— “Addio! Silvia, dice, per esempio, Riccardo. Pigliate per la vostra
strada, io seguiterò per la mia; gran sapiente il caso, che ci separa
appunto ora che non abbiamo più ragione di vivere insieme. Io già
non penso più a voi, domani voi non penserete più a me. Conserverò le
vostre lettere come un registro dello stato civile, per sapere soltanto
quando il nostro amore nacque, quando morì. Visse poco e male, lo so;
ma bisogna ricordarsi che venne al mondo rachitico nel brusìo d’una
cena, si consumò nella noia e morì di stanchezza dopo un ballo di
carnevale. Addio, Silvia!...„
— “Addio, Bianca, — dice Giorgio. — Tu vai lontana e abbandoni
piangendo questa terra che è mia, questo cielo che mi sorride. Che
importa? Io ti raggiungerò dovunque tu sia, lascerò per te i campi che
mi videro scherzare bambino, la chiesa ove pregai la prima volta; la
patria mia, è là dove tu vivi, dove l’eco ripete il suono della tua
voce, dove l’aura carezza i tuoi capelli, dove tu m’apri le braccia,
dove i tuoi baci m’aspettano. Addio, Bianca!„
— Addio, Clara, — pensava Alberto. — Che solitudine, senza di te! oh!
perchè non sei una di quelle modeste ragazze che ho sognato tante volte
prima di conoscerti? T’avrei portato con me; saresti stata mia, tutta
mia e per sempre. Lontana, nascosta agli occhi di tutti... t’avrei
fatto, a forza d’amore, lieta la solitudine e caro il silenzio.... E
ora... Quando e quale ti rivedrò? Torna, torna presto, Clara; riportami
la mia fede; sei triste? Oh! che non darei per sapere che piangevi
nell’andar via? Ah! che sgomento!... addio, Clara... addio!