L’arrivo di Clara destò, come è facile intendere, sentimenti diversi
nell’animo d’Alberto e di Laura; l’uno appena si fu rinvenuto dal primo
stupore, si abbandonò tra le molte supposizioni alla più gradita e si
compiacque nel figurarsi che Clara fosse venuta a Livorno apposta per
rivederlo. Laura invece se ne sgomentò come d’una sciagura improvvisa.
Intendeva che quell’arrivo distruggeva in un attimo gran parte delle
sue speranze e che l’edifizio costrutto con tanta cura per tanti mesi,
ruinava quel giorno stesso; per giunta sentiva, per istinto, che Clara
era partita da Pegli con la determinata intenzione di nuocerle.
Nè Clara ignorava le intenzioni di lei. Alberto a Livorno viveva
ritiratissimo; passava gran parte del giorno in mare, il resto in
casa; la sera o andava con Mario da Laura, o al _Giardino_ con lei.
Questo suo contegno innocentissimo aveva dato nell’occhio e la gente
ci aveva almanaccato su; e dopo avere osservato, esaminato, meditato,
chiacchierato era venuta a questa conchiusione: che Laura Alberici
era innamorata del Valmarana ed egli di lei; e per dare attrattiva e
onestà maggiori all’aneddoto aveva anche inventato che si mariterebbero
nell’inverno venturo. La notizia da Livorno in pochi giorni arrivò a
Pegli e la seppe anche la Marchesa di Villareale. Ella subito, la sera
dopo l’arrivo, in un crocchio, ne fece lontano accenno ad Alberto.
Questi non rispose, ma più di prima smaniò d’avere un colloquio con
Clara; molte cose voleva domandarle, dirgliene una sola: che, cioè,
la notizia non aveva ombra di fondamento, che egli non amava altri
che lei. Cercando sempre l’occasione di questo colloquio, il quale la
Marchesa dal canto suo si studiava con sottile artifizio di evitare,
da Laura non andò, non le badò, non le parlò più; ed ella, che vedeva
morire le proprie speranze ma non aveva tanta forza da assistere
all’agonia loro, anticipò la partenza e alla metà d’agosto ritornò a
Firenze.
L’ultimo di quel mese, poche ore avanti che la Marchesa partisse da
Livorno per andare col marito in campagna, Alberto potè parlarle per
pochi minuti; più proprio sarebbe dire potè ascoltarla, perchè Clara
non lo lasciò discorrere; volle invece discorrere lei; si lagnò che
l’avesse troppo presto dimenticata, e soggiunse: che sebbene ella non
avesse diritto di opporsi alla sua volontà, nondimeno lo consigliava,
prima di avventurarsi, a pensarci bene; spesso nella vita d’una donna
c’erano dei segreti.... non sapeva nulla di sicuro ma da certe voci....
La scusasse„; ella non poteva dimenticare così presto e voleva dargli
ancora una prova, se non d’affetto, che oramai egli non se ne curava
più, per lo meno dell’amicizia sua a tutta prova.
Quale effetto producesse nell’animo di Alberto questo discorso è facile
imaginarlo. Aveva potuto dubitare di Clara, di Clara che ancora pensava
a lui e profanare il proprio amore porgendo orecchio anche per poco
allo parole di Laura? E che donna era questa Laura? Tra lei e Clara non
c’era da far paragoni, nè egli li aveva mai fatti; ma l’aveva creduta
buona e ora.... Dei segreti? Quali segreti?
Questi diversi pensieri confondendosi, cozzandosi nella mente di
Alberto, ne cacciarono finalmente l’idea del giusto e del retto. E
si propose di penetrare, a qualunque costo, il segreto di Laura; la
quale ora gli pareva di odiare come un nemico. Se ne andò a Firenze col
fermo proposito di tener d’occhio la Contessa, di conoscere ogni più
minuto particolare della sua vita. E seppe questo: che ella una volta
la settimana andava con abito dimesso, in carrozza fuori di Porta San
Niccolò; scendeva a un certo punto e s’avviava sola per la strada che
conduce verso l’Ema, sino a una casa di contadini, e là passava ore
intere presso la culla di un bambino di diciotto mesi. I vicinanti e la
balia istessa ignoravano il nome della signora, ma la sapevano vedova e
affermavano sicuri che era la madre di quel bambino.
Alberto, senza porre tempo in mezzo, raccontò ogni cosa a Mario; tacque
soltanto che la prima e vaga accusa era venuta da Clara. Quegli non
dette gran peso alle parole dell’amico: non era certo che sapesse il
vero, o lo sapesse tutto, e prima di credere a tanta ipocrisia di Laura
voleva averne in mano le prove. Inoltre egli era dietro a cercare la
soluzione di un problema difficilissimo: a tentare di raccapezzarsi tra
le contradizioni di Clara.
“Come mai, pensava Mario, questa donna che vuole franto ogni legame
tra sè ed Alberto, capita a rianimare l’incendio quando appunto era
sedato, se non spento ancora? Come mai, lei che non gli ha scritto una
riga sola da sei mesi, piomba a un tratto a Livorno?... Vuol dunque
ricominciare?... E perchè, se è così, scansa lui quando la cerca e si
fa cercare quando non la cerca più?„
Tra questo dubbiezze, verso la metà di settembre, lasciato l’amico a
Firenze, partì per Campomoro dove erano andati a passare l’autunno i
Marchesi di Villareale.