A. 1570 ([SC[TAV]SC]. I).

Il Doge Alvise Mocenigo, Cavaliere e Procuratore di san Marco, fu dopo

la morte del Loredano a' cinque di maggio dell'anno 1570 eletto, il

quale in quel tempo per esperienza di affari esterni ed interni, per

riputazione di soda virtù, e per certa elevatezza d'ingegno e gravità,

che furono in lui singolari, tenevasi atto a tanto incarico in quelle

torbidissime circostanze. La prima Osella di lui mantenne nel diritto

il consueto tipo ed il motto, il che fece pure nel rovescio,

conservando gli anni dell'era cristiana e quelli della fondazione

della città, leggendosi su di essa da un lato: [SC[S. M. VENETVS.

ALOYSIVS. MOCENIGO. DVX.]SC], e dall'altro [SC[ALOYSI. MOCENIGO. PRINCIPIS.

MVNVS. ANNO. I.]SC], e nella periferia di questo lato [SC[SALVT. ANN. 1570.

ET. AB. VRBE. CONDITA. 1150]SC]. ([I[linea]I] 4, [I[lett.]I] a). Variano

però tanto nel diritto, che nel rovescio i tipi e le inscrizioni della

seconda Osella di questo Doge. Importanti avvenimenti essa alla mente

ricorda, ed alla posterità li tramanda. Già sotto il di lui

antecessore Loredano, Selimo, imperatore de' Turchi, aveva rotta la

guerra ai Viniziani, i quali, perduto nel primo anno di questo Doge il

regno di Cipro, eransi in alleanza stretti con Filippo II re delle

Spagne, col sommo pontefice Pio V, e con l'ordine militare di Malta.

Riunitesi adunque le flotte degli alleati, forti di più di duecento

galere e galeazze, poco lungi dalla imboccatura del golfo di Lepanto

fra le isole Curzolari, la flotta ottomana incontrarono a un modo

eguale di forze, e nella mattina dei 7 ottobre del 1574 con estremo

accanimento battagliarono; dal che la totale sconfitta dell'inimico

successe, che alcun poco abbassò l'alterezza di lui. Allusiva a sì

segnalata vittoria fu la Osella del secondo anno di questo Doge, nel

cui diritto si vede S. Marco tenere con la sinistra mano il vessillo

della Repubblica, e con la diritta in atto di benedire il Doge

genuflesso stendente allo stendardo la sinistra mano, mentre tiene la

destra quasi in atto di segnarsi, ed intorno ha le parole: [SC[S. M.

VENETVS. ALOY. MOCEN. ANNO. II. DVX.]SC], e nel rovescio [SC[M.D.LXXI. ANNO.

MAGNAE. NAVALIS. VICTORIAE. DEI. GRA. CONTRA. TVRCAS.]SC] ([I[lett.]I] b). Né

solamente nelle Oselle quella vittoria dal Doge con pubblica

testimonianza si rammemorava, ché nel giorno 7 ottobre una solenne

funzione sacra si decretava, e di più davasi allora principio ad una

nuova moneta, che la effigie della Santa riporta, e che il nome

assumeva di Giustina, del peso di venti carati, e che fu accresciuta

fino al quadruplo negli anni posteriori. Nel terzo, quarto, quinto e

sesto anno si ripresero gli antichi tipi e le consuete inscrizioni con

la segnatura degli anni, e solo nell'anno sesto si vede alcun poco

variata la cattedra del Santo, su la quale la spalliera con elegante

forma s'innalza, spalliera ommessa sotto il Doge Loredano, e ne' primi

anni del Mocenigo. Inoltre il titolo [SC[DVX]SC] non più leggesi

lunghesso l'asta dello stendardo, ma nell'esergo del diritto

([I[linea]I] 5, [I[lett. ]I]c). Nell'anno 1576, l'ultimo in cui il

Mocenigo sul ducal trono sedette, dappoiché i Veneziani avevano

riparato alcun poco i mali della passata guerra, e con la

straordinaria venuta di Enrico III re di Francia gli animi loro alla

gioia ricomposti, una spaventevole pestilenza in tutte le parti della

città la desolazione e la strage menava sì, che nello spazio di pochi

mesi più di quarantamila persone sotto l'atroce flagello la morte

miseramente incontrarono. Né solo umili supplicazioni e molte

pubbliche processioni dalle divote persone a Dio furono fatte; ma

dalla pietà del Veneziano Senato la erezione di un tempio, per voto al

Redentore del mondo dedicato, si decretò, il quale riuscì il capo

d'opera della eleganza e della sublime semplicità Palladiana, e tale,

che, se non in splendore, almeno in bellezza, ecclissa ogni altro fra

i più decantati e meravigliosi. A rendere perenne la memoria della

pubblica pietà, fu nell'anno settimo dai Mocenigo fatta coniare una

Osella ([I[lett.]I] d), nel diritto della quale il santissimo

Salvatore seduto, stendendo la sinistra mano al vessillo, tiene la

dritta in atto di benedire il Doge ginocchione, il quale porta la

destra mano al petto in segno di compunzione, e la sinistra aperta

distende in aria supplichevole, e dietro a lui mezzo nascoso giace

prosteso al suolo il Leone con la epigrafe: [SC[ALOY. MOCENIGO. P.

MVN.]SC] e nell'esergo [SC[ANNO. VII]SC]. Nel rovescio poi vedesi un

magnifico tempio, di statue e colonne ornato e ricco, e su l'abside

esterna il Leone alato con le parole intorno: [SC[REDEMPTORI. VOTVM. ANNO.

M.D.LXXVI]SC]. Fu da taluno osservato esistere alcune Oselle dell'ultimo

anno di questo Doge con variazioni nelle lettere delle leggende; ma

queste non possono essere che falli dell'incisore, e non già varianti.

Le memorie di Zecca danno alle prime due Oselle di questo Doge il

valore di lire due ed un soldo, ed alle successive quello di lire due

e soldi tre.

[T1] SEBASTIANO VENIERO.

Illustrazione delle medaglie dei dogi di Venezia denominate Oselle Edizione seconda con correzioni ed aggiunte · 第 11 / 43 题