SCENA XI.

_TULLIO, in elegante abito da mattino, seguito da un SERVO che porta una

sacchettina da viaggio, dal fondo._

TULLIO. — Zitto, zitto, che preferisco di fare loro una sorpresa!

SERVO. — La stanza destinata a lei è di qua, nel quartiere del signor

Commendatore. _(esce dalla destra)_

TULLIO. — Non ho bisogno di nulla per ora. Mi tolgo questi guanti, ne

infilo un paio di nuovi, e la mia toeletta è bell'e fatta... Che

sorpresa per Luigia! _(si guarda attorno)_ Ma la sua sorpresa non sarà

certo maggiore della mia: che fattoria è quella dello zio, che villa,

che giardino, che mobili! E come ogni cosa mi sorride! I contadini su

per la salita mi salutano, i cani, invece di abbaiarmi, dimenano la

coda, e tanto i buoi che gli asini mi danno delle occhiate fraterne...

Ci sono delle piante che mi stendono con un fremito d'amore i loro rami

fronzuti sul capo, per difendermi dal sole... E quelle poltrone lì non

mi stendono forse i loro bracciuoli con un amabile s'accomodi? Grazie

tante, più tardi, dopo desinare! Ma io capisco il segreto di così

bell'accoglienza! Contadini e asini, cani e servitori, mobili e piante,

presentite tutti _(abbassando la voce)_ che il vero padrone qui sono io!

_(il servo dalla destra saluta con un profondo inchino Tullio, ed esce

dalla sinistra)_ Che cosa dicevo? E se quello lì non è un imbecille, mi

manda subito la mia Luigia... Se si fosse fatta più bella, se fosse per

giunta allegra e spiritosa, allora io non avrei più nulla a desiderare!

Ma perchè tante immeritate grazie di Dio? Perchè io ho la fortuna di

essere nipote di uno zio che vale tutti gli zii di America!

Un avvocato dell'avvenire Le Commedie, vol. 1 · 第 24 / 49 题