Il signor Pool fa la sua dichiarazione.
Bice dopo d'aver pensato molto al suo primo incontro col signor Pool,
aveva fatto il disegno poco caritatevole di mettere tutto l'imbarazzo
della posizione a carico dell'eloquenza del suo futuro sposo. Ma,
contro il prevedibile, il taciturno fidanzato non si lasciò sgominare
dalle difficoltà della sua parte e, invece di attendere il colloquio
formidabile con la rassegnazione di chi è disposto a fare una triste
figura, vi andò incontro animoso, e nel giorno successivo a quello
della domanda di matrimonio fece dire da fratel Biagio a Bice: «che
volendo parlarle, le chiedeva un quarto d'ora del suo tempo.»
«Bisognerà che parli per tutto il quarto d'ora,» disse Bice a sè
stessa, meravigliata meno dell'audacia del signor Pool, che del non
sentirsi ferma come prima le pareva d'essere; volendo riguadagnare la
disinvoltura che aveva perduto, un po' innanzi dell'ora stabilita si
pose al pianoforte per ripassare fervorosamente tutta la sua musica da
ballo.
Si era essa avveduta che il signor Pool le stava dietro le spalle da
un minuto? Poi che disse di no, voltandosi all'improvviso, bisognerà
mostrare di crederle, come fece appunto l'innamorato.
— Perdoni se giungo in mal punto a disturbarla.
— Non mi disturba... si accomodi... —
Bice aveva cercato di darsi un'aria fredda e indifferente, capace
d'agghiacciare le parole in bocca a un innamorato timido; ma cedendo
a un moto di curiosità, levò gli occhi in faccia al signor Emanuele, e
vi lesse un'espressione così serena e così dolce, che sentì rimorso dei
propri disegni, e la sua frase le venne fuori in frantumi accompagnata
da un incantevole rossore.
Il signor Pool si trovò adunque avere il sopravvento fin dalle prime
parole, ma, invece di abusarne, non parve neppure porvi mente, e corse
difilato a ciò che gli stava a cuore, come dietro una traccia prefissa.
— Sono venuto a dirle a voce la gratitudine che le devo; suo fratello
mi ha assicurato che lei acconsente a divenire mia moglie.
Bice taceva.
— Vuol degnarsi di confermare dinanzi a me ciò che mi fa felice?
— Quanto le ha detto mio fratello è vero.
— Perdoni, vorrei che mi dicesse candidamente le ragioni che
l'hanno indotta a darmi il suo consenso. Le pare che io sia troppo
indiscreto? —
La fanciulla non rispose a parole, ma il suo silenzio e il rossore
che le accese il volto dissero chiaro che il suo fidanzato le sembrava
molto stravagante e un poco impertinente.
— Le assicuro — proseguì il signor Pool con dolcezza, — che la mia
audacia non è senza ragione.
— Ma io...
— Comprendo. Si rassicuri, non voglio già che mi dica d'amarmi; non
voglio questo, perchè prima di tutto voglio la schiettezza. Spero
che mi amerà un giorno, e allora avrà tempo a dirmelo; intanto per
acconsentire a sposarmi, avrà un motivo, almeno uno. Sia sincera; me lo
dica. —
Se l'eroismo non esistesse sulla terra, bisognerebbe dare questo nome
allo sforzo che fece Bice per rispondere.
— Prima di tutto io la sposo perchè... ha detto che questo le fa
piacere... —
Il signor Pool aggiunse alla propria faccia serena un sorriso dolce e
incoraggiante.
— E poi perchè ciò fa piacere a fratel Biagio... e perchè lei è un...
giovine (avrebbe voluto dire un _uomo_) di cuore... e perchè è sempre
stato buono per me, e perchè volendomi bene, come dice, mi farà
felice...
— È ciò che io voleva da lei, signorina; or bene, se crede che tutto
ciò basti a fare la felicità, le prometto che sarò sempre lo stesso,
per farla felice e per farle dimenticare il dolore. —
Egli si era lasciato cadere di bocca queste ultime parole con studiata
indifferenza. Ma Bice ne colse alla prima il significato e sentì
qualche cosa che stava tra la vergogna e il dispetto. Il suo innamorato
si affrettò a soggiungere:
— Sono schietto con lei fino alla ruvidezza, perchè possa imparare
presto a conoscermi come la conosco. —
Bice si sentì indovinata fin nei moti più segreti del cuore, e levò gli
occhi sbigottiti a guardare in faccia ai signor Pool.
— Le ricordo il passato, — proseguì egli, — perchè se non ne parlassi,
avrebbe ragione di domandarsi conto segretamente del mio silenzio.
Non posso ignorare io solo quanto è noto a tutti, e lei sa che se
osai sognare la felicità di farla mia, non obbedii a un sentimento
improvviso o ingannevole. Le rimane a sapere come io non abbia già
ceduto all'egoismo del mio affetto, ma mi lusinghi di ridonarle
tutto ciò che occupava un posto nel suo cuore. È la mia ambizione;
l'ambizione d'un uomo che l'ama alla buona. Non mi faccia una colpa di
questo linguaggio. Invece di dirle che io sarei morto d'amore per lei,
mi lasci dire che avrei avuto la forza di vederla felice e di benedire
la sua felicità nelle braccia d'un altro. Ciò è forse meno bello, ma è
vero. —
E siccome Bice era passata dal rossore alla commozione e non trovava
la forza di rispondere, il signor Pool, con una galanteria cavalleresca
che anche gli innamorati non sentimentali ritrovano qualche volta nelle
grandi occasioni, prese la mano della vaga fanciulla e la appressò alle
labbra, poi fece atto di allontanarsi.
— Signor Emanuele, — disse Bice, e uscendo improvvisamente dalla
inerzia, mosse un passo verso il suo fidanzato, il quale si arrestò, e
si volse con un lampo di felicità nello sguardo. Ma l'eloquenza della
fanciulla veniva dal cuore e non trovò parole o ne trovò troppe in una
volta; invece di parlare, essa offri ancora la mano al signor Pool, che
la strinse con melanconico entusiasmo.
— Credo che l'amerò, — disse finalmente Bice, — perchè mi sento
orgogliosa d'essere amata da lei.