LXVI.

Soliloquio.

Tutto quel giorno Riccardo fu in preda ad una angoscia indicibile.

Un'immagine insistente, tormentosa, gli fu sempre nel pensiero: la

morte di fratel Biagio.

Questo avvenimento inatteso, imprevedibile, pigliava in quell'occasione

un aspetto sciagurato. Riccardo ne era come atterrito; ne rifuggiva, ma

invano; la sua mente vi era trattenuta come da un fascino.

Le sue colpe, di cui non sapeva più celare a sè stesso la gravezza,

s'ingrandivano spaventosamente sotto il martello del rimorso.

Quali erano stati gl'intendimenti segreti della sorte nel volere che

la morte di quell'uomo onesto avvenisse appunto allora che una mano

profanatrice gli aveva rapito i suoi affetti? Riccardo non poteva

dubitarne: salvare il marito da una vergogna, condannare gli adulteri

ad un perpetuo rimorso.

Poteva anche darsi che la Provvidenza — ve n'ha una anche per gli amori

— avesse voluto venire in aiuto dei due amanti togliendo di mezzo un

ostacolo che sbigottiva i loro cuori scrupolosi. In avvenire nulla più

doveva trattenerli dal bevere avidamente all'immensa coppa del piacere.

In fatti, morto fratel Biagio, il loro amore diventava legittimo; e il

cielo è amico degli amori legittimi.

Ma da qualche tempo un altro pensiero, rompendo la turba dei suoi

compagni, gli si presentava insistente, ritornando ad ogni tratto come

un importuno.

All'ultimo Riccardo, vedendo che quel pensiero era inesorabile come un

esattore e domandava ad ogni costo la sua porzione di raziocinio, se ne

volle sbrigare e avventurò la sua povera testa nel labirinto. Tremendo

labirinto quello del _matrimonio_!

«Amore legittimo! pensò Riccardo, quale strano abuso di parole! Forse

che l'impunità e la sicurezza rendono virtuosa la colpa?... O non la

fanno invece più bassa e più vile? _Legittimare!_ la tresca non si

legittima mai, non si legittima l'adulterio, se non...»

Non poteva dare indietro: «se non... col matrimonio! Il matrimonio!..

E se fosse questo?...» Sicuro; e come non vi aveva pensato prima? Era

questo per l'appunto: ecco le fila del destino si raccoglievano, si

indovinava la tela.

«Sposare Camilla!» Un tempo aveva pure avuto la follia di credere che

ciò lo avrebbe fatto felice... ma ora! Sposare Camilla! Avvelenare una

tazza colma di dolcezze; rinunziare all'amore, alle speranze, alle

memorie; fare il cammino della noia con lo stesso compagno con cui

aveva fatto il cammino della frenesia e dei tripudio; mettere il codice

al posto del cuore, la sazietà invece del desiderio!...

Il matrimonio! bastava la parola ad apprendere a Riccardo tutti gli

orrori dell'idea; alla guisa di quelle voragini che impauriscono meno

perchè non se ne scorge il fondo, ma di cui un sassolino gettato come

scandaglio rivela la spaventosa profondità.

«Triste baratto, in fede mia!» conchiuse Riccardo fra sè e sè.

«Uno scompiglio, una rovina, un suicidio!» soggiunse il suo demonio.

Allora gli passarono in mente, come pagine sfogliate da mano ignota,

tutti i sogni della sua infanzia, i disegni audaci, le lusinghe

carezzevoli, le febbri di vent'anni, tutte le seduzioni della sua bella

vita di scapolo. Infine egli non aveva se non venticinque anni, e il

mondo era popolato di belle donne!

A venticinque anni invilupparsi eternamente nei nodi indissolubili

delle nozze legittime; rinunziare a tutti quanti gli amori, guardarsi

in uno specchio e dire a sè stesso che tutto è finito, che egli non

formerà più lo spasimo di alcuna donna, che i suoi compagni se lo

additeranno l'un l'altro come un oggetto curioso, che gli toccherà

farsi grave e curare le faccende di casa, e misurare l'entrata

coll'uscita, e pensare al risparmio ed alla figliolanza...

Ma non amava egli Camilla?

Se l'amava! perchè l'amava troppo non la poteva sposare! Doveva egli

uccidere l'amante per farne una moglie?...

Riccardo ebbe la febbre e dormì sonni agitati. L'alba gli suggerì nuove

argomentazioni.

«Vediamo, disse riordinando le idee, è impossibile che la sorte abbia

giuocato questo brutto tiro a fratel Biagio solo per avere il pretesto

di mandarlo all'altro mondo; ma è pure impossibile che l'abbia mandato

al mondo di là solo per togliere di mezzo un impedimento alle giuste

nozze. La sorte, io penso, non deve frugare molto nei codici. E poi

nel caso nostro il matrimonio sarebbe un'irriverenza, un insulto, uno

sfregio codardo alla santa memoria dell'onesto van Leven. Possiamo

noi edificare il nostro tetto nuziale sopra la tomba dell'uomo che

fu offeso dal nostro amore? profanare oggi la sua memoria dopo aver

profanata la sua casa?

«Si ripara la colpa! Menzogna! Non si ripara nulla! È egoismo,

niente più, è volersi sottrarre al peso del rimorso, è voler rimanere

impenitenti, non voler pagare neppure questo tributo a quel povero

signor Biagio.»

Riccardo non aveva ancora esaurito la limpida vena dei suoi

ragionamenti, quando udì picchiare all'uscio d'ingresso.

Balzò di letto, si avviluppò in furia nella veste da camera, e venne ad

aprire.

Il portinaio recava _una lettera pel signor Riccardo_.

Siccome le mattine incominciavano a farsi fredde, l'innamorato non

s'arrestò sul limitare, ma, presa la lettera senza quasi badarvi, corse

a ricacciarsi in letto.

Com'ebbe tirate le coltri fin sotto il mento, fece atto di lacerare

il suggello della lettera, ma s'arrestò e volse prima l'occhio alla

soprascritta.

«Questi caratteri mi pare di conoscerli!» balbettò, e corse coll'occhio

al bollo postale, e lesse a voce alta: «Amsterdam.»

«Amsterdam! Amsterdam, ripeteva tra i denti; intanto colle mani

tremanti ruppe il suggello e cercò la sottoscrizione...

«Giusti cieli! esclamò facendosi più pallido del suo lenzuolo: _Biagio

van Leven!_

Da quando in qua i morti scrivono? E se fratel Biagio non fosse morto?

Ben è vero che poteva aver scritto prima di morire... Ma in tal caso

perchè questa lettera gli veniva per posta? Non era più naturale

affidarla al signor Pool?... Che cosa mai poteva scrivergli? E perchè

una lettera? Non bastava un messaggio a voce?

Per uscire da questo ginepraio il miglior partito era leggere la

lettera.

Frutti proibiti · 第 75 / 108 题