PAQVIO . DVVMVIR . I . D . VENEREI .

La carica di quinquennale, così detti da’ cinque anni che durava

la loro carica ed avevano autorità di censori, è testimoniata

dall’iscrizione ad Aulo Vejo, figlio di Marco, duumviro di giustizia,

per la seconda volta quinquennale, tribuno de’ soldati eletto dal

popolo:

A . VEJO . M . F . II . VIR . I . D .

ITER . QVIN . TRIB .

MILIT . AB . POPVL . EX . D . D .

E così altre molte iscrizioni publiche ricordano nomi e dignità e

attestano ad un tempo della consuetudine pompejana, divisa pure da

altre città dell’impero romano, di così i clienti raccomandarsi a’

magistrati.

L’ordine de’ Cavalieri veniva, in Roma, subito dopo quello de’

Senatori, ed era il più distinto. Per entrare in esso occorreva un

patrimonio di quattrocentomila sesterzj, equivalenti a ottantamila lire

italiane; onde Orazio ha nella Epistola I del lib. I:

_Si quadringentis sex septem milia desunt_

_Est animus tibi, sunt mores et lingua, fidesque,_

_Plebs eris_[55].

Non oserei asseverare con franchezza che l’egual patrimonio si

richiedesse nelle colonie per entrare nell’ordine degli Augustali.

Nè fu ostacolo a tutti questi liberi ordinamenti, foggiati sul modulo

di Roma stessa, l’essere stata Pompei dichiarala colonia e perfino

l’essere stato a lei cambiato il nome in Colonia Veneria Cornelia;

perocchè se negli anteriori tempi le romane colonie erano politiche

istituzioni create ad unico beneficio della metropoli ed a vigilanza

de’ nemici in mezzo a’ quali si piantavano, — onde ci avvenne già nelle

pagine precedenti di vedere i prischi abitatori rivoltarsi contro i

presidj romani e trucidarli, — la legge Giulia, dopo la Guerra Sociale,

fece alle colonie migliori condizioni. Tutti gli Italiani divennero

cittadini romani, adottarono le leggi di Roma, acconciandovi le patrie

costituzioni, ed ebbero il diritto di suffragio e di eleggibilità; onde

scomparir deve, a mio credere, la meraviglia che fra Paolo Sarpi ebbe

ad esprimere nell’_Opinione in qual modo debba governarsi la Republica

Veneziana_, che, cioè, le colonie romane siensi mantenute sempre con

affetto alla madre patria, mentre i cittadini trapiantati da Venezia

a Candia divennero selvaggi od avversi. Imperocchè la ragione abbiasi

a rinvenire in ciò che Roma accordasse a’ nuovi coloni i diritti di

cittadini romani: mentre Venezia invece a quelli mandati a Candia

avesse a togliere i privilegi che avevano goduto innanzi di cittadini

veneti.

E, poichè sono al tema delle leggi e degli officj, reputo dover qui

toccare di quell’onore che gli antichi accordar solevano a’ principali

loro magistrati e che nelle lapidi pompejane vediamo più d’una volta

menzionato. Voglio dire dell’onore del _bisellium_, concesso in Pompei,

come nelle altre colonie e municipj, a’ decurioni e duumviri.

Consisteva esso nel seggio onorifico e distinto cui davasi diritto

nelle publiche adunanze di affari o degli spettacoli. I Romani dedotto

avevano dagli Etruschi l’uso delle sedie curuli pe’ senatori e consoli;

a loro imitazione nelle provincie venne introdotto il bisellio. Era un

largo sedile capace di due persone, abbenchè in fatto non servisse che

per una sola. Ambitissima era una tale distinzione e non veniva largita

che a’ cittadini i quali si fossero meglio distinti nell’esercizio

delle più alte funzioni e ben meritato avessero della patria. Lo si

concedeva con un diploma dei decurioni, confermato dal popolo. Tanto

apprendiamo dalla seguente iscrizione scolpita sul sepolcro di Cajo

Calvenzio Quieto nella Via delle Tombe della città che ho presa a

dichiarare:

C . CALVENTIO . QVIETO .

AVGVSTALI

HVIC . OB . MVNIFICENT . DECVRIONVM .

DECRETO . ET . POPVLI . CONSENSV . BISELLII

HONOR . DATUS . EST

Egualmente risulta che l’onore del bisellio conferivasi dai decurioni

col consenso del popolo dall’iscrizione scolpita sul sepolcro di

Nevoleja Tiche, che esprime appunto com’essa, liberta di Giulia, a

sè stessa ed a Cajo Munazio Fausto Seviro augustale e pagano, cioè

del Pago Augusto Felice, a cui i decurioni col Consenso del popolo

decretarono il bisellio pe’ suoi meriti, vivente abbia elevato il

monumento a’ suoi liberti e liberte ed a quelli di Cajo Munazio Fausto:

NÆVOLEIA . I . LIB . TYCHE . SIM . ET

C . MVNAZIO . FAVSTO . VI . V . AVG. ET. PAGANO

CVI . DECVRIONES . CONSENSV . POPVLI

BISELLIUM . OB . MERITA . EIVS . DECRETAVERVNT .

HOC . MONIMENTVM . NÆVOLEIA . TYCHE

LIBERTIS . SVIS .

LIBERTATISQVE . ET . C . MVNATI . FAVST .

VIVA . FECIT .

Questo monumento di Nevoleja Tiche reca dal lato che riguarda la

porta della città, scolpito in rilievo, il bisellio, e senza di esso

e dei due di bronzo rinvenuti negli scavi pompejani, ci sarebbe ancora

sconosciuta la forma di questo seggio d’onore. Vedesi senza spalliera e

ricoperto di un _pulvinare_, o cuscino con frange pendenti.

Il _bisellium_, scrive Chimentelli, era al duumvirato ciò che era il

laticlavo[56] all’autorità senatoria, ed il ceppo di vite a quella

del centurione[57]. Parrebbe altresì che fosse talvolta attribuito

anche agli Augustali[58], come infatti, dalla surriferita epigrafe

di Nevoleja, lo vediamo essere stato accordato al seviro Cajo Munazio

Fausto.

Il Falieri opina poi essere assai probabile che l’onore del _bisellium_

fosse proprio unicamente della _Augustalità_, ossia di que’ sacerdoti,

che come più sopra ho notato, vennero istituiti in onore d’Augusto

collocato fra i numi; ma non già perchè fosse comune a tutti gli

augustali, ma perchè venisse concesso a coloro che nella augustalità

fossero i più onorevoli e degni.

Il medesimo autore reca la deliberazione dei _centumviri_ del municipio

di Vejo, che convennero in Roma nel tempio di Venere Genitrice, e

piacque ad essi permettete a Cajo Giulio, liberto del Divo Augusto,

che venisse il giustissimo onore decretato di essere ascritto nel

numero degli augustali, e gli fosse concesso in tutti gli spettacoli

di quel municipio sedere nei bisellio proprio fra gli augustali; e una

iscrizione che Quinto Largenujo Chresimo diede di molti sesterzi alla

republica de’ Pisani per l’onore del bisellio. Il Grutero ha pur una

iscrizione antica dalla quale appare lo stesso onore accordato a Tizio

Chresimo augustale.

Importa ora conoscere, alla migliore idea della publica amministrazione

di Pompei, come si scoprisse nella _Via delle Terme_ uno stabilimento

che corrisponderebbe ad una odierna dogana e che gli antichi

appellavano con parola greca _Telonium_ — Τελωνὶσν — o banco de’

gabellieri ed anche _Ponderarium_, da _pondus_, peso, perchè luogo a

pesare le merci. Vi si accede per una porta larga forse trenta piedi e

si trova in un cortile, nel fondo del quale sta un piedistallo che un

dì sosteneva forse una statua, rovesciatasi per avventura nell’anno 63,

quando avvenne quel formidabile tremuoto, che tanto guasto menò alla

città, e di cui ho già informato il lettore, nè più rimessavi poi.

Si rinvenne in questa località una discreta quantità di pesi di marmo

e di piombo, circolari e di differenti grossezze ed altri marcati con

buchi o con punti rilevanti. Su taluni si lessero le sigle =C. Pon=,

cioè _centum pondo_, in altri =Pon=, _pondo_, ed in altri ancora =Ta=,

_talentum_. Su molti piccoli pesi quadrati di piombo da un lato stava

impressa la parola =Eme=, _compera_, dall’altro =Habebis=, _l’avrai_.

Alcuni poi portavano inciso il visto del magistrato: _exacta in

capita_.

Si trovò pure una stadera con ganci all’estremità della sua catena e

nell’asta marcati i numeri da uno ad otto, col peso pendente di 22

once, raffigurante un Mercurio. In altra stadera i numeri appaiono

duplicati nella parte opposta, e in una bilancia con coppa lungo la sua

asta erano impresse le seguenti parole:

Pompei e le sue rovine, Vol. 1 (of 3) · 第 20 / 56 题