La pace poc'anzi conchiusa col Pontefice Gregorio, siccome si previde,
fu non guari da poi per nuove cagioni rotta e violata; e pochi anni
appresso di bel nuovo si venne ad una più fiera ed ostinata guerra,
che lungamente afflisse Italia, de' cui perniziosi effetti furono
anche tocche queste nostre province, ancorchè non l'avessero veduta
ardere nelle proprie regioni. Federico, se bene si fosse pacificato
con Gregorio, vivea però con continui sospetti, che non gli movesse
nuova guerra nel nostro Reame; ed a tal fine in quest'anno 1232 fece
egli fortificare, e munire tutti i castelli a' confini di Campagna;
e nell'entrar del nuovo anno 1233 fece con maggior numero di Saraceni
munire e fortificar Lucera in Puglia, ed all'incontro fece abbattere
le mura di Troja, città, che ne' passati tumulti s'era mostrata quanto
amica del Pontefice, altrettanto poco a lui fedele[359]. Fece ancora
fortificar i castelli di Trani, di Bari, di Napoli e di Brindisi;
e nel seguente anno fece ampliar in Napoli il castel Capuano; ed
in Capua mandò Niccolò Cicala a presedere alla nuova fabbrica del
castello di quella città, ch'egli di sua mano avea designato farsi
sopra il monte. Ed avendo ripressa la fellonia di Bertoldo fratello
del Duca di Spoleto, con intendimento del quale s'era contro di lui
afforzato in Introducco, discacciò ambedue dal Regno, e furon mandati
in Alemagna. Riebbe ancora la città di Gaeta; la qual prestò così a
lui, come a Corrado suo figliuolo, giuramento di fedeltà; ed avendovi
mandato Ettore di Montefuscolo Giustiziero di Terra di Lavoro, questi
per ordine di Federico vi istituì la dogana, e privò quella città
del Consolato, che insino allora vi s'era mantenuto, e togliendole
la potestà di crear i Consoli, vi mise egli gli Ufficiali, che la
governassero in suo nome, e di trenta torri la fortificò.
Ma non perchè avesse egli con tanta previdenza munito il Regno,
era fuor di timore che il Pontefice per altre vie non avesse potuto
frastornare i disegni ch'e' nudriva di sottoporre alla sua ubbidienza
Milano, e l'altre città Guelfe d'Italia a se ribellanti. Egli per lunga
esperienza erasi accorto che tutt'i disegni de' romani Pontefici erano
di tener divise queste città, e fomentar le fazioni Guelfe contro le
Ghibelline, acciocchè agl'Imperadori, sottoponendosi tutta l'Italia,
non loro venisse voglia sottoporsi ancora Roma, e lo Stato della
Chiesa, sottratto dall'Imperio di Occidente. Ed ancorchè Gregorio in
queste prime mosse di Federico contro le città rubelle di Lombardia,
proccurasse per mezzo de' suoi Legati porle in concordia, e più volte
si fosse affaticato mostrando zelo di pace, di quietarle; nulladimanco
tutti questi maneggi non ebbero niun buon effetto; poichè il Papa nelle
condizioni d'accordo tirava a vantaggiar sempre quelle, che potevan
giovare alle città nemiche della casa di Svevia, onde non si potè mai
conchiuder niente. Faceva di ciò gravissime querele Federico, che a
ragione si doleva di lui, il quale mal corrispondea a ciò, ch'egli
avea per lui operato, di rendergli benevoli i Romani, i quali più
volte avendo tumultuato in Roma contro di lui, ed avendolo costretto
ad uscire con poco suo onore da quella città, egli non solo avea
proccurata la pace tra i Romani, e que' di Viterbo, ma avea ancora
ridotti i Romani alla sua ubbidienza, e fattolo ricevere in Roma con
tanti segni di stima e d'ossequio con tutti i Cardinali.