Camilla a Riccardo.
«Perchè mi parli così? perchè non risparmi l'umiliazione ad un'anima
straziata dal rimorso? Non v'ha dunque più dubbio! Per te pure sono una
donna colpevole!
«Lo so; non è in mio potere di mutare le conseguenze d'un fallo; ma
questo linguaggio che vorrebbe dirmi l'amore e non mi dice invece che
la vergogna, tu, no, non dovevi aggiungerlo alle mie torture.
«Penso al mio passato, all'enormità del mio fallo, e mi domando che mi
rimane nella vita.
«Che sarà di me? Dove troverò io la forza di sollevare lo sguardo sulla
fronte limpida ed aperta di mio marito? E potrò nascondergli la mia
colpa?
«Ho un presentimento triste; mi pare che una voce segreta mi parli dal
fondo del cuore, e che una grande sventura sia sospesa sul mio capo.
Cerco un conforto nel cielo; ma il cielo distoglie gli occhi dalle
creature che mi assomigliano...
«I miei occhi non hanno più lagrime; tutti i miei affetti sono
inariditi; tutti i nodi che mi legavano alla famiglia sono spezzati.
Perfino Bice, la mia piccola Bice, candida e buona, mi ìmpaurisce come
un'accusa vivente.
«Il tuo amore che mi ha fatto intorno questa solitudine orrenda, ora mi
è necessario per popolarla.
«Interroga il tuo cuore, Riccardo; e dimmi, dimmi, mi amerai tu tanto
da pagare le mie sciagure?»