SCENA I.

LUDOVICO _e_ FRANCESCO, _indi_ BETTA.

_Ludovico e Francesco sono seduti quasi nel mezzo della camera, Ludovico

sopra una poltroncina, Francesco su una sedia. I loro ginocchi si

toccano. Ludovico, con le braccia penzoloni, cerca di stare immobile.

Francesco, con le braccia piegate, lo fissa negli occhi acutamente

e il suo viso, cachettico, emaciato, ha, nell'atteggiamento

dell'ipnotizzatore improvvisato, qualche cosa di comico e di sinistro.

Con una sigaretta fra le labbra, fuma avidamente. Durante tutta la

scena, egli fumerà di continuo: appena consumata una sigaretta ne

accenderà un'altra._

_(Passa qualche minuto nel silenzio.)_

_Ludovico_

_(muove un po' il capo.)_

_Francesco_

E no!... Tu ti distrai.... Lo fai apposta.

_Ludovico_

Io ci metto tutta la mia buona volontà a non distrarmi. Sei tu che non

vali niente. _(Passa ancora un minuto.) (Trattenendo il riso)_ Ma sai

che mi vien da ridere?

_Francesco_

_(celiando con acredine)_ E dire che mi farebbe tanto piacere vederti

piangere!

_Ludovico_

_(celiando, al contrario, bonariamente, si alza.)_ Va' là che sei un

impostore.

_Francesco_

Io non t'ho mica detto che sono sicuro di me. T'ho detto solamente che

da un certo tempo in qua io credo di avere un po' di quella facoltà

suggestiva che hanno gl'ipnotizzatori.

_Ludovico_

Neanche per sogno!

_Francesco_

E intanto, l'altra sera, ho fatto, senza volerlo, un bellissimo

esperimento.

_Ludovico_

Con chi?

_Francesco_

Con la piccola Jeannette, la nuova pupilla inventata da quel rudero di

Fanny.... Sono persone che tu non conosci.

_Ludovico_

E che cosa accadde? Sentiamo.

_Francesco_

O Dio! I tuoi orecchi casti non mi permettono di raccontartelo.

_Ludovico_

Ah! Ho capito di che genere è stato il tuo bellissimo esperimento. Di'

un po': quanto ti è costato? Io non me ne intendo, ma suppongo che per

quella gente lì non ci sia nulla di più suggestivo che un biglietto da

mille.

_Francesco_

Non posso darti delle spiegazioni. Sei troppo ingenuo. A chi legge i

tuoi libri, tu sembri un uomo di mondo, ma a me, che non li leggo, tu

non sembri che un fanciullone.

_Ludovico_

Soltanto perchè non conosco Jeannette e Fanny?

_Francesco_

Ecco, tu ne parli con disprezzo, ed hai torto. _(Alzandosi e continuando

con enfasi mefistofelica)_ Le donne come quelle lì portano scritto in

fronte il _menu_ della loro esistenza. Niente d'impreveduto. Si sa quel

che ci si trova. Sono, nel loro sesso, ciò che, fra i giuochi, è una

brava partita al _whist_ o all'_écarté_. Un po' di buona memoria, un po'

di praticaccia... e si va avanti. I limiti della perdita o del guadagno

sono fissati a principio di partita. Ma quelle altre--le oneste--non

sono, mio caro, che dei giuochi di azzardo. Dove si arriva? Che cosa

vogliono? Che cosa danno? Che cosa ci si può rimettere di nervi, di

cervello, di cuore? Mistero! _(Pausa.)_ No?

_Ludovico_

_(rabbuiandosi molto)_ Eh!... C'è del vero in quello che dici!

_Francesco_

_(risedendo a cavalcioni d'una sedia)_ Sì, ma non farmi quella faccia da

vittima. In tutto questo, tu non ci entri per nulla. Tu sei un uomo

ammogliato e il tuo matrimonio è già una partita vinta e stravinta. Non

seccarmi con le tue lamentazioni, veh!...

_(Un silenzio.)_

_Ludovico_

_(passeggia inquieto.)_

_Francesco_

Che c'è? Qualche novità?

_Ludovico_

Purtroppo, no.

_Francesco_

Perchè «purtroppo»?

_Ludovico_

Vieni a stuzzicarmi? Non lo sai che il contegno di lei mi esaspera?

_Francesco_

È la tua immaginazione.

_Ludovico_

Già, la mia immaginazione!... Stamane, ne ho parlato anche a sua

nonna....

_Francesco_

_(sùbito)_ Che t'ha detto la nonna?

_Ludovico_

Ha convenuto perfettamente che Caterina non è tranquilla; e t'assicuro

che quella vecchietta le sa leggere nell'anima come in un libro aperto.

_Francesco_

Se non t'ha detto altro, non mi pare che la sua lettura sia molto

proficua.

_Ludovico_

Ma io non le ho poi fatto un interrogatorio.

_Francesco_

Male! Se io fossi al tuo posto....

_Ludovico_

Che faresti?

_Francesco_

O non mi darei nessuna pena, o andrei diritto sino in fondo.

_Ludovico_

Che pensi, adesso?! Caterina è un angelo.

_Francesco_

Non sono io che lo nego.

_Ludovico_

Tanto meno io.

_Francesco_

E allora di che ti preoccupi?

_Ludovico_

Giusto perchè è un angelo la sua malinconia mi turba, la sua freddezza

mi affligge. È virtuosa, è onesta, è fedele: di questo sono convinto....

_Francesco_

_(interrompendolo)_ Alla buon'ora!

_Ludovico_

Ma a che serve tutto ciò? Serve a garantire l'onor mio ed il suo. Serve,

cioè, a un fatto che non ha niente di comune con la nostra vita

interiore, con la nostra unione.... Io sono innamorato di mia moglie,

capisci? Ne sono ogni giorno più innamorato; e se nel primo anno di

matrimonio io potevo qualche volta astrarmi da lei e preferirle i miei

studii e l'esercizio d'una chimerica missione umanitaria, adesso no, non

lo posso, perchè al di sopra di ogni mio ideale io vedo lei--lei

_moglie_, lei donna, donna nel senso più complesso della parola--e non

so pensare al bene del prossimo che subordinatamente ad un egoismo, che

non avevo mai provato e che in lei concentra l'attività più essenziale e

più sincera del mio spirito.

_Francesco_

_(con umorismo freddo e sarcastico)_ Glielo hai mai detto che ne sei

innamorato?

_Ludovico_

Che sciocchezza! Non sono forse suo marito, io?

_Francesco_

Ragione di più per dirle delle cose di cui i mariti sono raramente

capaci. Come fa una povera moglie a sapere che suo marito è innamorato

di lei? Quando l'amore è un dovere, è molto facile dubitarne.

_Ludovico_

Caterina non ne dubita.

_Francesco_

Ma non ti contraccambia.

_Ludovico_

Non è esatto neanche questo. Se tu sapessi quante volte io sorprendo, in

un suo sguardo quasi furtivo, o in un tremito di voce, o nella frase

interrotta, un sentimento uguale al mio, un orgasmo di vera femminilità

palpitante! Se tu sapessi quante volte la vedo penare come me, più di

me, in una tensione nervosa che pare l'attesa febbrile della passione!

Eppure..., appena io mostro di essermene accorto, ella si chiude in sè e

s'immerge sempre più nella sua malinconia glaciale e misteriosa.

_Francesco_

_(seguendo il corso delle proprie idee, sogghigna e ride un po')_ Ah ah!

_Ludovico_

E tu ti diverti?

_Francesco_

Sì... piuttosto....

_Ludovico_

Ti ringrazio.

_Francesco_

Ma non è di te che io mi diverto: è di me.

_Ludovico_

A che proposito?

_Francesco_

Idee che mi passano pel capo; non ci badare. _(Pausa.)_ E la tua

malinconica sfinge non è visibile, stasera? Già, con me ella è d'una

scortesia deliziosa.

_Ludovico_

_(senza convinzione)_ Con te? T'inganni! Probabilmente, non sa che tu

sei qui. _(Tocca il bottone del campanello due volte.)_

_Francesco_

Che è?

_Ludovico_

La faccio chiamare.

_Francesco_

Ma no.... Ho scherzato.... E poi, vedi, me ne vado, me ne vado

subito....

_Betta_

_(entra dal fondo.)_

_Ludovico_

Dite alla signora Caterina che il signor Moretti, prima d'andarsene,

vorrebbe salutarla.

_Betta_

_(esce per la prima porta a destra.)_

_Francesco_

Non era il caso d'incomodarla.

_Ludovico_

Lascia che venga. Fa piacere anche a me di trarla fuori dalle sue

stanze. Quando vi si rincantuccia, diventa più lugubre del solito.

_(Oltre la seconda porta a destra, si vede Betta attraversare la stanza

attigua.)_

_Francesco_

Se è per l'incremento della felicità coniugale, sta benissimo.

Tragedie dell'anima · 第 9 / 35 题