La feccia del calice.
Si dica a lode di Riccardo: a bella prima questa notizia non tanto
lo meravigliò quanto lo commosse: una commozione straordinaria, una
febbre strana, un martellare affrettato delle arterie e dei polsi,
uno sgomento, un affanno, qualche cosa che era pietà e rimorso e
disperazione tutt'insieme.
La meraviglia venne dopo, e durò poco, e si manifestò a domande e
risposte rapide, brevi, frequenti, inesorabili.
Peggio. Qui, dove forse le battaglie del dubbio potevano mascherare
la profondità dell'abisso, qui non era più dubbio alcuno; la verità
appariva chiara, limpida, angosciosa. La risposta seguiva la domanda
con spietata prontezza; tutte le fila del garbuglio si scioglievano
innanzi alla mente con evidenza spaventosa.
Fratel Biagio aveva letto nel cuore di Camilla, e disperato per aver
perduto il più grande affetto della sua vita, aveva voluto prevenire
il tradimento, ridonando la libertà alla donna amata. Dunque il suo
viaggio in Olanda era un pretesto per nascondere le sue intenzioni,
e forse la partenza di messer Pool uno stratagemma per assicurare la
riuscita...
E perchè aveva voluto celare le vere cause ed il modo della sua morte?
Come mai quell'uomo tanto sincero aveva ricorso alla simulazione ed
all'inganno?... Era chiaro anche questo: per non opprimere sotto il
peso del rimorso la felicità degli amanti.
Allora si presentarono alla mente di Riccardo cento nonnulla che
acquistavano uno straordinario valore; rammentò il contegno di fratel
Biagio durante le vicende dell'amore colpevole; quel suo sonno, creduto
opera della provvidenza, nel padiglione; poi il matrimonio di Bice col
socio Pool, ed i particolari della partenza per l'Olanda... Ed ahi!
come tutto ciò flagellava l'anima sua codarda!
Che fare? Persistere nella determinazione presa... Questo pensiero lo
tentò ancora una volta, «Poichè hai frapposto venti miglia fra il tuo
cuore e quello di Camilla, mettine altre venti, poi altre venti, va
così lontano che nissuno possa raggiungerti.» Ma abbandonar Camilla non
era lasciarsi dietro le spalle il rimorso; e poi se gli era giunta una
lettera a venti miglia, ben potrebbero pervenirgliene cento altre in
capo al mondo. Il signor Pool, qualora avesse in animo di spiare i suoi
passi, troverebbe mezzo di farlo dovunque.
Tutte queste voci parlarono sotto voce e non ascoltate. Nello stato
d'animo di Riccardo poteva l'egoismo dir la sua, per non darsi vinto ma
senza speranza d'ottenere gran cosa.
Qui non era luogo a mezzucci, a piccole bassezze; conveniva affrontare
gli avvenimenti e decidere apertamente: o l'abbandono schietto od il
matrimonio.
Il tormentoso dilemma durava ancora, quando venne la notte.
Raro è che le anime deboli, come quella del nostro eroe, non
subiscano il pauroso dominio delle tenebre. Quella notte, divisa tra
i vaneggiamenti dell'insonnia e le larve di sogni agitati, fu lunga, e
parve eterna.
Balzando giù dal letto prima dell'alba, Riccardo aveva preso il suo
partito; all'alba, abbandonato l'albergo, galoppava in un calesse verso
Milano.