Lieti volavano i giorni, portando anemoni d'opale e iridi azzurre e
candidi narcisi al giardino di Rose Cottage; allungando i tralci di
edera che stringevano in un verde abbraccio tutto il piano inferiore
della casetta.
Avrebbe dovuto esserci anche un'aiuola di giacinti; ma questi, comperati
allo stato di bulbo dal dottore a Leeds, e da lui e le sue figlie
piantati con più cura che esperienza, non fiorirono perchè erano stati
messi in terra colla testa all'ingiù.
Nel piccolo orto, cura speciale di Jessie, si seminarono colla consueta
regolarità cavoli, spinacci, cicoria e piselli, e colla medesima
regolarità gli otto polli bianchi, cari al cuore del dottore, andarono a
mangiare i semi appena messi in terra, e se ne tornarono all'aia
soddisfatti, facendo cenno di «sì» col capo ad ogni passo.
I quattro grossi conigli bianchi e neri diventarono i genitori di
trentadue piccoli conigli bianchi e neri.
I due cani, Whisky e Soda, per tutto un giorno non ebbero fame, e si fu
molto in pena per la loro salute, finchè non si scoprì che avevano
mangiato dodici dei piccoli conigli. Allora Myosotis e Leslie piansero
molto per i piccoli conigli; e piansero ancor più per Whisky e Soda
durante la punizione inflitta loro dalla inesorabile Jessie col
battipanni.
Il dramma dei conigli fu l'episodio più saliente di quella primavera.
L'evento principale dell'estate fu una visita della signora Russel,
moglie dello Squire del paese; ella arrivò a Rose Cottage un mattino con
sua figlia Nelly ad invitare le due fanciulle ai bagni di mare a
Felixstowe.
— Partiamo lunedì, Nelly ed io, — disse, amichevole e vivace, al dottor
Harding; — le sue due figliole potranno essere pronte per quel giorno?
Il dottor Harding parve assai incerto. Pur ringraziando dell'invito, non
pareva troppo incline ad accettarlo. L'idea di affidare ad altri, anche
per breve tempo, le sue dilette, lo turbava assai.
— Ma sapete pure, — insistè Mrs Russel, un poco impaziente — che questa
è un'usanza entrata ormai in tutte le nostre migliori famiglie. Anche la
mia Nelly fa ogni anno il suo giro di visite in casa dei nostri amici
più intimi. Solo così le nostre ragazze possono imparare a stare al
mondo, a conoscere gente, a non trovarsi timide ed impacciate quando
vanno in società.
Pur riconoscendo la saggezza e i vantaggi di questa abitudine inglese,
il dottore non sembrava troppo disposto a conformarvisi.
Allora la signora Russel, già sulla porta in procinto di partire, tentò
un altro argomento.
— Pensate, dottore, di quanto vantaggio per la loro salute saranno i
bagni di mare....
Il dottore ringraziò, e promise che ci avrebbe pensato.
Jessie che teneva aperta la porta, la richiuse con forza non appena Mrs
Russel e sua figlia ebbero voltato le spalle; indi entrò nel salotto con
ciò che le bimbe chiamavano «la sua faccia di policeman».
— I bagni di mare! — esclamò. — Già. Non mancherebbe altro.
— E perchè no? — fecero in coro Myosotis e Leslie.
— Perchè è pericoloso — dichiarò essa.
— Ma Jessie!... Tutti vanno a fare i bagni!...
— Ci vanno, ci vanno; e per lo più si annegano, — sentenziò Jessie,
lugubre e caparbia. — Vostro padre deciderà come vorrà. Ma se lo
domandate a me, dico che finchè voi non saprete nuotare non dovete
entrare nell'acqua.
— E dove vuoi che impariamo a nuotare? Per istrada? nel prato? — esclamò
Leslie, sarcastica.
Ma la vecchia domestica volse le spalle quadrate e inesorabili, e tornò
in cucina.
Le due fanciulle la seguirono.
— Jessie!... Sei proprio illogica... — ragionarono.
— Sì, sì, illogica — fece quella; — quando avrete la mia età sarete
illogiche anche voi.
Myosotis rise. E rise anche Leslie all'idea di avere giammai l'età di
Jessie.
— Scommetto che Jessie, — osservò Myosotis — non sa neppure il
significato della parola «illogica»!
— Non lo so, nè lo voglio sapere — ribaltò Jessie. — Non ho tempo, io,
di riempirmi la testa di parole nuove.
E staccò dal gancio una casseruola, sbattendola sul tavolo con molto
rumore.
— Lasciamola stare! — fece Leslie, traendo pel braccio la sorella. — Sai
bene.... È come la storia del pianoforte.
La storia del pianoforte! Le ragazze la rammentavano a Jessie ogni volta
che volevano farla stizzire.
— Rose Cottage sarebbe perfetta — aveva detto un giorno Myosotis,
guardandosi intorno nella casetta, che dopo la vigorosa pulizia pasquale
di Jessie era linda e lucida come un bambino a cui si sia lavato con
molto sapone la faccia, — sarebbe perfetta.... se ci fosse un
pianoforte.
Il papà, udendo quell'osservazione, aveva accarezzato la guancia rosea
di Myosotis.
— Te lo comprerò, — disse.
Ma Jessie che stava mettendo tavola, e che, per principio, disapprovava
ogni soverchia indulgenza, intervenne severa:
— E si può sapere che cosa ne farete d'un pianoforte, poichè non lo
sapete suonare?
— Ma quando l'avremo, impareremo — disse Myosotis.
— Niente affatto. Quando avrete imparato a suonarlo, lo potrete avere —
ribattè Jessie, con grande fermezza. — Vostro padre non farà di quelle
spese inutili. — E uscì, borbottando ancora: — Già! Mancherebbe altro.
Un pianoforte, quando nessuno lo sa suonare!...
— Sarà meglio non farla arrabbiare — disse il dottor Harding, a tavola,
guardando i visetti compunti delle due ragazzine. — Non insistiamo per
il pianoforte....
Non insistettero. Ma Myosotis si alzò ogni mattina alle sei, e prima di
scuola scendeva correndo al villaggio. Alle sette e mezzo batteva già
alla porta di Miss Jones, la quale, ancora in sottana con uno scialletto
sulle spalle, la faceva entrare nel suo salottino, toglieva dal
pianoforte un vaso di fiori di cera, le fotografie dei suoi genitori e
quella della famiglia reale, e apriva con solennità l'istrumento.
Myosotis sedeva risolutamente davanti alla tastiera e si poneva a
studiare.
Un pomeriggio, quattro mesi dopo, tornando di corsa a Rose Cottage, ella
andò difilato in cucina, e davanti a Jessie che stava impastando un
Yorkshire pudding, distese ed aprì il primo quaderno del Diabelli.
— Vedi queste cose nere? — disse. — Sono note. Ed io le so suonare.
E poggiato il quaderno all'orlo dell'asse infarinato, suonò sulla tavola
da cucina, alzando molto le dita e cantando la melodia:
— _Ta, tatà tatà tatà, ta, ta...._
Jessie colle mani infarinate sui fianchi, fu assai impressionata.
— Ma guarda un po', ma guarda un po'! — esclamava. E nei suoi occhi
rossi salivano le lagrime di meraviglia e di ammirazione.
— _Ta, tatà tatà tatà tatà, ta, ta_ — continuava Myosotis.
E a Jessie le lagrime traboccarono dagli occhi e caddero giù per le
guancie; e non potè nè nasconderle nè asciugarle perchè aveva le mani
infarinate.
Tre giorni dopo, arrivava da Leeds il pianoforte. E il dottore in
poltrona, e Leslie in piedi, e Jessie rigida in una sedia accanto alla
porta, ascoltarono rapiti la Sonatina del Diabelli per ben otto o dieci
o dodici volte di seguito; mentre in cucina il pollo — immolato per la
grande occasione — bruciava nella casseruola, e Whisky in piedi sulla
tavola, ne divorava i fegatini e il cuore.