_GUGLIELMO III Re di Sicilia succede al padre TANCREDI. L'Imperador
ERRICO gli muove guerra, gli toglie il Regno e lo fa suo prigione._
Succeduto adunque al morto padre il figliuol Guglielmo, III di questo
nome nell'ordine de' Re normanni, che dopo la morte di Ruggiero suo
fratello avea Tancredi in sua vita fatto incoronare Re di Sicilia, e
pervenuta di ciò la novella in Alemagna, mosse immantenente Errico
a calar di nuovo in Italia per conquistar il Regno, giudicando
(morto Tancredi) non aver altro ostacolo per recare a fine il suo
intendimento. Inviata adunque l'armata nelle maremme del Reame, egli
vi venne per lo cammino di S. Germano, ed andossene a Monte Cassino,
ove fu a grande onor accolto dall'Abate Roffredo, essendo parimente
stato incontrato sino a' confini dello Stato della Chiesa da' suoi
Tedeschi, e dal Conte di Fondi, e da molti altri Baroni regnicoli suoi
partigiani[152].
Passato in Campagna, ed avute in balia tutte le terre circonvicine,
fuor che Atina, Rocca Guglielmo, Capua ed Aversa, le quali nè si
resero, nè furono assalite, n'andò sopra Napoli. Avea questa città,
prima che vi giungesse Errico, patteggiato co' Pisani, che con buona
armata Errico v'avea mandati, di rendersi, onde appena vi sopraggiunse
Errico, che subitamente gli aprì le porte.
Indi campeggiò Salerno, che si volle difendere, temendo della ira di
Cesare, che sdegnato per la prigionia di Costanza, non la distruggesse:
ma non potendo resistere a tante forze, fu da Errico presa e
crudelmente saccheggiata; e degli abitatori alcuni uccise, altri fece
porre in cruda prigione, ed altri mandò in esilio, lasciando in cotal
guisa desolata quella nobil città in vendetta dell'ingiuria a lui
fatta. Così delle città più magnifiche di questo Regno, Benevento,
essendo pervenuta in poter della Chiesa romana, perdè tutto il suo
lustro, e cadde dal suo antico splendore; e quando prima era capo d'un
vasto Principato, da poi il suo territorio non si stese più che poche
miglia fuori delle sue mura. Bari per l'indignazione di Guglielmo I
abbattuta: Salerno ora va in desolazione; e Capua tuttavia scadendo,
avea perduta la sua antica magnificenza. Non dovrà dunque parere
strano, se per la declinazione di quelle illustri città, qui a poco
vedremo Napoli sorgere sopra tutte le altre del Regno, che col favore
di Federico II e più per Carlo I d'Angiò si rese capo e metropoli di sì
vasto e nobil Reame.
Così Errico, trionfando felicemente in queste province, con non minor
felicità entrò nella Puglia, la quale, senza trovar alcun contrasto,
soggiogò tutta; indi spedì in Sicilia l'Abate Roffredo suo fedelissimo,
dandogli autorità di poter ricevere in suo nome tutti i luoghi, che se
gli volessero dare. Questi passando per la Calabria, a gara tutte le
città e castelli di quella regione gli aprirono le porte, e valicato
il Faro, se gli diedero anche Messina, Palermo, e quasi tutte le altre
terre di quell'isola senza trovar alcuno, che se gli opponesse.
La Reina Sibilia veggendo l'infedeltà de' Siciliani e temendo di se
stessa, e de' suoi figliuoli, uscita dal regal palagio, si ricovrò nel
castel di Calatabellotta luogo fortissimo, ed atto a far lunga difesa;
ed intanto i Palermitani prestamente invitarono l'Imperadore, che in
questo mentre era passato anch'egli in Sicilia, ad entrar nella loro
città. Ma Errico non volendo perder tempo in combatter Calatabellotta,
si dispose di voler con frode ottener il suo intendimento; onde
inviati suoi Messi alla Regina, patteggiò con lei che cedendogli ella
le ragioni del Regno, egli a lei darebbe il Contado di Lecce, ed al
figliuolo Guglielmo il Principato di Taranto; la quale, vedendosi
abbandonata da ciascuno, si contentò di tale accordo; ed essendo Cesare
entrato con gran pompa in Palermo, non guari da poi venne a' suoi piedi
l'infelice Guglielmo a cedergli la Corona di Sicilia, come appunto
scrivono la Cronaca che si conserva in Monte Cassino, e Riccardo da S.
Germano.
Ecco come questi Regni da' Normanni passarono ai Svevi, non per
conquista, come passarono da' Greci e da' Longobardi a' Normanni,
ma per successione, per la persona di Costanza ultima del legnaggio
legittimo de' Normanni. Egli è vero, che niente avrebbe giovato
ad Errico questa ragione, se non l'avesse sostenuta colle armi;
ma non potrà negarsi, che Federico suo figliuolo, non per altro
titolo, che per quello, sovente nelle sue Costituzioni si dichiara
esserne egli padrone. Perciò il Regno di Sicilia lo chiama suo Regno
_ereditario_[153]; ed altrove[154] _eredità sua preziosa_.
Errico avendo trionfato de' suoi nemici, e posto in cotal guisa sotto
la sua dominazione i Regni di Puglia e di Sicilia, con imprudente
consiglio si volse, per meglio stabilirsi in quelli, alla crudeltà ed
al rigore; poichè avendo prima rimunerato l'Abate Roffredo con donar
al suo monastero il castel di Malveto, e concedergli di nuovo Atino, e
la Rocca di Guglielmo, congregò nel giorno di Natale nel regal palagio
di Palermo una general Assemblea, ove avendo a coloro, che ivi s'erano
ragunati, esposto, che per lettere di Pietro Conte di Celano, era stato
avvertito d'una congiura, che si meditava contro di lui, contro il
tenor dell'accordo, e della fede data, fece prigionieri il giovanetto
Guglielmo, la Reina Sibilia, e le sue figliuole, Niccolò Arcivescovo
di Salerno, con Riccardo Conte d'Ajello, e Ruggiero suoi fratelli,
tutti e tre figliuoli di Matteo Gran Cancelliero, da lui fieramente
odiato, per essere stato cagione, come si disse che fosse da' Siciliani
creato lor Re Tancredi; ma ritrovandosi Matteo già di questa vita
passato, il mal talento, che contro il padre avea conceputo, volle
sfogarlo co' suoi figliuoli. Prese parimente i Vescovi di Ostuni e di
Trani con altri molti Prelati, Conti e Baroni. E vie più infierendo;
con crudeltà barbara fece molti di loro abbruciare, ed altri impiccar
per la gola, e fece abbacinare, e tagliare i testicoli all'infelice
Guglielmo. Ebbe Papa Celestino notizia di queste crudeltà, e gli spedì
un Legato appostolico, affinchè si trattenesse di tante crudeltà, a
preghiere anche di Eleonora Reina d'Inghilterra, madre della nostra
vedova Regina Giovanna, che scrisse all'istesso Celestino[155]; ma
l'Imperadore dispregiò questi avvisi; ed aggiunge Ruggiero ne' suoi
Annali, che non bastandogli l'aver co' vivi sfogata la sua barbarie,
non volle nemmeno perdonare a' morti; poichè fece trar di sotterra i
cadaveri del Re Tancredi, e del figliuolo Ruggiero, e fece lor torre
le corone reali, con le quali erano stati sepolti, dicendo che l'avean
prese illegittimamente. Non difformi sentimenti ebbe l'Imperador
Federico suo figliuolo, il quale per ciò annullò tutti gli atti,
privilegi, concessioni, ed ogni altro contratto fatto sotto nome di
questi Principi, riputandogli per Tiranni, ed invasori del Regno, non
già per Principi legittimi, come all'incontro ebbe Ruggiero, ed i due
Guglielmi, i quali soli perciò chiama sempre suoi predecessori.
Ma mentre in quest'anno 1195 tal cose s'adoperavano da Errico in
Sicilia, Costanza, che da Alemagna era partita per trovar suo marito,
per essergli consorte anche nel Regno, eredità sua paterna, giunta
in Italia e propriamente in _Esi_ città posta nella Marca d'Ancona,
partorì un figliuol maschio, al quale per presagio forse di quel che
dovea riuscire, ovvero per maggior stimolo di virtù, posero due nomi
de' suoi grand'avi, e lo chiamarono _Federico Ruggiero_, ed altri
_Ruggiero Federico_. Nacque quest'Eroe in quest'anno 1195[156], ed in
questa oscura città della Marca anconitana, come scrivono la Cronaca,
che si conserva in Monte Cassino, Riccardo da S. Germano, ed Alberto
Abate di Stada; ed in ciò fu eguale il destino del luogo della nascita,
a quello della morte, che fu Fiorentino, città parimente oscura della
Puglia. Inveges[157] come che per tutti i versi lo vuol nato nel suo
Palermo, ha voluto seguitar l'opinione de' moderni contro l'autorità di
Riccardo da S. Germano, e de' più antichi Scrittori; e sopra un falso
supposto, che Costanza insieme con Errico fossero stati incoronati in
Palermo l'anno 1194 gli par incredibile, che avesse di questo parto
potuto sgravarsi in Esi nell'anno seguente. E certamente direbbe vero;
ma Costanza non passò in Sicilia, se non in questo anno 1195 come
questi antichi Autori rapportano. Egli nacque mentre Costanza sua madre
non avea che 37 o al più 39 anni; e nato tra gl'incomodi del viaggio,
per non esporlo a maggiori perigli, fu dalla madre dato ad allevare
alla Duchessa di Spoleti, e lasciato sotto la cura della medesima,
e d'Alberto, da altri chiamato Corrado, Duca di Spoleti e Conte
d'Assisi suo marito[158], il quale tre anni da poi lo fece battezzare
solennemente nella città d'Assisi in presenza di quindici Vescovi, e di
molti Cardinali, e fu nominato _Federico Ruggiero_, in memoria de' suoi
grand'avoli. E questa celebrità così tardi usata nel suo battesimo con
tanto concorso di Cardinali e di altri Prelati, e la voce che vanamente
era insorta nel volgo, che vi fosse stata frode nel parto, e che fosse
stato supposto, diede cagione alla favola scritta dal _Cranzio_ nel
libro composto da lui della metropoli di Sassonia, e seguitato poi da
altri moderni Scrittori, che per la vecchiezza dell'Imperadrice, non
essendo atta a generar figliuoli, per essere, secondo ch'egli scrisse,
di 55 anni, o come altri han detto di sessanta, quando generò Federico,
partorisse in mezzo la piazza entro un padiglione, in presenza di
tutte le donne della terra, che vi vollero intervenire, e ch'ella poi
per la città di Palermo, per tor via ogni sospetto, andasse con le
mammelle nude e discoverte distillando latte, come non si è ritenuto di
scrivere l'Autor della prefazione de' Capitoli del Regno di Sicilia.
Per togliere tra il volgo questo sospetto d'essere il parto supposto,
bisognò, che il Pontefice Celestino, prima d'investir Federico del
Regno di Sicilia, ricercasse da Costanza, ch'ella giurasse, che l'avea
procreato dal suo marito Errico; e la cagion di questo giuramento
non fu perchè non era riputata allora abile per vecchiezza a generar
figliuoli, ma per torre tra il volgo la fama disseminata di supposizion
di parto; e quando Malcovaldo da Menuder, guerregiando contro Federico
in Sicilia, scrisse perciò a Papa Innocenzio, a Celestino succeduto,
che volea tal frode far chiaramente provare: il buon Pontefice, che
giudicò pruova bastante il giuramento della madre, non volle far
mettere tal cosa in giudicio, e rifiutò l'offerta di Marcovaldo. E
quindi ebbe poscia origine la novella, che Costanza era d'età canuta,
e non atta a generare quando partorì Federico, e che per essere stata,
mentr'era fanciulla, ne' primi anni, educata nel monastero delle
Monache greche Basiliane di Palermo, fosse stata Monaca sacrata, con
altre favole, che abbiam riprovate di sopra.
Intanto l'Imperador Errico avendo investito del Contado di Molise Mosca
in Cervello, che tolto avea a Ruggiero Mandra, il quale scacciato
dal Reame poco da poi se ne morì, volendo tornarsene in Alemagna,
giunto in Puglia fece ivi convocar un'Assemblea, ove anche intervenne
Costanza, la quale poco da poi passò in Sicilia, ed Errico prese il
cammino per Alemagna, conducendo seco Guglielmo, e tutti gli altri
prigionieri nomati di sopra, per la cui liberazione s'era adoperato
indarno il Pontefice Celestino. Portossi ancor seco tutto l'oro e le
gemme che potè raccogliere; avendo rapiti i tesori ed il mobile della
casa regale consistente in vasi d'oro e d'argento purissimo, e panche
e lettiere e tavole dell'istesso metallo, e panni intessuti di porpora
e d'oro, ragunati in molti anni dalla magnificenza de' passati Re; de'
quali caricò centocinquanta somieri con grave rammarico de' Siciliani,
che vedeano in cotal guisa condur via le spoglie del soggiogato Reame
da genti nemiche e rapaci nella lor terra straniera. Questi mali de'
Siciliani, ed altri maggiori, che poscia gli avvennero per opera de'
Tedeschi e d'Errico lor Signore, ben a lungo descrisse e compianse
Ugone Falcando nel proemio della sua istoria, che indirizzò a Pietro
Arcivescovo di Messina.
Partito che si fu Errico per Alemagna, Riccardo di Medania Conte della
Cerra, cognato del morto Re Tancredi, volendo passar in Campagna di
Roma per campar dalla crudeltà di lui, fu in cammino per tradimento
d'un Frate fatto prigione da Diepoldo Alemanno, il quale, fattolo
custodire strettamente nella Rocca d'Arce, attendeva il ritorno
dell'Imperadore in Italia per darlo in poter del medesimo[159].
Aveva intanto Errico mandato nel Regno per suo Legato il Vescovo di
Vormazia, il quale venuto in Napoli con l'Abate Roffredo, e con molti
soldati regnicoli e tedeschi fece abbattere a terra le sue mura, ed
il simigliante fece alla città di Capua, siccome scrive Riccardo da S.
Germano. E ragunata poi Cesare una grande e poderosa oste in Alemagna
di Svevi, Bavari e Franconi, e di altre Nazioni, di ben sessantamila
soldati, sotto pretesto d'inviargli all'impresa d'oltre mare, ma in
effetto, secondo che dice Arnoldo Lubecense, per isterminare tutti i
Normanni, e particolarmente quelli, che avean favoreggiato contro di
lui il Re Tancredi, se ne calò in Italia; e dimorato alcuni giorni
a Ferentino, ne andò poi a Capua, dove essendo ragunati tutti i
Baroni regnicoli per celebrare una generale Assemblea, gli fu dato
in balìa da Diepoldo Alemanno il Conte Riccardo, il quale egli fece
obbrobriosamente legare alla coda d'un cavallo, e strascinare per
tutte le strade più fangose, ed alla fine impiccar per i piedi;
nel qual tormento vivuto il Conte due giorni, gli fu per ordine
dell'Imperadore da un suo buffon tedesco legato al collo una fune,
da cui pendeva una grossa pietra, ed in cotal guisa fu iniquamente
strangolato[160]. Celebrato poi il Parlamento, impose una taglia a
tutti i Popoli del Reame, e creò Diepoldo Alemanno Conte della Cerra,
ed inviò Oddo fratello di Diepoldo ad espugnar Roccasecca, ove si eran
ricoverati Rinaldo e Landolfo due fratelli della famiglia Aquino per
difendersi da così crudo nemico, ed egli se ne passò in Sicilia, ove
fece aspramente morire con inaudite maniere di morte, non perdonando
nè anche a' fanciulli di tenera età, tutti i Normanni, e que'
particolarmente ch'eran di più stima, e di real sangue, ad alcuni de'
quali, in vendetta, che avean fatto coronar Re Tancredi, fece porre
una corona in testa, e conficcarla con chiodi di ferro acutissimi,
privandogli in cotal guisa acerbamente di vita. Fece anche imprigionare
Margaritone famoso Capitano, Duca di Durazzo, Principe di Taranto, e
Grand'Ammiraglio, e gli fece cavar gli occhi, e tagliare i testicoli.
L'Imperadrice Costanza, veggendo le cattività barbare usato dal marito
contro i suoi Normanni, ed il suo mal talento di voler estinguere il
suo real legnaggio, non potendo più cotal malvagità soffrire, se gli
rivolse contro[161]; e collegatasi co' Grandi del Regno, se n'andò a
Palermo, e posto mano a' tesori reali ragunò soldati contro di lui,
onde divenuti perciò più animosi i Baroni suoi partigiani, fatta
scoverta rivoltura uccisero tutti i Tedeschi, che lor capitarono
alle mani; e sarebbe stato anche l'Imperadore ucciso, se fuggendo non
si fosse salvato in una forte Rocca. Ma volendo di là girsene in un
luogo più sicuro, fu di maniera da tutti i lati cinto d'assedio da'
Siciliani, che non potendo in guisa alcuna campare, gli convenne, per
torsi da quel pericolo, ricever le condizioni, che sua moglie dar gli
volle; che furono, che egli uscendo libero, posta dall'un de' lati la
marital concordia, ne gisse via prestamente in Alemagna. Ma non volendo
poi con la guerra intestina impedir l'imprese straniere, ch'egli
intendea di fare, s'adoperò in guisa tale, che alla fine si racchetò
con sua moglie e co' sollevati Baroni; onde imbarcato il suo grande
esercito sopra molti navili per passar in Soria, pose grandissimo
timore ad Alessio Angelo, il quale avendo tolta la Signoria ad Isaac,
era divenuto Imperador di Costantinopoli; perciocchè fattogli dire
da' suoi Ambasciatori, che voleva che gli desse tutte le terre, che
avea già conquistate in Grecia il Re Guglielmo, che contenevano da
Epidauro a Tessalonica, ovvero gli pagasse un tributo che gli voleva
imporre, il Principe greco non osando rifiutar, per tema della sua
potenza, la condizione offertagli, pregò solo moderarsegli la grossezza
del pagamento chiestogli per ciascun anno; ed inviò per tutto il
suo Imperio uomini sagacissimi per ragunare tutto l'oro, che aver
potessero, togliendolo non solo da' particolari uomini, ma anche da
vasi sacri delle chiese e da' sepolcri de' morti, ove secondo l'uso
di que' tempi non piccola somma in onor di coloro che vi giacevano, si
soleva riporre; e questo per mettere insieme sedici talenti, che tanti
ne volea Errico per tributo.
E mentre tal cosa si trattava in Grecia partì da Messina l'armata
imperiale verso Oriente, essendo suo General Capitano Corrado
Vescovo d'Idelma, e Cancelliere dell'Imperio, il quale in assenza di
Cesare avea governata la Sicilia; e con felice navigazione giunse in
Palestina, e prese porto in Accone[162].
Nel medesimo tempo andò l'Imperadore a campeggiare Castel Giovanni,
il quale con Guglielmo Monaco, che l'avea in governo, se gli era
ribellato, e colà gravemente infermato si ritirò a Messina, ove se
gli aggravò di modo il male, che poco stante, e propriamente a' 29 di
settembre dell'anno 1197 passò di questa vita[163], liberando con la
sua morte dal gravissimo timore, che s'aveva della sua crudeltà, non
solamente l'Imperador di Costantinopoli, ma anche tutti i Popoli di
Sicilia e di Puglia.
Morì _Errico VI_ nel 1197 non senza sospetto, che la Regina _Costanza_
sua moglie lo avesse fatto avvelenare, siccome narrano _Giovanni
Vito Durano_ Chron. pag. 5 ed _Alberico_ ad An. 1197. Ma _Corrado
Wespergense_ pagin. 318 ciò rifiuta, dicendo: _Quod tamen non est
verisimile. Et qui cum ipso eo tempora erant familiarissimi hoc
inficiabantur. Audivi ego idipsum a Domino Chunrado, qui postmodum
fuit Abbas Praemonstratensis, et tunc in seculari constitutus, in
camera Imperatoris extitit familiarissimus_. Vedasi _Struvio_[164].
In questo anno si rapporta da _Goldasto_[165] una Costituzione del
medesimo tratta da _Giovanni_ Monaco, per la quale unì all'Imperio
la Sicilia e la Puglia; ed ottenne da alcuni Principi assenso, che
l'Imperio fosse ereditario, come la Sicilia e la Puglia, e si deferisse
per successione; ma ripugnando i Principi della Sassonia, non ebbe
tal Costituzione alcun effetto, talchè l'istesso Errico assolvè que'
Principi, che gliene avean dato consenso, e gli sciolse dal giuramento,
come rapporta _Gobelino Persona_ riferito da _Struvio_[166]. E _Lunig_
rapporta un Diploma de' Principi di Germania, dato in Francfort
nell'anno 1220 col quale dichiarano, che il Regno di Sicilia non fu mai
annesso all'Imperio: _Ita quod Imperium nihil cum dicto Regno habeat
unionis, vel alicujus jurisdictionis in illo_: come sono le parole del
Diploma, che si legge _Tom. 2 Cod. Ital. Diplom. pag. 814_.
Fu Errico, secondo che scrive Goffredo da Viterbo, di vago e
signoril sembiante; ma per quel che dalle sue laide opere si vede,
di costumi oltre modo biasmevoli e crudeli, spergiuro, e senza fede,
ed avidissimo di moneta, e sopra tutto nemico de' romani Pontefici,
da' quali scomunicato per la presura di Riccardo Re d'Inghilterra,
e per la moneta tolta dal medesimo per riporlo in libertà, e per la
presura di Niccolò d'Ajello Arcivescovo di Salerno, e morto perciò in
contumacia della Chiesa, non si voleva dar sepoltura in terra sacra.
Ma dal testamento che poi si trovò di lui, e dall'aver egli subito che
cominciò ad ammalarsi inviato il Vescovo di Bettane al Re Riccardo a
portargli la ricompensa de' denari, che gli aveva pagati[167], si rese
da poi manifesto, ch'esso si pentisse de' passati misfatti.
L'Imperatrice Costanza, morto suo marito, inviò subito l'Arcivescovo
di Messina al Pontefice, a chiedergli, che avesse data licenza, che si
fosse potuto sotterrare il suo cadavero in chiesa; e di più, che avesse
fatto tor l'assedio d'attorno a Marcovaldo da Menuder tedesco, e Gran
Giustiziero dell'Imperio, il quale era stato strettamente assediato
da' Romani in una terra detta la Marca di Guarniero; e che avesse fatto
parimente coronar il figliuolo Federico Re di Sicilia, con dimandargli
la solita investitura[168]. Alla primiera delle quali domande rispose
il Papa, che non fosse data sepoltura al corpo dell'Imperadore insino
a tanto, che si fosse accomodato il tutto col Re d'Inghilterra. Alla
seconda, rispose, che non potea far liberar Marcovaldo senza il voler
de' Romani; ed alla terza, ch'egli avrebbe fatto coronar Federico Re di
Sicilia, purchè i suoi fratelli Cardinali vi avesser parimente dato il
lor consentimento; i quali non ripugnando, fu l'incoronazione accordata
con pagar mille marche d'argento per servigio de' Cardinali; e volle
di più il Pontefice, che giurasse Costanza sopra i Santi Evangelj, che
Federico era nato di legittimo matrimonio contratto tra lei ed Errico.
Fece l'Imperadore prima del suo morire testamento, parte del quale pone
ne' suoi Annali il Cardinal Baronio; il quale dice averlo cavato dalla
vita di Papa Innocenzio inviatagli dal Cardinal Carlo de' Conti, da
lui ritrovata nell'Archivio d'Avignone, mentr'era colà Legato, scritta
da antichissimi tempi, nella quale scrittura si narra, che nella fuga
di Marcovaldo, in una rotta che da' Romani gli fu data, non già nella
Marca d'Ancona, ma in una battaglia, della quale avremo occasione di
favellare nel libro che siegue, tra gli arredi suoi fu tal testamento
trovato. È questo testamento molto pio; e' mostra pentirsi delle
passate sue colpe, le quali non potendo ricompensar d'altra maniera
in quell'estremo di sua vita, mostra volontà, che almeno fossero
emendate dal suo erede. In virtù del qual testamento fu, dopo sua
morte, restituita da sua moglie Costanza alla Chiesa, siccome scrive
Ruggiero ne' suoi Annali d'Inghilterra, la maggior parte di Toscana, la
quale egli, ed i passati Imperadori le avean tolta, cioè Acquapendente,
Santa Crispina, Monte dei Falisci, Radicofano e S. Quirico con tutti
i lor Contadi, e più altri luoghi appartenenti alla giurisdizione del
Pontefice.
Narra ancora Matteo Paris, che Errico lasciò ai Frati del Monastero
Cisterciense tremila marche d'argento de' denari pagati dal Re Riccardo
per farsene incensieri del medesimo metallo per tutto il lor Ordine;
ma che l'Abate di quel luogo rifiutasse tal dono, come di moneta
acquistata con cattivo modo.
E finalmente avendo il Papa data licenza, per essersi composti gli
affari d'Inghilterra, che si desse sepoltura al cadavere di lui, fu
trasportato al Duomo di Palermo, ed ivi riposto in un ricco avello
di porfido, il qual sinora si vede: e la sua gente, ch'era non guari
prima del suo morire giunta in Soria sotto la condotta del Vescovo
Corrado, avendo avuta contezza, ch'egli era morto, e ch'era giunto in
Palestina contro di loro il figliuolo del Saladino, smarriti per sì
cattive novelle, si posero tutti i Principi dell'oste vergognosamente
in fuga, non ostante, che i lor soldati fosser disposti a valorosamente
combattere, rimanendo soli fermi nel campo i Vescovi di Verdun e di
Magonza; de' quali poscia quel di Magonza n'andò d'ordine del Pontefice
a coronar il Re d'Armenia, che avea tal cosa instantemente richiesta.
Ma ecco, che dopo questi avvenimenti Papa Celestino, che sette anni
avea governata la Chiesa, si morì in Roma l'ottavo giorno di gennajo
dell'anno 1198, ed in suo luogo fu eletto Giovanni Lotario Cardinal
di S. Sergio e Bacco, di nobilissima stirpe, giovane di non più che
trenta anni, ma di grande avvedimento, ed il maggior Letterato, e
Giureconsulto di que' tempi, che _Innocenzo III_ nomossi.