XIV.

L’arrivo di Clara destò, come è facile intendere, sentimenti diversi

nell’animo d’Alberto e di Laura; l’uno appena si fu rinvenuto dal primo

stupore, si abbandonò tra le molte supposizioni alla più gradita e si

compiacque nel figurarsi che Clara fosse venuta a Livorno apposta per

rivederlo. Laura invece se ne sgomentò come d’una sciagura improvvisa.

Intendeva che quell’arrivo distruggeva in un attimo gran parte delle

sue speranze e che l’edifizio costrutto con tanta cura per tanti mesi,

ruinava quel giorno stesso; per giunta sentiva, per istinto, che Clara

era partita da Pegli con la determinata intenzione di nuocerle.

Nè Clara ignorava le intenzioni di lei. Alberto a Livorno viveva

ritiratissimo; passava gran parte del giorno in mare, il resto in

casa; la sera o andava con Mario da Laura, o al _Giardino_ con lei.

Questo suo contegno innocentissimo aveva dato nell’occhio e la gente

ci aveva almanaccato su; e dopo avere osservato, esaminato, meditato,

chiacchierato era venuta a questa conchiusione: che Laura Alberici

era innamorata del Valmarana ed egli di lei; e per dare attrattiva e

onestà maggiori all’aneddoto aveva anche inventato che si mariterebbero

nell’inverno venturo. La notizia da Livorno in pochi giorni arrivò a

Pegli e la seppe anche la Marchesa di Villareale. Ella subito, la sera

dopo l’arrivo, in un crocchio, ne fece lontano accenno ad Alberto.

Questi non rispose, ma più di prima smaniò d’avere un colloquio con

Clara; molte cose voleva domandarle, dirgliene una sola: che, cioè,

la notizia non aveva ombra di fondamento, che egli non amava altri

che lei. Cercando sempre l’occasione di questo colloquio, il quale la

Marchesa dal canto suo si studiava con sottile artifizio di evitare,

da Laura non andò, non le badò, non le parlò più; ed ella, che vedeva

morire le proprie speranze ma non aveva tanta forza da assistere

all’agonia loro, anticipò la partenza e alla metà d’agosto ritornò a

Firenze.

L’ultimo di quel mese, poche ore avanti che la Marchesa partisse da

Livorno per andare col marito in campagna, Alberto potè parlarle per

pochi minuti; più proprio sarebbe dire potè ascoltarla, perchè Clara

non lo lasciò discorrere; volle invece discorrere lei; si lagnò che

l’avesse troppo presto dimenticata, e soggiunse: che sebbene ella non

avesse diritto di opporsi alla sua volontà, nondimeno lo consigliava,

prima di avventurarsi, a pensarci bene; spesso nella vita d’una donna

c’erano dei segreti.... non sapeva nulla di sicuro ma da certe voci....

La scusasse„; ella non poteva dimenticare così presto e voleva dargli

ancora una prova, se non d’affetto, che oramai egli non se ne curava

più, per lo meno dell’amicizia sua a tutta prova.

Quale effetto producesse nell’animo di Alberto questo discorso è facile

imaginarlo. Aveva potuto dubitare di Clara, di Clara che ancora pensava

a lui e profanare il proprio amore porgendo orecchio anche per poco

allo parole di Laura? E che donna era questa Laura? Tra lei e Clara non

c’era da far paragoni, nè egli li aveva mai fatti; ma l’aveva creduta

buona e ora.... Dei segreti? Quali segreti?

Questi diversi pensieri confondendosi, cozzandosi nella mente di

Alberto, ne cacciarono finalmente l’idea del giusto e del retto. E

si propose di penetrare, a qualunque costo, il segreto di Laura; la

quale ora gli pareva di odiare come un nemico. Se ne andò a Firenze col

fermo proposito di tener d’occhio la Contessa, di conoscere ogni più

minuto particolare della sua vita. E seppe questo: che ella una volta

la settimana andava con abito dimesso, in carrozza fuori di Porta San

Niccolò; scendeva a un certo punto e s’avviava sola per la strada che

conduce verso l’Ema, sino a una casa di contadini, e là passava ore

intere presso la culla di un bambino di diciotto mesi. I vicinanti e la

balia istessa ignoravano il nome della signora, ma la sapevano vedova e

affermavano sicuri che era la madre di quel bambino.

Alberto, senza porre tempo in mezzo, raccontò ogni cosa a Mario; tacque

soltanto che la prima e vaga accusa era venuta da Clara. Quegli non

dette gran peso alle parole dell’amico: non era certo che sapesse il

vero, o lo sapesse tutto, e prima di credere a tanta ipocrisia di Laura

voleva averne in mano le prove. Inoltre egli era dietro a cercare la

soluzione di un problema difficilissimo: a tentare di raccapezzarsi tra

le contradizioni di Clara.

“Come mai, pensava Mario, questa donna che vuole franto ogni legame

tra sè ed Alberto, capita a rianimare l’incendio quando appunto era

sedato, se non spento ancora? Come mai, lei che non gli ha scritto una

riga sola da sei mesi, piomba a un tratto a Livorno?... Vuol dunque

ricominciare?... E perchè, se è così, scansa lui quando la cerca e si

fa cercare quando non la cerca più?„

Tra questo dubbiezze, verso la metà di settembre, lasciato l’amico a

Firenze, partì per Campomoro dove erano andati a passare l’autunno i

Marchesi di Villareale.

Racconti(#75764) · 第 55 / 69 题