Camilla a Riccardo.
«Desistete da questo frasario insensato. Se anche potessi dar fede
all'amore che voi dite di nutrire per me, dovrei piangerne come d'una
sciagura.
«Rientrate in voi stesso, scandagliate il vostro cuore, esaminate con
sincerità il passato, e dite se è possibile che le nostre anime possano
riavvicinarsi mai. Non possono, non devono. In quella età della vita in
cui è così facile amarsi per amarsi, noi abbiamo esaurito rapidamente
ciò che ne pareva inesauribile — il tesoro dei nostro affetto. Potevamo
avverare i sogni, e ci siamo contentati di sognare. Era destino che non
dovessimo andare più in là.
«Ed è mai possibile ritentare le stesse vie oggi che tutto è mutato in
noi ed intorno noi? Oggi che nuovi doveri, nuovi diritti, nuovi affetti
ci hanno trasformato il cuore?
«Cessate dall'illudervi. Io rifuggo atterrita dalle immagini che le
vostre parole mi schierano dinanzi.
«Nutro fiducia che una sola parola basterà a togliervi da questo
delirio; questa parola io la scrivo francamente, io la innalzo come una
barriera fra voi e me: _sono felice!_
«Sì, io sono felice; la mia vita è piena, il mio cuore è pago, sereno;
la famiglia, l'affetto d'un uomo che amo mi rendono soddisfatta del
mio stato. Quell'uomo vi ha pure stretto cordialmente la mano, vi ha
accolto da ospite cortese, da amico; io so che egli vi stima e vi ama.
«Non aggiungo altro.
«Risparmiate la mia pace; non oscurate il cielo della mia vita
modesta; non cercate di portare nel mio cuore le battaglie d'un affetto
colpevole. Sarebbe vano e fatale.
«Pensate a Bice, a quella creatura ingenua e dolce a cui avete
domandato e promesso l'amore; oggi essa soffre per cagion vostra. Sì,
essa, l'angelo che potrebbe formare la pace del vostro avvenire, soffre
e piange in silenzio, perchè indovina l'abbandono che le minacciate.
«Siate uomo; cacciate le larve d'un tempo che non deve più rivivere;
gettatevi nell'avvenire con confidenza.
«Dimenticate.»