[1] _In un piccolo Ms. del tempo di poche carte in 8, che da me si
conserva, ed è intitolato: _Memoria de los rebeldes, que fueron en
Francia, y vinieron sobre la armada francesa, y residieron en Roma,
y los que se volvieron a este reyno despues del indulto general_, il
Verde dicesi di Giugliano, e che_ finjio de ser fiel vasallo y acudia
à la yglesia de S. Iago de los españoles en Roma.
[2] V. Di Blasi _Stor. cronol. dei Vicerè di Sic._ t. II. p. II. pag.
335.
[3] GIORDANO, _Hist. Neap._ Ms. c. XIII: _De his qui pomœrium
auxerint_; SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 64; TUTINI, _Dei seggi di
Napoli_ p. 10.
[4] _Chron. Suessan._ ap. Pelliccia, _Raccolta di Cronache_ etc. I, 57;
Registri Angioini n. 19 (1274, B.) f. 27; Doc. del 1288 ap. SABATINI,
_Calend. Napol._ Maggio p. 58.
[5] _In loco, qui dicitur Moricinum._ Reg. 1269. S. f. 173, ap.
MINIERI, _Notizie sull'archiv. Angioino_ p. 81; _extra civ. Neap. in
loco qui dicitur Moricinum_. Reg. n. 9 (1270. C) f. 83. Cf. Reg. 1278,
B. f. 75, ap. MINIERI, _Alcuni studii storici intorno a Manfredi e
Corradino_ p. 60 — _Moricinum sive Mercatum._ Reg. 1292, E, f. 345 ap.
ALITTO, _Vetusta Regni Neap. Mon._ Ms. f. 56 v. mihi Cf. _Bullarium
Carmelitanum_ I, 606.
[6] Reg. 1269, S. f. 173 e Reg. n. 30 (1278, B.) f. 75 ap. MINIERI,
_Op. ll. cc._
[7] Dipl. del 1270 ap. SUMMONTE, _Op. cit._ II, 264, Fasc. 80 il 2º ap.
MINIERI, _sui fascicoli angioini_ p. 55.
[8] Reg. n. 106 (1300-1301. A) f. 82 e n. 111 (1301. F), f. 30, e 149
v. In questi due documenti si nota il l_avinarium, per quod decurrit
aqua, que descendit a fonte Formelli in mare_; GIOV. VILLANI, _Istor.
Fior._ L. VII, c. 29.
[9] GIOV. VILLANI, _l. c._ Cf. FILANGIERI, principe di Satriano,
_Docum. per la Storia, le arti e le industrie nelle prov. Nap._ vol.
III, p. 257.
[10] SABA MALASPINA, _Hist._ L. IV, c. 16; _Chron. di Partenope_, L.
II, c. 11.
[11] SABA MALASPINA, _Hist. l. c._
[12] La testimonianza del Malaspina è stata combattuta recisamente
dal ch. cav. Del Giudice con la sua dotta memoria: _Il giudizio e la
condanna di Corradino_ (Nap. 1876) ritenendola come _sospetta e del
tutto inverosimile_ (pag. 19). Ma, sebbene le ragioni, che l'egregio
mio amico a sostegno della sua opinione desume dal sistema tenuto in
quel tempo tra noi intorno ai parlamentari ed alle _curie generali_, ed
intorno al procedimento penale contro i proditori notorii e manifesti,
sieno certamente fondate e gravissime, pure io non oso rigettare
interamente l'affermazione di uno scrittore così autorevole qual è
Saba Malaspina. La convocazione dell'assemblea fu forse una semplice
formalità eccezionale per un caso così specialmente eccezionale e
singolare, e fu diretta ai deputati di due sole provincie del reame, le
più vicine a Napoli, affinchè l'esecuzione dell'infelice Corradino, già
preventivamente decisa da Carlo, non fosse anche per poco ritardata.
[13] TUTINI, _Op. cit._ p. 16; FALCO, _Del sito di Nap._ p. 22.
[14] Reg. cit. 1269, S, f. 162, ap. MINIERI, _Notizie l. c._ e Reg. n.
30 (1278, B) f. 75 — Cf. SUMMONTE, II, 262.
[15] Reg. n. 76 (1295, B), f. 85, e cit. Reg. n. 106 (1300-1301. A), f.
82.
[16] Reg. cit. n. 106 — Cf. CAMERA, _Annali_, II, 86.
[17] Reg. n. 125 (1302, E.), f. 53 — V. CAMERA, _Op. cit._ II, 94.
[18] DOM. DE GRAVINA, _Chron._ ap. PELLICCIA, _Op. cit._ III,
226; BOCCACCIO, _De casibus virorum illustr._ L. IX, e con minori
particolari, la _Chronaca di Partenope_, III, 23, ove erroneamente
si aggiunge anche Sancia, la nipote di Filippa Catanese, che, per
essere in quel tempo pregna, fu giustiziata dopo. Queste fonti furono
seguite dal COLLENUCCIO, I, 246, ediz. Gravier, dal COSTANZO, _Istor.
del regno_ p. 203, dal SUMMONTE, _O. c._ II, 426, e da altri, che
tralascio. — D'altra parte GIOV. VILLANI nelle _Istor. Fior._ XII, 52
parla del supplizio dei soli uomini, e così pure il _Chron. Siculum_
testè pubblicato dalla Società Napolitana di Storia Patria p. 10;
aggiungendo poscia esattamente la giustizia di Sancia al dicembre
seguente.
[19] Reg. Ang. n. 353 (1346 C.) f. 24. Debbo questa notizia all'amico
prof. De Blasiis.
[20] Il fatto è narrato assai ambiguamente e con la data, certamente
erronea, del 1355 nella _Chronaca di Partenope_, III, 28 copiata da
Notar Giacomo a p. 56 in nota. Ivi si confonde la venuta del conte
Lando e di Luigi di Durazzo in Napoli nel 1351, col supplizio dei due
fratelli della Polla, che assai verisimilmente dovette avvenire nel
1348, quando fu fatta, come dice il Cronista di Gravina, _vindicta
maxima de morte ducis Andreae_, e non dopo, quando questa sarebbe stata
tardiva.
[21] _Chron. di Parten._ III, 35.
[22] _Diurnali del Duca di Monteleone_ secondo il testo genuino. Il
raffazzonamento posteriore (p. 67 ediz. Gravier) varia. NOTAR GIACOMO
p. 69; _Annali del Raimo_ ap. PELLICCIA _O. c._ I, 114; PASSARO,
_Giornale_, p. 11.
[23] DE PIETRI, _Hist. Nap._ p. 80; CELANO, _Notizie_ ecc. III, 263.
[24] FACIO, _De rebus gestis ab Alphonso 1_ L. II, c. 31.
[25] Cfr. _Cronica Anonima_ in cit. _Raccolta_ ecc. I, p. 180; _Cronica
di Ant. Feltrio_ ivi p. 290; PASSARO, _Op. cit._ p. 12.
[26] CELANO, _Op. cit._ IV, 68; PARRINO, _Nuova guida di Nap._ 1723,
p. 238, dove è pure la veduta della Piazza presa da S. Eligio, che sta
innanzi a questo capitolo.
[27] V. Bandi municipali nelle _Pragmaticae r. Neap._ I, 228, 231,
ediz. Cervone.
[28] VALENTINO, _Napole scontrafatto_ etc. p. 321, ediz. Porcelli, e
BASILE, nella lettera premessa alla _Vajasseide_ del Cortese t. II.
delle Opere.
[29] V. la _Situazione fatta dall'Illustrissimo signor Portolano di
questa fedelissima città nell'anno 1692, de cacciate e pennate delle
botteghe, posti fissi et amovibili, barracche et altro_, Napoli s. u.
n. in 4.
[30] _Suggeco_, nel dialetto Napoletano vale _soggetto_. Cf. BASILE,
_Lo cunto de li cunte_ I, 126 ediz. del Croce.
[31] Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle _Pragmat. r.
Neap._ I, 184, 191, 193, 204.
[32] CAMPANILE, _Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel
1647_, Ms. f. 3.
[33] Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R.
Fondo di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi
come anticamente i _buccieri_ e _salcicciari_ passavano 10 o 12 ducati
l'anno al capitano e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il
permesso di tenere avanti due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S.
Ferdinando di Palazzo) e l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di
alabardiere, ed una alabarda, ne desse il permesso dal Tribunale di S.
Lorenzo. _Memoriali_, vol. XII, f. 31 nell'Archivio Municipale.
[34] Bandi municipali nell'_Op. cit._ I, p. 216 — ZAZZERA, _Giornali
del duca d'Ossuna_, nell'_Archiv. stor. ital._ IX p. 496.
[35] DEL TUFO, _Ritrato della nobilissima città di Napoli_. Ms. della
fine del secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. VOLPICELLA, _Giov.
Battista del Tufo_, Nap. 1880. PARRINO, _Op. cit._ p. 228. — Il talamo
per taglio della testa a coloro che non s'impiccavano può notarsi a
poca distanza della cappella della Croce nel quadro di Micco Spadaro
nel Museo Nazionale. La forca vedesi poi incisa nella _Pianta_ di
Napoli del 1566 nella Corsiniana in Roma: Col. 44, 4, 24.
[36] Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la
Corte di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. _Archiv. stor._ t.
IX, p. 446, e 524 ed altrove. — Talvolta però si procedeva con minori
scrupoli, ed il dritto di asilo non era punto rispettato. Difatti in
questo stesso anno 1617 due giovani, Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28
marzo _furono ammazzati per ordine del vicerè dentro S. Lucia a mare_.
Il _Registro del morti_ della parrocchia di S. Giovanni Maggiore, dal
quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non dice la ragione del
fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure sotto il viceregnato
di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi, come dice con
parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti,
scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso
a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della
chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a
poco da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in
mezzo agli altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati
furono.„ ISOLANI, _Apologia_, etc. Bologna 1672 p. 35.
[37] _Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato._ Ms. già
presso l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo
Cuomo, ora nella Biblioteca Municipale.
[38] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 224 e 236.
[39] DEL TUFO (_Ms. cit._) nel 1.º dei suoi _Ragionamenti_ fa un
_sonetto in lode del quadretto Napoletano_. — Le frutta dovevano essere
scelte, si vendevano senza bilance e senza _assisa_, ed i venditori si
chiamavano _quadrettari_.
[40] DEL TUFO. Ms. cit. _Ragionamento_ IV, p. 116-17.
[41] V. _Acta visit. capp. ab archiep. Buoncompagni_ an. 1633, vol.
II, f. 182. Le pitture dei fatti di Corradino furono fatte incidere
ed inserire nella sua opera dal Summonte II, 232 e 233. — Nel 1630
tentandosi fare una nuova cappella dietro a questa, che descriviamo,
fu impedito, e vi restò solo una stretta tribuna che volgarmente fu
detta la cappella dei seggettari. _Cronistoria del Convento del Carmine
Maggiore._ Ms. nella Bibl. Nazionale a f. 16 v.
[42] Il disegno della colonna e del ceppo, come anche della statua di
Margherita, che accennerò in seguito, può vedersi nell'opera di Del
Re, _Rimembranze storiche ed artistiche_, p. 193. Inoltre non ha guari
il Rev. d. Vincenzo di Napoli, rettore della chiesa del Purgatorio al
Mercato, fece trarre la fotografia della accennata colonna e l'inserì
nel suo opuscolo intitolato: _La colonna espiatoria di Corradino di
Svevia_, Nap. 1888.
[43] Bandi municipali. Ivi p. 225.
[44] SUMMONTE, _Op. cit._ II, 263.
[45] Secondo che rileviamo della cit. _Cronistoria_ f. 13 in quel
tempo, allorché qualcuno diceva di non aver danari e ne dimandava,
rispondevasi _andate alla regina del Carmine che ve li darà_.
[46] FILANGIERI, _Documenti_ ecc. t. III, p. 438 e 451.
[47] _Acta visit. cappell. ab archiep. Caracciolo_ an. 1675, f. 540
— Qui sulla muraglia, e propriamente dove dicevasi “allo reale della
carne„ stava pure una cappelletta di S. Maria del Carmine. _Acta visit.
arch. Buoncompagni_, vol. II, f. 200.
[48] Quest'arte fu qui trasferita, come già accennai, nel 1301 per
ordine di re Carlo II. Da quel tempo il quartiere prese il nome di
Conceria, che tuttora ritiene, quantunque l'arte da circa 50 anni non
più ivi si eserciti.
[49] STEFANO, _Luoghi sacri di Nap._ p. 46.
[50] _Acta visit. cappell. ab archiep. Gesualdo_ 1598, v. IV, f. 508.
Cf. STEFANO, _Op. cit._ c. 43; e D'ENGENIO, _Nap. Sacra_ p. 445.
[51] _Acta visit. cappell. arch. Gesualdi_ v. IV; CELANO, III, 265.
[52] Istr. del 1437 per not. Nicola Vigiliano notato nella
_Cronistoria_ cit. f. 34; _Acta visit. cappell. ab Annib. de Capua_
1583 f. 9 — _Item Paroc. minor._ f. 133.
[53] Doc. ap. _Acta visit. paroch. mai. ab Annib. de Capua_ 1580 f. 42
v. — SUMMONTE, _Op. cit._ IV, 430.
[54] BOLVITO, _Notam. Mss._ f. 115, mihi.
[55] Doc. dei 25 ottobre 1454 per not. Giov. Pisano ap. _Cronistoria_
cit. f. 34; altro del 1496 ap. _Acta vis. S. Restitutae_ f. 91 v.,
ove il vico è detto _de li Scannacardilli seu de li Scannasorici_; ed
altro del 1563, in cui esso chiamasi vico _de li Scannasarici, seu li
parrettari_. _Acta visit. par. mai. ab Ann. de Capua_ 1580 f. 960.
[56] PARRINO, _Op. cit._ p. 222.
[57] BASILE, _Lo cunto de li cunti_, I, 75 ediz. Croce.
[58] _Acta visit. cappell. ab arch. Gesualdo_ 1598, vol. IV, f. 208.
[59] Istrum. del 1508 ap. _Acta visit. cappell. ab Ann. de Capua_ 1583
f. 28 v. e descriz. della cappella del Carminello. _Ibid._ n.º 20.
[60] _Acta visit. capp._ anno 1583 n.º 19.
[61] Celano, G. III, p. 261.
[62] _Acta visit. cappell. ab. arch. Gesualdo_ 1598 v. IV, f. 496. —
STEFANO, _Op. cit._ c. 43.
[63] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 192.
[64] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 196, 224, 229.
[65] MAZZELLA, _Descrizione del regno di Nap._ p. 338; AGETA, _ad
Moles_ etc. I. 420 — V. pure Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p.
196.
[66] SUMMONTE. _Op. cit._ I, 246. Essa dopo questa epoca nel 1653 fu
in altro modo rifatta dal vicerè conte di Ognatte; PARRINO, _Teatro dei
Vicerè_ t. II, p. 464; CELANO, IV, 73.
[67] In taluni Frammenti Mss. degli _annali della Città di Napoli_
dal 1611 al 1679 composti da Nicolò Caputo, dei quali io conservo
copia, all'anno 1632 dicesi “i Napoletani in onore della Madonna
del Carmine contribuirono alla spesa di presso a ducati 9000 per lo
prezzo di molte paja di case, che furono diroccate in Napoli avanti la
porta maggiore della chiesa del Carmine al Mercato che impedivano la
vista della facciata di quella, e stavano contigue ad un'antichissima
porta.... Coloro che contribuirono a questa spesa furono li signori
Vicerè del Regno, gli Eletti della città sì dei nobili come del popolo;
il Reggente D. Giovanni Enriquez, marchese di Campi; D. Giovanni
Grasso Reggente della Vicaria; Nicola Giodice principe di Cellammare,
et. corriere maggiore; il consigliere Pietro Antonio Caravita e D.
Francesco del Campo; li razionali della Regia Camera Gioseffo Ametrano
et Fabrizio Cennamo, che fu poi Presidente di Camera. Questa porta così
antica della città si ridusse in nulla nell'anno 1637 per causa di un
incendio ivi successo per le polvere da fuoco, che vi si vendeva.„ —
Cf. pure TUTINI, _Op. cit._ p. 15.
[68] Così denominato da un piccolo ponte, che stava fino al 1459
innanzi la Chiesa, e sotto il quale scorrevano le acque del lavinajo
prima che il corso di esse fosse trasferito all'_Arenaccia_. V.
_Cronistoria_ f. 36.
[69] Bandi municipali nella _Op. cit._ t. I. p. 186, 196, 204.
[70] CAPECELATRO, _Diario_ t. I, p. 14; NICOLAI, _Historia delle ultime
rivoluzioni di Nap._ p. 20.
[71] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 13 ediz. di Ferrara 1705.
(LIPONARI, _Relazione, etc._ Padova 1648 p. 14, e 131).
[72] CAMPANILE, Ms. cit. f. 7.
[73] VERDE e TUTINI, _Racconto_ Ms. al giorno 8 luglio.
[74] Un altro scrittore contemporaneo dice, “questo tavolato era lungo
da palmi 60 et largo 10, e stava dalla parte orientale del mercato,
che serviva per giuochi de persone saltatori, sopra del quale vi stava
infinita gente al n.º de 200 con bandiere di pezze vecchie ed insegne
del Re e del popolo„. DELLA MONICA, _Historia delle rivolutioni di
Napoli del 1647_ Ms. f. 21, v.
[75] TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 47; NICOLAI, _Historia_ etc. p. 45;
CAPECELATRO, _Diario_ etc. I, 58 Cf. RICCA BERNARDO, _Annali del mondo
dei nostri tempi_ etc. An. Domini 1655. Ms. in 4 nella biblioteca
dell'Archivio di Stato, f. 90 v. e _Storia del tumulto di Napoli_, pure
Ms., che manca del fine, conservato presso di me al f. 13 v. Bisogna
però avvertire che il Ricca nella narrazione di questi fatti, copia
testualmente le parole del Tontoli.
[76] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 43, 44, 61.
[77] CAPRIATA, _Istorie_ t. III, p. 365.
[78] TARSIA, _Tumultos de la ciudad y reyno de Napoles en el 1647_.
Lione 1670 p. 93.
[79] DELLA PORTA, _Cause di stravaganze_ et. Ms. t. I, f. 9, e 129
mihi; FUIDORO INNOCENZO, _Successi storici_ Ms. f. 18; SIMONETTI
TARQUINIO, _Storia della rivoluzione di Napoli_. Ms. al giorno 7
luglio.
[80] Lo stesso dice il DELLA PORTA nel cit. Ms. f. 42. Il CAMPANILE
inoltre nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era _un'aquila imperiale
pittata con un laccio in torno_. Ed il GIRAFFI, p. 13, spiegando
meglio la cosa aggiunge. “Sotto la finestra della sua casa v'è l'arma
e nome di Carlo V molto antica verso la parte sinistra della fontana,
ivi vicina, che si attribuisce a misterioso presagio di dover egli
rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse facetamente
più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi
privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„
Il TONTOLI da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la
finestra e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del
futuro imperio in quella casa sebbene il laccio che la circondava
infausti annuncii par che additasse.„ Ma è facile imaginare che
l'impresa di Carlo V fosse stata ivi apposta, perchè probabilmente un
tempo vi stava l'officina daziaria di Piazza maggiore, poscia più oltre
trasferita.
[81] POLLIO, _Histor. del regno di Napoli_. Ms. nella biblioteca
Nazionale f. 24 v.
[82] Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È
pur troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi
succedè appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo
principia la sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato
5 ottobre, quando avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza
havessero risoluto cannoniare la città si partì con tutta la casa
per Bari.„ Egli spesso è testimonio di veduta e narra le cose con
sufficiente imparzialità. Voglio pure notare l'errore in cui cade nel
credere che il tavolato innanzi alla casa di Masaniello fosse stato
fatto per ordine di costui per avere più agio a dare udienza.
[83] Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una
di essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega.
[84] Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva
nell'Archivio di Stato, al n. 17, che porta il titolo: _Pezzo del
Mercato_, si annota l'isola dei caseggiati, che ho di sopra descritta,
e si veggono registrati 28 compresi fra botteghe e portelle coi numeri
civici da 176 a 202, numerazione che non è stata mutata ed esiste
tuttora presentemente. Se non che la destinazione di alcuni compresi
differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179 che ora è
portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega,
allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era
bottega, e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure
scambiano finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201.
A quanto pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era
bottega ed ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione.
Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di
Napoli su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti
municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione:
IN QUESTA CASA
NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX
TOMMASO ANIELLO D'AMALFI
E QUI DIMORAVA
QUANDO FU CAPITAN GENERALE
DEL POPOLO NAPOLETANO
[85] Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della
sorella riportate prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella
negli _Atti dell'Accademia Cosentina_.
Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al _Vico rotto_, si abbia
voluto indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è
presentemente, nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che
bassi e botteghe. Il parroco mancando allora più chiara indicazione,
cercò di determinare il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più
prossimo.
[86] CAPECELATRO, _Op. cit._ I, 65: GIRAFFI (LIPONARI) p. 131.
[87] DONZELLI, _Op. cit._ p. 52; DE SANTIS, _Op. cit._ p. 93; DE TURRI,
_Dissidentis etc._ p. 83.
[88] DONZELLI, p. 41; GIRAFFI (LIPONARI), p. 141; BRUSONI, _Hist.
memorabili_ (Ven. 1653) p. 245; DE SANTIS p. 79-80; _Diario_ Ms. f.
82. Altri come il Capecelatro e Nicolai, tacciono questi due fatti o li
raccontano diversamente.
[89] Questo fatto dal SALVINI, _Annotazioni_ ecc. affermasi accaduto
al cardinale Filomarino, secondo che egli aveva udito dire (V. _Vocab.
della Crusca v. tardo_), ma certamente la persona del visitatore nella
diceria fu scambiata.
[90] DI FIORE, Giov. Tomaso. _Racconto dei tumulti popolari di Napoli_.
Ms. contemporaneo presso la bibl. municipale; DE TURRI, _Op. cit._ p.
87; CAPECELATRO, I, 165.
[91] NICOLAI, _Op. cit._ p. 85.
[92] _Arch. Stor. Ital._ t. cit. p. 382; BIRAGO p. 244; DE TURRI p. 71.
[93] _Arch. stor. Ital._ ivi p. 385 — CAPRIATA, _Op. cit._ p. 365.
[94] CAMPANILE, Ms. f. 14 con qualche variante nei nomi dei consultori;
NICOLAI, _Op. cit._ p. 57
[95] AMATORE, _Napoli sollevata_ p. 36.
[96] Lo stemma della piazza del Popolo era un campo bipartito giallo e
rosso con un P nero soprapposto.
[97] Ciò era stato ordinato da Masaniello. DONZELLI _op. cit._ p.
25; NICOLAI _Op. cit._ p. 71; GIRAFFI (_Liponari_) _Op. cit._ p. 133;
CAPECELATRO _Op. cit._ I, p. 44; DE TURRI _Op. cit._ p. 71; TONTOLI
_Op. cit._ p. 29.
[98] Narra il Pollio che Masaniello un giorno capitanando i lazzari
avendo visto nella rua Francesca uno dei ritratti del re esposti
ordinò a tutto il popolo che si fermasse e s'inginocchiasse innanzi
all'effigie “et fece dire tre pater et altrettante avemarie per
l'augumento di S. M. come (_da quelli_) genuflessi fu fatto in presenza
mia.„
[99] _Lettera del maestro di campo Ottaviano Sauli al Marchese Spinola
a Genova, nell'Arch. stor. Nap._ an. XV, p. 372.
[100] POLLIO, _Op. cit._ fol. 38 v. e f. 239.
[101] CAMPANILE, Ms. cit. f. 15. Il SAULI, nella _Lettera_ sopra cit.
dice che fu da S. E. e da tutti salutata ed applaudita.
[102] DELLA PORTA, Ms. cit. f. 56; DELLA MONICA, Ms. cit. f. 58 v.;
DONZELLI, _Op. cit._ p. 48: TONTOLI, _Op. cit._ p. 134; DE SANTIS, _Op.
cit._ p. 92.
[103] Le parole che seguono sono testualmente riportate dagli Storici
contemporanei sì stampati che manoscritti. Io qui non ho fatto che
raccoglierle e ripeterle. V. tra gli altri DONZELLI, _Op. cit._ p. 61;
DE TURRI, _Op. cit._ p. 107 e CAMPANILE, Ms. f. 17. Le stesse cose poi
Masaniello replicò nel giorno seguente dal pergamo nella chiesa del
Carmine. DE SANTIS, _Op. cit._ p. 10.
[104] Il Conte di Olivares (1595-1599), V. _Giunta alli Giornali di
Scipione Guerra_, che si crede opera di un tal Ferrante Bucca. Ms.
presso di me f. 1.
[105] Non altrimenti di Granvela nel 1570 (_Arch. Stor. It._ IX p. 236)
ed il duca di Alba nel 1629, (Bucca Ms. cit. f. 2).
[106] Era partito il 2 maggio 1619, onde contradire gli ambasciatori
mandati dalle _piazze_ nobili, e supplicare il re per la continuazione
del governo del duca di Ossuna. _Arch. Stor. It._ IX p. X. p. 234 n.
65.
[107] V. _Nota Electorum_, t. III f. 131 nell'Archivio Municipale.
[108] Dell'indole e dei costumi del Genoino trattano lo ZAZZERA,
_Giornale ecc. nell'Arch. Stor. It._ IX p. 571 CAPECELATRO, _Annali_,
p. 138; e _Diario_, I, 7, ec. e tutti gli storici della rivoluzione
del 1647. In un _Resunto originario de la solebacion de la ciudad de
Napoles_, che si trova tra le _Relaciones de los tumultos_, di cui ho
fatto cenno nella _Notizia_ premessa a questo libro, così parlasi di
lui; “Jullio Genuino de edad de 86 (80 dicono tutti gli altri scrittori
contemporanei) años, clerigo de misa, descendiente del lugar de la
Cava, sin hijos, aunque asido casado, hombre inique, y de execrables
costumbres, astuto, cavilloso, y de ruin nacimiento, villano, y por
tal admittido en Napoles, fue eleido por Electo del popolo en tiempo
que era virrey el duque de Ossuna,„ f. 1. Qualche altra particolarità
taciuta dagli storici, trovasi nei capi mandati dalla Città contro
il Duca di Ossuna, ove dicesi che il Genoino, “avendosi attribuito di
essere egli assoluto elettore de' consoli dell'arte della seta, ne fu
per decreto della Camera, come uomo sedizioso, levato con tutta la sua
casa et origine, e comandato che non potesse in _futurum_ esercitare
cariche in detta arte, nè esso, nè suoi parenti„. GIULIANI f. 61, v.
[109] Il Genoino fu creato Proeletto con biglietto del Vicerè dei 7
aprile e prese possesso agli 8 dello stesso mese nella sua _piazza_
in S. Agostino, GIULIANI Ms. cit. f. 21. Si disse che per avere una
tal carica, avesse pagato 8000 ducati. _Relacion de lo Arcobispo de
Capua dirigida al confesor de su Magestad_ in Madrid nei _Successi
cit._ III 369. Egli nell'anno antecedente già una prima volta era stato
a' 2 maggio nominato ad una tal carica; ma la sua nomina per alcune
irregolarità, con decreto del collaterale de' 17 luglio dello stesso
anno, era stata annullata. Le copie del biglietto di nomina e di questo
decreto trovansi nel Ms. cit. _Successi varii_ III, f. 406, e nel
GIULIANI, f. 19.
[110] Anche in maggio 1585, allorché la sollevazione della plebe pareva
che non avesse altro motivo se non l'abbondanza ed il buon mercato del
pane, il popolo, come dice un ambasciatore veneto, “si lasciò intendere
voler l'osservanza di taluni privilegi toltigli, e fra gli altri avere
cinque voci la sua piazza sola da bilanciare le cinque de' nobili„.
MUTINELLI, _Relazioni_, II, 148.
[111] SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 135, 144, 157; CAPACCIO, _Il
forestiero_ p. 780; TUTINI, _Dell'origine e fondazione dei Seggi di
Napoli_ p. 240 ecc. — In una lettera del 12 luglio 1650, che trovasi
trascritta nella copia del _Racconto della sollevazione di Napoli_, (V.
Notizia sopra citata) la quale già conservata dal fu mio egregio amico
abbate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale,
il Tutini si lagna di essere stato “perseguitato dalli napolitani
et in particolare dalli nobili, li quali, dice egli, sopportar non
potendo quello stampai cinque anni prima de' Seggi et in particolare
del popolo di Napoli, hanno sempre cercato di volermi malignare....
e, nelli sollevamenti della plebe, presero occasioni di opprimermi,
et tentarono calunniarmi.... et in particolare il figlio del reggente
Latro, detto don Diego, lo quale per tutti li puntoni di Napoli, andava
con li libri delli seggi in mano, dicendo che io era stato causa collo
predetto libro, di far sollevare il Popolo..... Inoltre, vedendo questo
vuoto di effetto, mandarono un giorno in Sant'Agostino a gridare che io
era quello che andava fomentando per Napoli prima che venisse l'armata
del signor D. Giovanni, mandarono un tale di casa Montagna al popolo,
in pubblico con dire che io l'avea fatti; e questo fu nella festività
del mio gran protettore S. Gennaro, poichè alcuni sacerdoti che si
ritrovarono presenti, mi difesero con la verità e me lo riferirono la
mattina stessa del santo, dentro l'Arcivescovato. — Inoltre, essendo
venuto quello scellerato del Duca di Ghisa, che fecero! Vollero
tentare due vie per farmi morire: la prima con persuadere don Agostino
Naclerio, ed il popolo che io diceva male del Duca, e l'altra che io
aveva scritto una lettera all'ambasciatore di Francia.... cosa che
neanche mi era passata per la mente.... acciò se non pigliava per la
strada del Duca, fossi inconfidente del re Cattolico. Dissero dippiù
che io aveva intorbidata la pace. Colui che fu autore di questo fatto
fu uno scellerato sacerdote apostata, che, avendo buttato l'abito
sacerdotale, vestiva da secolare e fu Maestro di campo del popolo di
Napoli. Intendo abbia pagata la pena delle sue scelleraggini. Dissero
finalmente che io aveva fatto uno scritto contro il Popolo e contro
altre genti, quale non si è veduto mai, ecc. Camillo Tutini — Die 12
Julii Millesimo sexcentesimo quinquagesimo„. _Racconto_ ecc. f. 88 v. —
Il Tutini accusato presso il duca di Guisa di aver scritto la lettera
contro di lui all'ambasciatore di Francia, di cui sopra egli stesso
fa cenno, per evitare la sorte toccata ai suoi compagni Salvatore
di Gennaro, ed Antonio Basso ai 17 gennaio 1648, si rese latitante,
ed indi fuggì a Roma, ove tra il 1666 ed il 1667 morì. Il fatto
taciuto o poco esattamente narrato dagli altri storici e dallo stesso
Capecelatro, trovasi diffusamente riportato nel _Racconto_ del Verde al
detto dì 17 gennaio.
[112] _Nota Electorum_ t. III. f. 135 nell'Arch. municip. Ivi ai
9 aprile è segnato “Giulio Genoino„ ed in margine si nota: _Questa
mattina pigliò possesso dell'Elettato popolare._
[113] Si trova memoria de' _Compagnoni_ in Napoli fin dal secolo XV.
Nel 17 febbraio 1495 saputosi l'arrivo di Carlo VIII nelle vicinanze
di Capua e la perdita di quella città, Napoli si levò a rumore, perchè
come dice il PASSARO (_Giornale_ f. 66), _andaro con tutti i gentiluomi
certi ruffiani et compagnoni a sacchiare li Judei_ (Cf. _Diurnali_
di Giacomo Gallo p. 12). In seguito, il vicerè d. Pietro de Toledo
(1532-1552) cercò di estirpargli della città, vietando con pubblico
bando che nessuno andasse in quadriglia, e parve infatti che cessassero
(Miccio, _Vita di Pietro di Toledo nell'Arch. Stor. It._ IV, p. 18). Ma
i _Compagnoni_ ripullularono ed erano numerosi nel secolo XVII. Di loro
parla lo Zazzera narrando questi avvenimenti, ed Innocenzo Fuidoro nei
_Successi storici della sollevazione del 1647_, di cui ho fatto cenno
nella _Notizia_ sopra indicata n. 4. Costui di Onofrio Cafiero dice
che vivea “da _compagnone_ di vilissimo valore, habile ha far male,
di pessima vita, come sono tutti quelli che si chiamano volgarmente
compagni (_compagnoni_)... e si aveva vendicata opinione di guappo alla
spagnuola, et smargiasso alla napolitana„ f. 23. Quindi, nel dialetto,
un tale appellativo si usò come sinonimo di bravaccio, e _faceva lo
compagnone_, dice Fasano nella _Gerusalemme XIII._ 20. V. pure II, 15.
In processo di tempo, forse dalla loro frequenza nelle case di giuoco,
e specialmente nella baracca o casa che stava innanzi Palazzo chiamata
la _Camorra_, anzichè dalla forma di una sopravveste, che fin dal
secolo XV pure _Camorra_ dicevasi (NOTAR GIACOMO, _Cron._ p. 168), i
compagnoni presero il nome di _Camorristi_, senza lasciare l'antico
che tra loro (V. MARC MONNIER _La camorra_ p. 58 ed altrove) tuttora
ritengono.
[114] Il biglietto del Vicerè del 12 maggio colla lista del nuovi
capitani nominati si trova nel Giuliani della Biblioteca Nazionale
al f. 39 v. — Negli _Avvertimenti et ragioni in facto, da dirse et
informare sopra li capi che s'imputano a Giulio Genoino pro eletto
del popolo, come nella sua pretensa inquisizione_ si legge: che, nello
scrutinio della elezione essendo approbato Orazio Rega, il Duca elesse
Francesco Antonio Arpaia, persona dimandata con grande istanza dal
marchese di Trevico, tanto al segretario del Vicerè, Urive, quanto ad
esso Genoino. _Successi cit._ f. 409.
[115] ZAZZERA _O. c._ f. 573. Cf. CAPECELATRO, _Diario del 1647_, I.
[116] CAPACCIO, _O. c._ p. 526 e ZAZZERA in varii luoghi.
[117] V. _Cautele_ vol. VI f. 219 nell'arch. Municip. Cf. _Arch. Stor.
It._ IX p. 264, n. 51; ma qui erroneamente è notato l'affitto per
ducati 100,000.
[118] Relazione dei 22 Marzo 1619 nell'_Arch. Stor. It._ IX, 231, 64
ZAZZERA, _Op. cit._ 553, 315.
[119] Conclusioni della piazza del Popolo de' 18 maggio 1620, riferite
nel Ms. del GIULIANI f. 22 e _Sententia forjudicationis_ ivi f. 78 Cf.
Capaccio _Op. cit._ p. 531.
[120] Nel vol. _Praecedentiarum_ VI, f. 111 a 13 (n. 132 nell'Archivio
municipale) è registrato quanto dagli Eletti nobili praticossi in
questa occasione il che è opportuno riportare qui in compendio. Ivi
dunque si narra, che essendosi inteso esser venuto a Procida a......
del mese di...... il nuovo Luogotenente Card. Borgia, gli Eletti
nobili decisero notificare alle Piazze che facessero l'elezione degli
ambasciatori e del Sindico. Le quali elessero ad ambasciatori Antonio
Caracciolo per Capuana, Carlo Brancaccio per Nido, Cesare Rocco per
Montagna, Matteo Serra per Porto, ed Annibale Capuano per Portanova,
_perciocchè quello del popolo Giulio Genoino non vi si volle ritrovare,
tuttochè fosse stato chiamato_. D. Bernardino di Cardines fu eletto per
Sindaco della piazza di Nido, cui toccava.
Ai 21 Maggio 1621 gli ambasciatori si radunarono in S. Lorenzo e fecero
parità di voti nel nominare chi doveva esporre la ambasciata, tra
Cesare Rocco ed Antonio Caracciolo; ma poi riunitisi di nuovo a' 23
convennero in Antonio Caracciolo, mancandovi il Brancaccio, andato già
a Procida.
Ai 29 detto mese il Duca mandò nel Tribunale di S. Lorenzo D. Michele
Vergara, regio usciere, a dire che si facesse il ponte per l'entrata
del Borgia. Non si trovarono gli eletti perchè dai 18 non erano più
venuti nel Tribunale. L'ambasciata fu fatta a Scipione Mazzuola,
portiere delle Deputazioni straordinarie.
Ai 24 domenica dopo pranzo, gli ambasciatori si riunirono in S. Maria
la nova, e, non avendo potuto avere la galea, andarono per terra
fino a Pozzuoli, e poi a Procida. Indi, fatto intendere al Cardinale
pel segretario della Città ch'erano giunti quivi, e che trovavansi
nel monastero di S. Margherita fuori la terra, venne loro incontro
l'usciere maggiore sino alla metà della strada, e così andarono a
Palazzo, dove furono ricevuti con suono di trombe e festa grandissima.
Il Cardinale dal baldacchino, sotto il quale si trovava, venne loro
incontro sino alla metà della camera, e poi stette in piedi vicino ad
un buffetto. Il Caracciolo espose l'ambasciata e disse tra l'altro che
i Napoletani dal “continente avevan distese le braccia dell'affetto
sino a quell'isola per ricevere la persona del Cardinale, e che non
ritrovandosi per la strettezza del tempo preparato il ponte solito
farsi nella venuta del vicerè, havrebbero i medesimi cittadini disteso
i proprii petti per riceverlo con quella riverenza et affetto, che li
conveniva„.
Dopo ciò che l'imbasciatori presentarono la lettera degli Eletti, e
furono con grande cortesia accomiatati, rientrando indi di nuovo ad uno
ad uno per farsi conoscere.
Ai 27 mercoledì mattina anche gli Eletti andarono a complimentare il
Cardinale, e furono nello stesso modo ricevuti ed accomiatati.
Ai 3 Giugno, mercoledì, gli Eletti, senza il Sanfelice, perchè
trovavasi malato, e senza quello del popolo, perchè il Genoino
ripugnava, ed il Grimaldi aveva avuto biglietto che andasse a servire
nella Summaria, andarono a Procida a dare il consueto giuramento.
Quindi nel palazzo del marchese del Vasto in una galleria, verso 20
ore, insieme con alcuni signori del Collaterale di toga di spada ed
altri ministri regi si diede il giuramento. E prima il sig. Reggente
Giordano lesse la patente, poi parlò il sig. Marco Antonio Muscettola
per Montagna, cui toccava, il quale protestando la fedeltà della Città
e Regno supplicò la sua S. Ill.ª che secondo il solito, e giusta
i privilegi della città, giurasse di osservare e far osservare i
privilegii, capitoli e grazie. Allora il Cardinale ponendo le mani
sopra un messale apparecchiato dal regio usciere disse: Io giuro
di osservare e di fare osservare a questa fedelissima Città e Regno
tutti i loro privilegii, gratie, et capitoli conceduti loro finoggi.
Ciò finito, il Cardinale vestitosi con celerità s'imbarcò per Napoli,
sbarcando a Posillipo e n'andò a dirittura nel Castelnuovo, ove entrò
ad un'ora e ½ o due di notte. La mattina per tempo, si cominciò una
delle maggiori allegrezze che si fosse mai fatta per Napoli.
[121] ZAZZERA nell'_Op. cit._ p. 575.
[122] Questo voto che si legge nel libro _Votorum_ t. II f. 33, del
nostro Archivio municipale, è il seguente; “A dì 18 Maggio 1620 io
Giulio Genoino, eletto di questo fedelissimo Populo dico che essendomi
conferito con alcuni deputati de detta mia fidelissima Piazza, nel
tribunale di Santo Lorenzo, dove ho trovato gl'infrascritti signori
delle infrascritte piazze, ciò e per Capuana Francesco Figliomaria
(sic); per Porto Pietro Macidoni; per Montagna Marcantonio Musceptula;
per Nido Scipione Dentice; per Portanova Matteo Capuano, avanti li
quali ho fatto leggere una protesta per mano di notare Francesco
Romano, et quella stipulata in presentia delli detti signori, et per
ultimo per molte giustissime cause si è dimandata la dissunione del
Populo da detta nobiltà, come appare in detta stipulazione, fatta
questo medesimo giorno„.
[123] _Avvertimenti et ragioni_ ec. sopra cit. f. 410.
[124] Lettera degli Eletti della Città al Re, del 19 Maggio 1620,
stampata dallo ZAZZERA, _Arch. Stor._ t. cit. p. 576.
[125] Questi capi di accusa mandati al Re contro il duca di Ossuna,
e distinti in _Governo di giustizia_, in _Governo del regno, et
alloggiamenti_, nel _Governo della Città_, in _Azienda reale et
religione_ si leggono integralmente in GIULIANI, _Cose Varie_ f. 54 ed
in compendio presso lo ZAZZERA, p. 572.
[126] Le licenze ai _Suggici_ da' 30 maggio a' 3 di giugno sono
firmate dal solo Genoino. _Divers._ XIII, f. 114; (N. 1394, A, M.) —
Gli eletti nobili affermano che egli fosse anche messo in possesso di
molti arrendamenti della città, esigendo e disponendo tutto da sè solo.
_Lettera al re_, presso lo Zazzera, p. 579.
[127] “In questo dì del 18 arrivò di Spagna il Dottor Carlo Grimaldi,
e la mattina del terzo dì seguente fu dichiarato che rinunziava al
suo elettato et durò per alcuni giorni che tornò il Genoino„. _Nota
Electorum_, III, f. 137 v. Il Grimaldi mandato alla regia Camera, non
accettò l'ufficio e si ritirò nel convento del Carmine. ZAZZERA, p.
589.
[128] Il viglietto della Piazza di Giudice Criminale in persona di
Giulio Genoino de' 20 maggio 1620 con l'attestato del Reggente della
Vicaria del possesso preso, dal suo originale, che era tra le scritture
state presso i nipoti di esso Genoino, trovasi trascritto nel vol.
III, de' _Successi_ f. 406 mihi. ZAZZERA, _Op. cit._ p. 587. Negli
_Avvertimenti et ragioni_ (§) 5 si nota dal Genoino, che egli fu fatto
la seconda volta Eletto con viglietto de' 28 maggio 1620, e che a' 29
detto, dopo mangiare, andò solo nel Tribunale di S. Lorenzo, et sedendo
insieme con tutti gli Eletti nobili quietamente et pacificamente si
diede la possessione al signor D. Giovanni d'Avalos all'ufficio di
Grassiere come consta da detto atto di possessione. Si aggiunge che
egli non mancò di mostrar sua buona volontà... poichè per quattro
giorni continui, andò a sedere nel solito Tribunale di S. Lorenzo, ma
essi nobili... non volsero continuare a venire più in detto Tribunale„.
_Successi_, t. III, 410 v.
[129] Questo manifesto è pubblicato nello ZAZZERA, _Op. cit._ p. 591.
[130] I capi delle riforme proposte dal Genoino si leggono stampati
con lo ZAZZERA nel cit. _Arch. Stor. It._ t. IX, p. 593, n. 375. —
Il Genoino voleva farli stampare per diffonderli nel popolo, ma il
tipografo non volle eseguir ciò senza il permesso del Collaterale (p.
596). — Inoltre gl'intendimenti del popolo sono alquanto più ampiamente
manifestati in una lettera del medesimo Genoino agli Accademici
_Oziosi_, trascritta dalle carte di lui nel vol. III, de' _Successi del
Duca d'Ossuna_ f. 403 v. che credo util cosa interamente riportare in
Appendice al n. 1.
[131] Così narra lo Zazzera, p. 549, ma il Genoino nella propria
_Difesa_ afferma che si facesse la conclusione almeno di supplicare il
Re a lasciare il Duca d'Ossuna nel Governo del Regno. _Successi cit.
III_, f. 414 e 416 v. — L'Ardizzone nell'_Esamina_ o _Interrogatorio_
fatto al Genoino, carcerato in Ispagna, a' 3 e 9 Agosto 1620 è chiamato
da lui suo emulo. GIULIANI, f. 177 v. mihi.
[132] Era con editto stabilito che non si potesse gridar: _serra
serra_; e che contro quei che a tal editto contravvenivano procedesse
la G. Corte della Vicaria _ad horas_. DE SANTIS, _Codice delle leggi
del r. di Nap._ XII, p. 251. — Negli _Avvertimenti_ cit. il Genoino
nega di aver avuto parte a questi tumulti, anzi dice che nel 28 maggio
uscì solo per le strade della città a persuadere i cittadini che
aprissero le botteghe e le case, f. 411.
[133] ZAZZERA, p. 598. Mi piace riportare in Appendice al n. 2 un
documento assai importante sul proposito, che leggesi nel Giuliani,
f. 252. Esso è una lettera dell'Eletto e della piazza popolare a D.
Baldassarre Zunica, presidente del Consiglio d'Italia, la quale ci
dimostra, come le lagnanze e le aspirazioni del popolo esposte dal
Genoino non erano già per particolari suoi fini esagerate.
[134] ZAZZERA, p. 603. Secondo leggiamo nel citato vol.
_Praecedentiarum_, al f. 114 v. “A' 14 Giugno, la domenica verso sera
il duca d'Ossuna si imbarcò in una squadra di 6 galee per Spagna,
lasciando in Palazzo sua moglie„. Il Genoino nei primi giorni si “salvò
nelle camere della Viceregina.„ _Lettera di un cavaliere del governo
della città a Giov. Francesco Spinelli_ in Giuliani, f. 32. Nella copia
Ms. dei _Giornali_ dello Zazzera, posseduta da me, al dì 14 giugno si
notano coloro, che furono carcerati pei passati tumulti, tra i quali
cinque parenti stretti del Genoino, e coloro, che furono forgiudicati,
tra i quali Giulio ed Antonio Genoino, e Francesco Antonio Arpaja. Si
nota pure che furono confiscati e venduti i beni di esso Genoino. Non
si tenne conto del _guidatico_ o salvacondotto, che egli aveva avuto
dal Duca di Ossuna, copia del quale si legge a f. 70 del Giuliani.
Sembra anzi che fosse stato posto un taglione sul suo capo, come
può congetturarsi da una lettera degli Eletti dei 15 ottobre 1620.
_Litterar._ VII, f. 2: v. nell'arch. Municipale.
Da ultimo nella stessa copia Ms. dello Zazzera ai 6 agosto si narra che
il Card. Borgia fece carcerare da 300 uomini popolari, la maggior parte
del Mercato, per aver essi parlato licenziosamente del dottor Carlo
Grimaldi, Eletto del popolo, sopra le cose della grassa; quali stettero
così carcerati per parecchi giorni, e finalmente furono liberati con
molto lor danno.
[135] BASILE, _Pentamerone_, I, 136; _Le muse napolitane_, II, p. 328,
CORTESE, _Opere_, II, p. 233, 234.
[136] BASILE, _Pentamerone_, I. 130.
[137] CORTESE, _Opere_, I, 90; II, _Pref._ III, 142; BASILE, _Pentam._
II, 118; SGRUTTENDIO, _La Tiorba a taccone_, p. 27.
[138] BASILE, _Pentam._ I, 253; CORTESE, II, 98 e 99; VALENTINI, _La
meza canna_, p. 23.
[139] CORTESE, II, 7; SGRUTTENDIO, _Ivi_ p. 30.
[140] CELANO, _Notizie_ ecc. _della città di Nap. Giorn._ IV, p. 292
ediz. del Chiarini; SANTILLO NOVA, _La Sporchia ncanzone_, p. 210.
[141] CORTESE, I, 245; SGRUTTENDIO, p. 14 e 53; FASANO, _Gerusalemme
Liberata_, I, 42.
[142] SGRUTTENDIO, p. 53 e 187.
[143] CAPECELATRO, _Diario_, III, 315.
[144] BASILE, _Pentam._ I. 365.
[145] CORTESE, _Vajasseide_, e TARDACINO (Bartolomeo Zito) _Annotaz._
II, p. 76 e 88.
[146] DE STEFANO, _Luoghi sacri di Napoli_ p. 46.
[147] SUMMONTE, _Hist. di Napoli_, I, p. 279. _Acta visit. paroch.
minor. ab. arch. Annibale de Capua_ a 1580, f. 455.
[148] CELANO, _O. c._ IV, 218; D'AMBRA, _Descriz. Napoli_ II, p. 394.
[149] Fino al 1844 generalmente dubitavasi dei luogo della nascita di
Masaniello. Alcuni lo dissero napoletano senza più, non dichiarando
se era tale, perchè nato in Napoli, oppure in altro luogo del Regno.
Altri lo dissero nato nella nostra città, nella piazza, o ne' vicoli
del Mercato. I più lo credettero amalfitano, donde avrebbe tratto
il cognome che, da taluno anche contemporaneo (V. Balthas. BONIFACII
_Historia ludicra_, Ven. 1652 p. 746 e ss.), senza alcun fondamento si
affermò esser Maia o di Maio. E così su questo e sul nome, che egli
cangiò in Tomaso Angelo il detto _Boniface_ poetava a p. 748 della
detta opera.
_Nominis omen habet, pelagoque profundior alto_
_Maximum hic Thomas grandis abyssus erat._
_Angelus ut verbo, factis sic Angelus ipsis_
_Nescio quid majus vir fuit ipso viro._
_Gente satus Maja, solers, subtilis, acutus_
_Ingenium alipedis nactus et ipse ei est._
_Quid mirum quod tam velox hinc avolet? alas_
_Dat sous huic genitor, quo celer astra petat._
Ma, nel 1844, l'egregio abbate d. Vincenzo Cuomo ed il signor Emmanuele
Palermo, diligentissimi investigatori delle cose nostre, tolsero ogni
dubbiezza su tal proposito. Essi rinvennero ne' registri della Chiesa
parrocchiale di S. Caterina in _Foro magno_ non solo la fede di nascita
del medesimo, che ho riportata testualmente nel racconto, ma anche le
fedi del matrimonio suo e de' suoi genitori, non che quella della sua
morte e della nascita di sua sorella Grazia e di un fratello, Antonio,
che dovette morire pria del 1647, non trovandosi di lui menzione
alcuna ne' fatti di quello anno. Poco dopo tutte queste fedi furono
pubblicate dal chiarissimo cav. Luigi Volpicella, in un suo erudito
discorso _Della patria, famiglia e morte di Masaniello di Amalfi_ nel
vol. III degli _Atti dell'Accademia Cosentina_, ed indi ripetute nella
2.ª edizione della _Storia Napoletana dell'anno 1647_, scritta dal fu
chiarissimo Michele Baldacchini.
[150] “A 18 Febbraio 1620, Francisco, alias Cicco d'Amalfi et Antonia
Gargano, ambi napolitani che habitano al Carmine, _servatis servandis
iuxta formam_ del S. C. T. et i riti della nostra Corte, ambi sono
stati ingaudiati in casa per me Don Giovanni Matteo Peta, paroco, con
decreto di Monsignor Vicario Generale, e vi furono presenti Andrea
di Rossi, Agostino Ceratolo, Salvatore Lizzibelli, e Giovan Battista
Cacuri, don Olimpio Siciliani et altri„. _Registri della Chiesa
Parrocchiale di S. Caterina in foro magno. Libro V dei matrimonii_, f.
89 n. progressivo 16. — In un poemetto scritto a forma di lettera in
dialetto napoletano ai 10 agosto 1647, di cui conservo copia, dicesi:
_No cierto Masaniello pisciavinolo, Figlio de no Ceccone._
[151] “Addì 29 Luglio 1625, Bernardina, figlia di Pietro Pisa et
Adriana de Satis è stata battezzata da me D. Giovan Matteo Peta et
levata dal sacro fonte da Prutentia Calenda, avanti al Carmine„. _Reg.
cit. Lib. XII dei battezzati_, fol. 151 n. 183.
[152] BASILE, _Le Muse napoletane_ II p. 287 e 305.
[153] BASILE, _Pentam._ I. 365; CORTESE, II. 50 e 99.
[154] CORTESE _Annot._ del Tardacino, II. 155.
[155] BASILE, _Le Muse Napol._ II 288.
[156] “Essendosi fatte le tre denunzie ne' tre giorni festivi continui,
cioè a' 27 Gennaio, 2. 19 febbraio 1641, _inter missae parrocchialis
solemnia_ et non essendo scoperto alcun impedimento, io abbate don
Giovan Matteo Peta, per me interrogato in chiesa Tommaso Aniello
di Amalfi et Berardina Pisa napolitani, dicti habitano a questa
parrocchia, et avuto il loro mutuo assenso, servata la forma del S.
C. T. et decreto di Monsignor Vicario Generale, con lo quale despenza
etiam al bimestre elasso, l'ho solennemente conjunto in matrimonio
_per verba de praesenti_ et vi furono presenti Domenico de Satis,
napolitano, figlio di Nuncio, di questa parrocchia, Giovan Battista
Pisa, napolitano, figlio di Scipione, di questa parrocchia; Domenico
d'Alessandro, napolitano, figlio di Vincenzo, di questa parrocchia et
Clerico Andrea Catone, et altri„. _Reg. cit. Lib. VII dei Matrimonii_
f. 3 n. 18.
[157] “Grazia Francesca, figlia di Francesco d'Amalfi, et Antonia
Gargano, è stata battezzata da me don Giovan Matteo Peta et levata
dal Sacro Fonte da Geronima Esperta, al vico Rotto„. _Reg. cit. Lib.
XII de' battezzati._ f. 69 n. 98. — “A' 27 Cennaio del 1641 precedenti
le tre debite denunzie ne' tre giorni festivi consecutivi, 6, 13, 17
gennaio 1641, _inter missae parrocchialis solemnia_, et non essendo
scoperto alcun impedimento, io Abbate Giovan Matteo Peta, parroco, ho
interrogato in chiesa Cesare di Roma, di Gragnano, e Grazia d'Amalfi
napoletana, ambi non ancor casati, habitanti al Vico Rotto al Lavinaio,
et havuto il lor mutuo assenso secondo la forma del S. C. T., con
decreto di Monsignor Vicario Generale, l'ho solennemente riuniti in
matrimonio _per verba de praesenti_, et vi furono peresenti Thommaso
Aniello d'Amalfi, napolitano, figlio di Francesco di questa parrocchia,
Giuseppe Giannattasio, napolitano, figlio di Raimondo, di questa
parrocchia, Agostino Brancaccio, napolitano, figlio di Battista, di
questa parrocchia, clerico Andrea Catone et altri„. _Reg. cit. Lib. VII
dei matrimonii_, f. 2.
[158] “Ai 26 maggio 1625 Giovan Battista figlio di Francesco di Malfa
et Antonia Gargano è stato battezzato da D. Sebastiano Zizza, et levato
dal sacro fonte da Geronima Composta al Lavinaio„. _Reg. cit. lib. XII
dei battezzati_, f. 125.
[159] POLLIO, _Ms. cit._ f. 74: _Racconto_ o _Diario_ Ms. p. 237;
CAPECELATRO, _Diario_ II, 40; ec.
[160] BASILE, _Le Muse napol._ II, 288.
[161] Le _villanelle_ erano canzoni dettate sì in italiano, come nel
dialetto, le quali sin dal secolo precedente avevano acquistato tanta
fama che si desideravano e si ripetevano anche nei paesi stranieri.
Il Costo, dal quale ricavo questa notizia, riporta pure il principio
di alcune di esse, come: _Napolitani non facite folla_ ec. _Ssi
suttanielle, donna, che portate_ ec. e accenna al pensiero di altre,
come quella del _trasformarsi in pulice per mozzecar le gambe alla
Signora_. (_Fuggilozio p. 137_). Certo la fama, di cui le _villanelle_
godevano, era dovuta alla musica, da cui eran vestite, anzichè ai pregi
del loro concetto o della loro forma poetica. Esse, come alcune altre
canzoni di diverso metro, si accompagnavano al ballo, il quale allora
ne prendeva la denominazione, ed era di moda in Francia, e nel Belgio
nella fine del secolo XVI, _Mémoires de l'acad. de Brux._ VIII, 16.
— Le canzoni in voga nel tempo, di cui trattiamo, sono accennate dal
Basile, dal Cortese e dallo Sgruttendio.
[162] Varie specie di ballo in uso a quel tempo sono indicate dal
BASILE _Pentam._ I, 237, e 369. Alla _Spallata_ accenna il CORTESE
I, 89. Le _cascarde_ erano canzoni che si sposavano al ballo. Delle
_cascarde_: _Pordenzia, madamma la zita_ ecc. parla il medesimo CORTESE
II, 146. Cf. DE RITIS, _Voc. Nap._ in v.
[163] V. _Pragm._ XX. _De vectig._ 10, 11, 12, 14, 16 ec. t. IV p.
138-156 ediz. Cervone; PARRINO _O. c._ II, 266.
[164] Il Monterey quasi nello stesso spazio di tempo prese ben 43
milioni di ducati, dei quali solo 17 girono a pro del re. CAPECELATRO,
_Annali_, p. 45. Cf. _Una seconda congiura di Campanella_ del ch.
De Blasiis, nel _Giornale Napol._ p. 433 e s. — _Les deux Siciles_,
scriveva il marchese di Fontenay, ambasciatore del re di Francia a
Roma, nel 1648, _sont les meilleures Indes qu'ait le roi catholique._
Dispaccio del 7 gennajo 1648. _Le duc de Guise à Naples_ p. 24.
[165] BISACCIONI, _Historia delle guerre civili di questi ultimi
tempi_, Ven. 1644 V. II, p. 112; BRUSONI, _Stor. d'Ital._ XV, 444.
[166] _Arch. Stor. It._ IX p. 324
[167] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 16.
[168] Fede del tenente del Castel S. Elmo di esser morte 27 persone per
aver mangiato pane fatto colla farina della Città, 1629. — _Cautele_,
vol. XXV, f. 246-248 nell'Arch. Munic.
[169] Nella pramm. 15 tit. _de Aleatoribus_ del 1735 tra le case dei
giuochi dei dadi, che si permettono, essendosi dismesse le altre, si
nota la _Camorra innanzi Palazzo_. _Pragm._ t. I. p. 118.
[170] DONZELLI, _Op. cit._ p. 18; DE SANTIS, _Storia del tumulto di
Napoli_ p. 26.
[171] Un bando del duca di Medina dei 24 luglio 1638, confermato dal
duca d'Arcos ai 15 marzo 1646, affinché _ad unguem_ si osservasse ed
eseguisse, prescriveva che “non si dovesse introdurre dentro la città
quantità alcuna di pane, farina ec. per minima che fosse senza aver
pagato prima il debito diritto... sotto pena... alle donne... di anni
3 di esilio _extra provinciam_, e che ritrovato alcuno in _flagranti_
di un tal contrabbando si dovesse assicurare della persona e della roba
ec.„ Pramm. 50, tit. _De vectig._ t. IV, p. ?...
[172] DONZELLI, _O. c._ p. 22; DE SANTIS l. c.; DE KUSSAN, _Histoir. de
la révol. de Naples_ I, 55.
[173] _Istoria del tumulto di Napoli del Mag. Bernardo Ricca. U. I.
D._ dalli 7 luglio 1647 sin alli 6 aprile 1648 Ms. presso di me, monco
della fine f. 160. (Questa istoria fino all'agosto 1647 è simile a
Tontoli); _Racconto cit._ Ms. agli 8 luglio; DELLA MONICA _Op. cit._
Ms. f. 27; DONZELLI I. c., CAPECELATRO, _Diario_ I, 32; DE SANTIS
_Op. cit._ p. 49; NICOLAI, _Op. cit._ p. 39; DE TURRI, _Dissidentis,
desciscentis, receptaeque Neap. libri_ p. 55, ed. Gravier.; GIRAFFI
ecc.
[174] In quei tempi, allorchè usciva qualche giustizia dal tribunale
della Gran Corte della Vicaria, dopo il trombetto ed il banditore che
annunciava il delitto e la qualità della morte, andava, come ci fa
sapere il Summonte, un gran stendardo chiamato _Pendone_ di color rosso
colle insegne reali e con quelle del Gran Giustiziere del regno, il
quale precedeva il condannato assistito dalla compagnia dei Bianchi.
_Hist. di Nap._ I, 177; DEL TUFO, _Ragionamenti cit._ Ms. rag. V.
Questo costume imitavano i lazzari. _Racconto cit._ agli 8 luglio.
[175] I _bazzareoti_ erano e si dicono ancora i venditori ambulanti di
commestibili.
[176] CAPECELATRO, _Diario_, III, 273. Tra la ricchissima nomenclatura
d'ingiurie, che ha il dialetto napoletano nelle opere scritte prima
del 1647 non si trova mai il vocabolo _Lazzaro_. Esso fu introdotto
in quella occasione, e fu dato a tutti i plebei sollevati di qualunque
paese o regione fossero. Così il Buragna chiama i tumultuosi di Palermo
_lazzari_ di Sicilia, p. 8: il Valvasor che in un Ms. posseduto una
volta dal Conte di Policastro tratta dell'assedio posto a Sorrento nel
1647-48 dai plebei del contado, nomina costoro _lazzari del Piano_, e
così via discorrendo. Mal si apposero dunque quei che derivarono una
tale denominazione da un fondaco del Mercato, che dalla famiglia cui
apparteneva, si sarebbe detto dei _Lazzari_. (_Racconto_ f. 209).
[177] _Racconto_ agli otto luglio; _Giornale storico dei tumulti
popolari e dei loro eventi accaduti e delle pene dei delinquenti da
luglio 1447 per li 16 gennaio 1652_, f. 6. Ms. presso il ch. D. Gennaro
Aspreno Galante. L'A. testimone di veduta sembra essere uno scrivano o
certo persona del foro. Cf. pure il Polito al f. 309.
[178] “Tutte le mondiglie di oro e di argento che si poterono colligere
dalle ceneri di que' mobili furono donati alla chiesa di S.ª Maria
delle Grazie alla Pietra del Pesce„. CAMPANILE, _Diario_, f. 7. Il
danno secondo il Della Monica, ascese a più di 15,000 ducati. Ms. f.
27.
[179] _Diario Anonimo_ del 1647, f. 20 mihi.
[180] POLLIO, _Op. cit._ f. 34.
[181] GIULIANI, f. 77. La sentenza dl fuorgiudica leggesi pure nel
CAPACCIO, _Forestiero_, p. 531.
[182] Le petizioni del Genoino al Re per essere _abilitato_, come
allora dicevasi, si trovano nel Giuliani fol. 81, e la copia della
commissione fatta all'Alarcon ne' _Successi varii_, T. III, fol. 407.
Nel f. 45 del T. II che trovasi nella Bibl. Naz. vi è l'allegazione di
un tal Giov. Francesco Castaldi in difesa del Genoino così intitolata:
_De jure pro U. I. D. Julio Genoino tribuno fidelissimi populi Neap.
contra r. Fiscum coram regios delegates regis Catholici._
[183] I quattro giudici furono: Salvo, Brancia, Niquesa ed il
presidente D. Giovanni Erriquez col fiscale della Vicaria. Il Genoino
poi giunse in Napoli con Franc. Ant. Arpaia a' 4 maggio 1622, e dopo
nella notte andò a Baia, e nel mattino seguente a Capua. _Lettera
de' Deputati dell'Ambasceria al signor Fabio Caracciolo in Madrid._
Giuliani, f. 231.
[184] La copia della lettera, che scrisse Giulio Genoino al re Filippo
IV, quando gl'inviò il modello, leggesi ne' _Soccessi varii_, fol. 428,
4.
[185] Carta de aviso della gratia ricevuta da sua Maestà ai 12 febbraio
1634. _Soccessi varii_ cit. f. 420 c. In piedi si nota: dal suo
originale delli fragmenti remasti dalle scritture del Genoino portata
in questo luogo nel 1672.
[186] V. Biglietto del Vicerè al Reggente Matthias Casanatte, nei
_Successi_ f. 431. Il fatto è narrato pure abbastanza diffusamente dal
CAPECELATRO, _Annali_, p. 158.
[187] _Apologia di Giulio Genoino all'Abbate Torrese_, f. 432.
[188] _Racconto_, f. 8 ec.
[189] BISACCIONI, _Op. cit._ P. II, p. 129.
[190] CAMPANILE, _Diario_, f. 16; TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 132.
[191] CAMPANILE, _Diario_ f. 13; _Diario anonimo_ Ms. p. 30, e 11;
_Racconto_ cit. al dì 13 luglio; BURAGNA p. 137; NICOLAI p. 77:
CAPECELATRO _Diario_ p. 168.
[192] Secondo alcuni scrittori, la moglie di Masaniello andò più volte
a Palazzo, prima della solenne visita della Domenica, ed ebbe in tale
occasione, o in altre, parecchi regali. Il Fuidoro dice al f. 35 v.
“quest'andare e venire in Palazzo della moglie di Masaniello et sua
sorella, durò più volte sempre in carrozza fino a tanto che si fecero
le capitolazioni. E, per imprimere azioni di corrispondenza fra di
loro, acciocchè si fosse effettuata la capitolazione per la quiete,
il Vicerè e la viceregina alternavano regali a Masaniello e a sua
moglie, portati da soldati della sua guardia d'alabardieri et soldati
di fanteria„. In un altro manoscritto che tratta pure dei fatti di
Masaniello fino alla sua morte, e di cui non posso indicare il titolo,
perchè monco del principio, si dice: “La signora Viceregina ha mandato
in dono alla moglie del detto Tommaso Aniello un'altra collana d'oro
con cannacca di diamanti; con gli orecchini anche di diamanti del
valore di diecimila scudi in circa, et una catena d'oro alla siviglia
a Giovanni d'Amalfi fratello del detto Tommaso Aniello, e parola di
voler battezzare il figlio che haverebbe partorito la moglie del detto
Tommaso per esser gravida, ed il titolo di Duca di S. Giorgio„. Il
manoscritto contemporaneo si conserva dal mio egregio amico d. Bernardo
Gaetani, cassinese, abate di S. Paolo in Perugia ed ora vescovo di
Sansevero in Puglia. — Dei regali parlano pure altri scrittori del
tempo, e specialmente il GIRAFFI, giorn. VI p. 142, il BIRAGO, _Delle
Historie memorabili_, Ven. 1663, p. 245, ed il BURAGNA p. 137, che fa
menzione di alcuni vestiti molto costosi, di scelte paste e di altre
cose dolci.
[193] Alcuni dicono che la carrozza appartenesse al Duca di Maddaloni
(BURAGNA 156, GIRAFFI 165); ma i più affermano che fosse di Corte.
[194] BASILE, _Pentam._ ss, 10; Pragm. 446, e _Supplem._, I, 190.
[195] SGRUTTENDIO, _O. c._ f. 80; CAPUTO, _Annali_ Ms. f. 48 mihi.
[196] La visita della moglie di Masaniello a Palazzo è narrata da tutti
gli scrittori di quegli avvenimenti. Cito, tra gl'inediti, CAMPANILE f.
160; DELLA PORTA f. 56; _Racconto_ ai 14 Luglio: DE FIORE, _Racconto
dei tumulti popolari di Napoli_, Ms. DIARIO ANONIMO Ms. f. 38 v.; 43;
e tra gli stampati: DONZELLI _O. c._ p. 127; CAPECELATRO, _Diario_ I.
86; GIRAFFI p. 166; BURAGNA p. 158; DE SANTIS p. 108: DE TURRI p. 192;
_Mém. du baron de Modène_, I, p. 148.