Riepilogo delle vicende d'un assedio.
Non ostante le savie osservazioni di questa lettera, le cose corsero a
precipizio giù per la china naturale.
Riccardo rispose, chiamando in aiuto il vocabolario del cuore; rinnovò
l'assalto con maggior audacia, ma con poca fortuna. Camilla zitta. Ciò
che avrebbe debellato un altro, rinvigorì Riccardo, il quale ritornò
alla lotta più animoso, più passionato che mai. Questa volta ebbe
maggior fortuna. Camilla volle schermirsi, e lo fece male, scoprendo il
lato vulnerabile della sua corazza.
A poco a poco il linguaggio carezzevole dell'adorazione giunse a
ferire l'amor proprio della donna. Non era gran cosa, ma Riccardo non
domandava di più.... per ora. Egli sapeva troppo bene che quando la
vanità avesse accettato l'amore, la natura o presto o tardi avrebbe
posto l'amore al luogo della vanità.
Così avvenne.
Camilla, che amava sul serio suo marito, resistette dapprima con
energia, ma la compiacenza naturale di aver destato una passione così
violenta come appariva quella di Riccardo, facendosi strada a poco a
poco nell'animo suo, la rese più mite nel giudicare quel sentimento,
più debole nel difendersene.
Si aggiunga, ed è cosa di cui poche donne potranno menar vanto, il
trionfo della sua bellezza matura sulla bellezza verginale d'una
fanciulla diciottenne, senza contare che Riccardo non era innamorato
come ne vanno tanti dietro le sottane della bella, ma un adoratore il
quale aveva disertato un altare e ritornava a prostrarvisi pentito. Ora
se è vero che nell'altro mondo si faccia più festa d'un pentito che di
cento giusti (cosa poco lusinghiera pei giusti e tale da invogliare
gli uomini ad appartenere alla schiera dei pentiti), della donna
si potrebbe dire con più ragione e con minor pericolo, che essa si
allegra meglio del ritorno d'un infedele che del culto di cento nuovi
spasimanti.
Dalla compiacenza di aver suscitato un incendio a procurare
d'alimentarlo non vi è che una linea impercettibile; la vanità dà la
mano alla civetteria. Ora nulla di più facile, per un corteggiatore
scaltrito, che mutare la vanità e la civetteria in affetto.
Nel caso nostro il fenomeno si è avverato appuntino e Riccardo,
rendiamogli giustizia, si è condotto a meraviglia.
Fratel Biagio era sempre lo stesso. Lieto dei suoi fiori, del
suo commercio, dei suoi affetti che egli reputava saldi, pareva
lontanissimo dal tremare per la castità del suo talamo.
Quella serenità cieca, che sembra scendere come un balsamo sull'anima
dei mariti, gli traspariva dal volto aperto e gioviale, dal contegno
sempre affabile e cortese.
Se gli innamorati non fossero quella razza d'egoisti che sono, o se
Riccardo fosse stato un innamorato differente degli altri, avrebbe
provato un sentimento di pietà per quell'uomo onesto e leale, a cui
egli preparava il dolore e la vergogna. Riccardo, come tutti gli altri
correligionari d'amore, sentiva ad ora ad ora qualche fitta di rimorso,
ma questo sentimento che rattoppa le colpe (e le rattoppa male) non
vale a prevenirle; spesso, per uno stordimento prodotto dallo spasimo,
serve invece ad affrettarle.
Ad ogni modo, se il signor van Leven si può dire un marito cieco al
pari degli altri, diciamolo pure un marito fortunato. Più d'una volta
egli era stato minacciato da uno di quegli impeti irresistibili, che
dinanzi al pubblico sentimentale legittimano il fallo e formano la
disperazione dei mariti, i quali sono la razza meno sentimentale che
si conosca — il suo buon vento aveva sempre diradato questi nugoli
minacciosi.
Fosse caso o provvidenza, e noi incliniamo a credere a quest'ultima,
fratel Biagio si trovava sempre nel luogo del pericolo. La sua
grossolana e confidente bonarietà lo traeva dietro le pedate degli
amanti. Era un marito importuno. Così la simpatia che aveva concepita
per Riccardo, mentre pareva illuderlo stranamente sul conto del nuovo
amico, lo spingeva ad attraversare i disegni ed a svelare le insidie
d'un amore illegittimo.
Era passato così un mese, e i rapporti di Camilla e Riccardo non si
erano ancora trasformati tanto da pigliare aspetto colpevole.
Nondimeno il cuore di Camilla era mutato. L'amore del marito soffocava
sempre la fiamma, ma non la spegneva, e il rimorso poteva anche meno su
quell'anima forte e sdegnosa. La poveretta lottava, ma il suo sguardo
diceva chiaro la poca speranza di vittoria.
Le occasioni, provocate da Riccardo con avidità, e avventurosamente
contrastate da fratel Biagio, erano fuggite debolmente da Camilla.
L'innamorato veniva all'assalto con nuove lettere, con vulcanica
eruzione d'affetti, di sentimenti, di fantasie. L'onesta moglie
piangeva in segreto ed invocava la dissimulazione non più come una
difesa contro Riccardo, ma come una maschera per nascondere al marito
il proprio rossore.
Camilla e Riccardo erano giunti a tal punto, donde non era più
possibile dare indietro; il vincolo che gli univa era oramai così
saldo, che per ispezzarlo avrebbero dovuto lacerare il cuore.
Un'occasione qualunque avrebbe posto a grave cimento la virtù della
moglie e la lealtà dell'amico. Entrambi se ne avvedevano; ne tremavano
entrambi; essa di terrore, egli di trepidanza e di desiderio — si
amavano, sissignori.