93 monete di bronzo. Frammenti di vetro che

avevan servito alle finestre erano giacenti per terra, documenti

non insignificanti per chi vuol l’introduzione del vetro d’assai

posteriore.

Pompei e le sue rovine, Vol. 1 (of 3) · 第 42 / 56 题