E colle treccie auree pendenti sull'accappatoio celeste, sdraiata su un
divano presso la finestra, la trovò il dottor Harding un'ora più tardi
quando Lucy, petulante e sarcastica, lo introdusse nella camera della
sua padrona.
Il dottor Harding, ufficiale-medico delle colonie, professore di
medicina tropicale e dermatologia, tremò al cospetto della sua paziente.
Pareva che l'ammalato fosse lui. Il suo fine viso cereo era più cereo
del solito, i mesti baffi bianchi più spioventi sopra la bocca
sensitiva. Da vent'anni egli non aveva curato più nessuno, eccetto la
vecchia Jessie quando aveva il reumatismo e, talvolta, la famiglia di
qualche contadino troppo povero o troppo avaro per mandare a prendere il
valente e moderno dottor Methuen.
Appena ebbe salutato e, obbedendo al languido gesto dell'ammalata, si fu
seduto presso a lei, disse colla voce che tremava un poco per
l'emozione:
— Certo vi è stato errore. Lei aspettava il dottor Methuen.
— No, — disse Milady, con un sorriso dolcissimo, — aspettavo lei,
professore. Ho molto udito parlare della sua scienza profonda, dei suoi
studi sulle malattie tropicali....
— Ma come.... — balbettò il dottore stupefatto, — ella avrebbe forse....
— No, no, — rise la bella dama, — io non ho nè il colera asiatico nè il
piede di Madura. Ma trovo che anche nei piccoli malanni è da preferirsi
un vero scienziato, un erudito, al medico modernista e ciarlatanesco che
si serve dei suoi malati per fare degli esperimenti più o meno
brillanti....
Il dottor Harding tossì, modestamente, colla mano davanti alla bocca;
indi avvicinò la sua seggiola al divano della paziente. Era
riconfortato; a suo agio; sicuro di sè. Evidentemente si trovava di
fronte a una donna veramente superiore.
— Vediamo, signora, — disse, prendendole delicatamente il polso su cui
ciondolavano molti braccialetti.
Il polso era buono. Un pochino debole forse.... Si trattava unicamente
di una leggera forma di anemia....
Mentre il dottore, cogli occhiali sul fine naso, scriveva la ricetta di
liquore arsenicale del Fowler, ferro e ipofosfiti, Lady Randolph uscì a
parlargli delle sue due figlie.
— Le ho scorte in chiesa l'altro giorno.... deliziose piccine!... Se
osassi, le inviterei a farmi un po' di compagnia....
Il padre parve subito adombrarsi.
— Oh, Milady! non ci pensi. Sono timide e selvatiche, senza conoscenza
di mondo. Non potrebbero che darle noia.
Milady ebbe il buon senso di non insistere.
Ma pochi giorni dopo, insieme allo chèque di una ghinea per la visita
professionale, il dottor Harding ricevette da Lady Randolph Grey un
invito ad assistere colle sue due figlie a un concerto che avrebbe luogo
alle «Acacie» il sabato susseguente. Canterebbero Clara Butt, la
Tetrazzini, Van Heuvel; e la celebre danzatrice, Vera Sheremetzkaja,
eseguirebbe la «Danza primaverile» di Mendelssohn.
In un poscritto Lady Randolph Grey soggiungeva che il Reverendo Brownlie
colla signora Brownlie, ed anche lo Squire, Sir Peter Russel, sarebbero
intervenuti colle loro famiglie.
Clara Butt! La Tetrazzini! Il Van Heuvel!... I primi due erano nomi
quasi di leggenda. E Myosotis e Leslie le avrebbero vedute, vive e vere?
Le udrebbero cantare!... Pareva troppo inverosimile per non essere un
sogno. Clara, dalla portentosa voce di contralto, che da un ventennio
mandava in visibilio l'Inghilterra!... la Tetrazzini, che un giorno — un
indimenticabile giorno, a Leeds — le fanciulle entrando in un negozio di
musica avevano udito gorgheggiare in un grammofono!... E poi Van Heuvel,
il tenore olandese che era una nuova celebrità.
Quanto alla Vera Sheremetzkaja non ne avevano mai udito parlare. Già;
nessuno parlava di danzatrici a Wild-Forest e tanto meno nella casa del
dottor Harding. Ma certo anche quella doveva essere un portento.
Il dottore, colla vecchia Jessie, dibattè a lungo l'arduo problema se
era il caso o no di accettare l'invito; infine conclusero che se ci
andava il reverendo Brownlie e Sir Peter Russel colla sua famiglia, vi
potevano andare anche le bambine.
Indi si venne alla difficile questione delle vesti che indosserebbero
per l'occasione. Dopo molte incertezze Jessie decretò che i loro
vestitini bianchi della comunione, molto allungati, potevano andare.
— E tu, papà, cosa metterai per il concerto? — chiesero le fanciulle
sfiorando cogli sguardi un poco inquieti il vecchio abito color tabacco
del loro padre, che traverso molte stagioni aveva sfidato pioggie, nevi
e bel tempo.
— Io? — fece il dottore, alzando i distratti occhi ceruli da un
fascicolo di Annali di Parasitologia. — Io? Cosa mi metto per il
concerto?... Un po' di cotone nelle orecchie; e basta.