Estremi rimedi.
Erano passati così alcuni mesi, e ancora non si era parlato di
matrimonio.
Riccardo però vi pensava, e se ne rodeva; ma la sua determinazione era
presa; egli non doveva sagrificare il suo avvenire, il suo dorato ed
ampio avvenire, alle stolte querimonie d'una coscienza codarda.
Questa determinazione gli valse un po' di franchezza; a poco a poco
la sua freddezza non seppe mascherarsi tanto che Camilla non la
riconoscesse; e quando Camilla l'ebbe riconosciuta, non si mascherò
più.
Non andò molto che Riccardo volle venirne ad una; sciogliere un vincolo
diventato penoso. Era il miglior partito, e non bisognava indugiare;
una mattina trovò un'audacia che faceva curioso contrasto con le
primitive titubanze, ed eccolo diretto a Laveno.
Camilla non era in casa; vi erano invece la zia Angelica e la signora
Pool.
La sorte si prendeva giuoco di Riccardo. Non era un'ironia sanguinosa
trovarsi innanzi a Bice, dopo tanto tempo che non l'aveva veduta ed in
quell'occasione?
Bice vestiva il bruno anch'essa; era mesta anch'essa, e bella,
adorabilmente mesta e bella...
E perchè mai egli si sentiva stringere il cuore alla presenza di quella
buona creatura? E perchè il linguaggio della coscienza è così tardo e
tanto inesorabile?
Un'onda di pensieri tenebrosi invase la mente di Riccardo; rivide
egli il suo passato, rifece colla grave croce delle memorie il cammino
percorso; ahi! quanto dissimile l'oggi da quel tempo di lusinghe e di
sogni!
Tutte le forze dell'animo tumultuavano irose. Pensò a Camilla, ai
giuramenti infranti e deposti ai suoi piedi, alle promesse nuove, alle
stolte speranze, alla colpa meditata e preparata, al tradimento...
Orribile schiera di fantasmi!... Ed ora?..
Bice era lì, dinanzi a lui, mesta, pallida, sofferente.
Tutte le forze lo abbandonarono ad un tratto; balzò in piedi, salutò
le due donne, si sottrasse con un pretesto all'insistenza cortese della
zia Angelica, ed uscì.
Cento nuovi propositi e pentimenti nuovi ondeggiavano nel suo cuore.