X.

Arrivata alla Villa delle Acacie Lady Randolph Grey entrò rapidamente

nel vasto atrio adorno di grandi piante d'azalea e di palme. Sdraiato e

sbadigliante, coi piedi issati sul bracciolo del divano, giaceva colui

che per Wild-Forest era il «principe di Galles».

— Che fai, Totò, _my darling_? — chiese la bella signora. — Come mai sei

qui?

— Gli altri idioti giocano al croquet, — disse Totò in uno sbadiglio.

— E t'hanno lasciato così solo? — Sdegnata Lady Randolph Grey si

avvicinò alle vetrate aperte: — Carla!... Clorinda!... dove siete?

— Ti prego di non chiamare quelle giraffe, disse il «principe di

Galles», — ne sono sazio e saturo, e mi escono da tutti i pori.

— Ma almeno Gerardo poteva restar qui a farti compagnia, — disse la

signora, posandogli sui morbidi capelli biondi una mano guantata.

Egli ritrasse con impazienza il capo. — Non parlarmi di Gerardo. Se non

sapessi ch'è un rimbambito direi che è un degenerato. Quelle donne gli

piacciono! È incredibile!... — E Totò rabbrividì come a un pensiero

immondo.

Lady Randolph sorrise e gli sedette accanto.

— Adorato Totò, sei di cattivo umore?

L'adorato Totò non rispose.

— E Moses? — chiese la signora, volgendosi a guardare un enorme gatto

bianco, che gonfio e torpido sul tappeto, russava come un vecchio

signore troppo pingue. — È contento?

— Sì, sì; è contento, — disse il giovane, imbronciato; — ma se non ero

io, nessuno ci pensava.

E alzandosi e stirando le lunghe membra, traversò la chiara e vasta sala

e si affacciò alla vetrata.

— Cos'è accaduto, Totò, per infastidirti così? — chiese Lady Randolph

seguendolo alla finestra.

— _J'ai le cafard_, — rispose Totò.

— Ma perchè?

— Perchè sono stucco e stufo.

— Non di me, — fece Milady, appoggiandosi con tenerezza al suo braccio.

— Di te, sì, di te! E delle giraffe, e di Gerardo, e di Moses, e di

quanti siete. Mi uscite da tutti i pori.

— Totò! Totò! non dir questo — ansò Lady Randolph e il suo ampio petto

fluttuò come un mare in burrasca. — Sai che mi fai pena parlando così!

Del resto, — soggiunse, — le giraffe, la settimana scorsa, ti erano pur

piaciute.

— E perciò? Devono piacermi per tutta la vita? — sogghignò il giovane

con amara ironia. — Bada che ti preavviso: uno di questi giorni....

«tatà, Totò!» — E fece cenno d'addio colla mano.

— Ma che cosa dici?

— Sì, sì. È finita. Vado al Giappone col mio amico Collins. Vado a

Yokohama, dove le donne non si pettinano che una volta all'anno, non

parlano mai, e dormono vestite.

Indi sciogliendosi impaziente da lei, uscì colle sue lunghe gambe

snelle, nel giardino.

A colazione Totò non volle parlare che di Yokohama e Tokio e, al

domestico che gli porgeva i piatti, diceva: — _Sayonara!_ — con affabile

dignità. A dir vero era incerto se quella parola significasse «grazie» o

«buonanotte»; ma poichè nessuno degli altri lo sapeva....

— Mi sento male, — disse Lady Randolph Grey a metà colazione; e depose

sulla tavola il tovagliolo.

Le giraffe e il «Duca di Norfolk» emisero qualche inarticolato suono di

rammarico; il «Principe di Galles» arricciò il fine naso in una

espressione d'incredula noncuranza.

La bionda signora uscì maestosamente dalla sala da pranzo, come una

bella paranza a vele spiegate, e si ritirò nella sua camera. Chiamò Lucy

a chiudere le imposte; si mise a letto e diede ordine che nessuno la

disturbasse.

E sola, nel buio, Lady Randolph Grey pensò.

Pensò che Totò le sfuggiva: Totò, il divino Totò, fine e raffinato e

depravato e complicato; Totò, che tutte le sue amiche le invidiavano e

tutti i suoi amici detestavano; Totò, che le teneva luogo di tutte le

perfide femmine e di tutti i brutali maschi che nel passato ella aveva

conosciuto e amato e odiato.... Totò, il serafico e satanico Totò, le

sfuggiva.

E se Totò le sfuggiva, la vita non valeva più la pena di essere vissuta.

Bisognava ad ogni costo trattenere Totò! Bisognava con qualsiasi mezzo

divertire e distrarre Totò.

Era difficile divertire Totò, che, per essersi già molto divertito non

si divertiva più di niente. Tutto, secondo lui, gli «usciva dai pori».

Le donne, gli uomini, i teatri, i cafè-chantants, l'arte, la musica, la

danza, la cocaina, lo champagne, i vizi strani.... tutto gli «usciva dai

pori». Ogni calice era già stato profferto alle sue labbra arcuate e

sdegnose.

Mio Dio, mio Dio! Bisognava cercare qualche cosa di nuovo per Totò!

E che cosa c'era di nuovo al mondo? Nulla. Nulla, e nessuno.

Assolutamente nessuno. Tutti e tutte avevano già detto tutto a Totò. E

tutti e tutte non avevano che la stessa cosa da dire.

Ah, trovare per il tediato Totò qualche cosa d'inedito, qualche cosa

ch'egli non conoscesse ancora!... Impedire che Totò pensasse ad andare a

Yokohama!

Passò un'altra mezz'ora; indi Lady Randolph sporse dal letto il braccio

morbido e un po' sudato, e suonò il campanello.

Lucy comparve subito.

— Milady ha suonato?

— Voglio il dottore, — disse Milady.

— Se Milady comanda, — disse Lucy, — manderò subito lo chauffeur a

chiamare il dottor Methuen.

— Non voglio il dottor Methuen, — disse Milady. — Voglio quell'altro

dottore. Come si chiama?... Harding.

Lucy si stupì. — Oh; ma è vecchio quello, Milady! Non ha più nessuna

clientela. Pare che non sappia guarire che le morsicature dei serpenti a

sonagli. E poichè, — soggiunse l'ancella con inesorabile logica, — dei

serpenti a sonagli qui non ce n'è, così nessuno lo manda mai a chiamare.

— Lo mando a chiamar io, — rispose Lady Randolph Grey. — Dite a Peter

che vada subito. E tu, vieni a farmi le treccie e a darmi l'accappatoio

celeste.

Naja tripudians · 第 15 / 44 题