LXXX.

La feccia del calice.

Si dica a lode di Riccardo: a bella prima questa notizia non tanto

lo meravigliò quanto lo commosse: una commozione straordinaria, una

febbre strana, un martellare affrettato delle arterie e dei polsi,

uno sgomento, un affanno, qualche cosa che era pietà e rimorso e

disperazione tutt'insieme.

La meraviglia venne dopo, e durò poco, e si manifestò a domande e

risposte rapide, brevi, frequenti, inesorabili.

Peggio. Qui, dove forse le battaglie del dubbio potevano mascherare

la profondità dell'abisso, qui non era più dubbio alcuno; la verità

appariva chiara, limpida, angosciosa. La risposta seguiva la domanda

con spietata prontezza; tutte le fila del garbuglio si scioglievano

innanzi alla mente con evidenza spaventosa.

Fratel Biagio aveva letto nel cuore di Camilla, e disperato per aver

perduto il più grande affetto della sua vita, aveva voluto prevenire

il tradimento, ridonando la libertà alla donna amata. Dunque il suo

viaggio in Olanda era un pretesto per nascondere le sue intenzioni,

e forse la partenza di messer Pool uno stratagemma per assicurare la

riuscita...

E perchè aveva voluto celare le vere cause ed il modo della sua morte?

Come mai quell'uomo tanto sincero aveva ricorso alla simulazione ed

all'inganno?... Era chiaro anche questo: per non opprimere sotto il

peso del rimorso la felicità degli amanti.

Allora si presentarono alla mente di Riccardo cento nonnulla che

acquistavano uno straordinario valore; rammentò il contegno di fratel

Biagio durante le vicende dell'amore colpevole; quel suo sonno, creduto

opera della provvidenza, nel padiglione; poi il matrimonio di Bice col

socio Pool, ed i particolari della partenza per l'Olanda... Ed ahi!

come tutto ciò flagellava l'anima sua codarda!

Che fare? Persistere nella determinazione presa... Questo pensiero lo

tentò ancora una volta, «Poichè hai frapposto venti miglia fra il tuo

cuore e quello di Camilla, mettine altre venti, poi altre venti, va

così lontano che nissuno possa raggiungerti.» Ma abbandonar Camilla non

era lasciarsi dietro le spalle il rimorso; e poi se gli era giunta una

lettera a venti miglia, ben potrebbero pervenirgliene cento altre in

capo al mondo. Il signor Pool, qualora avesse in animo di spiare i suoi

passi, troverebbe mezzo di farlo dovunque.

Tutte queste voci parlarono sotto voce e non ascoltate. Nello stato

d'animo di Riccardo poteva l'egoismo dir la sua, per non darsi vinto ma

senza speranza d'ottenere gran cosa.

Qui non era luogo a mezzucci, a piccole bassezze; conveniva affrontare

gli avvenimenti e decidere apertamente: o l'abbandono schietto od il

matrimonio.

Il tormentoso dilemma durava ancora, quando venne la notte.

Raro è che le anime deboli, come quella del nostro eroe, non

subiscano il pauroso dominio delle tenebre. Quella notte, divisa tra

i vaneggiamenti dell'insonnia e le larve di sogni agitati, fu lunga, e

parve eterna.

Balzando giù dal letto prima dell'alba, Riccardo aveva preso il suo

partito; all'alba, abbandonato l'albergo, galoppava in un calesse verso

Milano.

Frutti proibiti · 第 91 / 108 题