Entrarono, un po' stanche, un po' pallide, un po' freddolose, in una
immensa e sontuosa anticamera decorata di arazzi e tappeti orientali; in
un antico gigantesco caminetto ardeva il fuoco; e in un angolo una
grande pendola antica ritmava lento e forte il passare del tempo. Le due
fanciulle si strinsero un po' più vicine l'una all'altra, sentendosi
piccole e sperdute.
Il servitore che aveva aperto la porta prese i bagagli dallo chauffeur,
richiuse a chiave e chiavistello la porta, indi sparì colle valigie
entro un vasto e lungo corridoio.
Sullo scalone apparve una cameriera in veste nera e cuffia bianca. Le
ragazze furono contente di vedere ch'era vecchia e aveva l'aria mite.
— Se le signorine vogliono salire prima di entrare al salone...? — disse
con voce piana; e le attese, ferma sull'ultimo gradino del sontuoso
scalone, tra due putti di marmo che reggevano dei maestosi candelabri
accesi. Le fanciulle traversarono timide la vasta stanza e salirono
dietro la cameriera; i loro passi affondavano senza rumore nel folto
tappeto rosso.
Giunte al primo piano udirono dietro una grande porta socchiusa il suono
di parecchie voci; erano voci gravi, mascoline.... Ma già la cameriera
le precedeva verso il secondo piano, ed esse la seguirono silenziose.
— Ecco la sua stanza, — diss'ella a Myosotis, aprendo una porta e
scostando, per lasciar entrare le fanciulle, una pesante portiera di
velluto cremisi.
Le giovinette si guardarono intorno stupefatte nella luminosa camera
rossa; sul tappeto vermiglio erano gettate delle grandi pelli d'orso;
nel caminetto un gran fuoco illuminava vividamente la tappezzeria color
rubino, l'immenso letto a baldacchino e le larghe e profonde poltrone e
gli enormi cuscini di raso scarlatto buttati per terra davanti al
focolare.
— Ma è una reggia! — mormorò Myosotis, meravigliata e intimidita.
La cameriera aveva traversato la camera, ed ora, facendo scorrere sugli
anelli un'altra pesante portiera rossa, aprì una porta che comunicava
colla camera vicina.
— E questa è la stanza della ragazzina, — disse, guardando Leslie.
Leslie, sorridendo a quell'appellativo, seguì la donna verso la camera
attigua, ma giunta sul limitare si arrestò con un'esclamazione di
meraviglia.
— Myosotis! guarda!
Allora anche Myosotis si affacciò alla soglia e si fermò stupita.
— Mio Dio! — disse Leslie inoltrandosi con passo trepido, — pare di
entrare nel cuore di una rosa!
Difatti la camera era tutta a tinte digradanti dal rosa pallidissimo al
rosa profondo. Dalla tappezzeria carnicina, quasi bianca, i mobili di
broccato e il morbido tappeto andavano via via facendosi di tinta più
vivida e incarnatina, fino al centro della stanza dove troneggiava
regale il letto colle seriche coltri di un rosa vividissimo. Era la
stanza di una principessa. Intorno, dei larghi specchi ne riflettevano e
moltiplicavano all'infinito il rosato splendore. L'aria era tiepida e
profumata di _white-rose_.
Le due sorelle non trovarono parole; e come la cameriera si era
allontanata un momento — la udivano nella sala da bagno accanto, che
faceva correre l'acqua — si abbracciarono in un trasporto di gioia e di
commozione.
Ma già la donna tornava, e Myosotis, esitante, la interpellò.
— Non dovremmo subito andare a salutare Lady Randolph?
— No, — rispose la cameriera, — Milady ha detto che è meglio, poichè ci
sono visite a pranzo, che loro si vestano prima di scendere.
Myosotis si turbò un poco. — Molte visite? — chiese timorosa.
— Cinque, — rispose laconica la donna, andando verso un grande armadio a
specchio.
Myosotis e Leslie si guardarono. Che effetto farebbero in questo
ambiente i loro vestitini di mussola rigata fatti da Miss Knox?
— E le nostre valigie?... — chiese Myosotis guardandosi intorno.
— Non occorreranno, — rispose la donna.
Aveva aperto un armadio ed ora ne toglieva — oh meraviglia! — due vesti,
una veste di velo celeste per Myosotis, una veste di mussolina bianca
per Leslie; e nel fondo dell'armadio si scorgevano allineate molte
scarpette di raso di tutti i colori, e su uno scaffale nell'armadio vi
erano ammonticchiate delle calze di seta variopinta, e su un altro
scaffale della biancheria iridescente e diafana come se fosse fatta di
nuvole e di schiuma.
— Ma come?... Ma per noi! — esclamò Myosotis, stupefatta.
— Sì, sì; per loro, — disse la vecchia.
Leslie, quasi incredula davanti a tante meraviglie, congiunse le mani in
un piccolo singulto di gioia.
— Oh! se papà potesse vederci, come sarebbe felice!
E di nuovo abbracciò la sorella; e avrebbe abbracciato anche la
cameriera se avesse osato.
Questa, all'ingenuo grido della fanciulla, si era voltata
improvvisamente a guardarla; ed ora i suoi occhi piccoli e vividi —
occhi timidi come quelli d'un cane e furbi come quelli di una volpe —
andavano dall'una all'altra delle due figurette ridenti, che fino a quel
momento non aveva degnato d'uno sguardo.
Myosotis notò quell'occhiata e, interpretandola a suo modo, arrossì e
volle scusarsi.
— Noi viviamo in campagna, — disse; — la mia sorellina non ha mai visto
tante belle cose. Veramente, — soggiunse, spinta dalla sincerità, — non
ne ho mai viste neanch'io.
— Ah? — fece la donna; e la nota secca e sprezzante che prima aveva
intimidito le fanciulle, non era più nella sua voce. — Vengono dalla
campagna, loro? Credevo che vivessero qui in Londra.
— Mai più! — disse Myosotis ridendo, tuttavia un poco lusingata da
quella supposizione. — Non ci siamo mai vedute fino ad oggi. È la prima
volta che lasciamo casa nostra, — soggiunse. — Allora capirà.... tutte
queste belle cose ci fanno quasi paura!
La vecchia non rispose. Crollò le spalle e si volse per uscire. Myosotis
si meravigliò un poco di quell'atto; ma già, tutto qui era inaspettato e
strano.
Sulla soglia la donna si fermò.
— Se hanno bisogno di qualche cosa, suonino. — Poi, ricordandosi di
un'ordine ricevuto, soggiunse (e di nuovo la sua voce parve alle
fanciulle aspra e ostile):
— Ha detto la signora che lei, signorina, si pettini come al solito; e
che la piccola qui, lasci i capelli sciolti.
E uscì.
Le due sorelle si guardarono sbigottite; poi risero, a lungo e
allegramente.
— Ci si prescrive la pettinatura! — disse Leslie; — par d'essere in
collegio.
— Par d'essere in un sogno, — disse Myosotis. Indi rapidamente si
svestirono.
Andarono nella sala da bagno e videro la vasca già piena d'acqua,
tiepida, opalina e profumata. Una dopo l'altra vi tuffarono i loro
giovani corpi dalle membra sottili, ridendo e chiacchierando.
— Se Miss Jones ci vedesse!... Se la buona Jessie vedesse questa
stanza!... E papà!... Come sarebbe contento che ci trattano così, come
delle principesse reali!
La parola «principessa» le fece pensare alla dama d'onore, e questo
temperò alquanto la loro allegrezza.
Misero delle calze di seta bianca che parevano ragnatele, della
biancheria così fine che pareva di non averne; poi si pettinarono
secondo gli ordini ricevuti. E finalmente fu il momento squisito di
indossare quelle vesti fantastiche, meravigliose.
Leslie ebbe presto fatto d'infilare la sua vesticciuola di mussola
bianca, vaporosa, cortissima, con una cintura di raso bianco à la Russe,
a metà della gonna.
— Mio Dio, — esclamò ella specchiandosi, — sembro una bambina!
— Già! — disse Myosotis, contemplando perplessa la figuretta
deliziosamente infantile che le si parava dinanzi: — Devono averti
creduta più giovane di quello che sei. — E soggiunse: — Sembri vestita
per la prima comunione.
— Ma guarda! m'arriva appena ai ginocchi, — disse Leslie inarcando le
bionde sopracciglia. — Per fortuna le calze e le scarpe sono perfette!
E fece un piccolo passo di danza, per gaiezza di cuore.
— Meno male che ha le maniche lunghe, — osservò Myosotis, — e quel
collettino di pizzo. Insomma ti sta divinamente! — E abbracciò la
sorellina. — Sai che così, tutta bianca, con quei capelli sciolti....
sembri «Fiorin di Neve» dei racconti delle fate!
Allora Leslie, confortata, rise e si rallegrò.
Ma quando si trattò di vestire Myosotis la cosa si fece più grave. La
veste di velo celeste era così stranamente fatta, che non teneva che su
una spalla; al posto della manica sinistra non vi era che una spallina
di nastro affrancata con un mazzetto di rose. L'altro lato della veste
scendeva, senza manica, lasciando scoperto il collo e l'omero e parte
del petto. Poi mancava la sottana. Almeno così parve alle fanciulle; il
drappeggio era così trasparente, che certo ci doveva essere anche una
sottoveste....
La cercarono nell'armadio. Non c'era.
Allora si decisero a suonare il campanello.
Per un po' nessuno venne. Risuonarono. Allora sulla soglia apparve Lady
Randolph Grey.
Era vestita di un abito verde smeraldo tutto coperto di pagliette
d'argento, stretto come una guaina.
— Bene arrivate, bene arrivate, — disse sorridendo e squadrandole con
occhi di falco. — Deliziose, deliziose!... — esclamò. Indi traendo a sè
l'arrossente Leslie; — Questa pare uscita da un educandato di suore; da
un asilo infantile! — E la baciò e le carezzò colla bianchissima mano i
lunghi capelli dorati.
— Mi sembra.... temo.... di sembrare proprio una bambina, — disse Leslie
un pò turbata.
— Difatti, difatti! — rise la bella dama. — E bada, se chiedono la tua
età dirai che hai dodici anni.
Leslie sgranò gli occhi e si volse sbigottita a interrogare collo
sguardo Myosotis.
— La ringraziamo tanto per queste bellissime vesti, — cominciò quella. —
Ma potrebbe.... — soggiunse timidamente, — farmi portare la sottoveste e
le maniche?
— Che maniche? Che sottoveste? — chiese Milady.
— Ma per quest'abito.... — spiegò Myosotis, ritta davanti alla sua
ospite e stendendo le braccia esili e ignude; i ceruli drappeggiamenti
velavano appena l'ingenuo corpo giovanile.
— La manica? La sottoveste? per questa toilette di Doucet? — Milady
scoppiò in una risata. — E perchè non l'impermeabile e le soprascarpe?
Ma, mia cara, siete divina così! Vedrete che cosa ne diranno i miei
invitati.
— La dama d'onore della regina d'Olanda? — chiese trepida Myosotis.
Lady Randolph dette in un'altra risatina perlata. — Ma che! Quella era
una storiella a tutto benefizio di vostro padre!
— Come! — esclamò Myosotis, smarrita, — Non è venuta quella signora?...
E le sue due figlie?...
— Niente signora, niente figlie! — disse Milady, sempre ridendo colla
testa all'indietro; e il collo ignudo le si gonfiava morbido e bianco
come quello d'una colomba.
Myosotis si sentì mancare un poco il respiro.
— Del resto, troverete delle conoscenze — continuò Lady Randolph. — C'è
Gerardo Neversol. C'è Totò.... ve lo ricordate Totò?... Si rallegrano
tanto di vedervi. E poi, — soggiunse traendo a sè Leslie, — c'è un
vecchio diplomatico che ama molto le buone e belle bambine come te; e
c'è un americano, un pò sordo, ma milionario.... Insomma, un pranzo di
gala. Andiamo, andiamo, fate presto!
Myosotis e Leslie si guardarono ancora, smarrite e trasognate. La voce
di Milady si fece un pò più aspra.
— Fra dieci minuti suonerà il gong per il pranzo. — Prese per mano
Leslie. — Tu, piccola, vieni con me. — E la trasse seco, esitante e
ritrosa. Indi rivolta a Myosotis: — Vi aspettiamo nel salone al primo
piano, — disse.
— Vieni, vieni presto! Non lasciarmi sola, — sussurrò Leslie,
separandosi a malincuore dalla sorella.
— Andiamo, — ripetè Milady, con una nota metallica nella voce.
E Leslie la seguì.