Il successore a Giovanni Bembo fu Nicolò Donato, il cui regime di soli
quaranta giorni, lasciò luogo ad Antonio Priuli nel maggio 1618.
Questi era per la Repubblica commissario ad eseguire l'accordo
succeduto fra le potenze di Francia, di Spagna, d'Austria e di
Venezia. Egli rimase sulla ducale sede fino all'agosto del 1623, e
cinque Oselle col suo nome fregiate ai nobili dispensò. Il diritto di
tutte queste medaglie porta il santo Evangelista, il quale al doge
genuflesso il vessillo pubblico consegnando, la sua benedizione
impartisce col solito motto [SC[S. M. VENET. ANT. PRIOL. DUX.]SC], e
nell'esergo [SC[T. B.]SC] 1618., cioè Tommaso Bragadin massaro. Nel
rovescio della prima havvi il doge pur ginocchioni che, alzando gli
occhi al cielo, vede nell'alto la Vergine annunziata dall'Angelo, ed
in faccia a questo Venezia seduta col leone ai piedi, che il berretto
ducale gli porge, e le parole intorno [SC[AVE. SEMPER. VIRGO. ECCE. ANCILA.
]SC]([I[sic]I]) [SC[TUA.]SC], e nell'esergo [SC[ANNO. I.]SC]
([I[linea]I] 2, [I[lett.]I] a). Nel rovescio dell'anno secondo si vede
la Religione in piedi, che tiene la croce con la sinistra, ed è
dall'alto illuminata col motto: [SC[MELIORA. SUPERSUNT.]SC], e sotto
[SC[ANNO. II.]SC] ([I[lett.]I] b). Il rovescio dell'anno terzo
rappresenta Cristo risorto con lo stendardo, ed il Leone veneto col
libro aperto sopra un firmamento stellato, e la epigrafe intorno
[SC[OMNIA. DEO. ET. PATRIAE.]SC], e nell'esergo [SC[ANNO. III.]SC]
([I[lett.]I] c). La Osella del quarto anno l'impronta e la inscrizione
del primo ripete; non così quella dell'anno quinto, nel rovescio della
quale replicandosi la impronta dell'anno terzo, diversifica però nella
epigrafe, leggendovisi in sua vece: [SC[SI. DEUS. P. NOB. Q. CONT.
NOS.]SC], e nell'esergo [SC[ANNO. V.]SC] ([I[lett.]I] d). Il Palazzi,
nella spiegazione della prima Osella di questo Doge, non avvertendo,
che la elezione di lui, siccome egli stesso indicato aveva, era
accaduta nel mese di maggio, la suppone invece agli otto di settembre,
giorno natalizio della Vergine santissima, avvenuta, in tal guisa
contraddicendosi. Avrebbe forse con più ragionevolezza potuto
ricordare piuttosto la ristaurazione dal Priuli, quand'era procuratore
di san Marco, ordinata dei due altari nella Basilica, l'uno della
Vergine santissima, l'altro della santissima Croce, ora del Ss.
Sacramento, vedendosi in queste Oselle rappresentati simboli che
possono rammentarli. Egli sempre però lontano dalla verità sarebbe
stato, imperciocché, conciliando la rappresentanza delle impronte con
la storia di quei tempi, ben presto ci si richiama alla memoria il
fatto storico della congiura degli Spagnuoli sotto il duca di Ossuna.
È inutile, che io mi trattenga nel sostenere l'autenticità di un fatto
da pochi storici contraddetto, e da molti e nazionali e stranieri
confermato e sostenuto. Che se il celebre signor Daru, la cui morte
giustamente si piange e come politico e come letterato, avesse meglio
studiati i documenti della veneziana istoria, e con vera critica
confrontate le epoche, non avrebbe in ciò la occasione offerta al co.
Domenico Almorò Tiepolo, benemerito e probo veneziano patrizio, di
rilevarne gli errori. Con pari verità, benché non animati dalla carità
della patria, e il sig. Carlo Botta nella sua continuazione alla
storia d'Italia del Guicciardini, ed il sig. Leopoldo Ranke di Berlino
pienamente confutarono le fallacie dell'autore francese, i documenti
traendone dall'archivio politico generale di Venezia. Il rovescio
adunque della prima Osella del Priuli, eletto appunto nell'epoca in
cui appena erasi la trama scoperta, rappresenta Maria Vergine
annunziata dall'Angelo, nella celebrazione del qual mistero Venezia
con pubbliche preci la sua origine ricordava. Salvata quindi per così
dire la propria verginità in quell'epoca, volle il doge perpetuarne la
memoria, e conservare un religioso monumento della comune venerazione
con la prima medaglia che doveva dispensare ai membri tutti del
Governo. Nella Vergine Annunziata la primiera proteggitrice
rappresentò, attribuendo al valido suo patrocinio la salvezza della
patria. Con la epigrafe poi riconfermò il fatto, manifestando il
sentimento del cuore nelle parole [I[Ave, gratia plena]I], e mettendo
in bocca a Venezia il sincero voto della sua devozione, per cui
riconosce dalla Vergine la propria salute, e dichiara di esserle
sempre serva, dicendole: [I[Ecce, Ancilla tua]I]. E qual è pur anche
la spiegazione della seconda medaglia? se non se che quella religione,
che nell'estremo pericolo il governo salvava, quella medesima lo
assicurava di un più felice avvenire, e quindi su di essa la propria
fiducia ponendo, preci ed elemosine ordinava per ripetere al Signore i
suoi più fervidi ringraziamenti. La stessa cosa rammentano e le
impronte e le inscrizioni del terzo e quinto anno, e più
particolarmente quella di questo ultimo, nella quale, senza che la
Repubblica fosse con alcuna potenza in guerra, s'indica un nemico che
occultamente ai danni di essa tramava. [I[Si Deus pro nobis, quis
contra nos?]I] Questo Doge, prima di salire alla suprema dignità, ed
essendo procuratore di san Marco, si pose a tessere certe cronichette,
siccome egli stesso le intitola, e le condusse per diecisette anni,
cioè fino all'anno 1616. Da lui si avrebbero potuto avere le più
esatte notizie sulla congiura degli Spagnuoli accaduta nel primo anno
del suo ducato, se a questa alludere volle con le sue Oselle.
A confermar maggiormente la interpretazione data alla mala
intelligerza della Repubblica colla corte di Spagna, mi soccorre la
storia metallica dell'olanda del sig. Bizot, che all'anno 1620 riporta
una medaglia allusiva all'alleanza dei Veneziani, ponendo incise le
insegne delle due Repubbliche con la leggenda [I[Foedus initum a.]I]
1620.
[T1] FRANCESCO CONTARINI.