Eredità morbosa.
Nè a completare il quadro patologico di Manzoni manca l'influenza
ereditaria.
L'eredità pazzesca e geniale in Manzoni è veramente molteplice, specie
dalla parte della madre. Già Cesare Beccarla, da cui discende Giulia,
la madre del Manzoni, apparteneva a una famiglia nobiliare dove molti
erano i pazzi, da una famiglia di cui diceva Verri: "non conoscere nè
passato nè futuro, e operare quasi per istinto sulle sensazioni del
momento attuale, e padre e madre mostrarsi tanto deboli e inconsequenti
quanto i loro figli. Il padre, anzi, avendo per sè la borsa e le leggi,
ha operato sì che nessuno dei figli ha alcun riguardo per lui, sino a
non lasciargli una porzione di piatto a tavola." Quanto a lui Beccaria,
era abulico, molti giorni restava inerte senza pensare, senza leggere,
stanco, annojato, fin le lettere intime faceva scrivere dagli amici.
Lasciò incomplete quasi tutte le sue opere, a 32 anni abbandonò ogni
studio, come più tardi Manzoni che in 88 anni di vita non ne occupò
che 35 come scrittore; fu dimostrato che aveva allucinazioni, e idee
megalomaniache persecutive, e strane fobie; tremava, anche giunto in
età matura, per paura dei folletti e delle streghe; dormiva in un'amaca
appesa al soffitto per sottrarsi agli spiriti. Avea paura del bujo, dei
birri del S. Uffizio, egli che con audacia sì grande avea proclamati
nuovi veri; e dopo aver combattuto la tortura nei libri, ad un primo
sospetto di furto la fece applicare ad un suo servitore; risoltosi dopo
molta esitanza ad andar a Parigi, dopo 30 miglia vuol ritornare a casa;
— giustamente nota Villari in proposito "tal timidezza in un uomo così
ardito nell'idea essere assai strana". — S'aggiunga: che egli, grande
filantropo nei libri, è senza cuore col padre, col fratello, coi figli,
coi poveri, cogli amici, e colla stessa moglie di cui era gelosissimo
e che pure, pochi mesi dopo morta, sostituì;[26] proclive ai più strani
paradossi, scrive, per esempio, che egli dà dei consigli per _riescire,
scrivendo, saggiamente pazzo_.
_Manzoni_. — È curioso qui[27] e colpì Graf, come Cantù, come
Bellezza, la strana somiglianza tra il Beccaria e il Manzoni; ambidue
appassionati del nuovo, ammirarono da giovani gli enciclopedisti,
ambedue dopo aver amata pazzamente la moglie, passano rapidamente
alle seconde nozze, e ambidue abbandonano l'amico più intimo senza una
causa chiara; ambidue combattono il classicismo nello stile; e l'uno da
scienziato divien letterato, l'altro da letterato diviene scienziato.
Ambidue lasciano incomplete quasi tutte le opere; a mezzo il cammin
della vita, ed anzi prima abbandonano ogni studio; ed ambidue mostrano
molto scarsa affettività, mancanza di senso comune, di volontà e quindi
incapacità di amministrare, e lentezza nell'elaborare; e in tutti e due
predominò la paura senza causa, e la timidezza nella vita pratica, in
contrasto all'audacia del pensiero e all'amore del paradosso.
Strano effetto dell'eredità e anche insieme dell'analogia nelle
condizioni della vita.
_Giulia_. — Quanto alla madre di Manzoni, Giulia Beccaria, già
accennava Foscolo nelle sue lettere esser essa considerata pazza
da molti degli amici di casa; certo nata da madre corrottissima,
calunniatrice del fratello e bisbetica[28], Giulia sposata, pare
contro sua inclinazione, giovane, a un marito frigido e vecchio, se
ne stancava subito, né lo rivide nemmeno al momento della morte; si
innamorava dell'Imbonati che accompagnò a Parigi e da cui ebbe poi
una pingue eredità; pure a lui ancor vivente diede per successore o
meglio per associato il Fauriel, che ella soleva chiamare _Divino_;
poco curante, nei giovanissimi anni, del figlio lo abbandonò prima in
mani mercenarie; e poi per nove anni in pessimi collegi: univa alla
scorrettezza dei costumi il bigottismo, specialmente per una certa
Madonna di S. Carlo, di cui, sul serio, credeva aver sperimentata
la protezione; aveva morbose paure di mali e pericoli immaginari;
per tema di ammalarsi lontana da un medico non istava a Brusuglio, e
conservò nella vecchiaia le vesti e le mode della gioventù. Orgogliosa
del nome paterno, sottaceva il cognome coniugale e lo dissimulò fino
nell'epitaffio; ove volle si incidesse: "_A Giulia Beccaria — figlia
di Cesare — madre di Alessandro Manzoni_"; fino nel testamento (sì poco
era previdente) fece legati che assorbivano tutti i suoi beni.
Questi sono caratteri, nota giustamente il Cappelli (o. c.), più comuni
agli alienati che ai sani.
Da questi fatti notori, dal testamento rogato in suo favore da Carlo
Imbonati, e dalla coincidenza dell'amicizia intimissima sua con
la gravidanza del figlio, dalla somiglianza poi della fisionomia
dell'Imbonati (Petrocchi o. c.) e di molti Carcano (imparentati cogli
Imbonati) col Manzoni stesso, dall'ammirazione eccessiva che essa
seppe destare per lui nel suggestionabile figliuolo e dal ribrezzo
suscitato in questi, più tardi, quando seppe completo il vero, sicchè
distrusse il monumento erettogli in Brusuglio, mandò alla fossa comune
le sue ossa prima preziosamente raccoltevi; e più tardi ne distrusse
e sperperò fino i libri tutti, fin le lettere (Petrocchi) e tentò far
scomparire fin la celebre epistola a lui dedicata, si hanno indizi non
lievi a sospettar vera la voce pubblica, secondo cui non dal marito
legittimo, ma dall'Imbonati sarebbe nato il grande poeta.
E giova notare: che in questo caso si avrebbe una doppia eredità
intellettuale e morale, poichè da uno studio del Buzzetti (_I conti
Imbonati_, Como 1898) si viene a sapere come il nonno di questo suo
probabile padre fosse Giuseppe Imbonati, geniale poeta, fondatore di
un'accademia letteraria celebre in Milano; il quale, a sua volta,
sarebbe stato (come appunto Manzoni) figlio naturale di un Carlo
Antonio, ricco banchiere di grandissimo ingegno; sicchè da costui si
inizierebbe pel Manzoni l'eredità atavica-geniale... ed erotica (Vedi
albero genealogico, 79ª pagina). Quanto al Carlo, il suo presunto
padre, secondo alcuni era buon poeta e forte pensatore, e degno
allievo di Parini; secondo altri non aveva il genio nè il cuore del
padre, faceva pessimi versi e, quel che è peggio, giocava d'azzardo e
un giorno arrischiovvi tutta la sua tenuta di Cavallasca; impulsivo,
gettò, fra gli insulti più ignobili, un grappolo d'uva in faccia al
Baretti.
Ma l'eredità poetica di Manzoni si spiegherebbe meglio, dati questi
fatti, con un'altra radice, avendo il presunto suo nonno Giuseppe
Imbonati sposato una Francesca Bicetti, celebre poetessa dei suoi
tempi, sorella ad un Bicetti dei Buttinoni, notissimo per poemi e per
opere mediche, e per avere primo fra noi introdotto la cura del vaiuolo
cogl'innesti.