I fanciulli più alti di trentacinque piedi
pagheranno la sedia intera
_All'Ufficio della distribuzione
dei biglietti si troveranno
dei microscopii._
Al 20 di ottobre finalmente arrivammo alla metropoli, chiamata nella
lingua di quel regno _Lorbrulgrud_, o sia Vanto dell'Universo. Il
mio padrone prese alloggio nella contrada principale della città,
non lontana dal palazzo imperiale; mise fuori manifesti che davano
nelle solite forme la descrizione della mia persona e delle mie
abilità. Prese in affitto una grande stanza, larga fra i trecento e
i quattrocento piedi quadrati. Si procacciò una tavola rotonda del
diametro di sessanta piedi su cui io dovea sostener la mia parte, e
tre piedi in qua dall'orlo, la riparò con una palizzata altrettanto
alta per impedire ch'io cadessi. Io veniva esposto al pubblico le
dieci volte al giorno a grande soddisfazione e stupore di quell'immensa
popolazione. Allora io potea parlare sufficientemente bene la lingua
del paese ed intendere tutte le parole che udiva pronunciare. In
oltre, io aveva imparato quell'alfabeto, e m'ingegnava di spiegare qua
e là alcune righe di un libro, perchè la Glumdalclitch era stata la
mia maestra tanto a casa quanto nelle ore d'ozio del nostro viaggio.
Ella si portava in tasca un libricciuolo che poco eccedeva di mole un
Atlante del Sanson: uno di que' soliti trattateli ad uso de' fanciulli,
ove soprattutto s'insegnavano i dogmi della religione del paese. Su
questo librettino ella m'insegnò quel che si dice levare, poi compitar
le parole e finalmente spiegarle.