Nocte pluit tota, redeunt _spectacula_ mane.[13]

La sua superiorità in un genere di spirito più reale è confermata da

parecchi aneddoti. Un personaggio ragguardevole, di condotta non troppo

regolare, aveva per impresa gentilizia le parole: _Eques haud male

notus_. Swift la comentò in questo modo: _Sì ben noto che se ne fidano

poco_. Aveva una passione tutta sua d'improvvisare proverbi. Un giorno,

in compagnia d'altri suoi conoscenti, passeggiava lungo il giardino

d'un suo amico, e vedendo che il padrone del giardino non pensava ad

offrirgli un frutto, disse: — La mia povera madre m'insegnava questo

proverbio:

Quando a tiro hai la pesca

Di corla non t'incresca.

_Always pull a peach_

_When it is in your reach._

Detto ciò, diede ai compagni il buon esempio di spiccarsi le pesche da

sè.

Un'altra volta, egli ed un amico passeggiando a cavallo, il compagno

cadde col suo cavallo, senza per altro farsi male, entro un pantano;

Swift esclama:

Più è il fango, men disagio

Soffri nel tuo naufragio.

_The more dirt,_

_The less hurt._

L'uomo caduto si levò quasi contento della sua caduta, perchè amava

anch'egli i proverbi, e si maravigliava di non aver mai udito questo,

che in realtà il decano aveva improvvisato opportunamente in quel

momento. Swift si dilettava ancora di comporre adagi rimati; il suo

giornale a Stella prova come a tutte le menome occasioni avesse pronta

la rima.

Fu sollecito oltre ogni dire dell'esterna mondezza, sollecitudine che

portò sino allo scrupolo; amava grandemente gli esercizi della persona,

massime il camminare a piedi. I moderni nostri camminatori riderebbero

della scommessa ch'egli fece di andare a piedi a Chester, facendo dieci

miglia per giorno (un viaggio di circa dugento miglia); non è men vero

che, a quanto si crede, Swift faceva troppo esercizio, e che la sua

salute ne soffriva. Era assai buon cavallerizzo, cavalcava molto, e

s'intendea di cavalli; scelse questo nobile animale per farne l'emblema

del merito morale sotto il nome di _houyhnhnm_. Swift sollecitava le

persone alle quali era affezionato, singolarmente Stella e Vanessa,

a far molto esercizio; a queste ne faceva pressochè un dovere. Non vi

è quasi una sola delle sue lettere, nella quale non finisca parlando

dell'esercizio del corpo come di cosa essenziale alla propria salute,

che rendevano sì incerta la sordità e gli svenimenti cui andava

soggetto. Il suo fisico soffriva d'un'affezione scrofolosa, che

precipitò forse il disordinamento della sua mente, benchè ne sia stato

immediata cagione un dilatamento di serosità al cervello, come rimase

comprovato nella sezione del suo cadavere.

La beneficenza del decano si manifestava con atti superiori d'assai

alla carità ordinaria. Portava sempre con sè una certa somma ripartita

in diverse qualità di monete per distribuirle proporzionatamente

a coloro che gli sembrassero meritevoli di soccorso; chè il suo

grande scopo era quello di aiutare i veri bisognosi senza esporsi

possibilmente al rischio di essere ingannato dalla infingardaggine.

Scrisse parecchi trattati su questi argomenti.

Veniva ricevuto per ogni dove con contrassegni del più profondo

rispetto, e solea dire che avrebbe bisognato istituire una colletta

per mantenerlo di cappelli, perchè i suoi erano frusti in un attimo

a furia di restituire i saluti che gli venivano fatti. Una volta fece

una prova assai gaia della fede che il pubblico prestava ad ogni suo

detto. Si era unita una grande folla attorno al suo decanato per vedere

un'eclissi. Swift, importunato dallo strepito, fece dire a quella gente

che per ordine del decano di San Patrizio l'eclissi veniva differita.

Un tale annunzio straordinario fu accolto sul serio, e la calca

immantinente si dissipò.

Considerato Swift quale scrittore, il suo carattere presenta tre

notabili particolarità. La prima (qualità che lo distingue, e che

ben di rado è stata accordata, almeno dai suoi contemporanei, ad un

autore), è l'originalità. Il medesimo Johnson confessa non esservi

stato forse un solo autore che abbia sì poco accattato dagli altri,

siccome Swift, e che per conseguenza abbia altrettanti diritti

ad essere considerato originale. Non era infatti stata pubblicata

verun'opera che potesse servir di modello a Swift, e le poche idee da

lui tolte ad altri son divenute sue per l'impronta che loro ha dato.

La seconda particolarità che abbiamo già fatta notare, si è l'assoluta

indifferenza per la rinomanza letteraria. Swift si valea della sua

penna come un volgare artigiano degli stromenti del proprio mestiere

senza dar loro una grande importanza. Swift potea bene sentir ansia

sul successo dei suoi ragionamenti, irritarsi delle contradizioni,

prendersela contra gli avversari che facevano guerra ai suoi principii,

e volevano impedirgli di raggiungere la meta cui aspirava, ma in ogni

occasione mostrò pel buon successo dei propri scritti una indifferenza

che presentava tutti i caratteri della sincerità. La non curanza

con cui li lanciava nel mondo, il velo d'anonimo che cercava sempre

di conservare, l'abbandono dei guadagni che potevano derivargliene,

dimostrano com'egli disdegnasse il mestiere d'autore di professione.

La terza singolarità dalla quale andava contraddistinto il carattere

letterario di Swift si è che, eccetto la storia, non si è mai provato

in veruno stile di componimento, senza riuscirci. Ognuno comprende

ch'io non intendo ora parlare d'alcuni saggi pindarici o de' suoi

versi latini, cose di troppo lieve importanza, perchè se ne tenga

qui un conto. Certamente si può dar la taccia di frivola o di assai

volgare alla maniera onde talvolta ha messo in opera il suo talento:

pure i suoi versi anglo-latini, i suoi enigmi, le sue descrizioni

poco dilicate, le sue violenti satire politiche sono nel loro genere

perfette altrettanto quanto lo comporta il soggetto, e lasciano l'unico

rincrescimento di non vedere un sì bel genio impiegato nel trattare

argomenti più nobili.

Nella finzione egli possedeva in supremo grado l'arte della

verisimiglianza, o come lo abbiamo osservato nei _Viaggi di Gulliver_,

l'arte di pignere e sostenere un carattere fittizio in tutti i luoghi

ed in tutte le circostanze. Una gran parte di questo secreto consiste

nell'esattezza dei piccioli fatti staccati che formano siccome il

prologo o, per così esprimerci, la sinfonia di una storia raccontata da

un testimonio oculare. Tali sono le cose che direbbesi non interessar

vivamente altri fuor del narratore. Son queste la palla d'archibuso che

fischia all'orecchio del soldato, e fa più impressione in lui di tutta

l'artiglieria che di poi non ha cessato di tuonare durante l'intera

battaglia. Ma per uno spettatore posto in distanza tutte quelle prime

minuzie vanno perdute nel corso generale degli avvenimenti. Ci voleva

tutto il discernimento di Swift o di De Foe, autore del _Robinson

Crusoè_ e delle _Memorie d'un soldato di cavalleria_, per afferrare

i minuti incidenti atti a fare impressione su lo spettatore che la

levatura del suo ingegno e della sua educazione non hanno assuefatto

a comprendere le cose sotto un aspetto di generalità. L'ingegnoso

autore della _Storia della finzione_, il signor Dunlop, mi ha preceduto

nel paralello ch'io mi era prefisso d'istituire tra il romanzo

di _Gulliver_ e quello di _Robinson Crusoè_. Mi gioverò delle sue

espressioni che rendono le mie proprie idee.

Dopo avere dispiegata la sua proposizione dimostrando come Robinson

Crusoè renda verisimile il suo racconto d'una tempesta, «quei minuti

particolari (egli dice) ne portano a credere tutto il resto della

narrazione. Niuno s'immagina che il narratore avesse fatto menzione di

simili bagattelle se non fossero state vere. Queste medesime bagattelle

sono da notarsi nei _Viaggi di Gulliver_; ne guidano in parte a credere

i racconti meno probabili.»

Niuno ha mai revocato in dubbio il genio di De Foe, ma non era gran

fatto estesa la sfera delle sue cognizioni: donde procede che la sua

immaginazione non ha potuto creare al di là d'uno o due eroi delle

sue finzioni: un marinaio ordinario come Robinson Crusoè, un soldato

grossolano come il suo soldato di cavalleria, alcuni cialtroni di bassa

condizione come alcuni altri personaggi fittizi, ecco le sole parti che

l'estensione delle sue cognizioni gli permetteva di far comparire su la

scena. Egli si è precisamente trovato nel caso dello stregone indiano,

la cui virtù magica non va più oltre dell'aiutarlo a trasformarsi in

due o tre animali. Swift è il _dervis persiano_ che ha la potestà di

far passare la sua anima nel corpo ove le piace trasmigrare, di vedere

cogli occhi del nuovo corpo, d'adoperarne gli organi, d'impadronirsi

perfino dell'intelletto che lo animava. _Lemuel Gulliver, l'astrologo

Isacco Bickerstaff, il Francese che scrive il nuovo viaggio a Parigi,

mistress Harris, Maria la cuciniera, l'Uomo che con l'intenzione di

sollevare i poveri, divisa di mangiare i loro figli, il violento

politico Whig che fa rimostranze su le insegne di Dublino_, son

personaggi disparati fra loro altrettanto quanto appariscono esserlo

col decano di San Patrizio. Ciascuno serba il proprio carattere,

ciascuno si move nella sua propria sfera, sempre colpito da quelle

circostanze che la sua posizione sociale o la sua maniera di vedere gli

hanno rese più interessanti come individuo.

La proposizione che ho stabilita su l'arte di dare verisimiglianza

ad un racconto immaginario, trova il suo corollario nel principio

medesimo. Giova che minute circostanze facciano impressione su lo

spirito del narratore ed usurpino una certa parte del suo racconto,

e giova ad un tempo che circostanze più importanti di propria natura

conciliino solo in parte la sua attenzione, o in altri termini, così

in un racconto, come in un quadro, vi è una lontananza ed un primo

piano; e la scala visuale degli oggetti decresce a proporzione del loro

allontanarsi da chi li racconta. Nè in ciò è men notabile l'arte di

Swift; Gulliver racconta d'una maniera più vaga le cose giunte per voce

d'altri al suo orecchio che non quelle di cui vuol far credere d'essere

stato testimonio egli stesso. Non trovate qui come negli altri viaggi

ai paesi d'utopia, un quadro esatto del governo e delle leggi di quelle

contrade, ma le nozioni generali che un viaggiatore curioso cerca

procacciarsi nell'intervallo di alcuni mesi del suo soggiorno fra gli

stranieri. In somma il narratore è il centro, il grande organo della

storia; non racconta fatti che le circostanze non gli abbiano permesso

di osservare, ma non ne omette veruno, le cui circostanze connettendosi

a dirittura con lui lo rendano importante ai suoi occhi.

Le principali opere in prosa di Swift sono le _Fole (Tales of a

tub)_, il _Viaggio di Gulliver_, le _Lettere del Pannaiuolo_; le

migliori in versi sono il _Club della legione_, _Cadeno e Vanessa_,

poema, la _Rapsodia su la poesia_. Alcune di queste traggono in

molta parte il loro vezzo dalle circostanze che le inspirarono

all'autore e dalla natura dei tempi in cui vennero pubblicate.

Fra le molte e notabili produzioni di questo autore che Voltaire

chiama il Rabelais dell'Inghilterra, il _Gulliver_ è l'opera meglio

destinata a vivere presso la posterità. È per altro giustizia

il dire che un'opera di tanta levatura basta di per sè sola a

stabilire una rinomanza.

Viaggi di Gulliver nelle lontane regioni · 第 11 / 65 题