CAPITOLO I.

Eredità.

Della famiglia di Pascal si conoscono solo: il padre, un po'

superstizioso, e credente nelle streghe; una sorella, Gilberta,

impressionabile, suggestionabile, che divenne devota a 26 anni, e morì

di morte subitanea a 67; un'altra sorella, la Jacqueline, che ebbe un

certo ritardo di sviluppo fisico, sicchè dimostrava sette anni a nove,

ed otto a tredici, ed a quindici anni giocava ancora con la bambola;

in essa il Binet-Sanglé[35] riscontra ragionamenti falsi, emotività

eccessiva, grandissima suggestionabilità. "Sotto all'influenza

famigliare, anch'essa divenne bigotta"; verso i ventiquattro anni si

sottomise ad una tale astinenza, da perdere le forze e da giungere

al punto di non poter più digerire la razione normale di cibo; sì

grande era la sua emotività che le persecuzioni contro Port-Royal e il

consenso accordato dai Giansenisti alla firma d'un formolario contrario

alla sua fede, la immersero in una tristezza "alla quale" scriveva

"io sento bene che dovrò soccombere, se io non avrò la _consolazione_

di vedere _almeno_ qualcuno rendersi volontariamente vittima della

verità".

V. Cousin, che nota l'analogia della sua con la vita di Pascal,

racconta pure che a tredici anni ella benediceva al vaiuolo, il quale,

deturpandole il volto, la rendeva più degna di Dio. E sì che, — come

nota argutamente la Gilberta, — essa aveva lo spirito abbastanza

sviluppato per amare la bellezza, ed essere dolente d'averla perduta!

Ma anche in lei la mania religiosa predominava, non solo a danno

dell'arte a cui si era così precocemente dedicata, ma anche degli

affetti. Tanto che — scrive il Cousin, — "essa, giovane, spiritosa,

ricercatissima, abbandonò tutto, _anche il suo vecchio padre e il suo

fratello ammalato, per darsi a Dio_".

E con tutto ciò il vigore della sua intelligenza, ben altro che

femminile, non si mostrò punto diminuito, come dimostra la sua

attitudine nelle lotte religiose del suo tempo.

_Rami collaterali_. — La base ereditaria della religiosità morbosa

dei Pascal è anche confermata dallo studio dei rami collaterali e

discendenti. Oltre alla Jacqueline Pascal, tutta la famiglia Périer (da

Gilberta Pascal maritata Périer) vi fu singolarmente predisposta.

Infatti, Margherita Périer, figlia della Gilberte, scriveva: "Tutti

i miei parenti ed i miei fratelli sono morti nel servizio di Dio...

e il mio terzo fratello, Blaise, era diacono; la sua vita e la sua

morte furono delle più edificanti.... La mia sorella Jacqueline...

voleva farsi monaca; ma fu obbligata ad uscire da Port-Royal per ordine

del Re.... Ella visse sempre molto distaccata dal mondo... era d'un

carattere molto serio ed anche strano, comechè non volesse vedere

alcuno e passasse tutto il suo tempo nelle preghiere."

Nuovi studii sul genio vol. I (da Colombo a Manzoni) · 第 38 / 60 题