XII.

La parte del prete.

Il concilio di Trento[336] stabilisce la nullità del matrimonio se non

sia contratto in presenza del parroco e di testimonii; il qual decreto

della Chiesa, preso alla lettera, dovea poi, nell'opinione del secolo

decimosettimo, far parere legittime le nozze, come quelle di Lucia

Mondella con Lorenzo Tramaglino[337].

Il prete supplì il padre, nelle funzioni di combinatore e consecratore

di nozze; e in qualche caso supplì la pronuba, o, come il feudatario

medievale, anche lo stesso marito.

Nel compiere tali ufficii e ancora nel rinunciare ai medesimi, il

prete si fa pagare; raro è che il parroco si contenti, come

nell'Abruzzo Teramano, che gli sposi gli bacino le mani. Egli vuol

doni, e la gallina che si dà nell'Arpinate al parroco e il bicchier di

birra, la candela e il ramo di rosmarino involto in un filo

sfilacciato di seta rossa che ricevono il pastore ed il sagrestano,

nell'Havelland[338], sono gli infimi doni che gli sposi possano

rilasciare alla chiesa. Il prete indiano richiedeva, senz'altro, una

vacca, e, per di più, riceveva in dono i panni sudici della sposa

ch'ei solo avrebbe, secondo la credenza inspirata al volgo, potuto

purificare.

In Francia, nel medio evo, il prete soleva pure intervenire al

banchetto nuziale; ma fosse pudore, fosse malizia, esso preferì, in

seguito, convertire il suo diritto in denaro.

Io inclino tuttavia a credere che il pudore trattenesse assai pochi

dal partecipare al banchetto nuziale, per lo più indecentissimo,

riflettendo come le frequenti lagnanze de' primi scrittori della

Chiesa contro i preti, diaconi e sottodiaconi che assistevano ai

banchetti nuziali, provino soltanto il piacere della recidiva. La

speculazione potè invece più presto decidere il prete a privarsi di

doni e vantaggi incerti, per assecurare ai suoi ozii una rendita

fissa. Così troviamo ora che il prete per lo più, nelle cerimonie

nuziali, riceve solamente danaro. Nel Pesarese, lo sposo dava al prete

un _papetto_ o un _testone_, o un _mezzo scudo_[339] ed al sagrestano

uno _zapparin_[340]. La qual conversione del dono in danaro, premeva

tanto al nostro prete ch'ei la volle pur consegnata, come legge, negli

Statuti municipali[341].

Gioverà ora vedere, per merito di quali ufficii, il prete riceve la

sua mercede nella cerimonia nuziale. Ai sacrificii antichi, ne' quali

si sacrificavano o si fingevano di sacrificare il simbolico toro ed

altri animali fecondatori, come la porca romana, con grande

spargimento di grano, riso, farro, simboli di fecondità, e di acqua

purificatrice, sottentrò presso i cristiani la così detta Messa degli

sposi, nella quale si finge di sacrificare in corpo e sangue ed anima

il fecondatore per eccellenza, la bellissima tra le figure del sole,

il Cristo. Poco su poco giù, sono gli stessi inchini, le stesse

benedizioni, le stesse preghiere, lo stesso spettacolo. Se non che, il

prete indiano accompagnava gli sposi nella camera nuziale, e

continuava a dirigerne e benedirne ogni movimento e recitar formole

molto espressive, finchè non vedesse il matrimonio intieramente

consumato[342]; il prete cristiano si fermò sulla soglia della chiesa.

Tuttavia è notevole come anche in Francia, e particolarmente in

Brettagna, il prete cristiano abbia cercato di protrarre l'uso antico,

recandosi nel medio evo a benedire il letto nuziale, sopra il quale

stavano gli sposi (_sedentes vel jacentes_, come dice il

cerimoniale)[343], con le seguenti parole: «_benedite questi cari

giovani come voi avete benedetto Tobia e Sara; degnatevi benedirli

così, o Signore, affinchè nel nome vostro essi vivano e invecchino e

si moltiplichino lungamente, pel Cristo Signor Nostro. Così sia._»

Altre formole di benedizione del letto nuziale si trovano ne' rituali

della Francia medievale.

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 82 / 141 题