XVIII.

Danze nuziali.

Come non mancano il canto e il suono, raro è che manchi la danza ad

una festa nuziale. Lo stesso Buddha, che dichiara di non amare nè la

musica, nè i profumi, nè i banchetti, nè le danze, nè il vino, nelle

sue proprie nozze, _per operare secondo gli usi del mondo_[369], si

lascia vedere in mezzo ad ottantaquattro mila donne e si abbandona ai

giuochi, ai piaceri, ai suoni e ai canti.

Nell'India vedica, secondo l'_Atharvaveda_, appena la sposa era

partita, le sue sorelle e compagne, nella casa paterna, intrecciavano

le danze, le quali dovevano aver carattere molto somigliante a quello

delle danze funebri. La danza era dell'uso e non capricciosa; e tale è

rimasta nell'uso moderno, se bene si vada pure perdendo.

Nell'Heideboden, in Ungheria, l'uno de' due paraninfi suol dire:

«_Siamo noi pure qui, io ed il mio compagno, e non vogliamo lasciar

cadere quest'uso, anzi più tosto promuoverlo_[370].» Il paraninfo

invita, per conto dello sposo, la sposa alla danza, e le danze son

tre, la prima con lo sposo; ma gli sposi non si toccano; essi toccano

soltanto, l'uno da una parte l'altro dall'altra, il lembo d'uno stesso

fazzoletto; e così danzano; le altre due danze sono della sposa coi

due paraninfi.

Noi vedemmo il caso di Riva di Chieri, in Piemonte, ove, mentre si

mena via la sposa, si danza; lo stesso avviene nella pompa nuziale

dell'India odierna; a Templin si danzava alla mezzanotte del primo

giorno di festa dalla sposa con uomini travestiti da donna. Ma per lo

più le danze sono l'ultima cerimonia della festa, e, dove la festa

dura tre o più giorni, si rimandano all'ultimo giorno. In Grecia, al

terzo giorno «le parenti e le amiche vanno con la sposa alla fonte, ed

ella attinge in brocca nuova ch'ha seco e butta nella fonte cose da

mangiare e minuzzolini di pane; poi ballano in tondo; e quella è

l'ultima festa»[371]. Il _ballo tondo_ usa pure in Sardegna per le

nozze; e forse ci viene descritto in questi versi concitati, coi quali

si conchiudono le nozze della Tancia e della Cosa, nella dotta

commedia rusticale del Buonarroti:

Il ballo s'intrecci

Braccia con braccia;

Mentre un s'allaccia,

L'altro si strecci;

Qualch'un si scoppi,

Chi si raddoppi;

Poi ciascun pigli per mano

La sua dama, e andiam pian piano.

Nei dintorni di Bolzano, si balla dagli sposi, prima di aprire le

danze, quello che, nel Trentino, si chiama la _tudeschina_, e consiste

in una serie di movimenti graziosi fatti a piacere, ma, a tempo di

musica, per i quali lo sposo insegue danzando la sposa, e le si

avvicina, ma non la raggiunge mai.

La danza nuziale tra il popolo si fa all'aperto; tra la gente che ha

nome di civile, invece, entro sale splendidamente illuminate. Il

popolo danza per lo più di giorno; la gente civile di notte; ond'è per

essa il divieto di prolungare le danze oltre le tre di sera, che

s'incontra negli _Statuti di Firenze_ del 1415[372]. Esso finisce

veramente le feste nuziali con le danze, ed è, dalla sala delle danze,

quando si danza, che, secondo il Codice del Cerimoniale francese, gli

sposi che sanno vivere, devono, inosservati, scivolare, l'uno dopo

l'altro, al talamo[373].

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 94 / 141 题