Danze nuziali.
Come non mancano il canto e il suono, raro è che manchi la danza ad
una festa nuziale. Lo stesso Buddha, che dichiara di non amare nè la
musica, nè i profumi, nè i banchetti, nè le danze, nè il vino, nelle
sue proprie nozze, _per operare secondo gli usi del mondo_[369], si
lascia vedere in mezzo ad ottantaquattro mila donne e si abbandona ai
giuochi, ai piaceri, ai suoni e ai canti.
Nell'India vedica, secondo l'_Atharvaveda_, appena la sposa era
partita, le sue sorelle e compagne, nella casa paterna, intrecciavano
le danze, le quali dovevano aver carattere molto somigliante a quello
delle danze funebri. La danza era dell'uso e non capricciosa; e tale è
rimasta nell'uso moderno, se bene si vada pure perdendo.
Nell'Heideboden, in Ungheria, l'uno de' due paraninfi suol dire:
«_Siamo noi pure qui, io ed il mio compagno, e non vogliamo lasciar
cadere quest'uso, anzi più tosto promuoverlo_[370].» Il paraninfo
invita, per conto dello sposo, la sposa alla danza, e le danze son
tre, la prima con lo sposo; ma gli sposi non si toccano; essi toccano
soltanto, l'uno da una parte l'altro dall'altra, il lembo d'uno stesso
fazzoletto; e così danzano; le altre due danze sono della sposa coi
due paraninfi.
Noi vedemmo il caso di Riva di Chieri, in Piemonte, ove, mentre si
mena via la sposa, si danza; lo stesso avviene nella pompa nuziale
dell'India odierna; a Templin si danzava alla mezzanotte del primo
giorno di festa dalla sposa con uomini travestiti da donna. Ma per lo
più le danze sono l'ultima cerimonia della festa, e, dove la festa
dura tre o più giorni, si rimandano all'ultimo giorno. In Grecia, al
terzo giorno «le parenti e le amiche vanno con la sposa alla fonte, ed
ella attinge in brocca nuova ch'ha seco e butta nella fonte cose da
mangiare e minuzzolini di pane; poi ballano in tondo; e quella è
l'ultima festa»[371]. Il _ballo tondo_ usa pure in Sardegna per le
nozze; e forse ci viene descritto in questi versi concitati, coi quali
si conchiudono le nozze della Tancia e della Cosa, nella dotta
commedia rusticale del Buonarroti:
Il ballo s'intrecci
Braccia con braccia;
Mentre un s'allaccia,
L'altro si strecci;
Qualch'un si scoppi,
Chi si raddoppi;
Poi ciascun pigli per mano
La sua dama, e andiam pian piano.
Nei dintorni di Bolzano, si balla dagli sposi, prima di aprire le
danze, quello che, nel Trentino, si chiama la _tudeschina_, e consiste
in una serie di movimenti graziosi fatti a piacere, ma, a tempo di
musica, per i quali lo sposo insegue danzando la sposa, e le si
avvicina, ma non la raggiunge mai.
La danza nuziale tra il popolo si fa all'aperto; tra la gente che ha
nome di civile, invece, entro sale splendidamente illuminate. Il
popolo danza per lo più di giorno; la gente civile di notte; ond'è per
essa il divieto di prolungare le danze oltre le tre di sera, che
s'incontra negli _Statuti di Firenze_ del 1415[372]. Esso finisce
veramente le feste nuziali con le danze, ed è, dalla sala delle danze,
quando si danza, che, secondo il Codice del Cerimoniale francese, gli
sposi che sanno vivere, devono, inosservati, scivolare, l'uno dopo
l'altro, al talamo[373].