Ne' primi giorni del novello anno 1615 diede gli auspicii alla
Repubblica per quello Giovanni Bembo assunto dalla procuratia di san
Marco alla suprema dignità, dopo avere sostenuto ragguardevoli cariche
e l'imperio del mare. Tre egualmente furono le Oselle da questo Doge
fatte coniare dal dicembre 1615 fino al 1618. Sono queste fra loro
tutte somiglianti, avendo nel diritto san Marco seduto su la cattedra,
che il Doge a' piedi suoi benedice, dandogli il pubblico vessillo.
Dietro il Doge vedesi un santo vescovo in piedi, il quale gli tiene la
destra mano sopra la spalla con la epigrafe: [SC[S. M. VENET. IO. BEMBO.
DUX.]SC], e nell'esergo 1615. [SC[C. G.]SC], Claudio Gherardini massaro,
sigle che variano in qualche altro esemplare di questa Osella, come
pure negli anni successivi. Nei rovesci di queste medaglie vedesi il
Doge ginocchioni con l'abito militare e col manto ducale, il quale
alza al cielo gli occhi e contempla fra le nuvole l'apparizione di un
Santo, tenente nella destra una banderuola, ed un ramo di palma nella
sinistra, ed evvi con seco una colomba che, dall'alto il volo
spiccando, in cima al rostro porta il berretto ducale al Doge, in
faccia a cui mostrasi una galera, che batte i remi nelle acque. Il
santo vescovo che qui apparisce, e nel diritto della medaglia sulla
spalla del Doge poggia la destra mano, è santo Leone Bembo, vescovo di
Modone nella Morea, uno de' suoi antenati (la vita del quale non ha
guari per cura di gentil dama in occasione di nobili nozze fu
pubblicata), e sotto la sua protezione il doge raccomandato tenevasi.
Il tipo del rovescio allude certamente alla carriera militare da
questo doge intrapresa; e siccome nella famosa giornata di Lepanto
nell'anno 1571 ad una galera comandava e diede prove di sommo valore,
così a sé medesimo applicò quel pensiero, che, in altra forma
espresso, nelle medaglie del doge Sebastiano Veniero si riscontra,
riconoscendo egli pure dalla protezione celeste l'essere stato da
tanto pericolo salvato, ed all'onore della sede ducale riservato. Che
tale fosse espressamente la sua intenzione, maggiormente si comprova
dal modello di una galera in argento da lui offerta in voto alla madre
di Dio nella santa Casa di Loreto, siccome alcune patrie memorie
attestano.
[T1] NICOLÒ DONATO.