XC.

Riccardo a Camilla.

«Per pietà, Camilla, non mi opprimete con la vostra indifferenza.

Se poteste numerare le mie torture, direste forse che sono punito

abbastanza.

«Ho bisogno del vostro perdono; mi dovete ridonare, non dico il vostro

affetto, ma una parte almeno della vostra stima. Perchè io soffro;

perchè la vita mi è diventata incresciosa.

«Lo avete detto voi altra volta; lasciatelo ora ripetere a me con

l'accento della disperazione: — salvatemi dal rimorso! —

«Lunga serie di avvenimenti ha legato i nostri destini; vano è il

fingere un'indipendenza che non abbiamo; vano sopratutto tentare di

divincolarci.

«Credetelo — assai più stretti dei nodi con cui ci lega la legge, sono

quelli che ci ha imposto la Natura; viatori smarriti del mondo, la

norma che ci dirige non proviene dal mondo — non la udite dunque voi

pure questa voce di tomba?

«Non è vaneggiamento il mio; il passato ha tracciato la nostra via, che

conduce all'espiazione.

«Attraverso le sventure, attraverso la lontananza, l'indifferenza, il

disprezzo, le anime nostre devono unirsi un'altra volta.

«Abbiamo forse molte lagrime da confondere e molte amarezze da bevere

alla stessa tazza; è il nostro destino; lasciate che si compia. E forse

troveremo qualche pallida gioia, qualche nuovo e sereno orizzonte,

qualche sorriso di Natura.

«Per l'ultima volta, ascoltate il grido dell'anima mia: lasciate che io

venga a voi a domandare in ginocchio il vostro perdono.

«Che se il rancore vi ha chiuso il petto alla pietà, sappiatelo, e il

cielo è testimonio del mio giuramento, io seguirò i vostri passi come

un demente, sempre e da per tutto.»

Frutti proibiti · 第 102 / 108 题