IL
CONCILIO
DI
F. PETRUCELLI DELLA GATTINA
MILANO
E. TREVES, EDITORE
1869.
IL CONCILIO
IL
CONCILIO
DI
F. PETRUCELLI DELLA GATTINA
MILANO
E. TREVES, EDITORE.
1869.
Quest'opera, di proprietà, per l'Italia, dell'Editore E. Treves di
Milano, è posta sotto la salvaguardia della Legge per la proprietà
letteraria.
TIP. E. TREVES.
INDICE
CAP. PAG.
I. 5
II. 7
III. 10
IV. 13
V. 17
VI. 19
VII. 21
VIII. 24
IX. 26
X. 28
XI. 30
XII. 34
XIII. 38
XIV. 40
XV. 43
XVI. 44
XVII. 47
XVIII. 49
XIX. 55
XX. 56
XXI. 58
XXII. 60
XXIII. 62
XXIV. 63
XXV. 66
XXVI. 68
XXVII. 69
XXVIII. 71
XXIX. 74
XXX. 77
XXXI. 80
XXXII. 83
XXXIII. 86
XXXIV. 90
XXXV. 94
XXXVI. 98
XXXVII. 101
XXXVIII. 105
IL CONCILIO
I.
Sinodo a Costantinopoli, sinodo a Pietroburgo, sinodo a Belgrado,
sinodo in Irlanda, Concilio ecumenico a Roma. La Chiesa, di
temperamento linfatico, è tutta in moto.
Questo fatto straordinario produsse, di contraccolpo, alcune
preoccupazioni nel mondo laico, e le potenze cattoliche le provarono
alla lor volta.
Il principe di Hohenlohe è stato il primo a ben considerare questo
argomento ed a richiamarvi l'attenzione degli altri Governi. L'Italia
s'è tosto allarmata; e la scossa si è comunicata alla Francia, al
Belgio, al Portogallo, all'Austria e persino alla Prussia. La sola
Inghilterra ha conservato la sua calma, per la ragione che il suo papa,
sir Gladstone, ha conceduto indirettamente ai cattolici del Regno-Unito
più che tutti i Concilii e i Concordati con Roma abbiano loro mai
conceduto,--e per giunta la libertà. La Spagna non ha preso la parola,
ma lo farà. Pel momento, essa ha ben altre gatte a pelare: i partigiani
dei Borboni e i repubblicani, i quali colà, come in Italia, mostrano
quel tatto di opportunità ch'è loro proprio.
L'immenso punto interrogativo che si eleva sulla situazione egli
è questo: La Chiesa si lascerà trascinare dalla civiltà del
mondo moderno? Ovvero indietreggerà? O si immobilizzerà nella sua
dichiarazione d'inammissibilità, dicendo: Nè il mio regno nè io siamo
di questo mondo?
Il mistero conservato dai membri della Congregazione direttrice dei
lavori del Concilio e da quelli delle Commissioni speciali produce
una mal celata agitazione tra i Governi europei. L'episcopato, che
deve intervenire all'assemblea, è privo, come tutti gli altri, di
qualunque lume. S'ignorano le materie che saranno presentate alla
discussione de'Padri; ignorasi se questi Padri saranno chiamati a
discutere, o soltanto a sancire de'canoni già stabiliti prima; se il
potere laico sarà invitato ad assistere ai dibattimenti, non essendo
stato preventivamente interrogato intorno alla convocazione del sinodo;
e con qual titolo, con quali facoltà, i rappresentanti delle potenze
parteciperebbero alle deliberazioni.
Malgrado le affermazioni contrarie, gli Stati cattolici rappresentati a
Roma hanno fatto qualche passo per essere illuminati su questi diversi
problemi. Ma non ottennero alcuna soddisfazione, sotto il pretesto che
gli atti delle sezioni non erano ancor terminati e che il programma non
era ancora pronto.
E siamo a questo punto.
Si domanda inoltre: quali saranno le tendenze del Concilio? in qual
senso saranno le sue risoluzioni? e sotto qual forma verrà fatta
la proclamazione dei canoni? Il sinodo si occuperà di dogma o di
disciplina?
Il potere laico avrà diritto di censura, di osservazione, di
emendamento? I vescovi sono convocati come rappresentanti delle
diocesi, ovvero come mandatarii del papa presso queste diocesi? Avranno
essi un voto deliberativo e il diritto di respingere le proposte che
offendono la loro coscienza? La votazione si farà per nazione o per
individuo? Il popolo cattolico, che deve accettare come infallibili i
decreti del Concilio, come e per mezzo di chi vi sarà rappresentato,
poichè i vescovi non hanno preventivamente ricevuto il loro mandato
nei comizi de'fedeli, o nei sinodi diocesani o provinciali? Il potere
papale sarà superiore o subordinato al potere costitutivo de'Padri?...
Sono questi ed altri i quesiti, che il mondo cattolico si pone innanzi,
e sui quali i Gabinetti stessi paiono ansiosi di ricevere una risposta.
Ma la Corte di Roma si tace.
Ha essa ragione di tacere? E c'è ragione d'esserne ansiosi?
Diciamolo a prima giunta; il silenzio è forse sconveniente, ma
l'apprensione è fuor di luogo.
Una riunione di teologi non è nè un Congresso di diplomatici, che
tiene in mano la pace e la guerra; nè un Parlamento doganale, nè un
Congresso di economisti, che possono, al postutto, influire colle
loro deliberazioni sulla prosperità d'una nazione. I canoni di Roma
non s'imporranno come i cannoni della Francia s'imposero all'Austria
a Solferino, e come quelli della Prussia s'imposero alla Germania a
Sadowa. Nondimeno bisogna prenderne atto e tenerne conto, poichè la
Chiesa domina ancora su quella parte della popolazione che i Governi
sottraggono all'istruzione primaria, e su quella che i mariti ed i
padri non sanno tenere entro il santuario della famiglia.
II.
Per apprezzare ciò che sarà il Concilio ecumenico del 1869, o piuttosto
ciò che può essere, bisogna rivolgere addietro il nostro sguardo e
rammentarci quello che furono i Concilii che lo precedettero. Nella
Chiesa nulla decàde, nulla si distrugge. Essa vive del passato; essa
impiega tutte le sue forze a modellare il presente su questo tipo: il
che non vuol dire ch'essa non cammini. La Chiesa si rassegna ai fatti
compiuti ed alle nuove teorie, ma come ad una necessità, e rimanendo
sempre abbrancata ai vecchi principii, come un uomo che stesse in piedi
sopra una zattera rimorchiata da un battello a vapore.
Infatti, egli è soltanto mediante il raffronto col passato che noi
possiamo intendere il significato dell'attitudine della Corte di
Roma in questa circostanza, di fronte al corpo episcopale ed alle
potenze. Non è che interrogando la storia de'Concilii che noi possiamo
indovinare quale estensione la Chiesa attuale intende dare a'suoi
decreti, e quale importanza essa attribuisce a coloro che devono
eseguirli. Questa indagine storica è utile altresì per ricordare
attraverso quali vicissitudini è passata la dottrina romana prima di
costituirsi: non foss'altro, per insegnare a'nostri dottori della 6.ª
Camera con quanta circospezione bisogna giudicare in materia teologica.
E poi, quanti lettori sanno veramente che cosa è un Concilio?... Dopo
questa rassegna, noi potremo cavare l'oroscopo del prossimo Concilio e
presentare le nostre conchiusioni come il verdetto dell'esperienza e
della ragione.
La storia dei Concilii è la storia stessa del cristianesimo, o
piuttosto del cattolicismo, che n'è la burocrazia. La nuova assemblea
dee registrare le perdite, le riforme, i dogmi nuovi, la liturgia
nuova, le concessioni fatte ed ottenute ...--in una parola, la fase
nella quale la Chiesa è entrata, confermando tutto, non distruggendo
nulla, attestando il diritto, ma piegando la testa dinanzi al
progresso, che non risparmia la religione di ieri, più che non
risparmii la scienza di stamane.
Questi Stati generali del mondo cattolico sono talora assemblee
costituenti, ma più spesso sono Camere di registrazione. Essi seguono
sempre i grandi cataclismi che scuotono il mondo laico, e che producono
delle rovine nel mondo religioso, già tarlato.
Vi sono più specie di Concilii: i provinciali, i nazionali, i
diocesani, e gli ecumenici, ossia generali.
I Concilii particolari, per consueto, si dicono sinodi.
Il numero di queste riunioni non si conosce esattamente. Noi ne abbiamo
notato trecentotrentanove tra quelle che spiccano di più, senza tener
conto delle due o tre assemblee degli apostoli a Gerusalemme, nel
primo secolo, chiamate da Wathely conferenze, nè di quella riunione di
vescovi a Roma, a cui Pio IX annunciò da ultimo la proclamazione del
dogma dell'Immacolata Concezione.
Oh ben si vede che la Chiesa è ancora molto lontana dal mondo moderno,
in cui l'idea sociale della maternità primeggia sull'idea afrodisiaca
orientale della virginità! La Chiesa è rimasta asiatica.
Di codesti sinodi ve n'ebbero tre nel II secolo, undici nel III, dodici
nel IV, dodici nel V, trentasette nel VI, venticinque nel VII, quindici
nell'VIII, quarantasette nel IX, undici nel X, trentaquattro nell'XI,
ventidue nel XII, quaranta nel XIII, ventisei nel XIV, dieciotto nel
XV, quindici nel XVI, uno nel XVII, cinque nel XVIII, cinque nel XIX.
L'ultimo Concilio tenuto a Parigi fu quello del 1811, per sottrarre
al papa l'istituzione de'nuovi vescovi. V'intervennero novantanove
Padri, presieduti dal cardinale Fesch. L'ultimo sinodo tenuto in Europa
fu, io credo, quello di Nevers o di Langres, nel 1843, per istabilire
l'uniformità della liturgia; e l'ultimo nel mondo è stato quello
d'Australia (1844), per rimondare i costumi e la disciplina.
Tra codesti Concilii, venti sarebbero stati ecumenici, secondo la
Chiesa di Roma. Ma in realtà non furono che otto, poichè dopo quello
di Costantinopoli (869), la Chiesa orientale non si mescolò più con
la latina, ed al nono Concilio ecumenico, detto Lateranense (1122),
convocato da papa Calisto II, l'imperatore d'Oriente e i Padri greci
non intervennero. L'ultimo Concilio ecumenico, secondo Roma, fu quello
di Trento (1545-63).
III.
I Concilii de'quattro primi secoli ebbero per oggetto le cerimonie del
culto, anzichè il dogma. I dogmi cristiani nacquero verso la metà del
terzo secolo, nella scuola d'Alessandria, dal miscuglio della filosofia
platonica colle semplici tradizioni degli apostoli. L'insegnamento di
questi dogmi procreò l'eresie, e le eresie stabilirono i dogmi. Da ciò
la necessità di convocare dei sinodi per discutere le dottrine che
pullulavano con grande vigore, per accettare le une e respingere le
altre. E perciò, nel sinodo di Pergamo (152) si condannò Colarbasio,
gnostico ed astrologo; in Sicilia, Eracleone, il quale insegnava che
il battesimo toglie la possibilità di peccare; a Jerapoli, Teodoto,
conciapelli, che aveva sacrificato agl'idoli, e credeva Gesù un
uomo ordinario; ed altri eretici. A Cartagine, a Roma, ad Arles
furono condannati Novato e Novaziano, che rifiutavano ogni perdono
ai _Caduti_ o _Lassi_; il manicheo Manete, Donato e i donatisti, i
puritani della disciplina; Montano, Marcione, Valentino e le loro sètte
gnostiche--specie di mistici sognatori, del resto molto calunniati,
i quali proscrivevano il matrimonio, ma non disdegnavano la comunità
delle donne[1].
Tutti questi sinodi erano specie di _meetings_, pressochè come i nostri
Consigli provinciali, determinati, circoscritti in un luogo e da un
argomento; meno però il Concilio d'Antiochia contro Paolo di Samosata,
che voleva scalzare il fondamento stesso della nuova religione. Questo
Concilio, tenuto nel 264, condannò l'ardito vescovo, che combatteva il
dogma della divinità di Gesù.
Codeste eresie, codesti dogmi male coordinati, ammessi dagli uni,
contestati dagli altri, mantenevano una viva agitazione nell'Impero,
e disturbavano Costantino, il quale aveva accordato il suo imperiale
favore ai Cristiani per fare dispetto al suo rivale Licinio, sostenuto
dai Gentili. Ma Ario sconvolse tutta la dottrina, e sedusse le
menti. Egli insegnava «che il Figlio fu generato, ebbe principio, ed
è di una sostanza diversa da quella del Padre, il quale è eterno;
ch'egli è stato fatto dal nulla, è variabile, e può anche avere
dei vizi». Il popolo correva dietro a questa dottrina, che non era
quella dell'imperatore e dei suoi partigiani. Si tenevano sinodi
contraddittorii. I pagani deridevano il cristianesimo. Costantino
risolse di por fine a siffatta opposizione, che poteva avere delle
conseguenze politiche. Egli fece redigere il simbolo del suo
cristianesimo ufficiale, e nell'anno 325 convocò un Concilio ecumenico
a Nicea nella Bitinia.
IV.
Per impegnare i vescovi a rispondere al suo appello, Costantino li
fece invitare da corrieri particolari, latori della lettera imperiale
scritta da Osio. Poi, lungo tutte le vie, fece approntare cavalli
e carrozze, e mise a disposizione de'prelati il denaro pel viaggio.
Duemila e quarantotto vescovi si recarono all'invito dell'imperatore,
accompagnati da un meraviglioso numero di diaconi e di preti, colle
mogli e figli loro, e di curiosi. Una parte de'Padri era ammogliata.
Il vescovo di Roma, Silvestro I, non v'andò, «Questi Padri, dice lo
storico Socrate, erano ignoranti e rozzi», in modo che l'imperatore
pose al loro fianco sofisti ed avvocati per dirigerli. La formula
del dogma era pronta, e si cominciò a discuterla nelle riunioni
preparatorie.
_Mille settecento e trenta vescovi_ la respinsero, e non parteciparono
al Concilio; _trecento e dieciotto_, più compiacenti, l'accettarono. La
sessione generale fu fissata.
L'adunanza doveva aver luogo in una sala del palazzo imperiale, poichè
a quell'epoca non v'erano le maestose cattedrali che sorsero più tardi.
Le chiese, in generale, erano come certe sale odierne di Londra, le
quali, durante la settimana, servono ai balli pubblici ed ai meetings
d'ogni sorta, e la domenica si trasformano in cappelle[2]. V'erano
collocate delle sedie uniformi pei Padri del Concilio, ed una sedia,
allo stesso livello, per l'imperatore, ma in oro massiccio e tempestata
di pietre preziose.
I vescovi entrarono nella sala, e rimasero in piedi. Costantino,
coperto di porpora, d'oro e di gemme, giunse più tardi, traversò
solennemente l'assemblea, e andò a collocarsi al suo posto in capo
alla sala. Fe' segno ai vescovi di sedere, e sedette. Non v'erano
designati nè presidenti nè segretaria ma, in realtà, l'imperatore
diresse le discussioni.
Singolare organo dello Spirito Santo! poichè, a quell'epoca, Costantino
era supremo pontefice de' pagani, non intendeva che imperfettamente il
greco parlato da'vescovi, e non era ancora cristiano.
Valesio tenne nel Concilio le funzioni equivalenti a quelle di Gentz
nel Congresso di Vienna: egli redigette gli atti. Appena furono tutti
seduti, Eustazio d'Antiochia fece un complimento all'imperatore.
Costantino rispose, leggendo un discorso d'apertura, che doveva valere
di programma per la sessione, ed esortò i Padri alla moderazione ed
alla concordia. Questo invito non fu però molto ascoltato, poichè,
appena la seduta fu aperta, essa si mutò in uragano. Tutti i vescovi
presero a parlare ad un tempo per accusarsi reciprocamente; ma
l'imperatore li calmò, e gettò sul fuoco le denuncie che gli erano
state presentate dagli uni contro gli altri. E le discussioni sulla
dottrina incominciarono.
Costantino non impose apertamente alcuna opinione: si limitò a
proclamare le decisioni prese ed a considerarle come definitive. Del
resto, egli aveva formulato la sua fede ufficiale, e non fu che dopo
averla accettata che i Padri poterono partecipare al sinodo.
Nondimeno ventidue vescovi ariani erano riesciti a penetrare
nell'assemblea, ed a presentare un simbolo ariano. La maggioranza, non
solo lo respinse, ma lo fece a brani. Venti di que'vescovi abiurarono,
persuasi forse da un motto spiritoso di Costanza, sorella di Costantino
ed ariana. All'_omusios_, che significa _consustanziale_, essa
consigliò di sostituire _omiusios_, che significa _simile in quanto
alla sostanza_. Prodigio d'un iota! tutti si arresero.
Due soli vescovi ariani, Secondo di Tolemaica e Teonate di Marmarica,
ricusarono di accettare codesta transazione, malgrado la pena
dell'esilio, minacciata da Costantino ai dissidenti.
E fu così che la parola _consustanziale_, condannata nel Concilio
d'Antiochia contro Paolo di Samosata, fa adottata dal Concilio
di Nicea! Ario fa condannato ed esiliato. Costantino, con una
circolare, notificò al mondo cattolico le decisioni del Concilio,
e il cristianesimo imperiale fu fondato. È però vero che più tardi
Costantino richiamò Ario dall'esilio, e morì ariano.
Il matrimonio de'preti fa rispettato.
Lo Spirito Santo fu trattato assai nobilmente, secondo l'espressione
di Voltaire; poichè di lui si disse soltanto: «Crediamo nello Spirito
Santo».
Due Padri ariani non sottoscrissero gli atti.
In compenso, due Padri ch'erano morti durante la sessione non vollero
mancare al loro cómpito. Si posero nottetempo gli atti suggellati entro
le loro tombe, e la mattina seguente si trovarono firmati.
Il Concilio fu chiuso il 24 di luglio. Costantino diede ai Padri uno
splendido banchetto, in cui Eustazio d'Antiochia fece un suntuoso
brindisi in suo onore.
Costantino aveva sostenuto tutte le spese del viaggio e mantenimento
de'vescovi. Inoltre ei li colmò di doni, e li rimandò pure a sue spese.
Ecco il tipo d'un Concilio ecumenico. Vedremo come le cose andarono in
appresso.
V.
Il Concilio di Nicea aveva promulgato una specie di Costituzione
dell'anno VIII. Costantino, avendo fondato il cristianesimo ufficiale
e dogmatico, credeva aver decretato la pace de'suoi Stati e l'armonia
delle anime. Ma non fu così. I _trecento dieciotto_ vescovi, che
l'imperatore aveva scelto tra' _duemila quarantotto_ Padri giunti al
Concilio, erano una minoranza compiacente, che non poteva imporre
nè la sua volontà nè il rispetto del suo verdetto. La maggioranza
dell'Impero era ariana; la dottrina ariana era la più filosofica; non
si volle dunque rassegnarsi. D'altra parte, le idee sono naturalmente
elastiche: più si comprimono, e più si dilatano. Una conflagrazione
generale scoppiò nell'Impero: si faceva a gara per protestare con
maggiore energia, per difendersi con maggiore accanimento. E però, un
Concilio ad Antiochia favorevole agli ariani; un Concilio ariano a
Tiro, che condannò sant'Atanasio di Nicea, malgrado l'appoggio potente
di Costantino, che v'intervenne con la forza--poichè era sempre lui che
convocava queste assemblee;--un Concilio a Gerusalemme, che trovò buona
la professione di fede di Ario, presentata dall'imperatore medesimo--il
quale si compiacque questa volta di trovarla eccellente;--i Padri
del Concilio di Tiro, chiamati a Costantinopoli dall'imperatore, che
condannarono di nuovo Atanasio; un Concilio a Costantinopoli, convocato
da Costanzo, figlio di Costantino, ariano; ed un nuovo Concilio ad
Antiochia.... sempre contrarii alla professione di fede di Nicea, ch'è
la nostra odierna.
Poi un Concilio a Roma in favore di questa professione di fede; un
Concilio a Milano contro Fotino, che negava la Trinità e la divinità
di Gesù; un Concilio a Costantinopoli (360) contro Macedonio, che
nell'esilio fondò la sètta dei _Pneumatomachi_[3]; un Concilio a
Sardica, nel 347, convocato dai due imperatori, in cui i vescovi
orientali, in minoranza, rifiutarono di sedere, deliberarono a parte
in favore dell'arianismo, scomunicarono di nuovo i Padri occidentali,
niceani, che li avevano scomunicati, e cominciarono quello scisma che
divise la Chiesa cattolica in Chiesa greca e in Chiesa latina, Chiesa
d'Oriente e Chiesa d'Occidente.
Il Concilio di Sirmico tentò una transazione, togliendo dal simbolo il
famoso _omusios_, non meno che l'_omiusios_--consustanziale, e simile
in quanto alla sostanza,--e persino la parola sostanza. Ma Costanzo
fece un decreto, che cassò questa formula, e impose a' suoi sudditi il
semi-arianismo. Liberio, vescovo di Roma, si oppose: Costanzo lo mandò
in esilio. Liberio si ritrattò, si conformò alla volontà imperiale, e
fu richiamato. Ed ecco un papa eretico!
Del resto, son trentacinque gli eretici[4].
VI.
Aezio ed Eudossio predicarono la differenza assoluta del Padre e del
Figlio. Costanzo firmò la loro condanna nel Concilio d'Ancira, e
convocò un Concilio a Rimini per gli Occidentali, a Seleucia per gli
Orientali. I Padri di Rimini accettarono la fede della Corte; quelli di
Seleucia, tutti ariani, resistettero. Il Concilio di Costantinopoli,
composto di delegati delle due assemblee, sancì la formula di Rimini.
Giuliano, salito al trono, riaperse i tempii degli dei per tenersi
neutrale in mezzo a tutti i culti. Ma ei non teneva conto de'partiti.
Altri Concilii si riunirono; ed in fine, l'Occidente rimase pressochè
fedele alle dottrine di Nicea, l'Oriente si divise tra le differenti
sètte ariane.
Gioviano, benchè consustanzialista, lasciò piena libertà a tutte le
sètte. Il Concilio d'Antiochia (363) si uniformò alle credenze di
Rimini, e, risalendo alla formula di Nicea, tenne per l'_omiusios_. Il
semi-arianismo trionfò.
La tolleranza di Valentiniano diede buon giuoco ai consustanzialisti.
Il Concilio di Lampsaca diede un forte colpo all'arianismo orientale.
Il Concilio di Roma decise il trionfo, estendendo la consustanzialità
sino allo Spirito Santo. Quello d'Illiria confermò queste decisioni: e
Valentiniano, notificandole alle Chiese dell'Asia, ordinò di rendere i
vescovi, più ch'era possibile, ereditarii.
Graziano fu tollerante come il padre.
L'ondulazione della fede seguiva la credenza degl'imperatori, che
davano il tono alla Chiesa. Il vescovo di Roma prudentemente la subiva.
E però la pace stava forse per istabilirsi, allorchè Teodosio impose
a tutto l'Impero il consustanzialismo professato dal vescovo di Roma.
Ma le sètte ariane si opposero a quest'ordine; e Teodosio convocò il
secondo Concilio ecumenico a Costantinopoli, per far prevalere le sue
dottrine e dare all'Impero l'unità della fede.
Centocinquanta Padri si affrettarono, come sempre, ad adempiere la
volontà imperiale. Nel 381 essi ratificarono la formula di Nicea, e
conservarono sulla sedia di Costantinopoli Nettario, un vecchio non
ancora battezzato, ma protetto dall'imperatore. Poi usarono allo
Spirito Santo la cortesia di dichiararlo _signore vivificante_, che
procede dal Padre.
Più tardi, la posizione della terza persona, «che prima degli Ariani
era stata poca cosa», dice Potter, fu regolata dal _Filioque_, aggiunto
al simbolo, prima in Spagna nel 447, poi in Francia, nel Concilio di
Lione, l'anno 1274; e finalmente a Roma, che lo fece procedere anche
dal Figlio.
Teodosio convertì in legge dello Stato i decreti del Concilio, e li
promulgò. San Gregorio Nazianzeno chiamò codesto Concilio _scena da
taverna_. Roma non lo considera come ecumenico.
Proscritta l'eresia per decreto sovrano, Teodosio credeva di poter
incrociare le braccia; ma la sua gioia non durò più di quanto duri
codesto genere di decreti--otto giorni di terrore! La reazione
succedette in breve: l'arianismo mutò forma in Asia, ma si stabili in
Europa ed in Africa.
Teodosio capi d'essere ridicolo ed impolitico, e moderò il proprio zelo.
VII.
Il cristianesimo orientale prese allora tendenze mistiche. Queste
tendenze produssero un numero considerevole di sètte, tutte comprese
sotto il nome di _gnosticismo_. Le credenze de' gnostici, mescolate di
sogni i più strani e di pratiche carnali le più esagerate, dovevano
naturalmente sedurre le donne. Esse si diedero quindi a praticare,
propagare e predicare le dottrine gnostiche, ne divennero le apostole e
le sacerdotesse.
I Concilii cominciarono l'opera loro, ed apersero il fuoco del
combattimento. Il Concilio di Saragozza condannò i Priscilliani. Questa
condanna diede alla sètta un forte impulso, e la consolidò nelle Gallie
ed in Italia. L'imperatore Massimo la fece giudicare dal Concilio di
Bordeaux. Priscilliano e sei altri gnostici furono giustiziati, altri
esiliati--e il priscillianismo prosperò[5].
Venne poi una serie di Concilii per sostenere o per combattere le
opinioni di Origene e la corporeità di Dio; poichè parecchi Padri
credettero Dio materiale, tra gli altri san Giustino martire,
Lattanzio, Melitone e Tertulliano, che diceva: _Nihil est incorporale
nisi quod non est...._
Nestorio ed Eutiche, che entrarono in iscena, fecero dimenticare la
controversia di Origene e dell'antropomorfismo, il primo distinguendo,
il secondo confondendo le _due nature_ di Cristo.
San Cirillo, l'assassino d'Ipazia, accusò Nestorio all'imperatore di
non ammettere la divinità di Gesù e di ricusare a Maria il titolo di
madre di Dio, «non potendo (egli diceva) essere nello stesso tempo
la madre del Figlio e del Padre». L'imperatore Teodosio II convocò
il terzo Concilio ecumenico ad Efeso l'anno 431. Nestorio fa il
primo a giungervi con due ministri di Stato dell'imperatore, uno per
assistere al Concilio, l'altro per difenderlo colla forza. Cirillo, che
doveva presiedere, vi giunse alla sua volta. Nestorio e i commissarii
imperiali domandarono che l'apertura fosse rimandata sino all'arrivo
dei vescovi d'Antiochia e delle altre sedi dell'Oriente e dell'Italia;
ma Cirillo tirò innanzi.
Il commissario imperiale protestò, e si ritirò. Nestorio non volle
comparire dinanzi un tribunale incompleto, composto soltanto de' suoi
nemici. Ma la condanna di Nestorio fu pronunciata a tamburo battente.
Il commisssario imperiale e Nestorio spedirono all'imperatore la
narrazione di quella procedura.
L'arrivo del vescovo d'Antiochia e degli altri vescovi peggiorò le
cose. Essi si dichiararono contro Cirillo, e il commissario imperiale
si schierò con loro. Allora il Concilio si divise in due, una parte
sotto la presidenza di Cirillo, l'altra sotto quella di Giovanni
d'Antiochia. Cirillo fu condannato alla sua volta; il che, dice
Voltaire, imbarazzò molto lo Spirito Santo--il quale era in causa.
L'imperatore, confermando pure la condanna di Cirillo e Nestorio,
richiamò dinanzi a sè la discussione; e il nuovo commissario imperiale
rimandò i Padri alla Corte, che allora risiedeva a Calcedonia.
Ecco ora la volta di Eutiche. Egli aveva combattuto Nestorio ad Efeso.
Ora spinse più innanzi la sua dottrina, e disse che, dopo l'unione,
l'umanità e l'essenza divina di Gesù non formavano che una sola natura.
Il Concilio di Costantinopoli condannò questa dottrina. Eutiche ne
appellò all'imperatore; poichè l'imperatore, che sosteneva la parte
principale nella confezione del dogma cristiano, era altresì giudice
supremo in materia di fede.
I commissarii imperiali sedettero co'vescovi in un nuovo Concilio,
il quale confermò i decreti del primo; ond'essi indissero una terza
assemblea, che doveva riunirsi egualmente ad Efeso, nel 479.
E fu questo il famoso Concilio _del brigantaggio_.
Centoventotto vescovi vennero in esso alle mani--come avevano fatto
i loro predecessori a Cirta, nel 355, e nel piccolo Concilio di
Cartagine. I Padri gridavano «che bisognava tagliare in due tutti
quelli che dividevano in due Gesù-Cristo». E due Padri calpestavano il
patriarca Flaviano, che morì per le ferite ricevute.
Eutiche fu riabilitato.
L'imperatrice Eudossia l'aveva ordinato.
Pur troppo le imperatrici, dappertutto e sempre, s'immischiano in
tutto--in un dogma, del pari che in un'acconciatura.
VIII.
Il quarto Concilio ecumenico fu convocato. Marciano, o piuttosto
Pulcheria sua moglie, rimasta vergine nel matrimonio, devota al vescovo
di Roma, Leone, riunì il Concilio a Calcedonia nel 451. Questo Concilio
fu l'ultimo degli ecumenici che fondarono la dottrina della Trinità.
Seicentotrentasei Padri si arresero agli ordini dell'imperatrice.
I legati romani furono i presidenti del Concilio.
Le dottrine di Nestorio e di Eutiche furono condannate, e fu proclamato
«che il Cristo godeva di _due nature_, ciascuna delle quali conservava
la sua proprietà essenziale, benchè formanti _una sola persona_».
I monaci presenti alle discussioni grugnirono, urlarono. Si volle
metterli alla porta, ma essi minacciarono di strangolare i vescovi.
Gli agenti dell'imperatore ristabilirono l'ordine. Quand'ecco, non si
sa più quale delle due formule sottoscrivere, se quella dei legati
di Roma, o quella degli Eutichiani. Si pensò di metterle ambedue nel
sepolcro di Santa Eufemia. All'indomani si aprì il sepolcro: la santa,
dice Zonaro, aveva respinto a' suoi piedi lo scritto eutichiano, e
teneva nelle mani la formula cattolica, ch'essa presentò graziosamente
all'imperatore. Allora Marciano si recò al Concilio, e pronunciò il
discorso di chiusura.
Questo Concilio, come gli altri, diede origine ad una serie d'altri
Concilii e d'altri torbidi.
Il Concilio di Cartagine aveva già condannato la dottrina di Pelagio,
monaco bretonne, e quella di Celestio, prete scozzese, che affermavano
la libertà e dignità dell'uomo, respingevano la dottrina del peccato
originale, e rendevano, per conseguenza, nulli il battesimo e la
redenzione. Ma il Concilio di Diospoli cassò quel decreto. Egli è vero
che i Latini intendevano poco il greco, e che i Greci non intendevano
punto il latino. Il Concilio di Milevo confermò in appresso la sentenza
di quello di Cartagine.
La Chiesa non esitò mai a pronunciarsi contro la libertà, qualunque sia
la forma che questa prenda, politica, scientifica o religiosa.
Il Concilio d'Efeso (477) annullò le decisioni emesse a Calcedonia.
Tutto l'Oriente si agitò per o contro codesto Concilio, e si suddivise
in sètte e scismi infiniti. Le città furono turbate da sommosse; il
sangue corse in Antiochia, a Costantinopoli ed altrove. Giustino
perseguitò coloro che non pensavano come lui. Giustiniano, che si
piccava di teologia, decideva in fatto di dogmi--malgrado l'imperatrice
Teodora, che seguiva una credenza diversa dalla sua.
Giustiniano convocò poi un quinto Concilio ecumenico, raccolto a
Costantinopoli nel 455, e fece condannare di nuovo alcune opinioni di
Origene e le teorie di Ario, di Eunomio[6], di Macedonio, di Apollinare
e di altri. Vigilio, vescovo di Roma, non volle assistere al Concilio,
benchè si trovasse a Costantinopoli. Giustiniano lo maltrattò, e ne
ottenne quello che volle.
Il quinto Concilio ecumenico non è accettato come tale dalla Chiesa
latina.
IX.
Dopo, la quistione delle _due nature_, sorse la quistione delle _due
volontà_.
A quell'epoca tutti si occupavano di teologia, come noi ci occupiamo di
politica; e le donne discorrevano insieme delle due _ipostasi_, come
oggidì discorrono di stoffe.
I monoteliti non ammettevano che una volontà ed un'azione sola nella
natura del Cristo. L'imperatore Eraclio, essendo di quest'avviso, volle
sapere che cosa ne pensava il suo vescovo di Roma. Onorio ammetteva
invece due volontà, ammettendo le due nature. Eraclio non si arrese a
questa opinione. E perciò, subito un Concilio monotelita ad Alessandria
e un Concilio contrario a Gerusalemme.
Ma egli era il padrone, e il papa piegò.
Eraclio proibì, con editti, di parlare delle due nature e delle due
volontà, ed impose il monotelismo all'Occidente.
Il Concilio di Roma condannò questa dottrina.
Costante II strappò il papa Martino dalla sua sede, non meno che altri
vescovi, e li mandò a morire in esilio.
Costante II fa poi assassinato in Sicilia.
Costantino Pogonato volle imporre a' suoi sudditi d'Oriente le dottrine
di quelli d'Occidente, per realizzare l'armonia della fede nell'Impero
e cancellare lo scisma. Egli convocò dunque il sesto Concilio ecumenico.
Circa duecento vescovi si riunirono a Costantinopoli l'anno 680.
Costantino presiedette il sinodo, avendo alla sua destra il patriarca
di Costantinopoli, alla sinistra i legati di Roma.
Il monotelismo fu condannato, il papa Onorio riprovato, e proclamato il
dogma delle _due volontà_.
Alcuni cattolici confondono questo Concilio con quello detto _in
Trullo_, che i protestanti dichiarano il settimo Concilio ecumenico.
Questo Concilio, ordinato da Giustiniano, si raccolse a Costantinopoli
l'anno 692, in una torre o salone del palazzo imperiale. Più di
duecento vescovi risposero all'appello dell'imperatore. Roma non mandò
a questo sinodo alcun legato speciale, ma vi si fece rappresentare
dagli agenti ordinarii che il vescovo di Roma manteneva alla Corte.
Giustiniano presiedette l'assemblea, ne firmò e notificò gli atti. Vi
fu lasciato il posto per la firma del papa; ma Sergio ricusò la sua
segnatura, a cagione di sei canoni consacrati dal Concilio e respinti
dalla Chiesa latina--tra gli altri, quello del matrimonio de' preti.
Altri Concilii impugnarono, per ordine dell'imperatore Filippico, le
decisioni di questo.
Lo scisma tra'Greci e Latini si estese.
Il monotelismo rimase sommerso dalla controversia delle immagini, che
prese posto nell'attenzione e nelle preoccupazioni pubbliche.
Inoltre il maomettanismo ed i barbari stringevano sempre più da presso
il mondo imperiale.
X.
La controversia delle immagini cominciò dall'editto di Leone Isauro,
che proscrisse le immagini, ad esempio dei Maomettani. Il papa Gregorio
II fece delle rimostranze, ma Leone insistette. Il papa riunì un
sinodo, scomunicò l'imperatore, e gli tolse la sovranità dell'Italia.
Leone tentò di far assassinare il papa; ma questi fece alleanza
co'Franchi, e consegnò loro Roma e l'Italia.
Gregorio stabilì il principio che l'imperatore non aveva ad
immischiarsi nelle cose della Chiesa: _Non oportere imperatorem de fide
facere verbum._
Lo scisma religioso prendeva quindi proporzioni politiche e nazionali.
La controversia si rincrudì, e provocò sommosse e proscrizioni. Il
potere del papa si consolidò ed ingrandì; quello de' signori d'Oriente,
già tanto spregevoli, perdette ogni giorno terreno.
Nuovo Concilio a Roma, che scomunicò i nemici del culto delle
immagini. Costantino Copronimo convocò il settimo Concilio ecumenico a
Costantinopoli nell'anno 754.
Trecento trentotto vescovi, dopo aver tenuto, per ordine
dell'imperatore, delle assemblee provinciali in tutto l'Impero,
sedettero nel palazzo imperiale di Ieria. La sessione teologale durò
sei mesi, e l'idolatria delle immagini fu condannata.
Ma Roma rispose. Il Concilio di Stefano IV scomunicò quello di
Costantino e gl'iconoclasti greci. Un mutamento succedette però ben
presto nel Bosforo. L'imperatrice Irene, donna atroce e pia, che uccise
il marito e fece acciecare il figlio, si dichiarò iconolatra, ossia
partigiana degli adoratori delle immagini.
Irene era donna, quantunque devota; e le immagini sono un ornamento, un
oggetto di toeletta. Una donna non può essere iconoclasta.
Irene riunì un Concilio a Nicea nel 787, il settimo ecumenico de'
Latini. Trecento cinquanta Padri vi accorsero. Irene li arringò, e il
Concilio condannò gl'iconoclasti. Ma Carlomagno gli oppose un sinodo
di trecento vescovi, riuniti a Francoforte (794), e, più tardi, Luigi
il Buono una seconda assemblea, che decise tutto il contrario, e
proscrisse gl'iconolatri.
Un Concilio, indetto da Leone Armeno, non solo proibì le immagini,
ma ordinò di bruciarle. Parigi ebbe nello stesso senso un Concilio
nell'824. Si dovette cedere. Il papa Anastasio, sempre infallibile come
i Concilii, fece, spezzare le statue e raschiare le pitture di San
Pietro.
Nondimeno la controversia non s'acquetò; e fu soltanto più tardi, in un
Concilio convocato dall'imperatrice Teodora a Costantinopoli nell'842,
che, dopo una lotta di centodieci anni, il culto delle immagini fu
definitivamente riconosciuto.
Così le belle arti devono a due donne, Irene e Teodora, la
conservazione di questo campo glorioso de'loro trionfi--e noi non ce ne
lagniamo.
XI.
Ma i Concilii mutarono natura. Finora essi erano stati quasi tutti
dogmatici; d'ora in poi diverranno quasi tutti politici o disciplinari.
La Chiesa latina aveva anch'essa mutato carattere. Erasi emancipata
dall'autorità degl'imperatori d'Oriente, e mostrava la sua superiorità
di fronte a quelli d'Occidente. Essa non aveva, quindi, più bisogno di
discutere le sue dottrine: le formulava, le promulgava e le imponeva.
Chi resisteva era appiccato od arso.
Lo scisma, per conseguenza, erasi complicato con l'elemento politico.
L'imperatore d'Occidente si levava contro quello d'Oriente, e lo
respingeva in Asia.
Un Concilio ecumenico, l'ottavo dei Latini, sancì per un momento
l'unione delle due Chiese, sotto Adriano II; ma ben presto l'ottavo
ecumenico dei Greci (879) ruppe l'accordo, cassò i canoni del sinodo
latino, e l'anatomizzò, alla presenza stessa dei legati di quel papa
Giovanni VIII, ch'era stato scacciato dal popolo romano, e che, poco
dopo, da uno de' suoi parenti venne ucciso a colpi di martello.
La rottura fu allora compiuta e per sempre. I Padri delle due Chiese
non si riunirono mai più, sino alla famosa mistificazione del Concilio
di Firenze (1439).
Il potere laico godeva frattanto di un'assoluta supremazia
sull'ecclesiastico. Un Concilio tenuto a Roma, sotto Adriano I, aveva
riconosciuto in Carlomagno e ne' suoi successori l'autorità di nominare
il vescovo di Roma--detto il papa.
Carlomagno non s'era servito di questa autorità, ma aveva esercitato
il diritto di controllare e confermare la scelta fatta dal popolo
e dal clero romano, di sorvegliare il clero e le forme del culto, e
di tassare i beni ecclesiastici. D'altra parte, il Concilio aveva il
diritto di decidere in quanto ai dogmi ed alle discipline.
Il Concilio era un potere costituente, al di fuori e al disopra
del potere pontificio, così in Occidente come in Oriente. Il solo
imperatore era al di sopra del Concilio, in quanto poteva convocarlo,
scioglierlo, presiederlo, ratificarne e proclamarne i decreti; ma non
già imporre, per diritto, questa o quella formula di credenza, più
che il papa o il patriarca. Ora si trattava di rovesciare, per mezzo
dei Concilii od altrimenti, codesta autorità laica del re, codesta
supremazia del Concilio sul papa. Inoltre trattavasi di ottenere
l'autorità suprema sulla monarchia, sulla Chiesa, sul popolo e sul
mondo. E fu questa impresa che produsse tutte le sciagure de' secoli
successivi.
Gli scismi, per lo più, provennero dalla parte de' papi; i Concilii,
dalla parte de' principi. Ecco perchè i papi li hanno sempre temuti e
respinti; ecco perchè essi cercarono di sovrapporre la loro autorità a
quella del Concilio.
Sarebbe superfluo il continuare a tessere la storia particolareggiata
de' Concilii, dopochè abbiam visto in quale strano modo, da quali
mani e con quali materiali la dottrina di Cristo venne alterata e la
dottrina cattolica fabbricata. I costumi essendo mutati, non sarebbe
oggidì che a titolo di curiosità storica che noi potremmo raccontare
come il sacerdozio è stato rimondato, reso docile e servile a'vescovi
ed al papa, e come i papi hanno a poco a poco costruito la propria
autorità[7].
Ma, siccome per la Chiesa, del pari che per la diplomazia, un canone o
un trattato, che cessò di aver forza di legge, rimane sempre in vigore
come precedente, utile ad essere ricordato in certe eventualità, così
noi abbozzeremo ancora il racconto di qualche Concilio. D'altra parte,
se la Chiesa s'è cristallizzata sovra un banco di dottrine ch'essa dice
ortodosse, l'eresia--cioè l'opposizione, la riforma, il progresso--non
ha punto abdicato; ieri ancora la Congregazione dell'Indice condannava
dei libri eretici, e domani il ventunesimo Concilio ecumenico di Roma
deciderà sulla incompatibilità della scienza e della civiltà col dogma.
Seguiamo dunque di lontano codesta permanente protesta dell'eresia,
l'usurpazione del potere spirituale sul temporale, e la resistenza
laica contro l'invasione ecclesiastica.
XII.
Il Concilio di Magonza (848), poi quello di Cressì sulla Sara, alla
presenza di Carlo il Calvo, ed altri posteriori proscrissero la
dottrina di Gottescalco, il quale, basandosi su S. Agostino, professava
il fatalismo sotto il nome di _predestinazione_, e insegnava il dogma
d'una triplice divinità nella trinità.
La dottrina della grazia e del libero arbitrio fu fondata.
Quattro Concilii si tennero a Costantinopoli (859-869): i Greci e i
Latini vi si scomunicarono a più potere. Fozio vi fu, alla sua volta,
eletto e deposto; Martino II vi fu deposto da Fozio; e Fozio fu
riconosciuto da Giovanni VIII, il quale dichiarò Giuda tutti coloro che
dicevano che lo Spirito Santo procedeva dal Padre e dal Figlio--sempre
infallibilmente!
Ottone convocò un gran Concilio nella basilica di San Pietro a Roma
(963) per porre un termine ai disordini del papa Giovanni XII, cui il
Concilio accusò d'omicidio, d'incesto e di sacrilegio. Il papa rispose,
scagliando la scomunica al Concilio; ma il Concilio gli fe' notare
ch'egli aveva commesso un errore di grammatica nel suo interdetto,
e lo condannò. Giovanni scomunicò l'imperatore Ottone; ma questi lo
destituì, ed elesse in sua vece un laico, Leone VIII[8]. Un marito
geloso che, trovando Giovanni presso sua moglie, lo uccise a colpi di
martello, non semplificò la situazione: un altro successore fu dato a
codesto bel vicario di Cristo!
Leone VIII, nel Concilio di Roma (964), depose Benedetto V, e confermò
che il solo imperatore ha il diritto di eleggere i papi. Dichiarazione
inutile! Tutti elessero, specialmente le cortigiane, che fecero
nominare i loro figli e i loro amanti[9].
Nel Concilio di Pavia (996), Gregorio V scomunicò il papa Giovanni
XVI ed il tribuno Crescenzio[10]. Altri Concilii scomunicarono i
preti maritati. Enrico III, e Clemente II da lui eletto[11], fecero
condannare i simoniaci nel Concilio di Sutri (1047). Poichè tutto si
vendeva a quell'epoca[12]; e i costumi ecclesiastici erano così infami,
che non oso citare nemmeno in latino le indignate parole di S. Pier
Damiano.
Il Concilio di Tours (1055) condannò Béranger e Giovanni Scott; e il
dogma della presenza reale nelle due specie fu sancito. Stefano IX[13]
e Niccolò II rinnovarono i Concilii (1057-1059) contro il matrimonio
dei preti e i simoniaci; ma i fabbricatori de' Concilii erano essi
medesimi così incancreniti, che il papa Alessandro II fu costretto
a giurare dinanzi al Concilio di Mantova (1067), che non era un
simoniaco, come il suo competitore Cadulo[14].
Nel Concilio Lateranense (1076), Gregorio VII scomunicò l'imperatore
Enrico IV, lo dichiarò decaduto dall'Impero, e sciolse i suoi sudditi
dal giuramento di fedeltà. Quattro anni dopo (1080), nel settimo
Concilio di Roma, egli riconobbe Rodolfo come capo legittimo degli
Stati germanici, e fondò il potere dei pontefici romani sulle corone
delle cristianità.
Enrico IV rispose al Concilio di Bressanone, e depose il papa.
Così i Concilii di Roma, sotto Gregorio VII, annullarono quello che il
Concilio di Roma, sotto Leone VIII, e quello di Sutri, sotto Clemente
II, avevano stabilito circa l'elezione de' papi e la supremazia del
poter temporale sullo spirituale.
Il Concilio di Magonza scomunicò poi il Concilio di Quedlimburgo.
Nel Concilio di Clermont (1095), Urbano II benedisse la prima Crociata,
predicata nel Concilio di Piacenza da Pietro l'Eremita; ed assolse
l'imperatrice Prassede, la quale pubblicamente si confessò, _senza
arrossire_ (dice il papa), delle immonde pratiche, a cui suo marito,
come essa affermava, l'aveva assoggettata--_tantas spurcitias non tam
commisisse quam invitam pertulisse._ E nessuno de' Padri arrossì.
Ma, dopo tutto, Prassede era brutta, ed aveva tutte le smanie d'una
donna di quarant'anni.
E non fu canonizzata.
XIII.
Passo oltre il Concilio di Roma (1099), in cui Urbano scomunicò
il suo rivale; quello Lateranense contro i Greci separati dalla
comunione latina, a proposito della procedenza dello Spirito Santo,
sempre in quistione; quello di Reims, in cui Calisto II scomunicò
«Carlo-Enrico, imperatore nemico di Dio, e Burdin, falso papa[15]»;
quello Lateranense, il primo ecumenico indetto dai papi dopo la loro
separazione dai Greci (1122), nel quale Calisto III accettò la rinuncia
delle investiture, consentita da Enrico V alla Dieta di Worms: il che
però non troncò la controversia tra il sacerdozio e l'Impero.
Nel Concilio Lateranense, X ecumenico (1139), il papa Innocenzo II
dichiarò di diritto divino le decime ecclesiastiche, e condannò Valdo
e i Valdesi, Pietro de Bruys, che negava la validità del battesimo
ai bambini--i quali non possono credere per procura,--e Arnaldo da
Brescia, che combatteva il poter temporale ed annunciava parecchie
dottrine, insegnate più tardi da Abelardo e Lutero.
Il Concilio di Sens, infatti (1140), condannò Abelardo, del quale il
violento san Bernardo diceva: «che parlava della Trinità come Ario,
della grazia come Pelagio, e della persona di Cristo come Nestorio».
Il Concilio di Pavia, riunito da Federico Barbarossa, scomunicò
Alessandro III, e riconobbe Vittore, malgrado il parere della Chiesa,
che lo designa come antipapa.
Alessandro non si rassegnò. Riunì un Concilio ad Anagni, si
fe'dichiarare eletto canonicamente, e scomunicò il suo rivale,
l'imperatore e i Padri di Pavia. Fu questo papa che, secondo la
leggenda, mettendo il piede sulla testa di Barbarossa, vinto dagli
Italiani alla battaglia di Legnano, esclamò: _Super aspidem et
basiliscum ambulabis!_
_--Non tibi, sed Petro!_ rispose il Barbarossa umiliato.
_--Et mihi et Petro!_ replicò Alessandro.
Il terzo Concilio Lateranense, XI ecumenico (1179), fulminò gli eretici
con pene atroci. Essi erano già stati terribilmente trattati al
Concilio di Reims (1148), in cui S. Bernardo, divinamente feroce, aveva
fatto condannare Gilberto de la Porée, eterodosso circa la dottrina
della Trinità, ed Eone, il quale, basandosi sul testo _per eum_ (per
Eon) _qui venturus est_, spacciavasi un po' come un Messia.
Gli eretici erano già stati posti al bando dell'umanità dal Concilio
di Verona (1184) contro i Paterini--specie di Manichei;--da quello
di Parigi (1210), che condannò Amaury, e fece bruciare i libri
d'Aristotile--poichè Amaury aveva fatto ogni sforzo per maritare la
filosofia aristotelica col cristianesimo, come nel terzo secolo erasi
amalgamata la dottrina di Gesù con quella di Platone; e nel Concilio
di Laterano (1215), XII ecumenico, in cui Innocenzo III, circondato
da ambasciadori di imperatori e di re, indisse una Crociata contro i
Vodesi, e specialmente contro gli Albigesi, e scomunica l'imperatore
Ottone, per aver chiamato _re dei preti_ il suo rivale, quello stesso
Federico II che vedremo scomunicato alla sua volta.
La parola _transustanziazione_ non fu conosciuta che dopo questo
Concilio. Fu vietato di fondare nuovi Ordini religiosi; il che non
tolse che se ne fondassero poscia altri novanta, i quali si accasarono
meglio che poterono nel mondo, ove i loro predecessori avevano già
preso i migliori posti:
_Bernardus montes, colles Benedictus amabat,
Nemora Franciscus, dives Ignatius urbes._
(Bernardo amava le montagne, Benedetto le colline, Francesco i boschi,
ed Ignazio le ricche città.)
Il dodicesimo e tredicesimo secolo furono fecondi di eresie, non meno
del terzo, quarto e quinto; e furono, per giunta, insanguinati. Il
braccio secolare si tuffò senza posa nel sangue, ed accese i roghi,
sempre per ordine del potere ecclesiastico.
XIV.
Federico II era stato scomunicato per la prima volta nel Concilio
di Roma (1227). Egli aveva risposto con un manifesto ai popoli ed
ai sovrani cristiani; e, passand'oltre, erasi recato a combattere
gl'infedeli--mentre Gregorio IX gli faceva la guerra in Italia, ed
eccitava il figlio Enzio e i suoi sudditi alla ribellione. Federico
ottenne Gerusalemme dai Maomettani, e consenti ad una tregua.
Gregorio--cui i Romani avevano cacciato dalla loro città, poichè
allora erano ancora Romani quelli che adesso non sono che sudditi del
papa--Gregorio, dico, considerò l'atto di Federico come un delitto,
lo scomunicò con maggior solennità, e predicò una crociata contro il
vittorioso crociato.
Innocenzo IV fu eletto. Questo terribile Genovese cercò di far
avvelenare Federico dai Francescani; ma, andato fallito il colpo, se ne
fuggì in Francia, e convocò un Concilio a Lione nel 1248.
Cento quarantaquattro Padri si raccolsero nella cattedrale. Innocenzo
presiedette, avendo alla destra l'imperatore di Costantinopoli ed alla
sinistra gli ambasciatori di Francia e d'Inghilterra. Taddeo da Sessa
e Pier Delle Vigne, inviati di Federico II, si tennero in disparte:
il primo, altiero, superbo, come un uomo che dice a sè stesso: «Io
lotterò!»; il secondo, abbattuto e scoraggiato. L'aspetto del Concilio
era cupo: tutti capivano che vi si trattava qualche cosa di grave, di
terribile e d'illegittimo.