Era una bella giornata d’aprile: i viali delle Cascine, il prato del
Quercione erano gremiti di gente: da un lato, lungo lo stecconato del
viale, il popolino, dall’altro, nelle carrozze signorili, tutto quanto
v’ha di più nobile, di più ricco, di più elegante nell’aristocrazia
fiorentina.
La Corsa dell’Arno stava per incominciare: e non si udiva parlare
che di _quarti di sangue,_ di _peso_, di _proporzioni_. Intorno alle
carrozze delle signore molti uomini come sempre, moltissimi intorno
a quella della Marchesa di Villareale. Fra gli altri il Lunati, il
Piccardi, l’Olivares.
— Dunque, — diceva il Lunati, — scommettiamo, Marchesa?
— Volentieri; tengo per _The Duchess_, la cavalla del Duca di
Sant’Arpino e le do il _campo_.
In quel momento Alfredo Ferreri s’accostò alla carrozza.
— Ha saputo la notizia, Marchesa?
— Che c’è?
— Il povero Valmarana è morto.
— Oh! quando?
— Otto giorni sono, in una villa sul lago di Como.
— Lo sa di certo?
— Eccome! me l’ha detto il dottor Ramelli che è tornato oggi e che l’ha
assistito fino all’ultimo.
— Povero Valmarana! peccato! era simpatico....
Poi dopo un istante volgendosi al Lunati: — Dunque siamo intesi; va per
la cavalla del Duca di Sant’Arpino?
Claudio Piccardi e l’Olivares si guardarono e come mossi da uno stesso
pensiero si scostarono dalla carrozza; quand’ebbero fatti pochi passi:
— Avete veduto? — chiese Claudio. — Siete persuaso? Vi pare che
s’accolga a quel modo la notizia della morte d’un innamorato, secondo
voi non infelice?
— Caro Piccardi, ho torto per metà; è una donna di ghiaccio. Virtuosa
dunque no; per onesta non v’è nulla a ridire, e sono il primo io ad
affermarlo.
Il giorno stesso che così si parlava sul prato delle Cascine, Mario
s’imbarcava insieme con Reno sopra il _Manchester_, vapore che salpava
da Liverpool per la Nuova Zelanda.
Cinquanta giorni dopo entrava nella baia dell’Abbondanza e s’inoltrava
nell’isola di Ika-Na-Maoni. Solo; Reno era morto durante il viaggio.
_Pisa, 1872._