SCENA V.

CATERINA e FRANCESCO.

_Caterina_

_(volgendo le spalle a Francesco, severa, rigida, sicura)_ Che cosa

dovete voi dirmi per conto di mio marito?

_Francesco_

A voi, niente. Ieri, stetti da Ludovico, in campagna, ed egli m'incaricò

solamente di cercare nella sua scrivania certi manoscritti, per poi

spedire a lui alcuni di essi e bruciarne altri.

_Caterina_

_(incredula)_ Ma pure....

_Francesco_

_(interrompendola con preveggenza)_ La chiave della scrivania è questa

_(glie la mostra)_, e questa è l'indicazione dei manoscritti.

_(Mettendole sotto gli occhi una carta)_ Riconoscete la sua calligrafia?

_Caterina_

Non dubitavo della vostra parola....

_Francesco_

Leggete, leggete.

_Caterina_

Non è necessario.

_Francesco_

Potrà anche interessarvi.

_Caterina_

_(vorrebbe prendere e leggere la carta, ma non osa.)_

_Francesco_

Leggo io. _(Legge:)_ «Manoscritti da bruciare: _L'egoismo dell'onore_»

_(A Caterina, con sarcasmo)_ Peccato! È un'opera assai bella e

originale! _(Legge:)_ «_Il dovere del perdono_» _(A Caterina)_ Questa,

fa bene a distruggerla! _(Legge:)_ «Undici sonetti intitolati: «_Il

figlio_». E anche questi devono valer poco.

_Caterina_

_(fissa la carta, ascoltando e diventando livida.)_

_Francesco_

Poi, c'è l'elenco dei manoscritti da salvare. Volete leggere voi?... Ma,

già, i manoscritti da salvare non vi riguardano punto.

_Caterina_

Sta bene. La scrivania di cui avete la chiave è quella. Voi potete

eseguire liberamente l'incarico che accettaste. La mia presenza è

inutile. _(Si avvia per uscire.)_

_Francesco_

_(trattenendola col gesto)_ Non così inutile come voi fingete di

credere. Restate ancora un poco. _(Cercando le parole)_ Sto per aprire

il cassetto dei segreti di vostro marito.... La vostra presenza sarà per

lui una garanzia... della mia discretezza.

_Caterina_

_(schivando di guardarlo e di essere guardata)_ Ma no.... Egli ripone in

voi una fiducia illimitata....

_Francesco_

E invece il vostro convincimento è che io sia una vile persona.

_Caterina_

Non l'ho mai detto....

_Francesco_

_(avvicinandosi a lei)_ Poc'anzi volevate mettermi alla porta.

_Caterina_

Voi esagerate.

_Francesco_

Poi avete sospettato ch'io ricorressi a un sotterfugio per introdurmi in

casa vostra....

_Caterina_

Il vostro orgoglio dovrebbe escludere la possibilità di sospetti così

oltraggiosi.

_Francesco_

È il vostro contegno che li denunzia.

_Caterina_

_(facendo qualche passo per allontanarsi)_ Non è vero!

_Francesco_

E adesso, lo vedete, adesso voi vorreste fuggirmi, adesso vorreste

evitare il suono della mia voce, vorreste evitare l'aria che io respiro,

vorreste evitare i miei sguardi come se fossero quelli d'uno spettro o

di un delinquente..., mentre qui... in questa medesima stanza....

_Caterina_

_(interrompendolo supplichevole)_ No! Ve ne scongiuro, non mi ricordate

quel giorno!

_Francesco_

Evvia! Esso non è tanto lontano che voi abbiate già potuto dimenticarlo.

_Caterina_

_(quasi con remissione)_ Ma, allora, perchè ridire oggi quello che tutti

e due ricordiamo?

_Francesco_

Perchè soltanto così potrò ricacciarvi nell'anima la vostra offesa....

_Caterina_

_(ascoltando le parole di lui, sentirà penetrarsele dentro come punte

d'acciaio e, con raccapriccio e disgusto, rivedrà i particolari della

seduzione.)_

_Francesco_

Quel giorno, è vero, io l'avevo lungamente aspettato; anzi, dirò di più,

io ne avevo preparate le circostanze propizie; ma quando, nell'audacia

dell'uomo che giuoca tutto per tutto, io ebbi una frenesia d'amore

insensato, voi non fuggiste, no, non fuggiste; e, quasi vinta da una

ignorata malìa, piegandovi al mio contatto come una sensitiva, non

m'impediste di stringervi fra le braccia....

_Caterina_

_(con ribrezzo doloroso)_ Ahi!...

_Francesco_

Non m'impediste di respirare il vostro alito....

_Caterina_

Tacete!

_Francesco_

E io vidi il vostro volto diventare più bianco e più bello e i vostri

occhi socchiudersi in un dolce languore senza difesa.... _(Insinuando il

ricordo con passione, quasi con tenerezza d'innamorato)_ Voi non

parlavate, non parlavate, e, tra le mie braccia, io vi sentivo tremare,

Caterina, sì, vi sentivo tremare....

_Caterina_

_(esausta)_ Non più, Francesco, non più!...

_Francesco_

_(in un subitaneo ritorno di rudezza e di acredine)_ Perchè, dunque, non

mi fuggiste quel giorno? Perchè non mi respingeste in quel momento?

_Caterina_

_(convinta)_ In quel momento non c'era, non ci poteva essere più nulla

di me nella mia persona; in quel momento io vi abbandonavo un corpo

senz'anima; e, appena ritrovai me stessa, tutto ciò che era accaduto mi

parve _non_ un sogno, oh no!, disgraziatamente, non un sogno, ma una

ributtante realtà circondata da un impenetrabile mistero; e ne ebbi

orrore!

_Francesco_

Era troppo tardi!

_Caterina_

Era troppo tardi, lo so, e ve ne chiesi perdono e ho continuato a

chiedervene, come se veramente avessi io fatto del male a voi; ho

continuato a chiedervene anche quando mi nauseavano e m'insultavano le

vostre nuove insidie, e continuo, continuo a chiedervene oggi che venite

a rimproverarmi, a rinfacciarmi di essermi data a voi, quasi che voi

foste stato la vittima d'un mio capriccio di femmina pervertita. Ma che

altro devo dire? Che altro devo io sopportare? Che altro deve accadere

affinchè voi mi facciate la grazia di concedermi, incondizionatamente,

la liberazione?

_(Un breve silenzio.)_

_Francesco_

_(parlandole dappresso con un accento sinistro)_ Sicchè, vi pesa molto

la catena che ci unisce?

_Caterina_

A voi non mi unisce nessuna catena.

_Francesco_

Ma quale liberazione invochereste se non ci fosse un legame tra voi e

me?

_Caterina_

Tra voi e me c'è il fantasma del passato; ma un legame, certamente no!

_Francesco_

_(penetrante, sorvegliando tutti i moti dell'animo di lei)_ Ed è questa

la verità?

_Caterina_

Sì, questa è la verità.

_Francesco_

E ne siete così ben sicura voi, che della verità dite d'avere il culto e

l'istinto?

_Caterina_

_(difendendosi)_ Ne sono sicura, perchè non c'è nulla che leghi

assolutamente tra loro un uomo e una donna!

_Francesco_

Neanche... un figlio?

_Caterina_

_(con un groppo alla gola)_ ... Neanche!

_Francesco_

_(avvicinandosi molto a lei, a bassa voce, acutamente)_ È la vostra

ultima parola?

_Caterina_

L'ultima.

_Francesco_

_(afferrandole un polso)_ Ah no! È giunta l'ora in cui voi dovete

rendermi conto di qualche cosa!

_Caterina_

Badate che siete in casa mia!

_Francesco_

Ma non per questo io soffocherò il grido dei miei diritti!

_Caterina_

_(svincolandosi)_ Non c'è alcun diritto che voi possiate esercitare su

quanto non appartiene che a me!

_Francesco_

Io vi assicuro di sì!

_Caterina_

Io vi assicuro di no!

_Francesco_

_(con violenza minacciosa)_ Questo è ciò che vedremo!

_Caterina_

_(assorgendo impetuosa ed altera)_ Ah sì! Lo vedremo.

_(Un silenzio.)_

_Francesco_

_(siede con una certa aria di prepotenza, cercando, nondimeno, di

raffrenarsi e di parlare con calma.)_

_Caterina_

_(siede anch'essa.)_

_Francesco_

E, anzitutto, voglio spiegarmi. Vostro marito mi confidò che voi gli

rivelaste d'averlo tradito. Ciò mi è stato assai utile, ed io ve ne

ringrazio. Benchè egli abbia l'abitudine di non celarmi niente, questa

volta la sua confidenza non era completa; e la rivelazione da voi fatta

a lui mi riguardava troppo direttamente perchè io potessi rinunziare a

conoscerla intera. Nell'animo di quell'uomo di buona fede non mi fu

difficile penetrare; e, senza interrogarlo, senza indurlo a dirmi con

parole ciò che gli avrebbe bruciate le labbra, io ho compiute le

indagini, e nel contegno con cui voi mi avete per tanto tempo offeso,

nella incoerenza con cui avete buttato via come un cencio l'amante di un

giorno, io ho scoperto il vostro egoismo snaturato. Voi mi avete fatto

ignorare d'essere il padre del vostro figliuolo, voi lo avete sottratto

al mio affetto, voi me lo avete nascosto, voi non mi avete permesso di

nudrire un sentimento che, anche solitario e sepolto nel mio cuore, mi

avrebbe riempita l'esistenza.... E ora vengo qui con la rabbia e col

dolore d'una belva ferita per reintegrare, a qualunque costo, i diritti

del mio sangue. Pensateci bene!

_Caterina_

Voi cedete a un'ambizione di vendetta e di tirannia e la dissimulate in

una sentimentalità che non vi somiglia. E, difatti, in che modo potreste

voi reintegrare i così detti diritti del sangue senza che io diventassi

per lo meno la vostra compagna?

_Francesco_

E non sarebbe questo, oramai, il vostro dovere?

_Caterina_

Sì, forse sarebbe questo il mio dovere, se l'aberrazione d'un istante

avesse proclamata al cospetto del mondo e al cospetto di mio figlio la

paternità che ora vantate. Pur troppo, in tal caso, io sarei perduta, io

dovrei piegarmi a voi, dovrei essere la vostra donna, dovrei subire la

vostra supremazia e dovrei dividere con voi--con voi che non mi amate,

che non amo e che non amerò mai--tutto ciò che può darmi di dolce o di

doloroso la mia creatura. _(Si esalta a poco a poco nel convincimento

della sua forza e del suo coraggio.)_ Ma, per fortuna, i figli nati

all'ombra dell'infedeltà coniugale non appartengono che alla madre. Il

fallo fu mio, non vostro, come miei sono stati i pericoli, miei

gl'intimi dibattiti, mie le trepidazioni, mie le sofferenze fisiche e

morali che soffiarono la vita in quel piccolo essere, e questi sono i

fatti che costituiscono l'unico diritto vero, sicuro, forte,

intangibile! Io potrei negarvi che quel figlio è vostro, e voi non

potreste provarmi il contrario! Ciò basti a mostrarvi che debole cosa

sia veramente la paternità. Ma io non ve lo nego, e non ho il bisogno di

negarvelo! _(Levando le braccia in alto)_ La provvidenza mi soccorre, ed

io accetto il suo soccorso!

_Francesco_

Voi m'invitate a un'aspra lotta, Caterina.

_Caterina_

Non vi temo!

_Francesco_

_(minaccioso)_ Ad una lotta disastrosa per voi!

_Caterina_

Non vi temo!

_Francesco_

Non mi temete, perchè la mente di quella creatura è ancora

inaccessibile, e la sua incoscienza passiva vi garantisce l'immunità del

vostro egoismo. _(Si alza.)_ Ma quando il gingillo vivente, che ora

custodite per voi, sarà un uomo, e quando quest'uomo girerà ansiosamente

gli occhi intorno e non troverà suo padre in colui che gli ha dato il

nome e vive lontano da lui, lontano dal suo cuore, lontano dalla sua

casa, _io_ sarò lì, vigile e pronto, a gridargli: «Tuo padre sono io!

Non te ne accorgi? non mi senti? non senti ch'io t'aspettavo? non senti

che sono stato sino ad oggi un rinnegato? non sai, non sai che sino ad

oggi tua madre mi ha fatto vivere nel supplizio per far vivere te nella

illusione della sua virtù? Sono io tuo padre--gli griderò--e se non vuoi

perdonare a me l'errore d'averti messo al mondo perchè l'amai, non devi

perdonare a lei d'averti data la vita soltanto perchè fu una volgare

peccatrice!»

_Caterina_

_(scoppiando d'ira e di disprezzo, si alza--quasi trionfale)_ Ah,

finalmente, ti riveli per quello che sei!... _(Affrontandolo,

investendolo)_ E io rivedo, rivedo il bruto in tutta la sua abietta

energia! Fui tua, fui tua, sì, e fui, davvero, una volgare peccatrice,

perchè cedetti alla tua brutalità, che esercitò su me, per una volta, il

fascino funesto che possono esercitare, in un'ora sciagurata, tutte le

cose mostruose. A te mi associai nella brutale turpitudine e, per

commettere un così basso peccato, fui anche capace di tradire come

tradivi tu! Tu tradivi l'amico, io tradivo il marito; ma io, se non

altro, ho confessato il tradimento e lo espio, mentre tu all'amico ti

sei sempre più attaccato, e non ti stanchi di tradirlo per usurpare il

suo posto, per rubargli ogni segreto, per sorprendere e sfruttare le sue

angosce, per impormi la tua cupidigia. E vuoi che queste tue minacce non

rafforzino il coraggio della mia ribellione? Vuoi ch'io non difenda

disperatamente mio figlio dalla prepotenza e, sia pure, dal diritto d'un

mostro come te? _(Battendo le mani sulla scrivania)_ Fruga, fruga ancora

nei segreti, nei tormenti, negli scritti, tra i brandelli d'anima del

tuo amico, giacchè ne hai la fiducia; ma sbrigati, e va via! Sì, va via!

va via!... E mettiti bene in mente _(afferrandogli il petto dell'abito

con ambo le mani)_ che il giorno in cui tu tenterai di togliermi il

figlio che m'è costato il maggiore dei sacrifici, quello di rinunziare

alla felicità immensa d'essere amata da colui che è in cima a tutti i

miei pensieri, io ti saprò essere degna nemica; e, anche a costo di

soccombere insieme con te, io ti schiaccerò: te lo giuro!

_Francesco_

_(solenne e freddo)_ Siamo intesi.

_La voce di Teresa_

_(di dentro, chiamando con un impeto d'allarme)_ Caterina! Caterina!

_Caterina_

_(trasalisce, intuisce, e resta un istante come fulminata.)_

_Francesco_

Addio.

_Caterina_

_(con una chiusa ferocia)_ No! Aspettami! _(Ed esce precipitosamente per

la prima porta a destra.)_

_Francesco_

_(senza aver compreso, l'ha seguìta con lo sguardo ed ora, loscamente,

si avvicina alla scrivania. Cava di tasca la chiave, apre il cassetto e

fruga. Ne trae molti manoscritti. Siede. Li guarda, li esamina. Consulta

la carta che ha mostrata a Caterina. Piglia alcuni zibaldoni e

biecamente mormora:)_ Questi al fuoco! _(Li mette da parte. Cerca ancora

fra i manoscritti. Vede alcune paginette. Mormora:)_ Ah! I famosi

sonetti!... _(Sogghigna. Per un'aspra curiosità comincia a leggere:)_

Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare

non so quale prodigio d'eloquenza.

Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare

in questa tua dolcissima incoscenza.

Non pensi, è ver, ma quante cose care

al babbo dici....

_(S'interrompe. Con dolorante rancore, scrolla il capo. Continua a

leggere:)_

al babbo dici, inconsciamente, senza

che l'aria stessa le possa rubare

alla felice tua breve innocenza.

_(Più triste, più angosciato, col pianto nella voce, con qualche lagrima

nel fondo degli occhi:)_

O bimbo mio, guardandoti nel viso,

di qualche cosa grande ed infinita

ben sento che mi parla il tuo sorriso.

O bimbo mio, guardando la tua culla,

dove mi par continui la mia vita....

_(Scrolla ancora il capo stranamente. Indi legge l'ultimo verso del

sonetto, pensandolo molto, con amara incredulità:)_

io credo in Dio e più non temo il Nulla!

_(Sghignazza un po')_ Ah! ah! ah!... E anche questo al fuoco....

_(Esegue. Con un fiammifero accende i manoscritti messi da parte e li

getta nel camino. Borbotta:)_ Il mio ufficio d'amico è adempiuto.

_(Riunisce in fretta, nervosamente, le altre carte e le avvolge in un

giornale. Come se qualche cosa richiamasse la sua più acuta attenzione,

figge lo sguardo sulla porta a destra.)_ Ma che accade lì dentro?!...

_(Un silenzio.)_

Tragedie dell'anima · 第 26 / 35 题