DI ROBERTO. — _Il colore del tempo_. 1900.

MATTEY. — _Notice Biographique et bibliographique de Swedenborg_, 1888.

[31] FINZI. Petrarca. _Firenze, Barbera_, 1900.

[32] Giornale Dantesco. Anno VIII, 1900.

[33] Petrarca. _Firenze, Barbera,_ 1900.

[34] LEGGIADRI-LAURA. — _Su Pascal_. — Archiv. di Psichiatria ed

Antropologia Criminale. Torino, XXI, 1900.

REINET-SANGLÉ. — _La maladie de Blaise Pascal_ (Annales

medico-psychologiques, 1899, n. 2). COUSIN — Jacqueline Pascal. 1900.

RÉGNARD. — _Gènie et folie_. (Id., id., 1899, n. 1).

[35] Vedi pag. avanti.

[36] Come negli Inni sacri del Manzoni (v. s.)

[37] Attingo la maggior parte di questi dati alla _Nota Autobiografica_

di Guerrazzi ed ad una bellissima monografia del D.r Mondolfo, (edita

nell'Archivio di Psichiatria ed Antrop. crim., 1900, Fasc. V, Anno XX)

ed all'opera del Dott. R. Guastalla: _Su alcuni scritti inediti dei

Guerrazzi_. Firenze, 1899.

[38] Si veggano anche a proposito del carattere di Temistocle e, in

genere, delle sue anomalie psichiche, questi due passi di lettere

direttegli dal fratello nel 1840: "La lena ti basta e lo gambe hai

buone! così tu avessi il cervello!... Non portare dunque, come spesso

fai, la testa sopra il cappello, ma ingegnati a mantenerla nella sua

sede naturale, cioè sotto.... Ma tu ragionando con la tua coscienza

urli: io ho ingegno, e glie lo farò, vedere, per Dio santissimo!" — "Oh

potesse guardarti meno in cagnesco la fortuna. — Ma a te sarà più arduo

che agli altri, perchè non solo altero, ma superbo, e di modi gravi più

spesso e stizzosi che magnanimi".

[39] Di questa precoce criminalità il Guerrazzi si vanta nelle Note,

chiamando queste lotte (dirette contro gli ebrei) in cui adoperavano,

oltre i sassi, anche i coltelli e, talvolta, le armi da fuoco, le sue

guerre, e glorificava la propria strategia. In queste lotte riportò una

ferita al capo e altre, di cui una grave, nella coscia sinistra.

[40] Scrive il Guerrazzi: "Parrà impossibile, ma io di dodici anni a

tutte queste cose pensavo, e immaginai un poema e lo scrissi". La frase

è ambigua ad arte per dar a credere di avere a dodici anni scritto

il poema che invece, se fu allora pensato, non potè, come osserva

il Guastalla, esser scritto e compiuto che tra i 16 e i 18 anni,

accennando in un passo a fatti del 1822.

[41] Il Guerrazzi fu durante la sua vita continuamente (o quasi)

afflitto da mali intestinali, frequentemente da febbri, cefalee e

violentissime emicranie oftalmiche, cardiopatie e, come vedremo in

seguito, anche dalla epilessia. (Mondolfo o. c.)

[42] Si cfr. l'ottimo libro del Roncoroni: Sull'epilessia e le nevrosi

epilettiche.

[43] Le accuse che gli muove il Giusti sono gravissime, così per

riguardo alla vita politica come alla vita privata (sopratutto

forense). Dell'accuse politiche basti ricordare quella di avere

in Livorno aizzato il popolo a la rivolta per esser poi chiamato a

domarlo. Per affari privati, gravi accuse di appropriazione indebita

gli furono anche rivolte dal Sanna nel libro _I due Guerrazzi_ (zio

e nipote) e nella lite Temistocle si pose dalla parte del Sanna,

onde un odio feroce tra i due fratelli, tanto che Temistocle non

andò neppure ai funerali del fratello; dal 1840 al '46, narra il

Martini, il Guerrazzi fu tenuto in Toscana _un orco, un parricida,

un immane divorator di fanciulli_; e anche ora, in quelle province,

per significar brutti tempi, si vuole ripetere "tempi del Guerrazzi".

A guadagnarsi questa bella fama egli stesso pose opera, dicendo

che "viveva di rabbia", che "nessuno poteva amarlo non amando egli

nessuno"; che, se fosse stato Dio, avrebbe "soffiato sul mondo

come sopra una candela di sego". Le contrarietà lo esasperarono;

la professione d'avvocato fu per lui "come la catena alla gamba del

galeotto", la vita "un osso datogli a rodere". I suoi sfoghi erano

violenti, i suoi motti pungenti e caustici. Del sentimento marziale

degli Italiani, poeticamente espresso negli inni patriottici —

Chi discende da sangue latino

Nacque, visse e guerriero morì! —

rise, dicendo che "noi siam figli dei Romani come i vermi di un cavallo

di battaglia morto da un mese a questa parte". E quando salì al governo

gli parve di "recitare una tragedia d'Alfieri coi burattini". — E disse

il Governo una _fattoria da sfruttare_. (Mondolfo o. c.)

[44] Se quest'ultima affermazione sia vera non so. Vero è che

l'abbondante capigliatura che si vede nel ritratto era null'altro che

una parrucca parigina; ma d'altra parte al Viesseux, nel 43, scrive

d'avere i capelli bianchi prima del tempo, e la malattia fu anteriore,

essendo ancora in vita il padre (1838). Riferisco qui il passo delle

Memorie al Mazzini, in cui si narra di questa malattia: Avuta la

notizia "quello che avvenisse non so; mi ricordo soltanto essermi

rinvenuto in banco di certi amici.... Mi levai e piuttosto fuggii che

mi accomiatai; mi sentivo affatto diverso da quello di prima, parevami

che dove appoggiavo il piede si sprofondasse la terra".... Andò a

vederla: "non la custodiva persona; _solo con sola_ tutto il giorno: le

ficcai gli occhi nel volto e non li rimossi più. A che pensai? A nulla.

Che feci? Nulla. Passò l'ora del cibo e non me ne accorsi, declinò il

giorno e non me ne accorsi". Venne un uomo con la cassa: Qui cominciò

di nuovo la sensazione del terreno che si sprofonda sotto i piedi, —

ma quando presero con colpi raddoppiati a conficcare i chiodi, — io

giuro che fisicamente sentii quei chiodi trapassarmi il cervello; mi

venne meno il lume degli occhi, e svenni di nuovo. Rinsensato, mi vidi

circondato da donne; senza profferire parola mi levai dispettoso, e mi

ridussi a casa ove mi assalse la tremenda infermità che chiamano _tick_

nervoso. Quanto io per tre anni soffrissi non è a dirsi; diventai

l'ombra di me stesso, curvo della persona e giallo ed estenuato da

mettere spavento; mi caddero tutti i capelli. L'assalto del male

cominciava con certo intorpidimento dei nervi dell'occhio destro,

sicchè cotesta parte del capo pareva mi fosse diventata di metallo;

ad un tratto sentivo come uno stringermi con pinzette infuocate i

nervi del sesto paio in fondo all'occhio e scuoterli violentemente e

celerissimamente: non penso che la inquisizione sapesse inventare mai

così atroce martoro; perdevo ogni conoscenza, non già il sentimento del

male, le lagrime sgorgavano a fonte, mugolava avvolgendomi per terra, a

morsi stracciavo lenzuola, camice, e qualche volta me stesso morsi....

Spesso determinai troncare una vita troppo dolorosa, ma dopo mi pentiva

e al padre raccomandai levasse di casa le armi e facesse badare alle

finestre.... Negli intervalli, — salivo e correvo da disperato: certa

volta privo di sentimento, caddi sul terreno e quivi rimasi fino

al tramonto... L'accesso terminava con informicolamento e trafitte

angosciosissime. (Mondolfo, o. c.).

[45] Verlaine. Oenvores: Paris, 1900. — Donos. Verlaine Intime. 1898.

[46] Lombroso. — Grafologia, Milano 1889.

[47] LEWES. — _Vita di Goethe_, Milano, (Traduz. Pisa).

[48] Archivio di Psichiatria ed Antropologia criminale, 1901, II Tav.

[49] Tolgo dalla N. Antologia 16 Maggio 1901 questa lettera degna di un

brigante dei più feroci diretta da Napoleone a Re Giuseppe a proposito

dei ribelli di Napoli:

"Ho inteso avete promesso non imporre tasse di guerra, e proibito

di esigere la tavola dai vostri ospiti. Piccolezze! Non colle moine

si guadagnano i popoli. Decretate una contribuzione di trenta

milioni. A Vienna dove non c'era un soldo io ne posi una di 100

milioni, e fu trovata ragionevole. Avrei gusto che la canaglia di

Napoli si ammutinasse; in ogni popolo conquistato un'insurrezione è

necessaria.... Non sento abbiate fatto saltare il cervello a un solo

lazzarone.... Ho udito con piacere la fucilazione del marchese di

Radio.... mi fa gusto il sapere che fu incendiato un villaggio insorto:

mi immagino l'avrete lasciato saccheggiare dai soldati.... La giustizia

e la forza sono la bontà dei Re, che non bisogna confondere con la

bontà dei privati. — Aspetto d'udire quanti beni avete conquistati in

Calabria, quanti insorgenti giustiziati. Niente perdono. _Fate passare

per le anni almeno seicento insorgenti_, bruciar le case dei trenta

prìmari di ogni villaggio, e distribuite i loro averi all'esercito.

Mettete a sacco due o tre delle borgate che si condussero peggio:

servirà d'esempio, e restituirà ai soldati l'allegria e la voglia di

operare".

[50] A. AMATI. Di Don Pietro Agnesi e delle sue figlie Maria Gaetana,

Maria Teresa e Paolina (Rendiconti Ist. Lom., Milano 1798). — L.

ANZOLETTI. Maria Gaetana Agnesi. 1900 (Milano, Cogliati),

[51] _Elogio storico di G. Agnesi_, 1899.

[52] _L. Dufour-Vernes_, Los ascendants de Rousseau. 1890. Iden

d. Rousseau et ses parentes 1898. Genev. — _Ritter_. Les nouvelles

recherches suri I. I. Rousseau. — R. des deux Mondes, 1896.

[53] LOMBROSO. — _L'uomo delinquente_. II Vol. — _Medicina Legale_, 2a

ediz., 1890.

[54] L'invenzione geniale — Un esempio: Augusto Comte, Torino 1900.

[55] M. L. PATRIZI. — _Nell'estetica e nella scienza_. — Conferenze e

Polemiche. — Sandron, Milano-Palermo, 1899.

[56] _Leopardi al lume della scienza_. — Sandron, 1899.

Nuovi studii sul genio vol. I (da Colombo a Manzoni) · 第 59 / 60 题