SILV. — Signori Giurati, io non posso adunque concludere che rammentando
a voi come il reo abbia confessato i suoi delitti, e domandando ai
signori Magistrati la sua condanna a venticinque anni di lavori forzati.
_(siede)_
TULLIO _(scattando con impeto_). — Venticinque anni in questi tempi in
cui tutto dura così poco?
PRES. _(ironico)_. — La parola è alla difesa.
TULLIO _(siede e si rialza)_. — Nell'epoca del vapore e del telegrafo,
in cui tutto va e corre, condannerete un uomo a restare venticinque anni
inchiodato in un bagno, per un momento, per tre momenti di aberrazione,
per cause morbose, per tre momenti di pazzia ragionante?
MARC. — Udite! Udite!
TULLIO. — Dei pazzi ce n'è di due sorta, a farla corta: pazzi da
ospedale, e pazzi, o preclarissimi signori Giurati, rimasti a mezzo. Ma
anche a noi savi — modestia a parte — occorre il momento in cui il
cervello va a spasso. Difatti chi di noi non è stato pazzo per un
momento della sua vita, di quella pazzia che non esclude la
consapevolezza dei suoi atti, ma ci trascina irresistibilmente ad azioni
contrarie al patto sociale? E se in quel momento fatale noi non abbiamo
commesso un delitto, chi può dire se sia per difetto di occasione o
d'intenzione? — Ma consentite, egregi signori, che io vi parli senza
alcun velo, come se parlassi dinanzi al tribunale della mia coscienza.
Ora io m'interrogo se non ho mai bramato di appropriarmi, senza licenza
dei superiori, qualche cosa altrui, da un libro curioso ad un prezioso
gioiello, dalla donna seducente alla gloria più inebbriante..... Ebbene,
che non lo senta neanche l'aria, sì, ne ho bramata parecchia della roba
altrui..... ne bramo ogni giorno..... ogni ora..... ad ogni sguardo!
Lasciamo stare i libri e le donne che, senza furto, possono ormai
appartenere a due..... ed anche a tre!.... Parliamo di altre cose.....
di gioielli, parliamo di diamanti. Nessuno di noi quanti siamo può
negare che tutte le volte che si ferma la sera dinanzi all'abbagliante
vetrina di un noto gioielliere, non subisca l'irresistibile fascino di
quel gran brillante che gli proietta addosso i mille raggi delle
sfaccettature, quasi per tentarlo, anzi appunto per tentarlo.
Colendissimi signori Giurati, perchè non si va per i fatti nostri e si
resta lì piantati collo sguardo fisso, quasi senza respiro, per paura
che l'alito veli la visione? Si ammira... si ammira... e poi, senza
accorgersene, si comincia a desiderare! Ora supponete che, proprio al
punto in cui dal desiderio platonico si passa alla brama irrefrenabile,
al punto in cui si è assaliti da un accesso di quella pazzia che non
impedisce di ragionare, una potenza magica faccia scomparire il
cristallo della vetrina, la gente dalla via ed i garzoni dalla bottega:
ditemi un po', la mano che abbiamo stesa macchinalmente verso quel
grosso brillante che si vorrebbe mettere in dito alla dama dei nostri
pensieri, che cosa farebbe questa mano quando non trovasse più il
cristallo della vetrina e si fosse certi di non essere visti da anima
nata? _(azione di chi, assicuratosi che nessuno lo guardi, prende ed
intasca rapidamente un oggetto)_ Alto là! _(afferrando la destra colla
sinistra)_ in nome della legge vi arresto..... m'arresto..... ci
arrestiamo tutti! Ah! Ah! Vedete che è impossibile fare la requisitoria
di noi istessi!
PETR. _e_ MARC. — Nuovo! Ardito! Sublime!
SILV. — Ma in ogni caso la nostra mano si ferma al cristallo della
vetrina e non lo rompe come l'accusato ha fatto della finestra!
TULLIO. — Bel merito, quando la vostra mente vi avverte che ciò
costituisce un delitto, quando voi sapete che dei diamanti non ce ne
possono essere per tutti! Invece questo infelice che sa della legge? Che
cosa capisce? Non basta guardarlo per convincersi che non ha coscienza?
Sarebbe egli così fresco e rubicondo, se sentisse il rimorso dei suoi
delitti? Non ha rimorsi, e questa è la più bella delle circostanze
attenuanti, perchè egli è l'uomo tipo della natura discendente in linea
retta dalla scimmia, senza coscienza del bene e del male, e se io mi
sbaglio, egli è ad ogni modo un cretino.