[455] Cfr. KUHN n. SCHWARZ, _Op. cit._
[456] CHÉRUEL, _Op. cit._
[457] Cfr. DU CANGE, Op. ed. cit., s. v. _Asinus_.
[458] Per relazione del prof. Cr. Baggiolini. — E, a motivo della sua
singolarità, riferirò pure l'aneddoto di un marito piemontese che la
moglie avea battuto in pubblico. «Nel 1858, alla Chiusa di Cuneo,
certo M., per soprannome B., panattiere, si lasciò pubblicamente
schiaffeggiare dalla moglie. I comuni di Chiusa, Peveragno, Beinette e
Boves danno ricetto ad una società di _cenciosi_, per appartenere alla
quale, ognuno deve provare di non avere alcuna camicia, che il
cappello sia bucato in quattro punti almeno, i calzoni e l'abito a più
repezzi di colori diversi, e che siano privi del necessario per
campare. Questa società, che ha i suoi statuti e un proprio capo
addimandato _il re_ e residente a Boves, capitando qualche caso di cui
facciano cenno i suoi statuti, e quello sopra descritto ne è uno, si
raduna tutta nel paese dove il caso avvenne. Nel 1858, si portarono
essi pertanto alla Chiusa, in numero di circa quattrocento, sulla
piazza del Pallone, e vi si accamparono e attendarono colle loro
marmitte. Allora il re, dopo averli arringati, li invitò a fare il
debito loro, chiudere cioè, prima la bottega del M., apporvi i sigilli
ed innalzarvi davanti come una barricata di letame. Messe poi le
guardie, perchè non fosse distrutta l'opera loro, gli altri si
facevano regalare dagli abitanti il vitto, promettendo restituzione.
Ma questa non venne mai, ed il M., dopo otto giorni d'inferno, non
aiutato punto dalla polizia, che, per rispetto alle consuetudini,
lascia fare, dovette discendere a patti col re, sborsargli una grossa
somma di denaro, e consegnargli molti ettolitri di grano e di vino,
senza del che non avrebbe potuto liberarsi». Per relazione di mio
fratello Luigi, ispettore delle tasse, in quegli anni, esattore alla
Chiusa.
[459] Cfr. MITTERMAIER, _Op. cit._
[460] Cfr. CHÉRUEL, _Op. cit._ Vi si cita pure il caso di Carlo V, che
prese parte ad uno di tali baccani nel 1392, e per la pece che aveva
addosso, corse rischio di bruciar vivo. Del _charivari_ o
_chiarivarium_, _chalvaricum_ francese così parlavano (presso il Du
Cange, _Op. cit._), gli Statuti Sinodali della Chiesa d'Avignone nel
1337: «_Cum sponsæ ad eorum traducuntur hospitia de ipsorum domibus
bona more prædonum rapiunt violenter, pro quibus pecuniarias ab
invitis redentiones extorquent, quas expendunt in scurrilitatibus et
comessationibus inhonestis, quæ Malprosiech damnabiliter appellant....
faciunt ludos obnoxios, quos ut eorum verbis contra honestatis labia
utamur in placitis nominant Chalvaricum_». «_Qui dum contingit viros
aut mulieres ad seconda vota pertransire et matrimonialiter conjungi,
et dum in Ecclesiis matrimonia fidelium et benedictiones nubentium
celebrantur sponsum et sponsam circumstantes vociferando
percutiunt.... quod ipsi tales derisores, raptores divini,
perturbatores officii et sacramentorum officia contemnentes,
Chalvaritum in vulgari facientes seu fieri procurantes, a prædictis
excessibus penitus et omnino desistant sub pæna excommunicationis_».
[461] Cfr. MURATORI, _Op. cit._
[462] Cfr. MARTIGNY, _Op. cit._
[463] Cfr. FLEURY, _Les moeurs chrétiens_.
[464] Ma, al ritorno, tre amiche comari l'attendono; l'una distende e
liscia i capelli, un'altra li intreccia, la terza li annoda e fa su.
[465] Cfr. gli Statuti di Gallese, lib. II, Gallese 1576. «Volendo noi
obviare a molti scandali e romori che potrebbono nascere per il far
delle travate e scampanate alle vedove statuimo et generalmente
ordinamo che nessuno tanto Gallesano come anche forestiero di qual si
vogli grado o conditione ardischi sotto qual si voglia pretesto far
campanate, ne travate alle vedove o vedovi che si rimaritano nella
nostra Città di Gallese nè tanpoco alle case loro farci alcuno
impedimento sotto la pena di scudi tre per chiasche persona e volta,
non ostante altro abuso che in contrario de questo per l'addietro
fosse stato tollerato».