VIII.

Alberto uscì da casa Villareale più sorpreso che afflitto. Clara

non si sacrificava anche lei? Avrebbero sofferto insieme, sebbene

lontani l’uno dall’altro, patimenti che hanno in sè il sollievo. E

poi Clara sarebbe tornata prima o poi e allora.... Erano propriamente

irrevocabili i giorni trascorsi?

Si cullava in cotesta speranza, e fu male; perocchè lo spirito,

tranquillo rispetto all’avvenire, si volse con la propria operosità a

scandagliare il passato. E tornarono alla memoria di Alberto le bugie

di Clara che non meritavano scusa e la fretta dell’ultimo colloquio e

il _lei_ della lettera, della unica lettera, e la grazia sicura onde

ella padrona prontamente di sè aveva accolto il Piccardi. E via di

questo passo si condusse alle conchiusioni della sera innanzi. Clara

non gli voleva più bene, questo era certo. Glielo aveva voluto mai? Ma

come? Tutto finzione? A che fine? I ritegni, gli abbandoni, i baci,

le lacrime avrebbero dovuto essere altrettante scene di una commedia

turpe! Bisognava che quella donna fosse un demonio. Ma se era un

angelo!... Ma!... Eppure!...

E ricominciava daccapo il ragionamento e movendo dallo stesso punto,

passando per la stessa via arrivava alla solita conchiusione. Gli

succedeva ciò che succede qualche volta nel fare un conto: che incorsi

in un errore ci se ne accorge dal risultato; e non si sa dove sia e ci

s’incoccia a rifare il calcolo, e quante volte si ricomincia tante si

ricade nello sbaglio medesimo.

Passò così parecchie ore agitato, passeggiando su e giù per la stanza,

sedendosi, rialzandosi, senza requie. Sull’imbrunire si gettò sopra

una poltrona presso la stufa. Alberto non era uno di quei fortunati

eroi di romanzo, ai quali madre natura s’è compiaciuta di concedere un

organismo apposta, perchè possano stare un mese senza chiuder occhio,

o una settimana senza bere una gocciola d’acqua, mantenendosi vegeti

e freschi. Alberto era gracile; aveva perduto tre nottate di seguito,

quell’agitazione lo aveva perturbato e lo travagliava; s’addormentò.

Sonno breve, non continuo, nè quieto. Si svegliò all’alba infreddolito;

nel caminetto il fuoco era quasi spento; da un tizzone usciva a

intervalli una fiammella languida; pioveva e le gocce dell’acqua

battevano fitte ne’ cristalli.

S’affacciò alla finestra; il cielo era coperto da nuvole; per la strada

non un’anima; gli parve in quella solitudine malinconica di respirare

più libero. Si sentì sollevato e restò lì per un poco senza pensare

a nulla, guardando i cerchi concentrici che le gocce della pioggia

facevano, cadendo, nelle pozzanghere della via.

Alberto dimorava in prossimità della stazione. Volgendo gli occhi a

caso da quella parte ripensò che quell’istessa mattina alle nove Clara

partiva per Milano. Pensarlo e proporsi di andare a salutarla fu un

punto solo; poi riflettè che avrebbe dovuto parlare al Marchese, uso a

vederlo quotidianamente e che non l’aveva visto da tre giorni, dargli

spiegazioni, inventare frottole che non sapeva neppure imaginare. Poi

temova di tradirsi; finalmente, poichè era nel periodo buono rispetto

a Clara, gli pareva dimostrare meglio a lei la propria forza di

abnegazione, lasciandola partire senza cercarla.

Se ne stette alla finestra fino alle nove; vide passare la carrozza di

casa Villareale e, quando più tardi udì il fischio della locomotiva che

gli portava via la sua Clara, mormorò: — _Addio_.

. . . . . . .

“Addio!„

Avete mai pensato ai tanti e tanto diversi significati che può avere

questa parola secondo le occasioni nelle quali si adopera, o il tono

di voce con cui si profferisce? “Addio!„ e si scansa un seccatore che

vorrebbe fermarci per istrada; “Addio!„ e si saluta il fratello che

sfida le ignote venture de’ mari lontani; “Addio!„ e si dà l’ultimo

bacio sulla fronte dell’amico che muore.

“Addio!„ alle città non cercate, senz’ombra di memorie, lasciate senza

rimpianto; “Addio!„ a’ luoghi dove crebbero i nostri affetti più santi,

dove passarono i più lieti giorni della vita, dove ogni pietra è una

pagina e gli alberi non stormiscono, non si piegano, sussurrano e ci

salutano.

Racconti(#75764) · 第 48 / 69 题