LUDOVICO _ed_ ELENA; _poi_ CATERINA.
_Ludovico_
_(nell'ombra del bosco)_ Eh! Quando correte così, io sono bello e
spacciato!
_Elena_
_(in veste bianca--tra gli alberi--guardando indietro e ridendo:)_ Ah ah
ah ah! Povero signor Ludovico!
_Ludovico_
Sì, sì, ridete, voi! Ma se mi rompo il collo...!
_Elena_
Attento! C'è un fosso. Aspettate: vi aiuto io.
_Ludovico_
Questo poi no. _(Con un salto, comparisce.)_ Ecco saltato il fosso!
_Elena_
Avete calpestata una lucciola!
_Ludovico_
Nossignora: la lucciola è lì, sotto il lembo della vostra veste.
_Elena_
_(cercando con lo sguardo)_ Dov'è? Dov'è?
_Ludovico_
Brava! Adesso l'avete calpestata voi!
_Elena_
Oh! _(Curvandosi come per vedere la lucciola morta)_ Che dispiacere!
_Ludovico_
Il vostro piede è più leggero del mio, e nondimeno la lucciola è morta
ugualmente.
_Elena_
Per cagion vostra, però.
_Ludovico_
_(seguendola)_ Benissimo! Ma giacchè l'avete uccisa voi, io ho tutto il
diritto di non averne rimorso.
_Elena_
E io vi sfido a non averne davvero. Ah! Mi avete fatto camminar
troppo!... _(Si abbandona su un sedile.)_
_Ludovico_
Io?... Se siete voi che da più di un'ora mi trascinate per queste valli
oscure con la speranza di farmi dirupare come una mucca! Sono salvo per
miracolo.
_Elena_
Via, riposatevi anche voi!
_Ludovico_
Io voglio sedere qui, ai vostri piedi, presso quei piedini che uccidono
con tanta leggerezza. _(Siede sopra un tronco che è rovesciato dinanzi
al sedile.)_
_Elena_
Per voi... non c'è pericolo.
_Ludovico_
_(con un accento di celia malinconica)_ Lo so. Non c'è' pericolo che i
vostri piedini mi uccidano, perchè io sono già morto da un pezzo!
_(Un silenzio.)_
_(Giunge, fiochissimo, il fischio della locomotiva.)_
_Ludovico_
_(diventando molto triste)_ Com'è fastidioso quest'urlo lontano della
locomotiva. Tutto ciò che mi ricorda di non essere veramente fuori del
mondo m'importuna.
_Elena_
Eppure, voi aprite con ansia e leggete assai volentieri qualche lettera
che vi giunge dalla città.
_Ludovico_
... Sì, qualche lettera di Francesco Moretti. Capirete: è un amico
d'infanzia....
_Elena_
Non mi è simpatico il vostro amico d'infanzia.
_Ludovico_
Poveretto! È un sofferente.
_Elena_
Che vi ama poco.
_Ludovico_
Come potete giudicare?
_Elena_
Non so.... Viene a vedervi così di rado!...
_Ludovico_
Il venire sin qui non è poi molto seducente. Quattro ore di strada
ferrata, oltre il cammino che si ha da fare in carrozza e a piedi fra
cespi e precipizi!... C'è da rimetterci una buona dose di amicizia.
_Elena_
Sicchè, se, quando sarò in città, verrò a trovarvi spesso....
_Ludovico_
Ma allora sarete diventata un po' più ragionevole e forse non ci verrete
punto.
_Elena_
Avete la sapienza di non farmi dimenticare mai tutto quanto c'è di _non_
ragionevole nel mio affetto.
_Ludovico_
E voi avete quella di ricordarmi ogni momento l'ingratitudine di cui
sono colpevole. Credete voi che io non intenda di essere ingrato al caso
che vi ha condotta sul mio cammino? Credete voi che io non intenda quale
conforto sarebbe più per me che per voi il potervi voler bene
diversamente che come a un'amica? Quando ci siamo conosciuti qui, in
questo eremitaggio--dove ciascuno di noi veniva a cercar pace--, eravamo
due sventurati: voi brutalmente abbandonata da un marito che era stato
sempre un vile, io tradito stranamente da una moglie che era stata
sempre un angelo. Allora, forse, si equivalevano le nostre due
infelicità; ma oggi la mia è ben più grande della vostra. Voi avete
messo alla prova il vostro cuore, e ora siete almeno sicura di poter
amare un altro uomo. Ma ho messo alla prova il mio cuore anch'io e, come
un chiodo in un macigno, l'ho trovato infisso nella mia sventura. _(Si
anima, soffrendo.)_ Voi mi amate, non è vero, mi amate? Ebbene
_(eccitandosi sempre più)_, se fossi capace di nudrire questo medesimo
sentimento, non più per colei che mi ha distrutto ed alla quale sono
incatenato oggi più di prima, ma per una qualunque altra donna, io non
avrei neppur bisogno di ottenerne l'amore, no, no, perchè il poterla
amare mi darebbe già come la gioia d'un riscatto! Che vittoria la
vostra, e che condanna, che condanna la mia!
_Elena_
_(dopo breve pausa, gli dice con serenità non sincera, in tono di
consiglio, dolcemente)_ Perdonate a vostra moglie, Ludovico. Questo è
ciò che vi resta a fare di meglio. Se ella vi chiama, ascoltatela bene
la sua voce, e andate da lei.
_Ludovico_
_(scrollando il capo)_ Ah sì! è innegabile che _dovrei_ saperle
perdonare, perchè, come un apostolo cristiano, io sono andato predicando
l'indulgenza illimitata; ma quando tocca a me di mettere in pratica le
mie idee, non posso, o, peggio ancora, posso perdonare soltanto
condizionatamente, e il perdono patteggiato è orribile per chi lo
concede e per chi lo riceve. Non c'è via di mezzo! O perdonare
ciecamente, o non perdonare affatto!
_Elena_