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PAOLO PELLICCIONI
RACCONTO STORICO DI
F. D. GUERRAZZI.
VOLUME SECONDO.
Milano,
Casa Editrice Italiana di M. Guigoni.
Corso di Porta Nuova, N. 5.
1864.
Dritti di traduzione e riproduzione riservati.
NB. _Tutte le copie non munite della firma dell'editore verranno
considerate come contraffatte._
Tip. Guigoni.
PAOLO PELLICCIONI.
CAPITOLO X.
Il re Guercino.
Paolo non si poteva volgere, e rivolgere fra tante rose, senza che da
qualche pruno rimanesse punto; e sopratutto gli accese dentro (dove non
so) un cotal senso di bruciore certa singolarissima fanciulla. Forse
contribuì a mettergliela in grazia l'aspetto non pure diverso, ma
contrario a quello di Violante: imperciocchè l'occhio nostro vagheggi
alternare dal bianco al nero, donde avviene, che lo spirito tenendogli
dietro si offra come lavorato a scacchi; e dacchè la Violante ornavano
le chiome nere, ora piacquero a Paolo i capelli biondi di Tuda; pallida
quella, questa candidissima e tinta in lieve vermiglio come pesca
colorata appena dal sole; la spagnuola grave, la italiana leggera; l'una
teneva gli occhi velati sotto le lunghe palpebre, l'altra dagli occhi
tagliati a mandorla, e posti così in linea obliqua a mo' delle caprette,
avventava facelle, anzi ad ora ad ora stringeva i nepitelli quasi per
raccogliere quanto più potesse la virtù del fuoco, che di un tratto
sbalestrava in giro su quanti le facevano intorno corona. Io non dirò,
che passeggiando su pei prati ella non avrebbe curvato neanco i fiori,
no certo, imperciocchè io creda che non piegato, ma tronco ella avrebbe
i fiori e le piante se mai avveniva che ci caminasse sopra, pure moveva
quei suoi brevi piedi presto presto, sicchè sembrava li tenesse sempre
fermi, e i lembi delle vesti senza requie ventilati dietro
scoppiettavano proprio nel modo, che i poeti antichi finsero dell'Iride
quando si affrettava pei cieli a portare il messaggio degli Dei. -- Ma
della cara creatura divino sopra modo il sorriso; io dirò troppo e male,
ma dai suoi labbri scappava fuora un perpetuo nembo di amorini, come dai
fiori prorompe l'effluvio odoroso. -- Farfalla tra le rose, e i giovani
intorno a gara smanianti di agguantarla; ella poi, arte fosse o natura,
nel fuggire non batteva lontano le ale, che così avrebbe tolto la
speranza, bensì con vago errore, come appunto costuma la farfalla, da un
cespo volava sopra un altro cespo, e lì posata pareva sfidasse i suoi
persecutori.
Più veemente degli altri Paolo non le dava posa, e lui, come accade, più
che gli altri fuggiva; forse era istinto; fatto sta, che quantunque gli
oggetti e le sensazioni, così copiosamente mutabili, s'incalzassero
nell'animo di lei, da parere più che altro un perpetuo _caleidoscopio_,
-- quantunque tutto passasse per la sua mente serena come sommolo di
brezza mattutina sul lago, che non turba, ma increspa le acque tanto,
che brillantate dal sole, pare che esse rabbrividiscano di piacere, ella
nondimanco ogni cosa avvertiva, di tutto pigliava nota, e al bisogno
l'agile memoria glielo riponeva davanti lo spirito.
E più che degli altri ella si talentava farne strazio co' bottoni senza
occhielli; un dì che ei le comparve dinanzi più azzimato del consueto
con le calze di raso bianco squartate di velluto nero, e mantelletto pur
nero foderato di seta bianca, ella ridendo gli disse, che le pareva il
_babbo del Miserere_; il giorno dopo ei si vestì di velluto e seta
colore di fuoco, nè gli toccò miglior ventura, perchè ella pronta lo
proverbiava così: Cavaliere, voi mi parete l'emblema di Francesco I re
di Francia, che faceva la Salamandra tra le fiamme col motto: -- ella
arde sempre, e non abbrucia mai. -- L'uomo aitante che regge il feroce
cavallo ha virtù da conquidere il cuore delle fanciulle, e nè anco
questo valse a Paolo, però che Tuda consideratolo un pezzo mentre
maneggiava un bucefalo romano[1] ruppe in questa puntura: -- non vi par
nato proprio re dei butteri? -- Quando abbigliato da capitano le si
mostrò improvviso per armi, e per oro smagliante, ella ridendo come
pazza lo prese pel braccio, e: -- oh! bene, oh! stupendo, ella esclamò,
se mai un dì mi sortiranno i cieli all'onore di esservi moglie, noi
gireremo il mondo per farci vedere, e voi sarete il capitan Cardone, io
Isabella: -- se lo sapeste potremmo provare il famoso duetto:
»De quien son estas tetiglias?
»Del capitan Cardon:
»Y la vida, y el corazon?
»Del capitan Cardon[2].
Qui sebbene io non mi vanti come Zaccaria Verner per _grand maître
d'amour_, tuttavolta mi permetto ammonire le donzelle, che quando si
sono tolte ad uccellare per siffatta guisa un uomo, guardinsi bene di
lasciarsi prendere, perchè alla meno trista l'amante proveranno
cacciatore, che quello che piglia, o pela o spella, e poi mette ad
arrostire dentro lo spiedo.
Se fosse amore la passione, che spingeva Paolo verso Tuda, per me non
saprei, che chimico non fui mai, e non so se possa scomporsi amore: solo
assicuro che questi dispetti arrovellandolo, vie più lo intabaccavano,
come il poco vento accende, mentre il troppo spenge la fiamma. -- A
questo amore della specie dei rabbiosi si aggiungeva la cupidità (per
ordinario mi affermano che fanno ottima lega insieme), però che non
pochi lasciti degl'illustri antenati per causa di maritare donzelle
venissero a riunirsi in lei figliuola unica: onde con la ricchezza
stabile, la quale mercè i suoi frutti mantiene la comodità e lo
splendore delle famiglie, Paolo sperava gli si aprisse una via, in fondo
alla quale non gli si mostrassero più corda, tanaglie e ruota; ingrata
vista per tutti, anco pel Pelliccioni: di vero, il Cartouche diceva
essere un brutto quarto d'ora quello che passava tra carnefice e
condannato, e vado sicuro che tutti quelli che ebbero a provarlo non mi
smentiranno.
Paolo non era presuntuoso per modo da non comprendere, che il primo
ostacolo nello adempimento dei suoi disegni gli veniva da Tuda; ma poi
l'era abbastanza da farsi sicuro di superarlo; e il suo specchio gli
dava sempre ragione: nè in fin di conto la repugnanza della fanciulla
poteva mettere in apprensione a cotesti tempi, che nelle famiglie
ordinate col santo timore di Dio si usava dire: o saltare quella
finestra o mangiare quella minestra; ovvero: maritarsi con cotesto uomo,
o seppellirsi in convento: maggior pensiero davano i parenti della
nobilissima casa Savelli, i quali si sarieno lasciati mettere in quattro
pezzi, anzichè accettare per congiunto un uomo per lignaggio da meno di
loro; e peggio poi, che non fosse al caso di sovvenirli di danaro,
perchè tutti spiantati, ch'era un desío. Del padre di Tuda non si poteva
far capitale alcuno perchè prodigo, e sebbene vecchio, nabissato negli
amori volgari, e nei debiti: quanto al gioco, pareva binato con lui,
però nè rispettabile nè rispettato; bene ostentava sopra la propria
famiglia assoluta padronanza, e a sentirlo dire, i vecchi romani che
avevano diritto di vendere i figliuoli sanguinolenti, e lo adoperavano,
dirimpetto a lui non ci erano per nulla: perpetui gli ricorrevano sopra
la bocca i vanti: -- il padrone sono io; e se non era io che ci metteva
le mani non se ne sarebbe venuti mai a capo, e quando parlo io tutti
hanno a chinare il capo, tutti, e abbiatelo per inteso. La sua consorte
donna Clelia da prima gli dava su la voce, poi le bastò guardarlo
aggrondata perchè ei si cacciasse la coda fra le gambe: ora non lo
guardava nè manco, facendo dei suoi detti il conto medesimo del cigolío
del vento che entrava pel buco della chiave nella stanza. Come se il
caso ci si fosse messo a posta, su questo marchese Savello avevano
balestrato il nome di Silla: e' par destino che quanto un dì fece
piangere deva più tardi far ridere, per poi ricominciare il giro.
Donna Clelia universalmente celebravano arca di virtù: per me avrei
voluto ammogliarmi piuttosto con la tramontana, che con lei, ma in vero
ella era un impasto di buone e di ree qualità, con questa ragione, che
le ree invecchiando diventarono pessime, e le buone si erano infortite.
Amava la famiglia con tutti i nervi, ma più per superbia, che per altro,
sopportando con acerbo animo la presente decadenza, e disposta a fare di
ogni erba fascio per restaurarla nello antico splendore; aveva tentato
prima la via del risparmio per rimetterla in fiore, e tale sperando, e
via via assottigliando si era ridotta agli ultimi termini della miseria;
accortasi poi, che mentr'ella badava al fuscello, il consorte Silla
faceva falò del pagliaio, e che per avarizia veniva ad invilirsi la
clarissima casa, mise tutto il suo cuore in certe liti, che agitava da
dieci anni, e nel procurare nozze splendide ai figliuoli; il suo
naturale rissoso crebbe d'ira, e con la usanza continua dei forensi
imparò in certo modo a regolare la contesa, e mettere ordine alla
tenzone: dopo la superbia, la cupidità, e la smania di contrastare
veniva la divozione; ma se meriti questo nome il credere alle streghe,
ai folletti, e non in Dio, anzi non sapere che si fosse, non rammentarlo
nè manco, giudicatelo voi. Temeva il Papa, come si teme il diavolo,
perchè ha potenza di fare il male; e si asteneva di rammentare ambedue
proprio per sospetto gli comparissero davanti: presuntuosa, che Dio ve
lo dica per me, sapeva ogni cosa, in tutto metteva il becco, era
avvocata, medica, teologa, fattora in campagna, negoziatrice in città,
nella conoscenza dell'arte araldica un portento; parlava copioso, e
male, talora anco bene, eloquenza da legna verdi, dopo molto fumo un po'
di fiamma: della sua curiosità non parlo, perchè la madre Eva trovando a
possederne un grossissimo patrimonio, come donna imparziale, e perchè
maggioraschi non costumavano allora, la lasciò _pro indiviso_ a tutte le
sue figliuole. Ma come ella ha da parlare, così si paleserà da sè, senza
ch'io perda il fiato a sostenere la parte di Cicerone delle figure di
cera; però non posso tacere che la povera donna aveva un gran martello
nel cuore dubitando di potere riuscire mai a calafatare la barca
sdruscita della casa Savella, imperciocchè il marito cercava il male per
medicina. Tuda certo era provveduta d'avanzo, ma quando le ragazze non
portano un gancio nella destra, e un tizzo acceso nella mancina (il che
significa che dalla casa onde escono per andare a marito esse razzolano
quanto possono, e nella casa ov'entrano appiccano fuoco), il gancio
nella diritta tengono sempre; e poi le sue nozze magnifiche, se pure le
toccavano, non riuscivano di profitto alla casa; anzi all'opposto,
scemandola dei legati dotali, le toglievano il credito, che sempre
accompagna le famiglie in possesso di grandi sustanze, sia che le
abbiano a rendere, ovvero a serbare. Circa a Marcantonio, anch'egli
unico maschio, e colonna su cui si appoggiava tutta speranza e il gran
nome Savelli, ci voleva un supremo sforzo di amore materno per isperare
di cavarne costrutto; inane e sciapito come una zucca romana; egli era
proprio nato sotto lo influsso della stella, che il Salvatore Rosa
chiama _asinina_[3] e pare che a quei tempi remoti (e le male lingue
perfidiano anco ai presenti) presiedesse alle nascite dei patrizi:
checchè di ciò sia, se l'amore materno non le avesse posto un cuscino su
gli occhi, donna Clelia con ben altra ragione che il Saccenti, avrebbe
potuto volgere al suo gentile portato i versi famosi:
»O figlio grande e grosso, e bue davvero,
»Che quindici anni fa ti misi al mondo.
Queste le pedine con le quali a Paolo toccava giocare la sua partita, e
non erano belle; nè alcun se ne persuase meglio di lui; però si pose
tosto l'animo in quiete, fermo in questo, che in casa Savelli, se non vi
si entrava per via del Vaticano, altro verso non ci era; ma la chiamata
del Papa si faceva attendere tanto ch'ei già si dava al disperato; che
il Cardinale lo avesse posto nel dimenticatoio non si poteva supporre,
imperciocchè egli si studiasse ogni dì comparirgli davanti e salutarlo,
e l'altro gli sorridesse cortese come uomo che veda persona grata; che
se egli si asteneva di rammentargli il fatto suo, ciò operava, non
perchè si peritasse, bensì un poco per superbia, ed un poco per non
iscapitare di reputazione. All'ultimo venne lo staffiere, gli recò il
foglio, lo aperse palpitante, e quando lesse, che il dì successivo il
cardinale Alessandro lo avrebbe presentato al Papa, stette per rompere
in pazzie, come saltare al palco, abbracciare lo staffiere, baciarlo,
empirgli le tasche di monete, ed altre cotali, e pure (tanto esercitava
impero sopra di sè) si contenne, e donato da gentiluomo lo staffiere,
con molto sussiego lo accommiatò.
* * * * *
Dall'ultima volta che lo vedemmo, si direbbe, che non si fosse mutato;
sempre ei tenevasi nè seduto, nè ritto alla estrema sponda del tavolino,
con le braccia aperte e le mani ferme sopra lo spigolo di quello, con
ambo i piedi tesi e puntati sul pavimento, il capo sempre chino, gli
occhi sempre chiusi, senonchè il colore della carne appariva più acceso,
nè per quanto sforzo ci adoperasse giungeva a padroneggiare il
turbamento che lo agitava. Paolo pertanto, introdotto alla presenza del
Papa, appena entrato piegò il ginocchio a terra, nè Sisto lo avvertiva;
giunto al mezzo della sala da capo inchinavasi senza che se ne addasse
il Pontefice; all'ultimo, prosternatosi ai piedi, e curvo giù con la
faccia al pavimento, glieli baciò!....
Gli baciò i piedi! Così costumava, e costumasi anco adesso nella Corte
di Roma; dicono ponesse questo uso Adriano I; che levò dai tempi e dalle
regioni dove il governo si definisce così: un solo, che squarta e scoia,
e gli altri che si lasciano scoiare e squartare; di su superbia più che
da demonii, di giù bassezza superiore a quella dei lumbrichi. -- I Papi
potranno a ragione chiamarsi rappresentanti dei Faraoni di Egitto, dei
Cosroe di Persia, dei tiranni insomma di Babilonia, o di Ninive, di
Cristo non già. Se Cristo tornasse al mondo starebbe lontano da Roma per
tema lo crocifiggessero una seconda volta; difatti la prima, in croce ce
lo inchiodarono i preti.
Nel sentirsi baciare i piedi Sisto si riscosse e aperti gli occhi
accennò a Paolo si levasse; mentr'ei si raddrizzava, gli sguardi di
costoro incontraronsi acerbi ed ostili; nè veruno pareva dal suo canto
volesse essere primo ad abbassarli; ma Paolo considerando avere fatto
prova di coraggio sufficiente, nè tornargli conto sfidare il Papa mentre
andava a sollecitare grazia da lui, gli declinò, e Sisto si compiacque
aver vinto; se Paolo avesse tenuto sempre gli occhi dimessi ei non ci
avrebbe avvertito, e se avvertito, reputato Paolo pusillanime e dappoco;
ora però gli pareva averlo superato nella lotta degli occhi, nella quale
talora si fa prova di maggiore prestanza, che non in quella delle
braccia; nè s'ingannò; l'errore cadde in questo altro, ch'egli credè
Paolo lo facesse per tema, ed invece lo mosse subdolo ingegno.
-- Dunque, con voce aspra, e che pure s'ingegnava rendere blanda, siete
voi quel desso, che si vanta sterminare dai nostri Stati i banditi?
-- Beatissimo Padre, io non ho detto questo, bensì questo altro, i
banditi essere una sozza e rea piaga d'Italia, impresa degna al pari di
ogni altra attendere con ogni sforzo a guarirla; il cittadino da bene
dovere porre in ciò opera, e consiglio; gloriosissimo vincere la prova,
e non manco glorioso perderci la vita....
-- San Grisostomo Boccadoro non potria favellare di meglio. Adesso
esponeteci bene e succinto che volete da noi? Volete essere capitano dei
Micheletti? Volete che vi sieno sottoposti i bargelli di campagna e di
città?
-- Santità, sono cavaliere romano.
-- Ma il buon cittadino non deve porre in opera ogni suo consiglio, e
ogni sforzo per sterminare questa razza di vipere? Voi lo diceste pur
dianzi....
-- Ogni consiglio e ogni opera degna di cavaliere romano.
-- Ch'è questo? Non basta, non ha da bastare l'onore di servire lo Stato?
Non parvi a bastanza nobile il grado? Noi che possiamo tutto, non
potremo per avventura nobilitarlo?
-- Santità, sono cavaliere romano. --
Sisto, dubitando che coteste parole contenessero una puntura allo antico
suo stato, aggrondò le sopracciglia in molto orribile maniera, e gli
occhi suoi mandarono faville, ma Paolo che le aveva dette senza maligna
intenzione non si accorse del turbine, onde il Papa fatta la prova e la
riprova del granchio preso, cesse il sospetto, ripigliando con accento
benevolo:
-- O sentiamo un po' di che vorreste voi essere creato capitano?
-- Dei cavalleggeri.
-- Ma di questi non è proprio ufficio perseguitare banditi.
-- E loro si conferisce.
-- Ma adesso lo tiene il signor Paolo Ghisliero nipote di Papa Pio V....
-- E gli si leva.
-- Voi siete spiccio, voi.
-- Furono tardi Cesare ed Alessandro.
-- Noi siamo ministri di un Dio di pace, e il paragone con questi eroi
del paganesimo non corre.
-- E non pertanto costretti alla guerra per la difesa del proprio
patrimonio, e chi aspetta la guerra spesso la fa male, e sempre alla
sprovvista. Chi assalisce in tempo, ho inteso dire, da cui se ne
intende, che alla più trista la impatta; e poi le arti della pace hanno
forse men pregio di quelle della guerra? E vostra Santità emulò la
magnificenza antica con le cuntazioni di Fabio, o con gli ardori di
Marcello? Vorrei sapere un po' se Sisto regna da un secolo sopra la
cattedra di San Pietro? --
O lode! chiunque sortì dalla natura orecchie, forza è che ti ceda; se il
porfido sentisse, io penso che non si sarebbe perduta l'arte di
lavorarlo; nè per mia opinione importa lo intelletto, o poco, dacchè
anco gli enti che da noi si appellano irragionevoli si lascino pigliare
dai suoni geniali: le stesse balene si sentono commovere dalle blandizie
della musica, onde sollevano il capo fuori delle acque per intendere
meglio; di che prevalendosi i pescatori le sfolgorano co' moschetti tra
un occhio e l'altro e le ammazzano, ora io giudico i suoni partoriscano
nelle bestie l'effetto della lode sopra gli uomini. Si conosceva
espresso, che Sisto anco fisicamente si deliziava alla piaggeria di
Paolo; vado convinto, che se fosse stato buio si sarebbe vista la pelle
pontificia corruscare di getti fosforici come da quella dei gatti
stropicciati sul groppone. -- Però Sisto non era terreno da piantarci
vigna, e delibati appena alquanti sorsi di laude, all'improvviso
interrogò:
-- Orsù adesso sentiamo con quali argomenti voi vi augurate fare opera
buona contro i banditi.
-- Santità, io innanzi tratto supplico di non arrecarsi delle mie parole,
e quando sonassero temerarie piaccia condonarle alla ignoranza.
-- Dite franco, che ove non entra malizia, quivi non può essere offesa.
-- Dunque se è lecito paragonare le cose grandissime con le piccole, anzi
le sacre con le profane, io credo che quando possediamo fede salda, e
proposito deliberato, la capacità venga col maestrato o con lo ufficio;
però come sopra lo eletto papa scende lo Spirito Santo e lo spira a cose
sempre divine, così sul preposto alla milizia scende dall'alto una
forza, che gli schiara lo intelletto, e gl'ingagliardisce le mani.
-- Tutto questo io lodo come ottimamente pensato, ma se da questi in
fuori non avete altri moccoli, voi ne andrete a letto al buio, e da me
non isperate nè uno scudo, nè un uomo.
-- Vostra Santità mi darà uomini, e mi darà scudi.
-- Io? Alla prova.
-- Alla prova: ecco sono tornati a nabissare il patrimonio di San Pietro
in un groppo Sacripante, Battistella, il Piccolomini, il Conte di
Ascoli, il prete Guercino...[4]
-- Al corpo di Dio! urlò Sisto V trasformandosi in belva inferocita, pur
troppo; finchè piaggiando la Spagna nimicava la Francia, tutti mi
porgevano la mano a snidare questa infamia di banditi, onta dei governi,
e gravezza dei popoli; adesso che, considerando io come se la Francia
non viene in Italia a bilanciare la Spagna, di qui a tre anni anco lo
Spirito Santo è forza che diventi a marcio dispetto spagnuolo,
m'industrio tenermi bene edificato Enrico di Borbone, il quale, sebbene
francese, e per giunta nato in Guascogna, mi pare marmo da scolpirci un
re, ecco tutti mi danno addosso, i vecchi banditi mi aizzano contro,
altri ne aggiungono, gli forniscono di armi e di danari: da ogni
castello piovono vittovaglie nelle caverne, anzi le nobili donne con le
gentilesche mani non aborrono apprestar loro manicaretti, e pasticci[5].
Che se questo fastidio mi capitasse per la parte del Re cattolico, e dei
suoi vicerè, che Dio tutti sprofondi giù nello inferno, sarebbe ostico
ma non insopportabile; ora poi quelli che mi fanno più guerra sono
principi italiani, sangue latino, che, dopo avere dominato tutto il
mondo, adesso mutare servitù reputano signoria. Sì, viva Dio, sì
gl'italiani principi non hanno core che loro basti ad altro, che ad
ammazzarsi per mutare padrone: asini, ai quali, quando invece di barili
si sentono carichi di corbelli, e' sembra essere diventati Cesari, che
salgono il Campidoglio.
-- Io chiedo umilmente perdono, ma mi sembra che i principi italiani si
affrettino ad operare quello che dopo molte ambagi si troverà costretta
a fare anco la Chiesa; il partito dei principi forse procurerà loro un
amico, quello della Chiesa le frutterà certo due nemici. Per durare non
bisognerebbe assottigliarsi il cerebro a fine di vivere fra la incudine
e il martello, bensì rafforzare le mani e liberarsi da ambedue.
-- Ah! pur troppo, ma come posso io tanto, se uno sciagurato, un prete
ardisce chiamarsi _Re della Campagna_, e mandarmi a sfidare fin nel
Campidoglio? Ora non sono anni un perfido ladrone chiamato Venanzio
Tombesi... avete mai sentito parlare del Tombesi?
-- Sì, Santità, al mio ritorno in patria qualche cosa ne ho sentito
parlare.
-- Costui mi riferirono essere giovane, e manieroso; aggiungevano falso
il nome, e senz'altro sotto quello nascondersi qualche lontano germoglio
dei Metelli, e degli Scipioni, a cui par bello da padri eroi discendere
banditi; procurammo che non crescesse la vipera, e Dio aiutando, vi
riuscimmo; egli ci concesse la grazia di farci toccare con queste mani
quel capo scellerato mozzo dal busto, che esponemmo a terrore del
popolo.
-- Vostra Santità toccò proprio con le sue benedette mani il capo mozzo
del bandito Tombesi?
-- Certo, e con la devozione stessa con la quale tocco le reliquie dei
santi Pietro e Paolo; nè vi paia grave, imperciocchè i principi non
possano provvedere alla prosperità dei popoli soggetti, senonchè in due
modi: o procurando il bene, od estirpando il male; ora atteso le scarse
facoltà nostre, e la molta malizia degli uomini, riesce, a noi che
regniamo, più agevole torre via il male, che operare il bene.
-- E se non è temeraria la domanda, chi fu l'avventurato che portò a
Vostra Santità la testa del Tombasi?
-- Tombesi non Tombasi; e' fu una perla di Bargello, giovane anch'egli,
di buona famiglia, di buoni studi, e credo fosse stato in seminario;
pieno di timore di Dio, e di noi. -- Il dabbene giovane si era preso lo
impegno di portarci anco quella di prete Guercino, e invece.... invece
questo scomunicato ... questo maledetto da Dio ci ha mandato la sua.
-- Di quale?
-- Di Angelotto, del Bargello di Campagna; e senti come... -- Qui il Papa
strinse pel braccio Paolo, e per veemenza di passione pigliando a
passeggiare su e giù nella sala se lo traeva dietro con forza che
mirabile in giovane, era per vecchio prodigiosa, -- e senti come... il dì
di San Bonaventura si presenta il Padre guardiano dei Minori osservanti
di Viterbo al Vaticano annunziando avere a rimettere una cassetta
consegnatagli da certo penitente in confessione con l'obbligo di
portarla egli proprio a Roma, e consegnarla nelle mani di Sisto. Noi gli
mandammo a dire la lasciasse, ma egli niente; allora lo accogliemmo al
nostro cospetto e dopo il bacio dei piedi ci confidò la cassetta, la
quale aperta in nostra presenza vedemmo contenere il capo di quel povero
giovane di Angelotto... -- Misero! ne increbbe la sua morte molto, ma
troppo più ch'ei fosse morto senza sacramenti; però ci trovammo buon
rimedio con le indulgenze e i suffragi. Insieme con la testa andava
unita una leggenda, che diceva: = _A papa Sisto V infelicemente regnante
in Roma, prete Guercino re della Campagna_[6]. = Ordinammo mettessero le
mani addosso al padre guardiano, e sottilmente lo ricercassero con la
corda, e fu trovato il poverino non essere consapevole di nulla; tornò
al convento con le braccia slogate ma per compenso carico di
benedizioni, sicchè fu troppo maggiore il guadagno della perdita. Prete
Guercino vive!... a tale è ridotto Sisto, oh! oh!...
-- Santità, mi sia benigna di posare l'animo meritamente agitato, e
permettermi ch'io possa dirle alcune altre parole. Dunque le preme far
vendetta di prete Guercino?
-- Figliuolo, _chi sostiene le ingiurie senza risentimento non è uomo, e
chi potendo vendicarsi non si vendica abbilo per bestia addirittura_[7].
-- Ancora; Vostra Santità innanzi di conferirmi officio stabile vorrebbe
avere da me un po' di saggio di quanto sapessi fare...?
-- Giusto così, mi avete letto dentro.
-- Dunque si degni conferirmi commissione temporanea sopra i Micheletti e
i Bargelli della Campagna: basta una settimana, ma poniamo due; in
questo mezzo tempo Vostra Santità riceverà di sicuro una testa; od io le
porterò quella di prete Guercino, o il prete Guercino le manderà la mia.
--
Sisto stette lì lì per dargli un bacio, ma se ne astenne; però con voce
carezzevole gli disse:
-- Siamo contenti, che così si faccia; il cardinale di Montalto avrà cura
di munirvi delle necessarie spedizioni. Se opererete quanto avete
promesso, ben per voi! Nè potrete immaginare comodo o favore per grande
che sia, che noi non siamo disposti a concedervi. Parola di Sisto è
parola di Dio. Intanto, inginocchiatevi, vi compartiamo la nostra
apostolica benedizione; ci dimenticammo compartirla al povero Angelotto,
e forse questa mancanza fu colpa che capitasse male.
-- Anzi, di sicuro, soggiunse Paolo, e camminando all'indietro a capo
chino si partì dalla presenza del Papa, il quale rimasto solo col
cardinale di San Marcello, che fu Giambattista Castagna, dopo lui
assunto al Pontificato col nome di Urbano VII, gli disse, accennando col
dito la porta donde era uscito Paolo:
-- Illustrissimo, veda cotesto è uomo destinato ad andare in su; se poi
sopra il Campidoglio, ovvero sopra la forca, chiariremo tra poco.
A Paolo uscito dal cospetto del Papa venne vaghezza, non avuta prima, di
portarsi sul ponte di Sant'Angelo a vedere le teste mozze, che infilate
su i pali stavano lì ad atterrire i banditi, i quali lontani o non
sapevano, o non curavano esempii siffatti: di vero tra altre parecchie
ci mirò anche la sua col cartello sotto, che per quanto poco umile egli
fosse, pure gli largiva tali e tanti titoli, che egli per giustizia non
avrebbe potuto accettare: non vi si fermò sotto troppo tempo,
imperciocchè cotesto teschio che ciondolava tuttavia al vento alcuni
carnicci era tal mostra da mareggiare anche lo stomaco di un bandito;
allontanandosi pertanto pensava:
-- Dacchè altri ha pagato per me, ormai io spero, che passerò per
bardotto.
E dato bando alle malinconie, venuto vespro, abbigliatosi con abiti di
nuova foggia e attillati, fu a casa Savelli dove lo aveva precorso la
fama del successo alterando il vero, e la più parte aggiungendo falso; e
siccome ogni cosa, anco falsa, tornava ad incremento della sua
reputazione, così, quelli che prima gli s'inchinavano, ora voltarono la
schiena a mezzo cerchio perfetto, gli altri più renitenti cominciarono a
disegnare della persona una elittica; le mamme gli esponevano dinanzi un
assortimento di risi sorrisi co' labbri stretti, però che l'arte di
fabbricare dentiere non fosse anco trovata, e i denti cascati non fanno
finestre dove goda affacciarsi amore: delle ragazze non dico nulla:
diluviavano occhiate da disgradarne i razzi finali della girandola di
San Pietro; ma il Pelliccioni salutava sbadato, o poco ci avvertiva, chè
l'anima e gli occhi stavano fissi su quel folletto di Tuda, la quale
andava, veniva, girava da parere che ce ne fossero quattro, e tutto
vedeva, e tutto fingeva non vedere, e di ogni cosa si pigliava spasso;
gli sguardi suoi non cadenti, nè dritti, bensì obliqui come i Turchi
adoperano le scimitarre, e con tale virtù da fiedere netto come gambi di
pera sbarre di ferro grosse quanto un braccio; con perpetua
irrequietezza ella ora aggroppava ora snodava il mirabile collo, che
vinceva quello dei colombi in amore quando il sole lo veste di colori
sempre nuovi e sempre più belli. Per quanto Paolo s'industriasse
attirarla a sè ora con ridenti, ora con supplichevoli, ed anco talvolta
con minaccevoli sguardi non ne venne a capo; peggio se tentava
accostarla; Tuda, quasi lo presentisse, batteva altrove l'ale, e in
mille modi, sconosciuti a cui non sente amore e rabbia, lo deludeva e
scherniva. All'ultimo Paolo altro non vide che uno scintillío di faville
che poi diventarono teste, e da prima tutte di Tuda, aggirantesi in
vortici, sempre ridenti, e sempre folleggianti, ma indi a breve
diventando penoso, altre teste vi si mescolarono laide, e sinistre,
tuttavia ritraenti una immagine sola; poi diradaronsi, e ne rimasero
solo due, che facevano l'altalena che ora si tuffava, ora sorgeva da un
lago di sangue; da un lato quello di Tuda, dall'altro quello di prete
Guercino. Quello di Tuda scaturì da principio più volte vario per
ornamenti diversi, ora con diadema, ora con ghirlanda, ed ora con
acconciatura leggiadra di capelli, quello poi di prete Guercino sempre
grondante sangue cagliato, con le chiome grommose; ma poi mutata vicenda
toccò al capo di Tuda comparire terribilmente miserabile, mentre la
testa del prete Guercino si affacciava ora con la sua bella chierica
candida come fiore di latte, ora colla berretta a tre spicchi, e perfino
con la corona in testa come re della Campagna. Paolo si appoggiò
improvvido alla base di una statua di Giulio Cesare, pure aspettando che
gli cessasse il bagliore; il quale fu breve, avendo contribuito a dargli
fine certe parole ch'ebbero potenza di respingergli con subito riflusso
il sangue dal cervello al cuore, e queste furono:
-- Mirate un po' come la gente magna anco senza avvertirlo si mostri nata
da una stessa famiglia.
Anzi no, ei si accostava alla immagine di Cesare per la ragione, chè
l'ambra tira la paglia... --
Paolo spalancò gli occhi e le ultime parole dell'atroce ingiuria
sorprese sopra le labbra di Tuda.
-- Bene sta; io darò la testa del Guercino, io ne darei cento per la tua,
divina fanciulla; che importa a me che tu mi ami? Mi basta che tu
patisca il mio amore. Farfalla scellerata, fa' quello che sai, tu devi
cadermi nelle mani, perchè se non bastasse ad agguantarti il mio amore,
piglierebbe a perseguitarti la mia vendetta.
Di poi tolto commiato, senza porre tempo fra mezzo cavalcò forte alla
villa di Nettuno, dove giunse sul far della notte, e Renzo udito il noto
segno gli aperse senza avvertire la Violante, onde Paolo la colse alla
sprovvista mentr'ella genuflessa davanti la immagine della Madre di
Cristo leggeva il libro delle orazioni.
-- Sempre in opere pie, Violante, voi volete pigliare di assalto il
paradiso...
-- Paolo, io pregava pel mio povero padre, per voi, e soprattutto per me
misera peccatrice, che ne ho tanto, e poi tanto bisogno.....
-- Era parecchio tempo che noi non c'incontravamo.
-- Senz'altro qualche grave causa vi teneva lontano da me, ed io devo
rispettare l'operato di mio marito e signore.
-- Signora, mi perdonerete voi di comparirvi così allo improvviso
davanti?
-- Paolo, lasciate da banda queste cerimonie; non ci hanno luogo; voi, lo
ripeto, siete mio marito e signore; gli affanni co' quali mi prova Dio,
mi hanno, se non guarito, emendato la vanità che gonfiava il mio
spirito; comunque venga, subitaneo o avvisato, il marito porta sempre
consolazione alla sua consorte; io poi sapeva il vostro arrivo.
-- Lo sapevate? Chi mai poteva avervelo detto?
-- Non bocca umana certo, bensì un presentimento... una voce del cuore...
-- E credete davvero che vi dica tutto il cuore?
-- Non tutto, ma in ciò di cui mi avverte ei non s'inganna mai.
-- E la cagione che mi ha mosso di venire a voi ve l'ha detta il cuore?
-- Me l'ha detta....
-- Non può essere, non può essere, interruppe Paolo spaventato.
-- Giudicatelo voi, la causa che vi mosse e' fu per chiarirmi come voi
non potete condurmi a Roma...
-- Ma se il cuore non vi ha taciuto la miglior parte, aggiunse
precipitoso Paolo, deve avervi detto eziandio come Sua Santità
chiamatomi a sè mi abbia commesso il carico onorevolissimo quanto
pericoloso di ricondurre la sicurezza pubblica nei suoi Stati, e
preponendomi alla milizia mi ha conceduto la facoltà di conseguire il
nome invidiabile di restauratore del vivere civile.
(Certo non era a quei tempi avanzata siccome ai nostri l'arte di
onestare con parole magnifiche fatti vulgari, o turpi, o scellerati;
tuttavia e allora e prima si sapeva dare ad intendere eroico gesto
l'utile delitto. I custodi della umanità si confidano atterrire con le
minaccie della storia, ma perchè spaventassero altrui bisognerebbe che
questi le temesse; chi non pregia la fama è sempre disposto a venderla
per una scodella di lenticchie come Esaù la sua primogenitura: se non
fosse così, in qual modo mi spieghereste questa immane, perpetua, ogni
dì crescente _produzione_ di Scariotti tre, quattro volte e dodici
superiore alla _richiesta_? Quest'asta pubblica di anime al minore e al
peggiore offerente? Anco lo inferno rinvilia!)
La Violante strinse la mano a Paolo in segno di compiacenza, e:
-- Tu non puoi immaginarti, Paolo, ella riprese, quanto esulti l'animo
mio nel vederti aperta la via per palesare altrui i tuoi meriti; ciò mi
consola per te non nato certo a logorare bellissime doti in ozii
ignobili, e molto anco per me, dacchè per questo mezzo imparerà la gente
come io nello eleggerti consorte, e in te ponendo ogni mio affetto non
fui cieca, nè mi lasciai vincere da sfrenata passione.
-- Però, Violante, prima di accettare mi correva obbligo di consultarti
per due motivi; il primo, perchè capisco, che deve tardarti, ed anco a
me tarda metterti in possesso del nostro palazzo, e presentarti come
conviene allo splendore della tua nascita e delle tue nozze.
-- Aspetterò; chè tornando vittorioso parteciperò alla tua gloria...
sebbene siffatte glorie non sieno estranee alla nobilissima casa
d'Ayerba.....
-- Pertanto, finchè io non torni tu desideri starti qui in villa senza
darti a vedere, o a conoscere da persona viva?
-- Senza te, mi basto sola.
-- Ciò messo in sodo: veniamo all'altro motivo. Tu sai, che la vita e la
morte stanno in mano al Signore; ora nel cimento al quale mi espongo
potrei restare ucciso...
-- Oh! non dirlo -- e qui l'affettuosa venía con la mano manca turandogli
la bocca; Paolo baciò la mano, e dolcemente removendola, proseguì:
-- Questa vita non appartiene a me, almeno in tutto; tu pure ci hai
diritto dal dì che, in grazia del sacramento, tu mi vincolasti la tua;
nè io potrei senza mancare al debito di cavaliere e di cristiano mettere
a cimento la mia persona, se prima tu non me ne dia il consenso. --
La Violante riprese con la destra la destra di Paolo, la manca gli pose
sopra la spalla, e il capo gli appoggiò sul petto; in cotesto
atteggiamento stette alquanto: alfine disse:
-- Dio mi ti renderà sano e salvo; misericordioso com'è non vorrà farmi
la più trista femmina, che abbia mai vissuto nel mondo; lo pregherò
tanto! Tuttavolta, non piaccia al Signore che per cupidità di passione
umana io ti tolga la bella rinomanza; il cavaliere cristiano ha il suo
primo obbligo con Dio, il secondo col suo Principe, principalmente poi
se questi sia vicario di Cristo in terra, gli altri obblighi vengono
dopo. Non può dirsi del tutto infelice la vedova del marito morto in
servizio del suo padrone e signore...
-- Ma s'io mancassi, come rimarresti? Senza aiuto... reietta....
-- Consolati, amor mio; dal tuo in fuori io non conobbi, e ti sacramento
che non vo' conoscere altro amore, che quello di Dio. Non parti a
bastanza aiuto il suo? La tua vedova non ti sembrerà difesa, se io mi
rendo a lui? Egli non respinge veruno... morta al secolo, io vivrò solo
vita materiale a vegliare pel restante dei miei giorni il tuo sepolcro
dentro il monastero delle cappuccine...
Non favellarono più innanzi; solo Paolo sentendosi il peso della testa
della Violante sul seno pensò: -- ecco un terzo capo! e questo più grave
di tutti; finchè non torni, egli starà quieto, lo ha promesso, e non è
femmina da mancare: ma bisognerebbe, che ei se ne stesse fermo....
quieto.... tranquillo anco dopo. Basta, per ora contentiamoci; poi
provvederemo. Curiosa! ella meriterebbe amore, e non la posso amare;
l'altra, a buttarla nel Tevere col sasso al collo, non le si darebbe il
suo avere, e non so perchè mi accende il sangue..., e mi è forza amarla.
Come l'andrà a finire? -- Se lo confidassi al cardinale! Scempio! se
prima di rendergli servizio, prometterà alla larga per non attenere alle
strette; se dopo, mi seppellirà sotto una montagna di ammonimenti, e
bazza se non saranno rimproveri, con citazioni di canonisti, moralisti,
e padri della santa madre chiesa cattolica, apostolica e per giunta
romana: -- riesce così agevole predicare virtù quando con la predica puoi
saldare un debito! Bada, Paolo... tu corri grandissimo rischio di
ammazzare questa donna che ti ama, e di farti ammazzare per l'altra che
ti vuol bene come il fumo agli occhi. -- Ci fosse dentro stregoneria? --
Stregoneria o no, su le forche io non ci vo' capitare; il mio vicario ha
pagato per me: ed egli ci fa troppo brutta figura. -- Dunque renunzia, e
trovata la buona via, fa' si dimentichi dagli uomini il passato; quanto
a Dio, egli tiene sempre le braccia aperte. -- Questo non è possibile:
lasciando da parte le fattucchierie, accade all'anima, quello che al
corpo quando spenzolato troppo fuori della finestra non si può più
tenere... chi nacque per ardere non arriverà mai a spengere. --
E qui come preso dalla smania sorse con moto convulso, onde il pugnale
che portava nelle tasche delle brache ne balzò fuori cascando sul
pavimento; pronta lo raccolse la Violante porgendolo a Paolo, senonchè
questi lo respinse con la mano, e turbato parlò:
-- Tienlo, Violante; serbalo caro; forse potrebbe venirti a bisogno per
difesa della tua vita.
-- No, la mia vita ho posto nelle mani di Dio.
-- Nè io voglio negare il suo aiuto validissimo, nondimanco, vedi, un
buon coltello in certe occasioni difende meglio.
-- Dio non abbandona mai chi confida proprio in lui. --
-- Certo... certo... ma fa' a modo mio; tienti il coltello.
-- Ecco lo metto qui in memoria di te.
* * * * *
Era in cotesti tempi, e forse è anco adesso in vicinanza di Ardea una
boscaglia famosa per accessi impenetrabili, e per gesti di masnadieri;
vera selva Ardenna di banditi: per essa andava un singolare viandante,
però che alle vesti paresse uno di quei pellegrini, i quali pel recarsi
a Roma hanno nome di Romei: alla canizie dei capelli e della barba, lo
avresti creduto decrepito mentre cavalcava un cavallo poderoso, e molto
gagliardamente ora in questa, ora in quell'altra parte spingevalo; e se
strano sembrava l'arnese, troppo più strano era lo intento, dacchè al
contrario di ogni viandante, egli invece di evitare i banditi, si
arrovellava per non averli ancora trovati; però i suoi voti furono indi
a poco compiuti chè ad una svolta eccogli sopra parecchi masnadieri co'
soliti moschetti inarcati e le solite minacce; -- la borsa o la vita. --
-- Voi non avrete nè l'una, nè l'altra, rispose il pellegrino; dov'è il
prete?
-- Chi sei?
-- Voi lo saprete, menatemi a lui.
Per molti andirivieni lo condussero al prete Guercino, il quale
stavasene di pessima voglia con la sua compagnia, e la sua donna
Lucrezia, perchè poco fornito di vittovaglia e di pecunia peggio; nè
aveva avuto anco occasione di accontarsi con alcuno dei capi-banda
tornati sul contado di Roma; più di tutto poi impensierito per trovarsi
scarsissimo di cavalli, onde gli era tolto di avventurarsi in imprese di
momento. Il Romeo, appena vide il prete Guercino, gli andò incontro a
braccia aperte chiamandolo con gran voce; ma l'altro sospettoso non si
mosse; all'opposto imbracciò il moschetto, e con brusca cera gli disse:
-- Chi sei, e qual diavolo ti scaraventa quaggiù?
Il Romeo invece di rispondere prese a buttar via prima il cappello, poi
la barba, la parrucca, per ultimo la schiavina; il Prete sbirciava più
intenso a mano a mano che costui si svestiva, a mo' dello antiquario
che, speculando sottilmente le traccie delle lettere sopra il marmo
antico, coglie di un tratto il senso della iscrizione intera; così il
Prete, riconosciuto di subito il pellegrino, si fece bianco come panno
lavato, e senza pensarci si segnò due volte:
-- Domine aiutaci! Vattene pei fatti tuoi anima, che così per dire, dirò
benedetta...
-- O compare, per caso avresti mandato a rimpedulare il cervello?...
-- Se un po' di suffragio fosse il tuo caso, io ti prometto, appena
rientrato in quattrini, di regalarti di una dozzina di messe dette da
frate Ieronimo, ch'è un'anima santa, e intanto valga per quello che può
valere, qualcheduna te ne celebrerò io.
-- Orsù smetti le baie, io sono Tombesi...
-- Ma non sei morto? Non ti hanno impiccato e squartato? La tua testa non
istà fitta sul palo in capo al ponte Sant'Angiolo?
-- Io non mi sono accorto di tutto questo...
-- Ma come qui? Per qual miracolo?...
E trattisi da parte con la Lucrezia, Egeria di cotesto Numa di nuovo
conio, Paolo prese a raccontare le strane novelle della sua vita,
avvertendo tacere le cose che non approdavano o nocive, aggiungendone
false; fece capace il Guercino come Angelotto forse credè, e più
verosimilmente dette ad intendere la sua morte per gratificarsi papa
Sisto, e per buscare la mancia, narrò essersi salvato in Ancona, donde
sur un legno greco recatosi in levante, dopo varie fortune si ridusse a
Venezia, per la Dio mercè assai bene in arnese...
-- Tu ci avrai veduto Curzietto? Interruppe il Guercino; e l'altro
pauroso di essere colto in bugía, rispose:
-- Dove?
-- A Venezia...
-- Io me ne viveva assai ritirato in casa di certa femmina, tu mi
capisci... e che fa egli Curzietto?
-- La cena ai pesci...
-- Come sarebbe a dire?
-- Ma che non l'hai saputo? Per più di un mese ne fu pieno il mondo, ed
anco adesso la maretta dura...
-- Tanto è, io non ne seppi novella...
-- Curzietto si tratteneva a Venezia, e costà il povero figliuolo per
tirarsi innanzi faceva onoratamente un po' di tutto, meno che del bene;
un padrone di barca anconitano trovandosi per le sue faccende a Venezia
pigliò usanza con lui e saputi i casi del giovane promise procacciargli
salvocondotto dal Papa; e di vero l'ottenne; anzi Sisto mandò una galera
a posta per levarlo; Curzietto lesse due volte il salvocondotto, e
riconosciuto il suggello, tenne lo invito del Comite, e alla sua fede si
commise. Venanzio, e sono proverbi vecchi, anco le civette impaniano, in
pellicceria ci vanno più volpi che asini; appena usciti dalle lagune, in
un attimo addosso a Curzietto assicurandolo con le catene alle mani ed
ai piedi, e siccome lo sciaurato si lagnava, cotesti non esser tratti da
Papi, il Comite rispose: anzi da Papi e non da altri, imperciocchè egli
possa a beneplacito legare e sciogliere, mentre gli altri non possono
che legare; il Papa quasimente fa da maschio e da femmina. Allora
Curzietto soggiunse (e queste cose mi riferì un prodiero, che ci si
trovava presente): i gentiluomini possono senza macchia operare quello
che schiferebbe un bandito?
-- I gentiluomini, rimbeccò il Comite reale, operano sempre ottimamente
quando obbediscono gli ordini del Principe.
-- Anco tradire?
-- Anco tradire.
-- Allora messere, vi domando perdono, perchè in verità io non lo sapeva.
-- E Curzietto non mosse più lagno da quel dì; al contrario mostravasi
piacevole come se non fosse fatto suo, ora cantando qualche canzone di
amore, ed ora narrando taluna delle sue avventure. Certa sera per
ammazzare la noia essendosi il Comite seduto a canto a lui per
ascoltarlo meglio, egli colto il destro lo abbracciò a mezza vita
rotolandosi fino alla estrema proda, donde senza che la gente vi potesse
fare riparo dette il tuffo; il peso delle catene di Curzietto trasse in
fondo ambedue, e comecchè le ciurme si affrettassero a gettare il
palischermo nell'acqua e a calare i ganci per pescarli, non li poterono
estrarre prima che entrambi fossero morti, essendosi Curzietto tenuto
sempre tenacemente avviticchiato col Comite. Così periva Curzietto vero
sangue latino, nè io lo piango intero, perchè vedi, Venanzio, chi muore
vendicato mi sembra morto a mezzo[8].
-- Possano i traditori, quando Dio li protegge, non fare mai fine più
lieta di questa. Adesso torniamo a bomba: senti Guercino, io ho messo
assieme una trentina di uomini forniti di tutto punto, e incavallati
eccellentemente, e se ti quadra io li pongo in combutta co' tuoi e
comporremo una banda sola.
-- Vuoi che io te la dica, Venanzio? la tua proposta non mi dà buon bere.
Amore e signoria non patono compagnia...
-- Re sei, e re ti lascio; mi basta farti da luogotenente.
-- Com'è così, muta specie; perchè, considera, figliuolo, avrei potuto
proporre ci conducessimo come Romolo e Remo, vo' dire comandassimo un
giorno per uno; ma sì, quantunque fossero fratelli e nati a un parto, tu
sai come l'andò a finire; nè dopo Romolo con Tazio fecero meglio prova,
così riportano le storie... e nondimanco neppure a questo modo mi va, o
non potremmo legarci pei casi straordinari, nei dì delle feste, e per
tutti i giorni rimanere sciolti?
-- Separati non ci è dato imprendere cosa che valga, e cresce il pericolo
di restare presi; le occasioni poi si presentano lì per lì, e innanzi di
porgerci avviso e trovarci riuniti alla posta, le sono passate senza
rimedio.
-- Questo è vero, ma tu mi sembrasti sempre uomo da volere rimanerti
piuttosto capo di lucertola che coda di lione.
-- Certo tu parli come un libro stampato, ma stretti dalla necessità di
radunarci grossi di numero, bisogna che tu ceda a me, od io a te: tu a
me non vuoi cedere, nè io vo' che tu ceda; mi sei maggiore di anni e
godi di reputazione grandissima, mentre me stimano universalmente morto;
se mi bandissi vivo, chi ci crederebbe, chi no; mi ci vuole tempo a
rifarmi il credito, e adesso ci bisogna un uomo noto, di cui da un lato
fidino e dall'altro temano.
-- Ma o non possiamo tirare innanzi come abbiamo costumato fin qui?
-- Non possiamo, e ti chiarisco. Tu saprai come il signore Alfonso, e
Sciarra, e il conte di Ascoli sieno entrati grossi in campagna; chi ha
seicento, chi cinquecento uomini, la più parte cavalli; chi ne ha meno
se ne tira dietro dugento. La Spagna paga, e questi sono ducati
spagnuoli -- e qui Paolo mostrò la tasca che gli pendeva al fianco. --
Comandamento è che ci teniamo bene edificati i contadini, e quanto loro
chiediamo paghiamo; certo questo non quadra con le nostre regole, e
prima di farci l'uso cascheremo qualche volta in fallo, ma col tempo e
la pazienza ne verrai a capo anco tu; e si vuole eziandio lasciare che
vadano pei fatti loro i mercanti e i passeggeri, stringendoci ad
assalire le terre e i castelli, insomma mutare forma alla guerra; invece
di moverla ai privati pigliarla con lo stato, col Papa...
-- Per me mi confesso uomo grosso, pure non mi entra come tu la conti;
prima il nostro mestiere in certo modo era cosa di famiglia, ma di ora
in poi aiuteremo quei di fuori a legare quei di dentro, e della fune ne
avanzerà sempre per impiccarci quando non avranno più bisogno di noi;
ora io capisco, che la è ubbia, ma mi pare che sentirmi impiccato da
corda spagnuola mi abbia a dolere più che se fosse una brava fune
italiana.
-- Secondo i gusti; ma il nodo giace qui, che non ci avanza scelta, però
che i capitani la vogliono a questa maniera, e tu comprendi, che tra il
signor Alfonso, lo Sciarra, Battistella, il Conte e gli altri dal lato
manco, e Sisto e il Ghisiliero dal lato destro, nè tu, nè io possiamo
durare; necessità non ha legge; tiriamo innanzi e qualche santo aiuterà.
-- Io non ci vedo chiaro, aggiunse il Guercino con ambedue le mani
pigliandosi il capo; e Paolo: